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The blog Italian News Clicks has a new look and new content.  In addition to the articles that we have been selecting since 2009, Italian News Clicks  now also includes teaching material based on the articles – cultural and grammatical notes and exercises that the authors have created.

If you click on “Teachers’ material” you will find “L’Italia sui giornali,” the first “Ikea” style e-book for teaching and learning –  a modular and ready-to-use textbook built around some of our articles and organized in six thematic units. 
Its main features:
 
*expandable*   *authentic*   *updated*    *interactive*   * free*

        

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Mamma ho perso la privacy (sui social)

 

 

Mamma ho perso la privacy (sui social) le loro foto e i video postati a raffica in Rete dai genitori, bambini e ragazzi non conoscono più il concetto di sfera privata. E qualcuno inizia a ribellarsi di VITTORIO LINGIARDI

Per leggere l’articolo clicca qui Repubblica.it

Proposte didattiche

L’articolo, soprattutto nella prima parte, evidenzia in modo efficace la differenza in italiano tra i differenti tempi verbali al passato.

Vi invitiamo a identificare i verbi all’imperfetto, al passato remoto e al passato prossimo e a spiegare la ragione della loro scelta nel contesto del testo.

Primo Levi traduce Franz Kafka «Come l’effetto di una collisione»

Quella di cui riportiamo qualche stralcio è la
“Nota del traduttore scritta da Primo Levi al “Processo” di Kafka. 

La lettura del Processo, libro saturo d’infelicità e di poesia, lascia mutati: più tristi e più consapevoli di prima. Dunque è così, è questo il destino umano, si può essere perseguiti e puniti per una colpa non commessa, ignota, che «il tribunale» non ci rivelerà mai; e tuttavia, di questa colpa si può portar vergogna, fino alla morte e forse anche oltre. Ora, tradurre è più che leggere: da questa traduzione sono uscito come da una malattia. Tradurre è seguire al microscopio il tessuto del libro: penetrarvi, restarvi invischiati e coinvolti. Ci si fa carico di questo mondo stravolto, dove tutte le attese logiche vanno deluse. Si viaggia con Josef K. per meandri bui, per vie tortuose che non conducono mai ove ti aspetteresti.

Si precipita nell’incubo dell’inconoscibile fin dalla prima frase, e ad ogni pagina ci si imbatte in tratti ossessivi: K. è seguito e perseguitato da presenze estranee, da ficcanaso importuni che lo spiano da vicino e da lontano, e davanti a cui egli si sente denudato. C’è un’impressione costante di costrizione fisica: i soffitti sono bassi, le camere gremite di mobili in disordine, l’aria è sempre torbida, afosa, viziata, fosca; paradossalmente, ma significativamente, il cielo è sereno solo nella spietata scena finale dell’esecuzione. K . è afflitto da contatti corporei gratuiti e fastidiosi; da valanghe di parole confuse, che gli dovrebbero chiarire il suo destino e invece lo frastornano; da gesti insulsi; da sfondi disperatamente squallidi. La sua dignità d’uomo è compromessa fin dall’inizio, e poi accanitamente demolita giorno per giorno. (un tema molto familiare a Levi) Solo dalle donne può, potrebbe, venire la salvazione: sono materne, affettuose, ma inaccessibili. Solo Leni si lascia avvicinare, ma K. la disprezza, vuol farsi dire di no: non cerca la salute. Teme di essere punito e ad un tempo lo desidera.

Non credo che Kafka mi sia molto affine (ora scrive in prima persona). Spesso, in questo lavoro di traduzione ho provato la sensazione di una collisione, di un conflitto, della tentazione immodesta di sciogliere a modo mio i nodi del testo: insomma, di correggere, di tirare sulle scelte lessicali, di sovrapporre il mio modo di scrivere a quello di Kafka. A questa tentazione ho cercato di non cedere. Poiché so che non esiste il «modo giusto» di tradurre, mi sono affidato più all’istinto che alla ragione, e mi sono attenuto ad una linea di correttezza interpretativa, per quanto possibile onesta, anche se forse non sempre coerente di pagina in pagina, perché non tutte le pagine presentano gli stessi problemi. Avevo davanti a me la traduzione di Alberto Spaini, del 1933, e mi è parso di ravvisarvi la ragionevole tendenza a rendere liscio quanto era ruvido, comprensibile l’incomprensibile. La più recente (1973) di Giorgio Zampa segue l’indirizzo opposto: è filologicamente rigorosa, rispettosa a oltranza, fino alla punteggiatura; è parallela, interlineare. È traduzione, e come tale si presenta, a viso aperto; non si camuffa da testo originale. Non aiuta il lettore, non gli spiana la strada, conserva coraggiosamente la densità sintattica del tedesco.

Credo di aver battuto una via mediana fra queste due. Pur rendendomi conto, ad esempio, dell’effetto ossessivo (forse voluto) provocato dal discorso dell’avvocato Huld, che si protrae accanito per dieci pagine senza un a capo, ho avuto pietà per il lettore italiano e ho introdotto qualche interruzione. Per salvare la snellezza del linguaggio ho eliminato qualche avverbio limitativo (quasi, molto, un poco, circa, forse, ecc.) che il tedesco tollera meglio dell’italiano. Per contro, non ho fatto alcun tentativo di sfoltire l’accumularsi di termini della famiglia sembrare: verosimile, probabile, intravedere, accorgersi, come se, apparentemente, simile, e così via; mi sono apparsi tipici, indispensabili anzi in questo racconto che dipana instancabilmente vicende in cui nulla è come appare. Per tutto il resto, ho fatto ogni sforzo per contemperare la fedeltà al testo con la fluidità del linguaggio. Dove nel testo, notoriamente tormentato e controverso, c’erano contraddizioni e ripetizioni, ce le ho lasciate. Il Corriere

Esercizi

Questa introduzione di Primo Levi alla sua traduzione del Processo di Kafka è al contempo una lezione di lingua, di letteratura e di traduzione. Si noti il passaggio da forme verbali impersonali, alla prima persona. Che cosa significa?

Quali sono i criteri che Primo Levi adotta per tradurre Kafka?

Vi invitiamo a fare un esericizio di traduzione su un racconto di Primo Levi tratto dal Sistema periodico, “Vanadio”, che è anche una sorta di continuazione di Se questo è un uomo. Alla fine della traduzione, annotare i problemi incontrati e le soluzioni adottate.

Loro ai Mondiali ci sono. Dopo 20 anni. Chi sono le azzurre della Nazionale

Combattive, forti, ambiziose. Domenica 9 giugno l’esordio contro l’Australia per Sara Gama e le altre ragazze

 

Ancora scottati dall’assenza della nazionale italiana dai mondiali di Russia del 2018, ci penseranno le ragazze di Milena Bertolini a farci sperare di rivedere la maglia azzurra sul tetto del mondo. In Francia inizia l’ottava edizione dei mondiali di calcio femminile, ad aprire la competizione la nazionale di casa affronterà la Corea del Sud. L’Italia femminile tornerà a giocarsi un mondiale dopo vent’anni dall’ultima volta.

Milena Bertolini, Ct azzurro, è l’unica allenatrice, insieme a Carolina Morace, a possedere il titolo per allenare anche una squadra maschile di Serie A. La 6 volte “panchina d’oro” della A femminile, si sedette su quella della nazionale nel 2017 in sostituzione del campione del mondo ’82 Antonio Cabrini. Huffingtonpost

In bocca al lupo alla nazionale di calcio femminile! Speriamo di poter continuare a scrivere di lei.

 

 

La lunga marcia verso la scomparsa delle donne dalla Maturità

 

Dopo l’articolo sulla scomparsa della traccia di storia nella nuova prova di maturità italiana dello scorso 6 giugno, vi proponiamo oggi un altro articolo interessante relativo a un’altra preoccupante lacuna del sistema educativo italiano, lo scarso interesse per la cultura al femminile.

Venti anni di battaglie politiche e di Piani Nazionali, sondaggi e progetti  per una scuola in grado di educare alla parità e alla differenza di genere. “Che fine hanno fatto? Ora tutto è lasciato all’iniziativa personale”, denuncia Mila Spicola, Pd

Come si arriva a una maturità con sette tracce della prova di italiano e nemmeno un lontano, sparuto accenno alle donne, come se non esistessero nella storia, nelle arti, nella scienza, nella filosofia? Si arriva dopo anni di citazioni quasi casuali, se non marginali, nelle tracce delle precedenti maturità e nei libri di testo. Ma si arriva soprattutto dopo anni di battaglie per una scuola capace di educare alla parità che si stanno dissolvendo in un nulla indistinto.

La battaglia prende il via negli anni Novanta quando l’Ue decide il IV Programma d’azione comunitaria a medio termine per le pari opportunità fra le donne e gli uomini con azioni da realizzare in ogni Paese, in particolare nelle attività scolastiche. Il Dipartimento per le pari opportunità della presidenza del Consiglio tra il 1999 e il 2001 crea Polite (Pari opportunità nei libri di testo) un progetto che per la prima volta introduce nelle scuole italiane l’idea che gli studenti non siano un genere indistinto declinato al maschile. Il progetto però non va avanti, viene citato soltanto in un disegno di legge sull’educazione alla parità di genere presentato a novembre del 2014 dal Pd, prima firmataria Valeria Fedeli allora vicepresidente del Senato del Pd, futura ministra dell’Istruzione. Muore lì.

Sono trascorsi quasi dieci anni dalla ricerca di Irene Biemmi e più di venti dall’inizio del complesso tentativo di parlare di parità e differenze di genere nelle scuole. Anni quasi inutili. La ricerca più recente sui libri di testo è del 2017. E’ stata realizzata da Se non ora quando Torino, sui libri di testo delle elementari del capoluogo piemontese. I risultati sono persino peggiori di quelli della ricerca precedente, anche se non direttamente confrontabili. Nei testi sono maschi il 71,5% dei personaggi rappresentati in attività professionali. Sono maschi tutti quelli che fanno alpinismo, canoa, hockey, pugilato, tuffi. Le donne sono bidelle, danzatrici, infermiere o hostess.

E dalle tracce della maturità 2019 scompaiono anche le casuali e marginali presenze femminili degli anni scorsi.

Per leggere tutto l’articolo cliccare qui: La Stampa

Informazioni utili

PD è l’abbreviazione di Partito Democratico Un partito politico italiano di centro-sinistra fondato il 14 ottobre 2007.

traccia: una delle opzioni della prova scritta di italiano.

UE: abbreviazione di Unione Europea

Se non ora quando: È il titolo di un romanzo di Primo Levi uno dei maggiori scrittori italiani. Levi è nato a Torino.

Se non ora quando Torino è un’organizzazione di donne differenti per età, professione, provenienza, appartenenza politica e religiosa che aderiscono ad associazioni, a movimenti, a partiti e a sindacati e donne che non hanno queste esperienze.

Se Non Ora Quando è un movimento trasversale, aperto e plurale i cui punti fondanti sono:

a) la libertà, la forza e l’autonomia delle donne in tutti i campi
b) il coinvolgimento delle diverse associazioni di donne e delle organizzazioni professionali delle donne
c) l’adesione a titolo personale delle donne dei partiti e dei sindacati
d) la pluralità politica, culturale e di credo
e) l’esplicita attenzione alle giovani e ai giovani
f) l’utilizzo di un linguaggio trasversale e plurale nella comunicazione
Di conseguenza il logo SNOQ non può essere usato per iniziative o manifestazioni di partiti o altre singole associazioni e sono assenti dai comitati SNOQ simboli politici e sindacali.

 

 

Uno smartphone ti allegerisce la vita

Anni Homo Analogicus Anni ’70

Homo Immaginis Anni ’80

Homo Digitalis Anni 90

Homo Reperibilis Anni ’00

Homo semper connessus Anni ’10

 

 

 

 

 

 

 


Dall’autoradio estraibile ai gettoni per telefonare fino allo smartwatch con cui pagare online al supermercato.Dagli anni ’70 ad oggi, ecco ciò che ci portiamo dietro quando usciamo di casa.

Gli anni 70 A guardare le foto di quegli anni, viene quasi da sorridere. Uomini in giro con il borsello e il maglione dolcevita, donne con le zeppe e i pantaloni a zampa di elefante. Niente cellulare, smartwatch o iPod: un mangiadischi sul sedile posteriore dell’auto e bastavano gli ABBA a ripetizione continua a rallegrare la giornata.

Gli anni’80 erano gli anni della musica pop, di Pac-Man e dei blue jeans. Delle Timberland e di Cristina D’Avena, dei Duran Duran e delle enormi radio a pile da portare in spalla. Anni in cui ci si orientava in auto con le carte stradali, impossibili da piegare una volta aperte. E si telefonava con i gettoni, sempre che non si girasse a vuoto per cercare una cabina.
Gli anni 90. È stato il decennio della svolta, quello in cui sono arrivati i cellulari. Da allora, nella società, tutto è cambiato: il modo di relazionarsi con le persone, il senso della reperibilità, la capacità di aspettare o il dovere di rispettare un orario per l’impossibilità di avvisare. Per leggere l’articolo e vedere le immagini di quegli anni clicca qui: Corriere.it

Vocabolario utile

borsello: borsa da uomo. Borsetta: borsa da donna. Il suffisso cambia il significato della parola.
dolcevita: modello di maglione a collo alto.
zeppe: scarpe con un  rialzo di legno o di sughero.
sempre che: significa “purché” o “a patto che”
girare a vuoto: significa girare inutilmente, senza una direzione.

 

Cari insegnanti facciamo amare la storia a scuola

L’articolo che abbiamo scelto per i nostri lettori è parte di un dibattito generato dalla decisione del ministero dell’istruzione di eliminare da quest’anno la traccia (prova scritta ) di storia dall’esame di maturità. Per sapere di più di questa decisione vi invitiamo a leggere alcuni articoli sull’argomento tra i quali: Il Corriere, La Repubblica, oltre agli articoli che potete trovare in ARTICOLI CORRELATI all’articolo odierno.

Ecco due stralci dello stimolante articolo di Franco Lorenzoni, un insegnante e intellettuale impegnato da sempre sul fronte dell’educazione.

Migliaia di studenti in piazza chiedono agli adulti di preoccuparsi un po’ più seriamente del futuro. Oltre mille professori e intellettuali firmano un appello perché non si dimentichi il passato. C’è qualche possibilità che queste due spinte a sottrarsi alla dittatura del presente si incontrino? Un’insegnante di Orvieto racconta che un suo allievo un giorno le ha domandato: “Perché dovrei studiare il passato se io vivrò nel futuro?” Sembra una domanda banale, ma se proviamo a prenderla sul serio forse possiamo provare a capire perché, da dieci anni, oltre il 97% dei ragazzi non sceglie la traccia storica all’esame di maturità.

…Lo scorso anno, leggendo e rileggendo in classe le cinque folgoranti righe con cui Erodoto dà avvio alle sue Storie, i bambini sono stati molto colpiti dalla sua scelta di voler dare dignità e memoria sia ai greci che ai barbari e dal suo domandarsi “la ragione per cui essi vennero in guerra tra loro”. Un giorno Emilia a 11 anni ha scoperto su wikipedia che Erodoto era figlio di una greca e di un persiano. Siamo stati così felici di scoprire che la storia è nata dalla curiosità e dall’immaginazione di un uomo che incarnava l’incrocio tra culture proprio come Emilia, che è figlia di un uruguaiano e di una belga. A Erodoto, alla fine dell’anno, Maia ha scritto una lettera: “Secondo me hai fatto una delle invenzioni più utili di tutte: la Storia! Senza la storia come avrebbe fatto Martin Luther King a sapere di Gandhi e della nonviolenza e quindi fare come lui? E noi? Noi come avremmo fatto a sapere di tutti voi? Ipazia, nessuno saprebbe chi era…”. Ecco, quando la storia diventa luogo di connessioni inaspettate apre la mente e non può non appassionare ragazze e ragazzi.

Per leggere tutto l’articolo clicca qui: Repubblica

INFORMAZIONI RILEVANTI

  • La traccia storica all’esame di maturità: l’esame di maturità si compone di quattro prove, delle quali tre sono scritte ed una è orale.  La traccia storica è una delle opzioni della prima prova scritta. “

La prima prova scritta è la composizione di un testo di lingua italiana, ed è l’unica prova comune per tutti gli indirizzi di studi. Allo studente viene fornito un fascicolo con le tracce disponibili e i materiali utili per lo svolgimento.

La prova può consistere in uno dei quattro temi principali (a scelta dello studente):

  • Tipo A: Riguarda l’analisi e il commento di un testo letterario in prosa o in poesia;
  • Tipo B: Un argomento scelto fra quattro ambiti tematici (storico-politico, socio-economico, artistico-letterario e tecnico-scientifico) svolto nella forma di un saggio breve o articolo di giornale, relazione, intervista o lettera aperta;
  • Tipo C: Una traccia di tipo storico;
  • Tipo D: Tema di attualità, inerente ad un dibattito culturale in corso.

Durante lo svolgimento della prova, della durata di sei ore dalla consegna della traccia, è possibile consultare dizionari di lingua italiana.


 

MeToo e i media

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Risultati immagini per metoo nel mondo dei media

L’85% delle donne che lavorano nel mondo dell’informazione ha subito molestie sul lavoro nel corso della propria vita professionale. …
L’80% delle donne e ragazze raccontano di essere state oggetto di “battute e sguardi” sessisti, il 51,9% di aver ricevuto “inviti, richieste, pressioni”, il 35,4% di aver subito veri e propri “ricatti sessuali”. Svela una realtà già nota ma troppo spesso sommersa, la prima indagine condotta in Italia dalla Commissione Pari Opportunità della Fnsi, la Federazione Nazionale della Stampa, sulle molestie sessuali subite sul lavoro dalle giornaliste. …
Circa il 35% delle giornaliste di quotidiani, televisioni, radio, testate online e agenzie denunciano di aver ricevuto “ricatti sessuali” mentre erano precarie o cercavano di essere assunte, richieste cioè di “prestazioni sessuali” per ottenere un posto o per progredire nella carriera. Maria Novella De Luca, Repubblica.

Il nome della rosa: ecco il confine tra fiction e storiografia

Dalle incongruenze rispetto al romanzo alla visione grottesca del Medioevo, non bisogna mai dimenticare che l’opera di Eco è narrativa

Il verso che dà il titolo al best seller di Umberto Eco, scritto da un monaco benedettino nel dodicesimo secolo, è una riflessione sulla difficoltà di conservare una traccia oggettiva del mondo reale. Così succede che il romanzo in qualche punto sembri aver conservato solo il nome del Medioevo che racconta e, di conseguenza, che la mega-fiction Rai in onda questi giorni non vada molto oltre il nudo titolo del romanzo da cui è tratta. Col rischio che il pubblico perda di vista un assunto che era centrale per lo stesso Umberto Eco: Il nome della rosa è fiction, narrazione. 

Finché si parla di fiction tutto è lecito, ma per quanto il regista Giacomo Battiato abbia parlato di una produzione che «non vuol essere lezione, ma azione», il rischio è che passi un’immagine distorta del Medioevo. 

I monasteri e la cultura
È noto a chi si interessa di storia il fatto che i monasteri medievali siano stati dei fari della cultura, e che ebbero il merito di conservare e trasferire fino ai nostri giorni gran parte della cultura classica (cui tra l’altro Umberto Eco doveva la sua carriera universitaria). Nel romanzo è protagonista una biblioteca misteriosa e inaccessibile che rappresenta una Chiesa gelosa custode dei suoi segreti. Il cliché si presta a restituire un’atmosfera gotica, ma la verità è un’altra. Ogni convento doveva avere una scuola annessa gratuita per il popolo, così come i capitoli delle cattedrali. Come spiega il saggista Rino Cammilleri: «Le biblioteche erano l’orgoglio delle comunità monastiche si vantavano di possedere i libri più rari e preziosi che copiavano e si prestavano fra loro. I testi venivano liberamente in lettura agli studiosi che ne facevano richiesta».

Il medio evo progressista
Lo storico americano Rodney Stark, scrive: «La chiave più importante per l’ascesa della civiltà occidentale è stata la dedizione di tante menti brillanti alla ricerca della conoscenza. Non di un’illuminazione. Non dell’illuminismo. Non della saggezza. Della conoscenza». Stark spiega che «il Cristianesimo è una religione teologica (basata sul ragionamento intorno a Dio) che non solo è coerente con gli sforzi scientifici di spiegare il mondo, ma che ha dato vita alla scienza: la scienza non è accaduta altrove, poiché le religioni che guardavano l’universo come un mistero impenetrabile rendevano assurdo ogni sforzo scientifico».

Per leggere tutto l’articolo clicca qui: LaStampa

Noir, il nuovo melodramma italiano

Risultati immagini per romanzi gialliIl noir ha mille sfumature di emozioni, si colora di giallo, trema di thriller, scandaglia la realtà, crea personaggi, ma soprattutto fa il pieno dei lettori. Le librerie hanno le vetrine piene, le classifiche traboccano, quasi non hanno altro da registrare e il fenomeno ha stabilmente invaso il cinema  e la televisione con picchi di ascolto da record, così come appunto il botteghino che va dalle 20mila copie ad oltre per i big. C’è un’intera tribù che balla su queste pagine, assiepa reading e ha un rapporto quasi familiare con gli autori.

Paolo Repetti, inventore di Einaudi Stile Libero, dice: «Il noir è il melodramma dei nostri giorni. Una volta c’erano i romanzi di appendice o i libretti d’opera. Ecco, il noir è la cosa che ci assomiglia di più». Massimo Vincenzi, La Stampa.

Note culturali

giallo: in  Italia, “giallo” è un genere narrativo che deriva dal colore della copertina di una fortunatissima serie di romanzi polizieschi editi dalla casa editrice Arnoldo Mondadori a partire dal 1929. Noir, giallo, thriller sono qui usati come sinonimi.

Einaudi Stile Libero: è una collana edita dalla casa editrice torinese Einaudi . Si propone di pubblicare in particolare libri di scrittori giovani.

romanzi di appendice: sono romanzi molto popolari e commerciali, in genere di scarso valore letterario, che si diffusero nei primi decenni dell’Ottocento e venivano pubblicati a puntate sui giornali. In francese si usa il termine feuilleton.

Leggendo tutto l’articolo, si trova una mappa degli scrittori di giallo più popolari adesso in Italia.

Il nuovo ponte di Genova

photoOra è ufficiale. Il nuovo ponte di Genova sarà realizzato sui disegni di Renzo Piano. Costerà 202 milioni di euro e – se tutto va come promesso – sarà pronto per il prossimo Natale. All’archistar genovese va anche il ruolo di supervisore tecnico dei lavori di ricostruzione … Un ruolo che l’architetto offrirà al cantiere a titolo gratuito, in linea con quello spirito che lo spinse a regalare il progetto del nuovo ponte alla sua città a poche settimane dal crollo del Morandi. Chiara Piselli, open. (1)

Con questa buona notizia vogliamo finire il 2018 e augurare a tutti BUON ANNO!

(1) Open è un nuovo giornale online creato da Enrico Mentana (popolare giornalista e direttore del TG LA7) e la cui redazione è interamente formata da giovani giornalisti.