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The blog Italian News Clicks has a new look and new content.  In addition to the articles that we have been selecting since 2009, Italian News Clicks  now also includes teaching material based on the articles – cultural and grammatical notes and exercises that the authors have created.

If you click on “Teachers’ material” you will find “L’Italia sui giornali,” the first “Ikea” style e-book for teaching and learning –  a modular and ready-to-use textbook built around some of our articles and organized in six thematic units. 
Its main features:
 
*expandable*   *authentic*   *updated*    *interactive*   * free*

        

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Mensa o panino?

“I giudici del tribunalPerché il panino da casa è diventato un diritto? Ora le scuole si devono adeguaree di Torino hanno ribadito che tutti gli studenti hanno diritto di consumare a scuola il pasto da casa. Tutti”, non solo quelli che si sono iscritti alla mensa.

Perché è un diritto?

Perché l’orario scolastico per chi sceglie il «tempo pieno» va dalle 8,30 alle 16,30. Ed è lo stesso ministero a dire che l’ora del pranzo non è una pausa, ma è un momento educativo a tutti gli effetti. Da questo discende che tutti devono poter partecipare, perché si tratta di garantire il diritto costituzionale all’istruzione. Il servizio mensa è nato per agevolare le famiglie: ma non è obbligatorio, ed è a pagamento, a «domanda individuale». Questo vuol dire che, per iscrivere il figlio al tempo pieno, non è necessario iscriverlo anche alla mensa. Infatti, ci sono genitori che vanno a prendere il figlio per pranzo e lo riportano a scuola nel primo pomeriggio. Ora, i giudici dicono che non sono costretti a farlo.  … In altri termini, un genitore deve poter scegliere il tempo pieno e lasciare il figlio a scuola anche all’ora di pranzo, senza essere costretto a pagare. Paola Italiano, La Stampa.

Note culturali

Nelle scuole italiane di solito chi sceglie il tempo pieno, pranza alla mensa scolastica, oppure torna a casa. Non era, infatti, possibile portarsi il pranzo da casa. Ora il tribunale ha sentenziato che è possibile, perché l’ora del pranzo è un momento educativo e quindi tutti gli studenti devono partecipare. Perché, secondo voi, il pranzo è un momento educativo?

Continuate a leggere l’articolo, e individuate quali sono le difficoltà organizzative che una scuola incontra, quando alcuni studenti si portano il pranzo da casa, mentre altri mangiano in mensa.

Fertility day, un padre scrive alla Lorenzin: “Presi a sberle dalla vostra miopia”

feritlity dayGentile Ministra Lorenzin,
Chi le scrive é papà di una bellissima bimba di quasi tre anni.
In questi tre anni, io che ho avuto la fortuna di avere una busta paga dove ho caricato mia figlia al 100%, ho ricevuto dallo Stato una detrazione complessiva di 1.200 euro lordi all’anno. Nel frattempo però mia figlia é dovuta andare al nido, un nido comunale (cioè pubblico) il cui costo mensile é stato di 550 euro. Che moltiplicato per undici mesi, fanno 6.050 euro all’anno.
Chi lavora in nero, chi ha dei contratti saltuari o ha un salario basso, non detrae nulla. Se poi un lavoro nemmeno ce l’hai, cavoli tuoi, vorrà dire che avrai tempo libero per badare a tuo figlio. E se devi cercare un lavoro, fare un colloquio, andare a fare una visita medica o quant’altro, semplicemente ti attacchi.
Per non parlare del nostro mercato del lavoro che discrimina le donne per il solo fatto di essere mamme o, peggio ancora, incinte…..

Ecco perché le scrivo, signora Ministra. Perché lei può anche lanciare una medievale giornata nazionale della fertilità (d’altra parte da questo Governo non mi aspetto niente di più che un nuovo Medioevo culturale), ma prima voglio, pretendo da cittadino che paga le tasse, che un Ministro del mio paese lanci la giornata nazionale dei trasporti pubblici efficienti, la giornata nazionale dei nidi gratuiti, la giornata nazionale del reddito minimo garantito, la giornata nazionale della sanità e della scuola pubblica e gratuita.

In attesa di tutto ciò, signora Ministra, il 22 settembre io e mia moglie faremo l’amore. E anche quel giorno useremo il preservativo..L’Espresso

Note culturali

cavoli tuoi: un’espressione colloquiale molto comune che significa “è un problema tuo”
ti attacchi: un’altra espressione colorita del linguaggio colloquiale. L’espressione intera sarebbe “ti attacchi al tram”.Il significato è “ti sostieni come puoi” che è equivalente alla meno gergale espressione “ti arrangi”.

Temi per la discussione
Com’è la situazione delle giovani coppie nel tuo paese? Le madri sono protette? Quanto costa avere un figlio?

La tragedia spiegata ai bambini

La tragedia«Tra le tende dopo il terremoto i bambini giocano a palla avvelenata». «Giocano al mondo, ai quattro cantoni, a guardie e ladri, la vita rimbalza elastica, non vuole altro che vivere». Parole appese, sospese, sussurrate. Parole leggere e in movimento, quelle scelte lustri fa da Gianni Rodari, il più profondo interprete e narratore delle emozioni dei piccoli, per raccontare, tra le tende, la forza dei più fragili. Forza vitale, spontanea e inconsapevole su cui fare perno ora, dove nei bambini, oltre al terrore e alla disperazione del momento, si aggiunge il bisogno di comprendere, l’esigenza di sentirsi protetti, la necessità di rinsaldare un patto di amicizia con la vita.

Non colpevolizzare la terra è fondamentale per trasmettere ai più piccoli la possibilità di poter ripensare ad un domani insieme a lei: il futuro sulla terra, su questa terra, non è un tabù. La Stampa

Note culturali
Palla avvelenata, Mondo, quattro cantoni, guardie e ladri sono i giochi tradizionali dei bambini italiani. Cercate le regole online e trovate dei giochi analoghi nel vostro paese.

Gianni Rodari: scrittore e giornalista italiano tra gli anni ’50 e ’80 ha scritto dei famosi libri per bambini ora tradotti in molte lingue.

Torino, gran coda per l’amatriciana di solidarietà con le vittime del terremoto

amatriciana TorinoNonostante la città  di Amatrice rifiuti in questo momento di sofferenza di identificarsi con il piatto che l’ha resa famosa, l’Italia non rinuncia a celebrare questa tradizione in segno di solidarietà.

Non aveva ancora cominciato a servire gli spaghetti alla amatriciana, la cucina da campo allestita dalla Protezione Civile di Torino per la spaghettata di solidarietà con i terremotati, che c’erano già più di 500 persone in coda, ad aspettare di poter dare il loro contributo per i terremotati del Centro Italia rispondendo all’appello della sindaca Chiara Appendino. Poco dopo le 15 erano stati servite oltre tremila porzioni di amatriciana. Gli organizzatori hanno ordinato altra pasta per far fronte alle richieste.

Com’è la pasta? “Buona, complimenti ai cuochi”, dice la signora Antonia, una delle prime ad essersi sedute nel refettorio da 250 posti allestito dai volontari. All’inizio della fila, che a mezzogiorno si allungava per tutta la piazza, e tornava indietro come un serpentone, c’è una teca di cristallo. All’interno un mucchio di 10 e 20 euro. Sono le offerte – libere – che la sezione comunale dei volontari di Protezione Civile invieranno alle popolazioni colpite dal sisma nel Centro Italia.

“Quali spaghetti, qui c’è la morte”. La città seppellisce anche l’identità

Terremoto

La festa che non c’è. In alto a sinistra, l’hotel ristorante Roma custode della ricetta degli spaghetti all’Amatriciana, oggi distrutto. In alto, un manifesto della sagra degli spaghetti che si sarebbe dovuta tenere ieri e oggi, sullo sfondo le macerie del terremoto

Oggi Amatrice avrebbe dovuto ospitare la sagra della pasta che l’ha resa famosa nel mondo. Nessuno ora ha voglia di parlarne: il passato di tutti si è fermato alle 3,36 di mercoledì (24 agosto)

Quando la notte del terremoto il sindaco ha detto che «Amatrice non esiste più», non avevamo capito in pieno il significato dell’espressione. La fine di Amatrice ha ovviamente a che fare con tutto quello che abbiamo visto. Il centro spazzato via come per una manata dal cielo, l’azzeramento fisico di un centro storico piccolo e bello, la morte dei turisti e del turismo, dei negozi e del sostentamento, di molti bambini e del futuro che portano con sé.

La Stampa

Barolo americano

baroloL’azienda Vietti di Castiglione Falletto, maison storica e produttrice di alcuni tra i più quotati cru di Barolo, ha ceduto l’intera proprietà di cantina e vigneti (34 ettari) alla famiglia italoamericana Krause.

È la prima grande cessione a un investitore estero che si verifica sulle colline del Barolo, ma è anche qualcosa di più. «Sarà una partnership duratura e straordinaria», dice Luca Currado, che manterrà il ruolo di amministratore delegato, mentre il cognato Mario Cordero resterà direttore marketing e vendite. «Niente di Vietti cambierà, se non in meglio. Uniamo gli sforzi per perseguire insieme un programma di sviluppo in nome della qualità e della valorizzazione di un patrimonio vitivinicolo di eccellenza, unico nella storia di Langa». Roberto Fiori, La Stampa.

Note culturali e linguistiche

Un articolo interessante, perché traccia le vie del barolo e della sua produzione (v. anche l’immagine), e perché presenta il vocabolario legato ai vini (qui evidenziato in rosso).

Periferie

periferieLe receni elezioni amministrative in alcune delle maggiori città italiane hanno dato risultati imprevisti. A Roma e a Torino sono state elette sindaco due donne appartenenti al movimento 5 Stelle, sconfiggendo i candidati del PD, il partito al governo. La discussione nei media ha rilevato che il PD, partito di sinistra, discendente del Partito Comunista, sia stato eletto soprattutto nelle aree benestanti delle città, mentre il movimento 5 Stelle ha avuto un grosso successo elettorale nelle depresse periferie. Lo scrittore napoletano Antonio Scurati riflette sulle periferie, che, secondo lui, non sono solo uno spazio urbano, ma anche una condizione sociale.

“Dove cominciano, dunque, queste misteriose periferie? Se si vuole raggiungerle, non è necessario andar lontano. Basta guardarsi attorno. Le nuova periferie non sono, infatti, soltanto aree urbane delimitabili sulle mappe cittadine; sono piuttosto dimensioni storiche, esperienze sociali, luoghi dell’immalinconita anima popolare. …

Per raggiungerne una, tra le tante periferie del nostro scontento, sarebbe sufficiente che domattina seguiste i vostri figli nel loro quotidiano percorso verso la scuola pubblica. Se poteste, non visti, varcare i cancelli di quel mondo a parte che boccheggia da decenni in stato d’assedio nel centro vitale del nostro futuro, potreste osservare muri sbrecciati, aule soffocanti, edifici che sembrano progettati da architetti di campi di concentramento. Soprattutto, lungo quei pavimenti scoloriti, vedreste trascinarsi donne e uomini avviliti e stanchi. Sono gli insegnanti che dovrebbero formare i vostri figli; componevano fino a ieri la più solida base elettorale dei partiti di sinistra e seguono oggi le nuove stelle”.  La Stampa.

Attività culturali

Vi invitiamo a leggere attentamente l’articolo, che non è affatto facile, e a sottolineare tutte le espressioni che si riferiscono alla scuola. Che impressioni traete dalla descrizione della scuola italiana di Antonio Scurati?

Il miglior ristorante al mondo

botturaL’Osteria Francescana di Massimo Bottura è stata incoronata a New York come miglior ristorante del mondo. E’ la prima volta per un ristorante italiano.

“Ma primo ristorante al mondo non significa solamente grande cucina. Questo risultato non sarebbe stato conseguito se l’Osteria non fosse giunta a dotarsi di una squadra dove lavorano ai fornelli cuochi giovani e talentuosi, in numero doppio rispetto a quello dei commensali, per realizzare un’impressionante mole di preparazioni, creme, verdure, tagli di carne, brodi, fondi, polveri e forme, che sono alla base dei piatti cucinati al ristorante…

Ma Massimo non sarebbe Bottura senza l’influenza della moglie Lara Gilmore, che ha arredato i locali dell’Osteria con estrema classe e modernità, e che ha permesso al marito di raffinare il proprio pensiero creativo, introducendolo all’arte e alle sfumature più sottili del bello”. Federico F. Ferrero, La Stampa.

Se passate da Modena, fate un salto! Ma ricordate di prenotare per tempo!

Montalbano non morirà

camilleriIn attesa dei risultati delle elezioni amministrative, e in attesa dell’estate che quest’anno si fa desiderare, consigliamo un paio di libri usciti da poco. Innanzitutto il romanzo n. 100 di Andrea Camilleri, L’altro capo del filo (Sellerio). C’è sempre il commissario Montalbano, questa volta alle prese con il problema dei migranti e con l’assassinio di una sarta, Elena, che lavora nella sartoria più rinomata del paese. In un’intervista rilasciata alla Stampa a Bruno Ventavoli, Camilleri dice, a proposito dei migranti. «Tre anni fa fui ospite di un asilo romano, composto per metà da bambini italiani e l’altra metà da non italiani, di 18 paesi diversi. Giocavano insieme, ridevano, litigavano, si menavano. Ma alla fine dividevano le merendine. L’Europa deve capire che bisogna dividere le merendine. I muri sono sciocchi e inutili». La Stampa.

 

pareschiL’altro libro che consigliamo è I jeans di Bruce Sprinsteen (Giunti), della brava traduttrice Silvia Pareschi. E’ una raccolta di racconti/saggi che ci mostrano la visione dell’America di un’italiana che risiede parte dell’anno a San Francisco. “Il minimo comune denominatore che lega queste dieci storie è un tormento interiore nei confronti di un paese che continua ad amare che tuttavia smentisce spesso la propria promessa di libertà. Lo sguardo predilige l’ironia sulla malinconia sia che si parli di religione sia che si racconti il “palazzo del porno” di San Francisco, un edificio in cui si producono film a luci rosse.” dice Antonio Monda, recensendo il volume sulla Repubblica.

Morto Marco Pannella, il leader radicale si è spento a 86 anni Renzi: «Addio a leone della libertà»

pannella

Abruzzese di Teramo, classe 1930, Giacinto Pannella detto Marco aveva cominciato l’attività politica nelle fila del movimento liberale italiano e attorno alle pagine del settimanale Il Mondo di Mario Pannunzio. Nel 1955, però, è tra i fondatori del Partito Radicale. Otto anni dopo ne divenne segretario, scegliendo una linea politica apertamente anticlericale e antimilitarista e portando il partito a ingaggiare mille battaglie per il riconoscimento dei diritti civili e politici, a cominciare dagli anni ’70, dal referendum sul divorzio (1974) all’aborto . Leggendarie le sue lotte alla «partitocrazia» (negli spazi riservati ai radicali di tribuna politica in tv si è persino presentato legato e imbavagliato) e al finanziamento pubblico dei partiti. Spesso e volentieri, si è trattato di lotte ritmate dagli scioperi della fame e della sete cui si sottoponeva (leggi l’articolo di Pierluigi Battista: Il suo corpo, tutt’uno con la lotta politica), lo strumento di lotta politica «non violenta» (e gandhiana) che di gran lunga prediligeva e che più di una volta lo ha portato in ospedale, per ricoveri talvolta drammatici…

Era un maestro (anche) nell’arte della provocazione: in Parlamento e alle urne, Pannella era abituato a allearsi di volta in volta con il centrodestra e con il centrosinistra. Tra i suoi deputati figuravano Ilona Staller, in arte Cicciolina, e Toni Negri, professore universitario condannato per associazione sovversiva. Il miglior risultato di una lista a lui riconducibile risale al 1999, anno di elezioni europee, quando la Lista Bonino ottenne tra lo stupore generale l’8,4 percento. Quel successo non si trasformò mai in valanga. Dal 2000 in poi, anzi, i risultati elettorali divennero progressivamente meno esaltanti, fino alle percentuali da prefisso telefonico degli ultimi anni. IlCorriere

Usi della lingua

spesso e volentieri: è un’espressione colloquiale che significa “frequentemente e con piacere”.  Per esempio “spesso e volentieri usciamo il sabato sera”. Però l’espressione è spesso abusata, come in questo articolo, in cui l’elemento di “piacere” è assente e la parola “volentieri” dà semplicemente più colore alla frase.