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The blog Italian News Clicks has a new look and new content.  In addition to the articles that we have been selecting since 2009, Italian News Clicks  now also includes teaching material based on the articles – cultural and grammatical notes and exercises that the authors have created.

If you click on “Teachers’ material” you will find “L’Italia sui giornali,” the first “Ikea” style e-book for teaching and learning –  a modular and ready-to-use textbook built around some of our articles and organized in six thematic units. 
Its main features:
 
*expandable*   *authentic*   *updated*    *interactive*   * free*

        

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Il Mondiale può fare a meno dell’Italia…

Dopo una decina di giorni di mondiali, alcuni milioni di inconsolabili tifosi italiani sono già stati consolati. La Coppa procede benissimo anche senza di noi, è un po’ quello che succederà il giorno in cui (il più tardi possibile, facciamo le corna, tocchiamo ferro, grattiamoci l’inguine, non sia mai) dovremo lasciare questa valle di lacrime: un po’ di smarrimento iniziale in chi ci conosce, un po’ di dolore in chi ci vuol bene e poi tutto andrà come deve andare, cioè avanti.
L’Italia non manca al mondiale più di quanto il mondiale manchi all’Italia: lui è molto bello anche senza di lei, a volte succede. L’ansia più che altro mediatica di trovare una squadra del cuore alternativa, un surrogato di maglia (l’Islanda, seeeh, figuriamoci) si è placata subito. E’ bastato il rutilante 3-3 fra Spagna e Portogallo per farci capire che la nazionalità di chi ama lo sport è una soltanto, e cerca emozione e bellezza dove c’è. Se poi ci si può agitare anche un po’ per faccende di campanile, bene, lo facciamo volentieri, ma non è indispensabile. Un mondiale di calcio non è il Palio di Siena (semmai, nel caso dell’Italia è più quello degli asini di Alba) e la bandiera può pure diventare un drappo che offusca la visione, come talvolta succede allo stadio. Occhio asciutto e vigile, dunque, per non farci mancare niente. Repubblica.it

Curiosità linguistiche e culturali

facciamo le corna, tocchiamo ferro, grattiamoci l’inguine: gli italiani sono molto superstiziosi. Esistono quindi molte espressioni e gesti che servono a allontanare la cattiva sorte. Queste tre sono alcune di queste. Fare le corna usando l’indice e il mignolo di una mano, toccare ferro (in altri paesi si dice toccare legno), in quanto all’inguine, quello che si tocca o si gratta sono in realtà gli attributi maschili.

seeeh, figuriamoci:”seeeh, significa “sì” usato soprattutto a Roma per accentuare l’incredulità di un fatto. In questo caso che l’Islanda possa vincere.
asini di Alba: è un Palio (una gara) che si svolge nella città di Alba, corso da asini invece che da cavalli come il più storico e celebre Palio di Siena.

faccende di campanile: cioè antagonismi tra “campanili” cioè chiese, ma anche quartieri o fazioni diverse. La parola “campanilismo in italiano significa attaccamento esagerato alla propria città o paese.

asini di Alba: nella città di Alba, in Piemonte, si svolge ogni anno un palio di asini, che ovviamente non è paragonabile al Palio di Siena.  La Coppa del Mondo, secondo il giornalista non richiede il campanilismo del Palio di Siena, e un po’ ironicamente paragona i giocatori italiani agli asini di Alba.

 

 

 

«Mettiamo i nostri corpi sulle navi che salvano i migranti»

Lo scrittore Sandro Veronesi in una lettera aperta del 9 luglio sul Corriere della Sera diretta ad un altro famoso scrittore e giornalista, Roberto Saviano, lancia una sfida  ai personaggi più illustri della vita publica italiana, di mettere i propri corpi sulle navi dei migranti. Ecco uno stralcio della sua lettera.:

“Ci vorrebbe, per dire, il commissario Montalbano, che ha il doppio di spettatori di quanti elettori abbia avuto la Lega a marzo. (Tra l’altro, nel backstage della prossima stagione, che già circola in rete, sembrerebbe che lui, cioè non Luca Zingaretti, ma proprio Montalbano, il personaggio, sia già lì, in mezzo al mare, a braccia aperte). Sempre per dire, mi sono sentito di colpo molto più forte quando ho visto la fotografia di Totti con in mano la scritta #withrefugees dell’Unhcr: pensa se il corpo ce lo mettesse lui, pensa se su una di quelle navi ci fosse Totti. Il suo corpo su una di quelle navi farebbe capire a un sacco di persone come stanno le cose, più di mille parole. Sto sognando? Sto dicendo una sciocchezza? Checco Zalone. O Claudio Baglioni. O Federica Pellegrini. O Jovanotti. O Sofia Goggia. O Celentano. O Monica Bellucci che fa da interprete dal francese. O Chiara Ferragni che allatta. O Giorgio Armani che compie 84 anni. Sulla nave. Laggiù. In quel tratto di mare dove la gente viene lasciata morire per opportunismo, o far pressione su Malta, o su Macron. Ovviamente sto facendo nomi così, di getto, non sto convocando nessuno, non mi permetterei mai di farlo: dico solo, a te che sei perennemente convocato, che forse ora ci vorrebbe qualche persona veramente influente che ci metta il corpo” Per leggere tutta la lettera clicc QUI:Corriere.it

Roberto Saviano risponde a Sandro Veronesi dalle pagine di Repubblica.

Caro Sandro Veronesi, ti ringrazio per la tua lettera e per aver dedicato tempo e passione a ciò che sta succedendo. L’attenzione che mostri verso chi sta vivendo l’inferno in terra non è cosa scontata in tempi in cui si è tutti trincerati dietro steccati di paura. E il tuo mettere il corpo al centro di tutto non è vaneggiamento, perché di corpi si tratta. Sempre. Antonio Tabucchi fece dire al suo umanissimo e cattolico Pereira “io non credo nella resurrezione della carne”. Con questo voleva dire che il nostro momento è ora. È qui che dobbiamo essere, senza sperare che nell’aldilà avremo una seconda possibilità.
La tua, Sandro, era una lettera alta, che voleva parlare allo spirito, io mi calo invece sempre nella materialità e qui trovano i nostri percorsi un punto di congiungimento, nella fisicità della battaglia che deve contemplare i corpi a difesa dello Stato di Diritto. Chi oggi chiude i porti alle Ong ha già chiuso le porte agli italiani, li sta condannando alla peggiore delle povertà possibili, perché oltre alla povertà del corpo rischia di condannarli anche alla povertà dello spirito.

Caro Sandro, io ci sto, questa battaglia la combatto da anni e non ho alcuna paura di perdere perché sono certo di una cosa: saremo più grandi noi nella nostra sconfitta, che loro in questo barbaro trionfo.

Per leggere tutto l’articolo clicca qui: Repubblica

Troppi errori di grammatica: il comune richiede un corso di italiano per gli italiani

 

Strafalcioni, congiuntivi sbagliati, ‘a’ senz’acca, l’assessore alla Cultura lancia un’operazione di ripasso: “Non è un’iniziativa di alfabetizzazione per gli stranieri, ma è pensato proprio per i nostri concittadini, lo abbiamo chiamato ‘Cinque ripassi della grammatica'”

Troppi strafalcioni e poca padronanza della lingua italiana, con molte ‘a’ senz’acca e i congiuntivi dimenticati. Cosi’ l’assessore alla cultura del Comune di Bariano nella Bassa bergamasca ha pensato e organizzato in Municipio un corso di italiano rivolto agli italiani. Un ripasso di grammatica per consentire ai residenti di rispolverare le regole studiate sui banchi di scuola ma dimenticate con il passare del tempo.

“Il corso è aperto a tutti – ha spiegato all’Eco di Bergamo l’assessore alla Cultura Marino Lamera – ma non e’ un corso di alfabetizzazione per stranieri, lo abbiamo pensato proprio per i barianesi e infatti lo abbiamo chiamato ‘Cinque ri-passi della grammatica’, in ogni caso si sono iscritti anche alcuni stranieri che pero’ avevano una conoscenza dell’italiano piu’ avanzata”. Il successo e’ stato senza precedenti: in pochi giorni si sono iscritti in 15, tutti pronti a imparare a scrivere meglio e magari non dimenticare le acca. Repubblica.it
Informazioni linguistiche
A dio pupa tio amato La scritta riportata nell’immagine sarebbe dovuta essere: “Addio pupa (ragazza) ti ho amato.” Una dichiarazione drammatica che per “gli strafalcioni” risulta invece comica.
Strafalcione: un grave errore linguistico, di grammatica o di ortografia. Errori  giustificabili per gli stranieri ma non per gli italiani.
Alfabetizzazione: insegnare a leggere e a scrivere.
Bassa Bergamasca: Bergamo è una provincia della Lombardia non lontana da Milano. La Bassa Bergamasca è la zona a sud di Bergamo. Questa zona ha un’identità culturale e linguistica molto forte. Il dialetto di questa zona è molto diverso dall’italiano.
Un famoso film del 1978 L’albero degli zoccoli” è stato girato nel dialetto locale della Bassa Bergamasca ed  è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare. 

“Caro ministro Fontana, oggi noi gay non siamo più invisibili”

Cinque anni fa, aveva 17 anni, scrisse a Repubblica per condannare “una società troglodita”. Chiedeva all’Italia di esistere. “Per nulla al mondo i nostri colori e i nostri figli verranno di nuovo ricoperti da una nera prepotenza”

Cinque anni fa Davide Tancredi, giovane veronese all’epoca diciasettenne, ci scrisse una lettera con queste parole: “Io sono gay, ho 17 anni e questa lettera è la mia ultima alternativa al suicidio in una società troglodita, in un mondo che non mi accetta sebbene io sia nato così”. Davide raccontava la difficoltà di un adolescente a sopravvivere in un mondo omofobo: “Chiediamo solo di esistere”.
Ora, dopo le frasi del ministro della famiglia Lorenzo Fontana sulle famiglie Arcobaleno, Davide ha scelto nuovamente il nostro giornale per rispondergli: “Cinque anni fa avevo chiesto all’Italia di esistere. Ora dico all’Italia che esistiamo e che per nulla al mondo i nostri colori e i nostri figli verranno di nuovo ricoperti da una nera prepotenza. Non siamo più invisibili”.

Caro direttore,
da veronese, conosco fin troppo bene il clima che si respira nella mia città ed è forse per questo motivo che le dichiarazioni del nuovo ministro della Famiglia e della Disabilità mi ripugnano così tanto. Per il ministro Fontana le famiglie arcobaleno non esistono. E ci ha tenuto a dirlo il giorno successivo alla sua nomina, perché sebbene una guerra al mondo Lgbt non sia stata inserita nel contratto di governo, bisognava puntare i piedi e alzare i muri. Io, fra quei muri di odio e risentimento, ci ho vissuto per vent’anni. So quanto Verona si illuda di essere salda nella moralità e nel Cristianesimo, soffocando invece il colore delle diversità. Per leggere il resto della lettera clicca qui: Repubblica

Informazioni utili

Verona è una provincia del Veneto  una delle regioni dove il partito della Lega Nord è maggiormente presente.
Lega Nord:  La Lega si qualifica innanzitutto come un partito dichiaratamente indipendentista, regionalistaed etnonazionalista che tutela gli interessi dell’Italia settentrionale, ribattezzata significativamente Padania. La Lega condivide con il  populismo di destra un’impostazione economica liberista e anti-statalista e il forte contrasto all’immigrazione e alla società multiculturale.
Famiglie arcobaleno: è un’associazione nata  nel 2005 per promuovere per la prima volta in Italia, il dibattito pubblico sull’omogenitorialità e la tutela di queste nuove formazioni sociali.
Lorenzo Fontana: è il nuovo ministro della Famiglia e della Disabilità del Governo Conte, un governo nato dalla coalizione di Lega e Movimento a Cinque Stelle.
Il libro di Fontana   “All’origine della crisi”,  presentato il 14 febbraio a Verona (città di cui è stato fino a due mesi fa vicesindaco), è un manifesto contro le unioni omosessuali, la legge 194, (la legge che garantisce l’aborto)  la globalizzazione, i flussi migratori in grado di salvare l’Italia che non fa più figli e invecchia, le posizioni atlantiste (cooperazione tra Europa occidentale e Stati Uniti).

Il romanesco di oggi

A Roma, come nel resto del mondo, il linguaggio dei giovani è in continuo fermento e si nutre inevitabilmente del dialetto locale ma con una quota aggiuntiva di fantasia e creatività. «Scialla», dopo il fortunato e intelligente film scritto e diretto nel 2011 da Francesco Bruni, significa per tutti «stai sereno», se ne occupò anche l’Accademia della Crusca costretta a fare i conti con la contemporaneità.

Ma basta mettersi in ascolto davanti ai licei, aspettando figli in uscita, o ai semafori in motorino (la reattività romanesca di fronte a ogni evento è proverbiale) per ascoltare ondate di neologismi in un vernacolo adolescenziale rivisto nel secondo decennio del terzo millennio. E scoprire che «ciotto» significa «carino», «fare rate» indica «fare schifo» e «piottare» definisce un’andatura velocissima. Se si cerca ospitalità si usa il termine «imboccare» («Chi mi fa imboccare a casa sua oggi?»).

Il romanesco, insomma, è vivissimo anche come materia letteraria. È uscito da Mondadori l’ultimo bel libro di Eraldo Affinati, «Tutti i nomi del mondo», resoconto-bilancio dell’esperienza dello scrittore come insegnante di italiano nella scuola per immigrati «Penny Wirton», dove il protagonista-docente si confronta con un ex alunno, Ottavio, che si esprime solo in romanesco. Paolo Conti, Il Corriere.

L’abito fa il monaco?

Arriva per tutti e per tutte il momento in cui ci si guarda allo specchio e non ci si sente più esattamente a proprio agio con T-shirt e scarpe da ginnastica? A un certo punto capita anche ai più agguerriti nemici della camicia e delle scarpe comode a tutti i costi. Che sia un matrimonio, la laurea o il primo colloquio di lavoro, un armadio zeppo di felpe e jeans dovrebbe essere etichettato se non inadeguato, almeno insufficiente.

La moda è uno degli indicatori più interessanti per studiare i cambiamenti della società democratiche e contemporanee. È ambivalente, perché da una parte sottolinea i confini, dall’altra li sposta di continuo. E così provoca il cambiamento. Si segue per distinguersi, ma è un’originalità sempre mediata dalla volontà di restare in un gruppo riconoscibile. «Un esempio semplice di cambiamento è l’identità di genere. I reparti uomo e donna sono ancora separati, ma la moda unisex sottolinea la progressiva fine dei confini tra i ruoli – spiega Gaia Peruzzi, professore in Sociologia dei processi culturali alla Sapienza di Roma -. I professori universitari si presentavano a lezione solo in giacca e cravatta, oggi non è più così. … Nadia Ferrigo, La Stampa.

Esercizi

Il titolo e l’immagine non appartengono all’articolo. Analizzate il titolo e cercate di spiegarlo; poi analizzate l’immagine e rispondete a queste domande: secondo voi questa foto in che paese è stata scattata? Quali dettagli ci possono aiutare a identificarlo?

 

Albania, Marocco e Romania: da dove arrivano i nuovi italiani

Secondo alcuni dati resi noti da Eurostat  , nel 2016 l’Italia è stato il paese europeo che ha rilasciato il maggior numero di nuove cittadinanze. Sono 201.591 i nuovi cittadini italiani, staccando di 50 mila unità quelle Spagna e Regno Unito, per non parlare della Germania, che nel 2016 ne ha concesse la metà di noi.
Un terzo dei nuovi italiani – oltre 65 mila persone – proviene dall’Africa, anche se in realtà più della metà di loro è di origine marocchina. Il secondo paese africano che si trova in classifica è il Senegalcon 5091 nuovi cittadini italiani nel 2016, seguito dalla Tunisia con 4800, dall’Egitto con 3400, dalla Nigeria con 3100 e dalla Costa d’Avorio con 2000 nuove cittadinanze italiane concesse.

Un altro 16 per cento proviene dall’Asia mentre un ulteriore 11 per cento dei nuovi cittadini arriva dalle Americhe, nella quasi totalità dei casi da Brasile, Perù ed Ecuador. A cui si aggiungono 47 nuovi cittadini italiani di origine oceanica. Nel resto dei casi – oltre 79 mila nuove cittadinanze – si tratta di cittadini comunitari o dell’area europea che hanno ottenuto la cittadinanza italiana.

Su 10 nuovi cittadini, 4 sono comunitari, 3 sono africani, 2 sono asiatici e 1 è americano
Il paese che vede più nuovi nostri connazionali in assoluto è l’Albania, con 36 mila persone che nel 2016 hanno ottenuto la cittadinanza italiana. Segue il Marocco e poi a grande distanza la Romania con 12 mila nuovi cittadini italiani, l’India con 9500, il Bangladesh con 8500, il Pakistan con 7600. A Seguire Macedonia, Brasile, Perù e Moldavia. Sono pochissimi invece i cittadini cinesi che sono diventati italiani: appena 1864 nel 2016, a cui si aggiungono 1600 russi. Per leggere l’articolo clicca qui: L’Espresso
Curiosità culturali
Se siete interessati all’ argomento trovate nell’articolo le risposte a queste domande:
1. Quali sono i paesi europei  che dopo l’Italia concedono più cittadinanze a cittadini stranieri?
2, Cosa significa comunitario e extracomunitario?
3. Chi è una persona apolide?
4. Quale paese africano ha il più alto numero di cittadini italiani?
5. Da quale parte del mondo  proviene la maggioranza dei nuovi italiani?
6. Quali sono i requisisti necessari per ottenere la cittadinanza italiana?
7. Quanti anni di residenza sono richiesti per ottenere la cittadinanza a un cittadino comunitario e quanti a
un extracomunitario?
8. Anche gli apolidi e i rifugiati possono avere la cittadinanza?

 

Il carciofo della discordia

Proibito o no? Intorno al carciofo alla giudia, una leccornia fra i simboli della più antica gastronomia ebraico-romana, nel pieno della Pasqua ebraica è in atto una disputa sulla liceità dal punto di vista delle regole alimentari religiose ebraiche. Secondo il quotidiano Haaretz, il rabbinato israeliano ritiene il carciofo nella sua versione alla giudia non ‘kosher’, quindi proibito, e ne vuole vietare la preparazione in Israele, dove non sono pochi i ristoranti kosher che lo elencano nel menù. Per fonti della comunità ebraica romana invece la ‘guerra del carciofo’ adombrata dal quotidiano semplicemente “non esiste”, perché la specificità del piatto ebraico-romano evita qualsiasi rischio di impurità. …

Proibito o no? Intorno al carciofo alla giudia, una leccornia fra i simboli della più antica gastronomia ebraico-romana, nel pieno della Pasqua ebraica è in atto una disputa sulla liceità dal punto di vista delle regole alimentari religiose ebraiche. Secondo il quotidiano Haaretz, il rabbinato israeliano ritiene il carciofo nella sua versione alla giudia non ‘kosher’, quindi proibito, e ne vuole vietare la preparazione in Israele, dove non sono pochi i ristoranti kosher che lo elencano nel menù. Per fonti della comunità ebraica romana invece la ‘guerra del carciofo’ adombrata dal quotidiano semplicemente “non esiste”, perché la specificità del piatto ebraico-romano evita qualsiasi rischio di impurità. Giovanni Gagliardi, Repubblica.

Esercizi

Un articolo divertente, su una disputa inconsueta. Leggete tutto l’articolo e rispondete a queste domande: perché il carciofo alla giudia potrebbe non essere kosher? e perché, secondo gli ebrei romani, lo è?

Note di costume

La cucina è sempre un modo piacevole di entrare in un’altra cultura. In Italia ci sono molti blog di cucina interessanti, ve ne consigliano due: https://blog.giallozafferano.it/orecchietteeforchette/, ricette di una barese a Milano; e https://www.labna.it/, ricette della tradizione ebraica soprattutto italiana, ma non solo. Vi troverete anche la ricetta dei meravigliosi carciofi alla giudia, che vi consigliamo comunque di assaggiare a Roma.

Un giorno a Vigevano

In attesa del nuovo governo, e della primavera, vi presentiamo una bellissima città lombarda, Vigevano.

“Bella, colta e situata a soli 35 km da Milano, Vigevano è la “città ideale” immaginata da Leonardo Da Vinci. Al genio rinascimentale, che qui soggiornò a lungo presso la corte di Ludovico il Moro, è dedicata la Leonardiana (ingresso 10 euro), un museo unico al mondo dove si possono ammirare tutte le opere che Leonardo riuscì a realizzare nel corso della sua prolifica vita, tra cui le fedeli riproduzioni dei suoi disegni, taccuini, codici e dipinti più celebri.

La scenografica Piazza Ducale, con il Duomo barocco e i portici punteggiati di ristoranti, caffè, gallerie d’arte e negozi ospitati nelle vecchie botteghe, un tempo occupate dai commercianti di lana e seta, è il fulcro della vita cittadina. A due passi, il Castello Visconteo-Sforzesco catapulta il visitatore in uno dei più grandi complessi fortificati d’Europa. Marta Ghelma, La Stampa.

Ma a Vigevano ci sono anche musei speciali, come il Museo Internazionale della Calzatura “Pietro Bertolini”. Se leggete tutto l’articolo, scoprirete le varie attività e curiosità culturali e turistiche che offre questa città.

Nella mente dei pianisti

Lo studio di Roberta Bianco, neurobiologa diplomata al conservatorio, svela le differenze nella mente di jazzisti e musicisti classici. Mostrando come la loro mente sia perfetta per capire i segreti della neuroplasticità umana. Anni e anni di esercizio, infatti, la rendono un ottimo terreno d’esame
L’ammirazione per il prof di scienze, le lezioni di flauto. L’amore per Bach: «Le sue melodie come un mondo perfetto d’incastri e variazioni». Roberta Bianco, 31 anni, ha risolto così: diploma al conservatorio, master in neurobiologia a Pavia e dottorato in neuroscienze cognitive al Max Planck Institute di Lipsia, in Germania.
Ora, dopo un anno in Canada, si è trasferita all’University College di Londra. Qui sta studiando la maniera in cui il cervello riconosce determinati schemi sonori.
«Suonare è un piacere immenso, mi appassiona e gratifica la sfida. Ma non faceva per me, la persona meno musicale che conosco. Sono pure stonata». Ha preferito la ricerca. Senza dimenticarsi delle note. Così da più di cinque anni entra nella testa dei pianisti «con l’obiettivo di capire quali sono i processi cerebrali che guidano chi si mette alla tastiera, come una mano invisibile». Cosa c’è dietro quegli accordi che ci emozionano. «La musica è l’esempio di ciò che la mente umana è in grado di fare nella sua massima espressione» spiega la studiosa. Il cervello dei musicisti «è una scatola nera su cui fare luce». Scoprirne i segreti, il meccanismo.

Per leggere l’intero articolo Clicca qui: Repubblica.it

Uso della lingua

Non faceva per me: è un’espressione idiomatica che significa “non era una cosa adatta per me”