“Altri libertini” trent’anni dopo

A trent’anni di distanza, cosa ci può ancora dire Altri libertini, il romanzo di Pier Vittorio Tondelli (1955-91)? In un certo senso, è il momento migliore per riprendere in mano questo libro e rileggerlo con sguardo critico. All’inizio, al momento della sua pubblicazione, fu soprattutto un caso extraletterario. Molti giovani si riconobbero in quelle storie senza compromessi, e l’uso aperto del parlato e del sesso esaltò la curiosità dei lettori. Inoltre, com’è noto, il libro fu condannato per oscenità, fattore che contribuì ad aumentarne l’aura “maledettista”. Ma nel 2010, senza preoccupazioni moralistiche o ideologie facili cui ricorrere, Altri libertini si rivela innanzitutto per ciò che è: un meraviglioso canto di innocenza e dolore, di tenerezza e violenza insieme. L’elemento più innovativo è innanzitutto il patchwork di linguaggi che l’autore mette in campo. Ogni sorta di riferimento, dal più alto al più popolare – passando per l’uso deliberato del gergo della musica e del cinema – viene tritato in un insieme continuo e musicale, che imprigiona il lettore fin dall’inizio. Il Sole 24Ore. Per approfondire la figura di Tondelli, sempre sul Sole 24Ore, v. l’articolo di Antonio Armano, “Io e Tondelli, due appartati e schivi”, sul rapporto Tondelli/Arbasino.

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