Benvenuti al Sud

Se un film italiano, strapazzato dai critici, incassa quattro milioni nel primo weekend di programmazione sta succedendo qualcosa. Forse questo: ci vergogniamo ad ammetterlo, ma in Italia siamo un po’ stanchi di litigare. Il film è “Benvenuti al Sud” del regista Luca Miniero. … La storia è semplice, quasi banale. Il direttore di un ufficio postale brianzolo (un’area vicino a Milano), farcito di pregiudizi contro gli italiani del Sud, viene trasferito per punizione in provincia di Salerno, nel Cilento. Parte con giubbotto anti-proiettile, crema solare protezione 50 e moglie in lacrime. Arrivato a destinazione ci mette poco ad accorgersi che l’inferno è piuttosto paradisiaco. I luoghi sono belli, i sapori forti, i profumi piacevoli e i sottoposti lo accolgono con affetto. Quando dovrà partire, l’esule brianzolo sarà più triste di quand’è arrivato.

Tutto qui: eppure è una storia che piace. Sarà perché gli attori parlano invece di urlare, come accade di solito nei film italiani? Sarà perché il cinema nazionale, per una volta, si occupa di un tema diverso dalla famiglia? Certo, il successo di “Benvenuti al Sud” è dovuto anche a questi fattori. Ma c’è di più. C’è un’aria di riconciliazione nazionale che scivola dentro il film come un balsamo leggero … Certo, c’è un po’ di retorica e ci sono molte semplificazioni, ma un film non è il giudizio universale. Se vuole parlare di sentimenti e non di camorra è libero di farlo. Al Sud ci sono gli uni e l’altra. Solo che di quest’ultima, al Nord, ci ricordiamo sempre. Dei primi, molto meno. “Benvenuti al Sud” è stato girato nel 2009 a Santa Maria di Castellabate. Il sindaco del paese vicino, Pollica, si chiamava Angelo Vassallo ed è stato assassinato il 6 settembre scorso. Il film è dedicato a lui. Ben fatto. Beppe Severgnini sul Corriere della Sera.

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