Avanzi da gourmet

A chiudere il Salone del Gusto è stata una “cena degli avanzi“, come quelle di una volta, le sere dopo la festa. Non è un caso perché davvero quello di quest’anno è stato il salone di cui non si butta via niente. Non gli stand, costruiti solo con legno e carta, che verranno riutilizzati appena chiusa la manifestazione. E non i cibi: perché gli avanzi, rimasti nelle cucine delle centinaia di laboratori del gusto, sono finiti nelle mani di un manipolo di cuochi, stellati e no, che, sul momento, nel Teatro del Gusto allestito all’interno della Fiera, come in una grande jam session, ne hanno ricavato piatti golosi.
Un’idea che spiega meglio di tanti discorsi la filosofia dell’ottava edizione del Salone, che ha sancito la definitiva alleanza tra golosi e contadini. “In cucina, anche nell’alta cucina, è finito il tempo dell’estetica ed è arrivato quello dell’etica, del rispetto dei prodotti e di chi li lavora”, diceva ieri il modenese Massimo Bottura, forse il più famoso chef d’Italia. E riciclare gli avanzi del nostro cibo rischia di diventare più importante che farlo con la plastica o il vetro, se si considerano le cifre dello spreco di nutrimento che ogni giorno si perpetra sulla Terra.
“Un tempo non accadeva” dice Carlo Petrini, il leader di Slow Food che ha voluto la cena degli avanzi come ultimo capitolo di questa edizione e come prima pagina della prossima. “Anzi – continua – in Italia ci sono molte ricette nate dal riuso e dal riciclo. Nate dal saper fare di persone che, per nutrire la famiglia, da quello che avevano hanno creato grandi piatti … Ricette che ci insegnano il valore del risparmio e il rispetto per il cibo. Perché il cibo ha un valore. Se si capisse, non ne butteremmo via così tanto”. La Repubblica.

Uso della lingua
cuoco stellato: a cui è stata attribuita una o più stelle dalla guida Michelin.

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