L’Etna in eruzione

Nella notte di mercoledì scorso l’Etna ha ripreso la sua attività esplosiva e ha cominciato a eruttare per alcune ore. Getti di lava e cenere incandescente sono stati liberati dal pit crater, una profonda depressione apertasi sul fianco orientale del cono del cratere di sud-est. La colata incandescente è poi ricaduta nella Valle del Bove, a 1.630 metri sul livello del mare, dopo aver percorso complessivamente circa 4.300 metri dalla bocca eruttiva.
“Il fenomeno si è esaurito nell’arco di una notte, ma c’è la possibilità che possa riprendere. Manifestazioni come queste sono infatti abbastanza cicliche”, ha spiegato Domenico Patanè, direttore della sezione di Catania dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). L’Etna è il vulcano più alto d’Europa, i bagliori dell’eruzione erano visibili anche dall’altra parte dello Stretto di Messina. Il Post.

Uso della lingua
In rosso sono evidenziati i termini appartenenti all vulcanologia o alla geografia in generale.

Triennale di Milano, il cappello nel cinema

 Dal 18 gennaio al 6 marzo la Triennale di Milano presenta la mostra “Il cinema con il cappello. Borsalino e le altre storie”.
Da sempre il cinema si è appropriato della capacità del cappello di raccontare. E così per la dolce Sabrina interpretata da Audrey Hepburn, il cappello segna il passaggio da semplice figlia dell’autista in sofisticata donna di classe. I cappelli di Greta Garbo in Ninotchka ci annunciano la fine del comunismo. Da James Dean che negli anni ’50 lancia il grande cappello con falda rialzata, al colbacco che con Il “Dottor Zivago” entra a far parte del vestiario occidentale, fino a quello di “Rocky “che diventa il copricapo popolare degli anni ’70.
L’esposizione e’ articolata in diversi nuclei. Uno di questi mostra il ruolo chiave del copricapo nella costruzione dell’identita’ di un personaggio del cinema. Ne “Il Cielo Sopra Berlino” di Wim Wenders, per esempio,attraverso la ricerca del cappello giusto si racconta il cambio di identità sotteso a ogni cambio di copricapo: gangster, borghese, eccessivo, comico. Un altro nucleo mostra come il cappello nelle sue diverse fogge produce differenti emozioni. Il visitatore incontrerà il cappello che fa ridere, il cappello che fa piangere, il cappello che seduce, il cappello che fa paura. Un altro tema della mostra e’ quello degli scappellamenti e gesti legati all’uso del cappello: codici comportamentali vecchi e nuovi che hanno negli attori i massimi interpreti di segni che ci parlano di un decoro perduto e di più attuali costumi.
Infine la mostra passa in rassegna i modelli e i nomi dei diversi cappelli. Dal Borsalino, nome proprio divenuto sinonimo di cappello classico maschile, al basco, all’elmo, al casco, alla coppola, al turbante, alla bombetta, al colbacco, berretto, feluca, etc. L’Espresso

Usi della lingua 

Copricapo: sinonimo di cappello
foggia: modello
scappellamento: togliere il cappello come forma di saluto
basco, elmo, casco, coppola, turbante, bombettacolbacco, berretto, feluca: diversi modelli di cappello. Cliccare sulla parola per vedere la traduzione.


Le “cose” che hanno fatto l’Italia


Molti italiani ricordano ancora il Carosello, una serie di pubblicità che introduceva i programmi televisivi della sera. Dopo il Carosello i bambini andavano a dormire.
Questo è una vecchissima edizione del carosello della cafettiera Moka, un design italiano ora famoso nel mondo.

Per celebrare l’anniversario dell’unità nazionale, l’Espresso in collaborazione con Inventario italiano propone un divertente elenco delle ‘cose italiane’ che hanno fatto la storia del nostro Paese. Una sorta di inventario con cui raccontare l’Italia attraverso i suoi oggetti.
Per conoscere la storia e vedere i filmati d’epoca, andare all’articolo della rivista L’Espresso e cliccare su ciascun oggetto.

Moka Bialetti 1933
Romanzo del 1886 insegnato nelle
scuole elementari di tutta l’Italia e
letto da genrerazioni di bambini
La radio inventata da Guglielmo Marconi
tra il 1895 e il 1901

A 150 anni dall’Unità d’Italia (vedere Italian News Clicks 5 maggio 2010) è importante ricordare la storia e custodire la memoria del nostro processo di unificazione,  ma è ancora più importante riconoscere che ci sono tante cose, oggetti, opere che hanno costruito, nel tempo, il riferimento simbolico e immaginario italiano. Accanto ai simboli istituzionali come la bandiera tricolore, l’Inno di Mameli e il Quirinale, l’Italia è cresciuta con tanti altri simboli che ne hanno determinato il carattere e la fisionomia, in Patria e all’Estero: cose che hanno prodotto le idee, i pregiudizi, i desideri, le inclinazioni e i gusti di un’intera società. E col passare degli anni alla breccia di Porta Pia (vedere Italian News Clicks 20 settembre 2010) si sono aggiunte molte cose che hanno fatto l’Italia: dalla Mole Antonelliana a Ladri di biciclette, dalla Cinquecento a Ossi di seppia di Montale, dal Gattopardo, alla Olivetti Lettera 22.  
Fumetto creato nel 1982 e ancora in publicazione
Scenario di apertura di Carosello (1957-1977

L’Inno di Mameli, la breccia di Porta Pia, il Quirinale (sede del Presidente della Repubblica) sono insieme a Garibaldi (vedere Italian News Clicks del 25 giugno 2010) simboli della lotta per l’indipendenza e della identità nazionale italiana.

Vacanze esagerate?

Lo sostiene Dario Di Vico, editorialista del Corriere della Sera, in un articolo provocatorio. “E’ lecito oppure no chiedersi se un Paese come il nostro possa permettersi una sosta così lunga tra dicembre e gennaio? Lunedì 10 si prevede che tutte le attività produttive e di servizio riaprano finalmente i battenti, dopo un intervallo che è durato la bellezza di 17 giorni scanditi dalle festività del Santo Natale, di Santo Stefano, di Capodanno e dell’Epifania. Quattro giorni in tutto che però hanno avuto il potere di quadruplicare l’effetto-interruzione. Chi conosce da dentro le organizzazioni, pubbliche o private che siano, sa anche che i tempi di ripartenza non sono mai automatici e che di conseguenza prima che si ritorni a regime passerà ancora qualche giorno. Mettiamo in conto dunque una ventina di giorni di mancata continuità.
Fatte queste considerazioni ora ripeto la domanda: un Paese che stenta a crescere a un ritmo decente per assicurare lavoro e tutele ai suoi cittadini e sul quale grava il terzo debito pubblico del mondo può consentirsi il lusso di una soluzione di continuità così lunga? La mia risposta è no”. Corriere della Sera.

Uso della lingua
bellezza: qui indica una notevole quantità
ritornare a regime: ritornare alla normalità

Il NY Times scopre com’è bella Milano

Milano, Spazio Rossana Orlandi

Milano è infatti al quinto posto nella classifica dei 41 luoghi da visitare nel 2011 stilata dal New York Times.

Non solo è il Duomo liberato dalle impalcature e con le vetrate finalmente illuminate a valere il viaggio, secondo quanto si legge, ma lo sono anche le novità nel campo del design e della moda.

Tra le news di spessore il quotidiano newyorchese cita ovviamente il nuovo Museo del Novecento (v. il post del 20 dicembre scorso) con il gigantesco neon di Lucio Fontana a illuminarne le arcate, aperto in dicembre al palazzo dell’Arengario, ma anche le ex fabbriche e gli hangar trasformati in gallerie d’arte e studi di design come “l’eclettica” galleria Spazio Rossana Orlandi e l’HangarBicocca.

Tra moda e lusso

E se i seguaci della moda continuano a affollarsi davanti alle vetrine di Miu Miu e Marni, indicata come la maggior novità fashion della città, c’è a far da richiamo per gli ospiti più esigenti anche l’Hotel Milano Scala aperto l’anno scorso con la promessa “eco-chic” di una ospitalità ad emissioni zero. Il Sole 24Ore.

Uso della lingua
Si noti lo stile disinvolto, in cui italiano e inglese si mescolano; e l’introduzione di neologismi come eco-chic