Gae Aulenti

E’ una nota architetta italiana la cui vita e carriera è legata alla storia e alla cultura del dopoguerra italiano. Qualche giorno fa Paolo Di Stefano le ha dedicato un profilo sul Corriere della Sera.  “Bisogna salire per una scaletta in ferro arancione, per raggiungere lo studio di Gae Aulenti. Un tavolo quadrato su cui sono distesi ampi fogli di progetti, vecchi modelli in legno alle pareti, alle spalle un altro tavolo bianco colmo di fogli, libri, matite, penne, forbici. Libreria fitta di cataloghi, fascicoli, classificatori. Idea di ordine e geometria. La stessa che emana dalla figura severa dell’architetto della Gare d’Orsay di Parigi, del Museo d’arte catalana di Barcellona, di Palazzo Grassi, delle ex Scuderie del Quirinale. Sigaretta tra le dita, capelli bianchi cortissimi, e calma, molta calma, gesti ampi delle braccia nel ricordare la sua lunga carriera. ‘Gli anni che passano? Uffah, che domanda… Io sono difesa dal mio lavoro e dalla mia passione’. A difenderla è anche la timidezza.”
Gae Aulenti è nata a Udine 83 anni fa, e dal 1948 vive a Milano che considera la sua città. “Un mestiere per uomini, l’architettura. O no?” le chiede Di Stefano, e Gae Aulenti risponde, “Lo so, ma io ho sempre fatto finta di niente”. Quanto ha sacrificato alla famiglia per il suo lavoro? “Sacrificio è una parola che non conosco”. Allora mettiamola così: quanto ha sofferto la famiglia per il suo lavoro? “Alle donne è sempre associato il sacrificio… Mia figlia è andata presto ad abitare a Roma, forse per sfuggire alla mia presenza un po’ forte. Io ho divorziato e oggi abbiamo delle famiglie un po’ fuori dal costume: forse per questo siamo più unite di chiunque altro. Boh!” Il Corriere della Sera.

Uso della lingua
Si noti il cambio di registro tra i dialoghi – colloquiali – e il resto dell’articolo, assai più formale. Uffah è un’esclamazione colloquiale che significa impazienza, boh significa incertezza.

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