Ossessionati dalla bellezza

“Mamma, perché i giovani italiani sono cosi ossessionati dalla bellezza?” La domanda che mi sono sentita rivolgere di recente da mia figlia Giorgia, laureanda in filosofia al Kenyon College dell’Ohio, mi ha lasciato sbigottita. Perché mi ha fatto riflettere su uno degli aspetti della società italiana che all’estero ci invidiano di più (pensate all’arte, all’architettura, alla moda) ma che, se trasformato in diktat collettivo, può essere nefando. “Rimanevo sempre male quando le ragazze considerate ‘bruttine’ venivano emarginate e persino discriminate dall’intero campeggio”, ricorda.
A scrivere questo è Alessandra Farkas, corrispondente da New York del Corriere della Sera, che in un blog del giornale, la 27ORA, intervista la figlia Giorgia sull’argomento. Ecco cos’altro si dicono mamma e figlia riguardo all’ossessione degli italiani per la bellezza (femminile):
Le tue amiche americane che dicono?

“Che gli standard della bellezza italiani sono molto più alti e quasi impossibili da raggiungere. Per essere considerata bella a Roma o Milano devi essere perfetta, priva di difetti e magra come un grissino. Il che spiega come mai tante ragazzine diventano anoressiche o vanno sotto il bisturi”. Corriere della Sera.

La chirurgia plastica non è certo un’invenzione italiana.

“Però l’Italia è l’unico paese dove vedi donne in bikini nei talk-show e per strada business-women coi tacchi a spillo e truccatissime. Come se il loro talento, da solo, non bastasse e per essere notate fossero costrette ad assomigliare a movie star”.

Che c’è di male a essere giovani, belle ed eleganti?

“La mia generazione ha una parola per descrivere l’ossessione dei giovani e delle giovani italiani per l’apparenza e il look: euro-trash”. …

Le giovani americane sono più felici di quelle italiane?

“Credo che si sentono più a loro agio nella propria pelle. Oggi in America l’intelligenza e la cultura sono valori più importanti della bellezza fisica persino tra le attrici. In Italia puoi anche essere un genio ma, se sei brutta, non ti perdonano”.

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