BilBOLBul

Chiudiamo questa settimana, dedicata a dibattiti profondi e seri, con una nota allegra (visto che è anche la fine del carnevale ambrosiano, cioè milanese), e presentiamo BilBOLBul, una mostra del fumetto che si è conclusa a Bologna da qualche giorno. “Centralità degli autori, contaminazione tra fumetto e altre arti, approccio divulgativo sono state le tre linee guida della kermesse che ha dedicato una grande retrospettiva a un maestro del fumetto contemporaneo, José Muñoz. Due mostre sono state dedicate a due italiane: Vanna Vinci e Grazia Nidasio. Uno dei focus dell’edizione è stato il dialogo tra fumetto e letteratura nell’ambito del quale si sono svolti gli incontri con Igort su Chandler e con Davide Toffolo su Pasolini. Corriere della Sera.

BilBolBul è anche il nome di una mitica torta al cioccolato, con scorzette d’arancio. Cliccando qui si va alla ricetta.

Uso della lingua
Kermesse sta per festival, manifestazione

L’otto marzo nelle città d’Italia

Come ogni anno, da esattamente cento anni, ieri in tutta l’Italia si è celebrata la Giornata Internazionale della  donna. La giornata commemora il tragico incidente avvenuto in una fabbrica di New York l’8 marzo del 1908, quando 129 operaie, per lo più italiane, morirono in un incendio  chiuse dentro la fabbrica.
Ogni città d’Italia ha celebrato la festa a suo modo, con fiocchi rosa intorno ai monumenti, con manifestazioni culturali, con aperitivi, o al grido “tutte al cinema”. Eccone alcuni esempi.

Roma. Maratona d’iniziative per l’8 marzo dal cinema per neo mamme alle visite mediche gratuite. I blitz del comitato “Se non ora quando?” con un fiocco rosa per la rinascita dell’Italia.
Faenza
. Mimosa e braccia listate a lutto è l’8 marzo delle lavoratrici Omsa. A Faenza non è un giorno di festa, ma di lotta. Tornano in piazza le lavoratrici della fabbrica del gruppo Golden Lady, da un anno in cassa integrazione perchè la proprietà ha deciso di trasferire la produzione in SerbiaLa mimosa appuntata sulla giacca, infilata nei capelli, stretta nel pugno. La mimosa venduta in piazza ma senza sorriso, con il volto segnato dalla rabbia e dalla preoccupazione, con al braccio una striscia nera, il simbolo del lutto. A Faenza oggi non è un giorno di festa, ma di lotta.
Milano
Sciarpe bianche e tutte in bici
l’8 marzo delle donne milanesi. Il Comune propone la festa sportiva a San Siro. Piscine e musei civici gratis per tutte. Alle 20 partirà una critical mass su due ruote che invaderà per un’ora le vie del centro.
Pescara 
una città in rosa Pescara infiocchettata da nastri rosa confetto. Mimose, mimose e ancora mimose, in tutti gli angoli della città su banchetti di fortuna o all’interno dei negozi. Ecco l’8 marzo del capoluogo adriatico. Tra tutte emerge l’iniziativa del comitato “Se non ora. Quando?”, che ha deciso di collocare 500 fiocchi nei  luoghi più noti. Il risultato è davvero suggestivo, nastri rosa dappertutto. La Repubblica


Uso della lingua

braccia listate a lutto: il simbolo del lutto in Italia è spesso una fascia nera intorno al braccio.
città infiocchettata da nastri: notare il contrasto tra “braccia listate a lutto” e “città infiocchettata”. Dei pezzi di stoffa usati con una simbologia completamente opposta.

La Costituzione Italiana e l’eutanasia, argomenti a favore

Il testamento biologico o quello “bio-illogico” come suggerisce la vignetta. Quale offende la Costituzione?
Proponiamo ai nostri lettori l’opinione del giornalista Michele Ainis del Sole 24 Ore e i quattro argomenti da lui sollevati a difesa del diritto al biotestamento e contro l’attuale decreto di legge Calabrò.
Se trasformiamo il diritto al biotestamento in un divieto, come vorrebbe il ddl Calabrò che la Camera sta per licenziare, questo è secondo Ainis, un atto anticostituzionale. Perché?

In primo luogo, l’art. 32 della Costituzione configura la salute come un diritto, non come un dovere. Nessuno va in galera se ha messo su qualche chilo di troppo, e dunque nessuno può essere costretto a sopravvivere a se stesso. Tant’è che il suicidio non è affatto un reato. Se ci provi e poi non ti riesce, rimani a piede libero. Ma è assurdo consentirtelo quando ne hai le forze, e invece proibirtelo quando il tuo corpo è esanime, carne appesa a un ago. Per lorsignori, viceversa, puoi ucciderti soltanto se stai bene. In secondo luogo, lo stesso art. 32 pone un limite alla libertà di decidere i propri trattamenti sanitari, se entra in gioco un interesse della collettività. È il caso delle vaccinazioni, obbligatorie benché talvolta il vaccinato possa subirne un danno fisico. Servono a evitare i rischi del contagio, così come internare un matto serve a proteggere gli altri dai suoi accessi di violenza. Ma quale minaccia recano i moribondi al prossimo? Di quale infezione era portatrice Eluana Englaro?

In terzo luogo, l’arte e la scienza sono libere, dice l’art. 33. Significa che lo Stato non può dettare agli scultori il soggetto da raffigurare, né stabilire in una legge come si curino i malati. Lo ha messo nero su bianco pure la Consulta (sentenza n. 382 del 2002): «Non è il legislatore a poter stabilire direttamente e specificamente quali siano le procedure terapeutiche ammesse, con quali limiti e a quali condizioni». Sicché il ddl Calabrò calpesta l’autonomia della scienza medica, insieme alla pietas dei familiari del malato. In quarto luogo e infine, c’è un ultimo diritto offeso da questa normativa poliziesca. Anzi è il primo diritto, quello di cui tutti gli altri sono figli. Il diritto alla privacy, che nella sua accezione generale garantisce la libertà degli individui rispetto al l’oppressione dei poteri pubblici. Libertà dalle angherie di Stato, che rendono un inferno la nostra vita quotidiana. Almeno da morti, lasciateci andare in paradiso.   Il Sole24 Ore

Uso della lingua

licenziare: approvare
lorsignori: Lorsignori è una forma più “colta” di “signori”, significa “loro + signori”. Di solito sottintende un ateggiamento di deferenza (molto rispetto), qui potrebbe essere usato con ironia.
mettere nero su bianco: dichiarare apertamente, con chiarezza.

Nella Carta il diritto di rifiutare le cure

“La vita è una questione di scelte” è uno spot di 44 secondi, censurato in Australia ed ora in rete, realizzato dal gruppo ‘The Works’ di Sidney per l’associazione Exit international. È stato rilanciato in Italia dall’Associazione Luca Coscioni e dal Partito Radicale.

Dopo la morte di Eluana Englaro il dibattito sull’eutanasia in Italia  è cresciuto in modo esponenziale.
Per questa ragione ci sembra interessante riproporre ai lettori del nostro blog le tappe più importanti e i nodi più dibattuti della questione.
Il 9 febbraio 2009 Eluana Englaro moriva nella casa di cura “La Quiete”.  Aveva 38 anni ed era vissuta per 17 anni in stato vegetativo, . Contemporaneamente, al Senato si discuteva il progetto di legge attraverso cui il Governo cercava di impedire la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione che ancora tenevano in vita la ragazza. Con la morte di Eluana terminava anche la lunga battaglia giuridica che suo padre portava avanti da quando la ragazza era rimasta coinvolta in un’incidente automobilistico, il 18 maggio del 1992, mentre tornava da una festa. Ma il dibattito scatenato dal suo caso rimaneva aperto e il clima politico molto caldo. Mentre il Governo Berlusconi era fautore di una legge che impedisse il diritto all’eutanasia, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva fin da principio appoggiato la decisione della Corte Costituzionale rifiutandosi di firmare il decreto del Governo che impediva la morte di Eluana.   L’Italia intera aveva seguito con molta passione la vicenda di Eluana, ed era spaccata in due.  Tuttavia, secondo un sondaggio Demos condotto per il quotidiano “La Repubblica” nel Novembre 2008 risultava che alla domanda: “Lei è favorevole o contrario alla possibilità di lasciare un testamento, il cosiddetto testamento biologico, in cui dare indicazioni ai medici e ai familiari di cosa fare in caso di coma irreversibile?” gli intervistati avessero risposto:
Favorevole 79,4% Contrario 13,3% Non sa/non risponde 7,3%
Nonostante la netta prevalenza dei favorevoli al biotestamento, il 26 marzo del 2009 il Senato ha approvato il molto contestato decreto legge Calabrò,  con 150 voti a favore e 123 contro. Questo è il testo dell’articolo di legge (DDL).
Le ragioni dell’opposizione contro questo testo di legge sono che con alcune opportune modifiche la maggioranza avrebbe di fatto annullato la validità del biotestamento. La più grave delle clausole  apportate alla legge è quella della “non obbligatorietà” da parte dei medici,  per cui come – sottolinea Gaetano Quagliariello, vice presidente dei senatori Pdl – Vogliamo lasciare al medico un margine per poter intervenire a fronte di nuove evidenze scientifiche”. L’opposizione, a partire dal senatore Pd Ignazio Marino accusa la “modificata” proposta di legge  di esssere “una presa in giro per i cittadini – per cui il biotestamento diventerebbe  secondo Felice Casson (Pd) – “carta straccia“. La Repubblica 

Uso della lingua
Palazzo Madama: Palazzo Madama è la sede del Senato della Repubblica. Spesso nel linguaggio giornalistico il termine sta ad indicare il Senato vero e proprio.

carta straccia: letteralmente carta straccia significa “waste paper”, qui indica qualcosa del tutto inutile.

Le donne che hanno fatto l’Italia

Primo incontro tra
Giuseppe Garibaldi (1837-1882) e
Anita (1821-1849) nel 1839, Ignoto del XIX secolo
Anna Magnani e Raf Vallone nelle vesti di
Anita e Giuseppe Garibladi in un film del 1984

In occasione dell’8 Marzo dell’Unità  il Quirinale celebra quest’anno le donne «che hanno fatto l’Italia», con un evento speciale, intitolato «150 anni di donne per un’Italia migliore». L’idea di fondo che anima la giornata, è di far incontrare idealmente le donne che hanno contribuito alla nascita dell’Italia unita, come Anita Garibaldi, a quelle che oggi troviamo in prima fila nella conservazione del patrimonio di civiltà per le future generazioni.
(Vedi Il Sole 24 Ore  e l’interessante Galleria di ritratti).   Sull’argomento suggeriamo di leggere l’intervista condotta dalla giornalista Serena Danna   “Le donne
tessitrici di identità” sul magazine della Domenica del 
Il Sole 24 Ore.   La giornalista intervista  alcune delle protagoniste del mondo della cultura femminile di oggi (tra cui Miriam Mafai, Rossana Rossanda, Gae Aulenti, suor Giulana Galli e l’imprenditrice Anna Maria Artoni) chiedendo loro di indicare le precorritrici di un’identità femminile forte. Emergono nomi come Nilde Iotti, Maria Montessori, Rita Levi Montalcini, e delle attrici italiane che hanno rappresentato la storia nazionale e costruito il “made in Italy” di successo: Anna Magnani, Silvana Mangano, Sofia Loren, Mariangela Melato, Stefania Sandrelli.   L’intervista si conclude con Carmen Consoli,  la giovane cantante siciliana, che i suoi fan chiamano «la cantantessa». Carmen dopo tante donne famose vuole ricordare anche le grandi donne comuni d’Italia. Tra queste Consoli affida la bandiera dell’eccezionalità a Felicia Impastato, mamma di Peppino, il ragazzo che combatté la Mafia nella Sicilia degli anni Settanta e finì ammazzato con una carica di tritolo il 9 maggio 1978 per volere dei boss. La Consoli ricorda la forza di una donna che nascose il figlio al padre colluso con la mafia, e che, dopo la tragica morte di Peppino, nonostante la quinta elementare, ripeteva sempre la sua lezione: «La cultura ci salverà dalla mafia».
«Studiate siciliani, studiate italiani, perché solo quando hanno conoscenza e coscienza popolare, le persone alzano la testa e si ribellano», conclude quasi come in un ritornello di una ballata, la Consoli,  una ballata civica, che – da Parigi fino a Catania – unisce oggi le grandi donne che stanno facendo l’Italia.  Il Sole 24 Ore.

Uso della lingua
Il Quirinale:  è la residenza del Presidente delle Repubblica Italiana, il termine si usa spesso come un’entità, o per fare riferimento al Presidente della Repubblica.
tessitrice: un’efficace immagine retorica. Le donne tessitrici (weavers) che creano il tessuto, cioè l’identità,  del paese.
colluso: illegalmente implicato

Gae Aulenti

E’ una nota architetta italiana la cui vita e carriera è legata alla storia e alla cultura del dopoguerra italiano. Qualche giorno fa Paolo Di Stefano le ha dedicato un profilo sul Corriere della Sera.  “Bisogna salire per una scaletta in ferro arancione, per raggiungere lo studio di Gae Aulenti. Un tavolo quadrato su cui sono distesi ampi fogli di progetti, vecchi modelli in legno alle pareti, alle spalle un altro tavolo bianco colmo di fogli, libri, matite, penne, forbici. Libreria fitta di cataloghi, fascicoli, classificatori. Idea di ordine e geometria. La stessa che emana dalla figura severa dell’architetto della Gare d’Orsay di Parigi, del Museo d’arte catalana di Barcellona, di Palazzo Grassi, delle ex Scuderie del Quirinale. Sigaretta tra le dita, capelli bianchi cortissimi, e calma, molta calma, gesti ampi delle braccia nel ricordare la sua lunga carriera. ‘Gli anni che passano? Uffah, che domanda… Io sono difesa dal mio lavoro e dalla mia passione’. A difenderla è anche la timidezza.”
Gae Aulenti è nata a Udine 83 anni fa, e dal 1948 vive a Milano che considera la sua città. “Un mestiere per uomini, l’architettura. O no?” le chiede Di Stefano, e Gae Aulenti risponde, “Lo so, ma io ho sempre fatto finta di niente”. Quanto ha sacrificato alla famiglia per il suo lavoro? “Sacrificio è una parola che non conosco”. Allora mettiamola così: quanto ha sofferto la famiglia per il suo lavoro? “Alle donne è sempre associato il sacrificio… Mia figlia è andata presto ad abitare a Roma, forse per sfuggire alla mia presenza un po’ forte. Io ho divorziato e oggi abbiamo delle famiglie un po’ fuori dal costume: forse per questo siamo più unite di chiunque altro. Boh!” Il Corriere della Sera.

Uso della lingua
Si noti il cambio di registro tra i dialoghi – colloquiali – e il resto dell’articolo, assai più formale. Uffah è un’esclamazione colloquiale che significa impazienza, boh significa incertezza.