Il tesoro di San Gennaro per la prima volta in mostra

Per la prima volta il leggendario tesoro di San Gennaro: il più importante, antico e inviolato tesoro esistente al mondo, verrà esposto al pubblico.   Dall’8 aprile al 12 giugno 150 pezzi del tesoro – compresi i «pezzi forti», verranno messi in mostra a Napoli, la città di cui il santo è patrono.   Questo bendiddio si potrà visitare lungo il «miglio d’oro» che va dalla Cappella al Museo di San Gennaro, dal Museo Diocesano all’Archivio Storico del Banco di Napoli, passando per i Girolamini. 

Per conoscere l’origine di “cotanto patrimonio” l’articolo ci offre un breve riassunto della storia del miracolo di San Gennaro. “La leggenda vuole che nel 305 d.C., durante la persecuzione dell’imperatore Diocleziano, il cristiano Gennaro venisse condannato a morte per decapitazione.  Quando si decise di traslarne  il corpo da Pozzuoli alle catacombe di Capodimonte accadde un fatto prodigioso: il sangue del martire, contenuto in due ampolle, divenne improvvisamente liquido. San Gennaro dimostrò così di essere presente perpetuando «‘o miracolo» nei secoli”.
La Cappella del tesoro di San Gennaro creata nel 1601 è stata fatta oggetto per quatro secoli di doni di inestimabile valore da parte di sovrani di tutto il mondo e perfino di papi. Come leggiamo nell’articolo, San Gennaro può battere la regina d’Inghilterra perfino nel valore del copricapo: “una mitria vescovile in oro e argento con 3.890 gemme, tra cui spiccano 3.328 diamanti (sic!), 198 smeraldi e 168 rubini, giusto per gradire. I gemmologi non hanno dubbi: questo è uno degli oggetti più preziosi al mondo”.
Il Sole24Ore

Se volete assistere alla celebrazione annuale del miracolo della liquefazione del sangue di S. Gennaro cliccate qui

Uso della lingua
bendiddio: significa abbondanza, ricchezza. In questo caso c’è anche un gioco di parole perché dei beni del “dio” dei napoletani.
cotanto: significa “così tanto”. È un vocabolo aulico utlizzato in chiave ironica.
o miracolo’: in dialetto napoletano c’e’ l’elisione della”l” dell’articolo. L’articolo ‘o’ è un maschile generico che vale come lo e anche il.

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