Tina Modotti

Nasce vicino a Udine, registrata all’anagrafe come Assunta Adelaide Luigia, ma si ritrova poi, sia pure in buona parte post mortem, nel pantheon dei miti del XX secolo: la donna bella e comunista, la rivoluzionaria, la scandalosa, l’attrice, sia pur per breve tempo, per film muti nella Hollywood degli anni Venti, l’emigrante italiana, la paladina della libertà, la perseguitata, l’esule politica, l’eroina del Messico e della guerra civile spagnola, l’antifascista, la musa ispiratrice, l’interprete di una vita da romanzo (e infatti ne sono stati scritti vari) ma, soprattutto, la grande fotografa. Si tratta di Tina Modotti, ed è a lei che è dedicata una mostra  nella sede espositiva dell’Istituto Cervantes in piazza Navona 91, a Roma, organizzata con l’ambasciata del Messico in Italia. Titolo della rassegna, «Tina Modotti: un nuovo sguardo», con una selezione di 26 fotografie scattate dalla pasionaria tra il 1923 e il 1927. Corriere della Sera.

Uso della lingua

L’autore di questo articolo, Edoardo Sassi, usa una lingua piuttosto ricercata. Si noti per esempio l’espressione latina, post mortem, che significa dopo la morte, o paladina (sostenitrice), musa (dea protettrice delle arti).

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