Accumulatori digitali

Siete degli accumulatori digitali? Per scoprirlo rispondete a queste domande proposte da Beppe Servegnini.

1) Conservate tutte le email spedite e ricevute?
2) Il numero dei vostri contatti Skype, sommato a quello degli amici su Facebook e dei follow su Twitter è pari agli abitanti del Molise?
3) Cancellare documenti vi provoca piccoli disturbi psicosomatici?
4) Le vostre fotografie sono distribuite su quattro piattaforme (telefono, iPad, portatile, computer fisso)?
5) Lo schermo del vostro computer, affollato di microscopiche icone, sembra un cimitero di guerra in cui non sapete trovare la lapide?
6) In ogni tasca, cassetto o borsa tenete almeno una chiavetta Usb? E non avete idea di cosa ci sia dentro?
7) Avete esaurito nomi di figli/animali domestici e, per le vostre moltissime password, dovete ispirarvi ai protagonisti dei recenti scandali?
8) Impiegate più tempo a cercare un documento che a scriverlo di nuovo?
9) Copiate tutte le foto su dozzine di Cd, e li numerate usando sempre lo stesso pennarello indelebile?
10) Infine: conservate floppy disk, dicendo che potrebbero interessare ai vostri figli?

Se tre o più risposte sono affermative, cominciate a preoccuparvi. Corriere della Sera.

Uso della lingua

Accumulatore digitale: è uno dei rarissimi casi in cui l’espressione inglese “digital hoarder”, è stata tradotta. In questo caso da Beppe Severgnini; la sua traduzione verrà accettata dalla lingua corrente? Lo vedremo.

L’Italia in cui Tabucchi credeva

Antonio Tabucchi

Antonio Tabucchi si è spento a Lisbona all’età di 68 anni. Era malato di cancro. Tra le sue opere più famose ricordiamo Notturno indiano, Sostiene Pereira e Requiem.
Invitiamo i nostri lettori interessati a conoscere piu’ da vicino Tabucchi a leggere l’articolo di La Repubblica ma anche i moltissimi altri che gli sono stati dedicati da tutta la stampa italiana.

Italian News Clicks vuole  ricordarlo con le parole di un articolo scritto da lui stesso prima di morire, perché ne condividiamo pienamente lo spirito. E’ la stessa sua fiducia che ci spinge da anni ormai a curare questo blog per i nostri lettori stranieri. Le parole di Tabucchi sono uno sprone a continuare in questa “missione”.

L’articolo si intitola: Sfogliando il made in Italy ( La Repubblica ) e voleva essere una riflessione sulle parole pronunciate dal Capo dello Stato Girogio Napolitano: “Nei confronti dell’Italia è insorta in Europa, e non solo in Europa, una grave crisi di sfiducia. Dobbiamo esserne consapevoli e sentircene, più che feriti, spronati nel nostro orgoglio e nella nostra volontà di recupero”. 
Cosi’ rispondeva Tabucchi: “.. nonostante che in Italia la cultura sia stata sistematicamente demolita, è anche vero che in alcuni paesi esteri, laddove ha operato una diplomazia culturale di alta qualità, è stata fatta emergere con un insolito rilievo.. A cosa si deve questo miracolo? Semplice, al fatto che mentre in Italia la nostra cultura veniva “essiccata”, in altri paesi essa veniva coltivata come una pianta rara da “missionari” che ben sanno quanto la cultura possa costituire l’immagine di un paese. …Perché gli inviati della stampa estera in Italia hanno giustamente diffuso nei loro paesi soprattutto le idiozie che una televisione di Stato umiliata e umiliante trasmette; hanno comunicato le volgarità con cui un impero mediatico assolutamente anomalo in Europa ha aggredito i migliori intellettuali e artisti italiani perché “dissidenti” da una stampa di famiglia.
Come sarebbe civile e intelligente, “per una nostra volontà di recupero”, aprire sul mondo, e in lingue più accessibili, questa finestra di cultura italiana che Grossi (e altri come lui citati nell’articolo)  ha aperto in Svezia, magari trasformandola in una rivista online che porti dappertutto la buona novella che in Italia esiste una cultura di grande vitalità e originalità che avremmo tutto l’orgoglio di far conoscere.
L’Italia è un paese che non ha mai smesso di dare al mondo il suo genio, il Bello, l’arte che ci è quasi naturale. Ma quando l’empietà e l’ignoranza prevalgono, è arduo sentirsi spronati nell’orgoglio di una volontà di recupero. Siano lodati quelli che nutrono ancora questa volontà.

Uso della lingua

spegnersi: morire

Note culturali

impero mediatico: si tratta di quello dell’ex capo del Governo, Berlusconi, proprietario della maggioranza delle reti televisive italiane.

Dante Everyman

In un bell’articolo sul Domenicale, l’inserto culturale del Sole 24Ore, Carlo Ossola, docente di letteratura italiana all’università di Torino, sembra quasi rispondere a quella commissione che consigliava di non far leggere Dante nelle scuole, perché antisemita, islamofobo, ecc. (v. Italian News Clicks del 15 marzo scorso). Ossola sostiene che la critica recente tende a pensare la Divina Commedia non tanto come un viaggio di Dante a Beatrice, ma a “ritornare a una ipotesi già avanzata dal Boccaccio e dai primi commentatori e ripresa nel Novecento da Ezra Pound: «In un senso ulteriore è il viaggio dell’intelletto di Dante attraverso quegli stati d’animo in cui gli uomini, di ogni sorta e condizione, permangono prima della loro morte; inoltre Dante, o intelletto di Dante, può significare “Ognuno”, cioè “Umanità”, per cui il suo viaggio diviene il simbolo della lotta dell’umanità nell’ascesa fuor dall’ignoranza verso la chiara luce della filosofia» (E. Pound, Dante, in Lo spirito romanzo, 1910).  … Così dunque, in questa quotidiana coralità di Everyman, è da proporre al XXI secolo la Divina Commedia, bene comune non dell’Italia soltanto, ma dell’umanità intera; e sempre così è stata intesa, dai primi commentatori al Boccaccio, come il poema al quale bussare e attingere per avere accoglienza, ospitalità, conforto. Lo testimonia ancora, al portale di un palazzo di Cannaregio il battente dantesco, e i tanti uomini che in nome di Dante, e leggendo il suo poema, hanno sfidato la barbarie, da Osip Mandel’štam a Primo Levi. Ogni giorno, Dante è davvero tutti noi.   Sole 24Ore.

Note culturali

In questo articolo sono nominati – ed evidenziati – vari scrittori di tutto il mondo.  Vi invitiamo a fare una ricerca sull’importanza che Dante ha avuto per loro.

Michele Serra, “Twitter mi fa schifo”

L’Italia dei twittatori è sottosopra. Oggi Michele Serra, in un’Amaca particolarmente velenosa e molto, molto snob, ha denunciato tutto il suo odio verso il Social Network più in voga del momento e chi lo usa sostenendo che “Twitter mi fa schifo. Fortuna che non twitto…”

A proposito dell’accanita reazione del mondo dei twitter alla sua Amaca Michele Serra scrive su Repubblica: ” L’ALTRO giorno ho scritto un corsivo contro il sensazionalismo urlato della stampa italiana. Pochi commenti, quasi tutti favorevoli. Il giorno successivo (ieri) ho scritto un corsivo contro il cicaleccio sincopato di Twitter. Moltissimi commenti, quasi tutti ostili.
Che cosa critica Serra ai twitter?
“E’ che quei medium hanno sì una formidabile funzione di servizio, di messa a fuoco di argomenti omessi o rimossi sui media “ufficiali”. Ma contengono anche una tentazione esiziale, che è quella del giudizio sommario, della fesseria eletta a sentenza apodittica, del pulpito facile da occupare con zero fatica e spesso zero autorevolezza.”
Servisse a capire che il rispetto delle parole, anche sui nuovi media, è almeno altrettanto importante dell’urgenza-obbligo-smania di “comunicare”. Per comunicare basta scrivere “io esisto”. Per scrivere, spesso è necessario dimenticarlo.
Repubblica.it

Uso della lingua

sensazionalismo: tendenza dei giornali a rendere sensazionali le notizie esagerandone l’ampiezza, per aumentare le vendite.
cicaleccio: un chiacchierare continuo come il rumore delle cicale. 
apodittico: ovvio, che non si puo’ negare. 

Note culturali

Amaca:  è una rubrica fissa che il giornalista Michele Serra cura sul giornale La Repubblica.

Dante antisemita e islamofobo

La Divina Commedia deve essere tolta dai programmi scolastici: troppi contenuti antisemiti, islamofobici, razzisti ed omofobici. La sorprendente richiesta arriva da «Gherush92», organizzazione di ricercatori e professionisti che gode dello status di consulente speciale con il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite e che svolge progetti di educazione allo sviluppo, diritti umani, risoluzione dei conflitti.
«La Divina Commedia – spiega all’Adnkronos Valentina Sereni, presidente di Gherush92 – pilastro della letteratura italiana e pietra miliare della formazione degli studenti italiani presenta contenuti offensivi e discriminatori sia nel lessico che nella sostanza e viene proposta senza che via sia alcun filtro o che vengano fornite considerazioni critiche rispetto all’antisemitismo e al razzismo». Corriere.

Note di cultura
L’articolo prosegue facendo numerosi esempi. Vi invitiamo a leggerne alcuni e a discuterne.

La cultura raccontata da chi la fa

Sul Sole 24 ore c’è un blog interessante, intitolato Faber blog – La cultura raccontata da chi la fa, in cui ogni settimana un esponente di una qualche disciplina culturale racconta il proprio lavoro. Vi invitiamo a seguirlo. L’ospite della scorsa settimana è stata Paola Mazzarelli, traduttrice dall’inglese, fondatrice della Scuola di Specializzazione per Traduttori Editoriali di Torino, dove insegna e di cui è coordinatrice didattica e redattrice della rivista online “Tradurre. Pratiche teorie strumenti“. Riportiamo alcune delle sue acute osservazioni sul mestiere di traduttore: “I diecimila libri che si traducono ogni anno escono alla luce e contribuiscono – non certo in piccola misura, se si considera che rappresentano quasi un quarto della produzione editoriale – a creare l’italiano di oggi. E dunque anche quello di domani. Non è responsabilità da poco per noi che quei libri traduciamo e rivediamo e per chi li pubblica e li mette in mano ai lettori. Ed è una responsabilità imprescindibile per chi, a qualunque titolo, opera nell’editoria e presume di fare cultura.
A fare una cattiva traduzione non sono tanto le madornali sciocchezze che a volte si incontrano nei testi tradotti. … È altra, e più subdola, la gramigna delle cattive traduzioni. Per esempio, quell’italiano prostituito all’inglese – la lingua della colonizzazione culturale di oggi – che in certi testi tradotti pare aver perso il senso e i modi della nostra consecutio temporum e aver dimenticato l’esistenza dell’imperfetto e del trapassato prossimo perché in inglese quei tempi hanno usi e frequenze diversi. … O ancora – tanto più dannoso perché apparentemente innocuo – quell’italiano sciatto, impreciso, lessicalmente e sintatticamente povero, dimentico della ricchezza e della forza della propria tradizione, che contraddistingue tante traduzioni di un’editoria frettolosa e irrispettosa dei suoi lettori. Sole 24 Ore.

Uso della lingua

gramigna: è una cosiddetta “erbaccia”, erba cattiva, dannosa, infestante che si diffonde molto rapidamente. Qui è usata in senso metaforico per intendere uno dei problemi più diffusi delle cattive traduzioni.
consecutio temporum: espressione latina che indica le norme che regolano la correlazione dei tempi verbali nelle proposizioni composte.

Vita di condominio, dura prova di convivenza civile

Vi proponiamo un divertente  articolo che offre uno spaccato di vita quotidiana nel nostro paese.
Se è vero che la famiglia è la cellula della società, la vita in condominio è l’iniziazione alla convivenza civile e le assemblee condominiali sono le palestre della nostra democrazia. Troppo comodo vivere in una villetta, in una casa colonica o in uno chalet di montagna e pontificare sull’importanza della convivenza civile e l’amore tra esseri umani: del resto lo diceva già Dostoevskij e lo ha ribadito Charlie Brown: «Amo l’umanità, è il prossimo che non sopporto». Bisogna vivere sullo stesso pianerottolo per poter dire certe cose, bisogna essersi occupati del colore delle tende dei balconi, di serramenti di alluminio, di orari per stendere i panni e di divieti di passare in bicicletta dalla portineria, e soprattutto bisogna aver frequentato almeno un’assemblea condominiale.
Quando sono venuto a Milano ho vissuto in palazzi che sono pieni di targhette metalliche apposte dall’amministratore e sono solo divieti: vietato bere in ascensore, vietato cantare mentre si passa in portineria, divieto ai cani di abbaiare… nemmeno in campo di concentramento; altri palazzi sono pieni di verde e senza cartelli ma appena butti una carta per terra intervengono le teste di cuoio. 
La Stampa

Uso della lingua

lo spaccato: insieme di elementi che ben caratterizzano un periodo, un ambiente o un fenomeno: Esempio: il film offre uno spaccato della società del dopoguerra.
pontificare: parlare con l’autorevolezza di un pontefice (Papa) 
il prossimo: le persone che sono vicine a noi.
pianerottolo:lo spazio su cui ad ogni piano di un palazzo  si affacciano le porte di ingresso degli appartmenti. (landing).
 

Trentamila italiani salutano Lucio Dalla nella sua Piazza Grande

Lucio Dalla, uno dei cantanti piu’ amati dagli italiani torna in Piazza Grande a Bologna circondato da trentamila “amici” accorsi a dargli il loro ultimo saluto. Non solo Bologna, ma il paese intero e’ in lutto per la scomparsa improvvisa di questo grande cantante.
A ricordarlo sul feretro tre oggetti, una rosa, una sigaretta e un cornetto portafortuna. Il cornetto è un regalo inviato da un suo amico professore di Napoli. La sigaretta, e la rosa erano invece, erano oggetti che Dalla aveva spesso fra le mani.
Su piazza Maggiore riecheggiano le note delle dieci canzoni scelte dall’entourage più stretto di Dalla, che andranno in loop tutto il giorno e anche domani mattina fino a quando inizieranno i funerali. Le canzoni sono nell’ordine “Tu parlavi una lingua meravigliosa”, “E non andar più via”, “Tango”, “Notte”, “Felicità”, “Cara”, “Ayrton”, “Apriti cuore”, “Le rondini” e infine “Caruso”. Sarà 4 marzo 43′ la canzone che verrà fatta ascoltare domani mattina all’apertura della camera ardente.
Un’ immagine dell’Ultima cena, in una rivisitazione moderna con Gesù e gli Apostoli raffigurati da giovani uomini, campeggia su un pannello nero alle spalle del feretro.
I funerali si svolgeranno domani, 4 marzo, giorno in cui avrebbe compiuto 69 anni, nella Basilica di San Petronio alle 14.30. Come richiesto dalla Cei all’interno della chiesa non risuonerà alcuna canzone di Lucio Dalla. Unico strappo alla regola sarà la lettura del testo di “Le rondini”, la canzone-poesia sul senso della vita scritta da Dalla nel 1990 da parte del suo partner Marco Alemanno.
Il Messaggero.it

Note culturali

Piazza Grande: è la canzone dedicata alla magnifica Piazza Maggiore di Bologna, che Lucio Dalla compose immedesimandosi nei panni di un senzatetto, abitante della grande piazza. Dalla memorabile canzone è nata l’associazione per i senza fissa dimora ‘Piazza Grande’, a cui Dalla era molto legato.
il cornetto: è considerato a Napoli un talismano della fortuna capace di allontanare gli influssi maligni e attirare quelli positivi


Il Made in Italy della filosofia

Benedetto Croce

Può apparire paradossale che mentre i filosofi italiani vengono invitati a scrivere in inglese dagli organi di valutazione accademica, la più aggiornata cultura filosofica americana da qualche anno parla italiano. Il fenomeno è sotto gli occhi di tutti. Non passa mese che in America non escano traduzioni, monografie e fascicoli di rivista dedicati alla Italian Theory, mentre si celebrano a ripetizione convegni su di essa, come recentemente alla Università di Cornell ( The Common in Contemporary Italian Thought) e del Massachussets ( Italian Social Theory), per non parlare di quello a New York sul New Realism. …  Quando anche sulla copertina di Foreign Affairs è apparso il volto di Croce – in corrispondenza con la pubblicazione del libro di B. e R. Copenhaver From Kant to Croce. Modern Philosphy in Italy (University of Toronto Press) – non è rimasto che prendere atto della cosa. … Come si spiega questa svolta che muta radicalmente il panorama, cui fino a qualche anno fa eravamo assuefatti, di un Paese culturalmente emarginato? … Per rispondere a questa domanda è necessario innanzitutto richiamare il carattere non nazionale – ed anzi tendenzialmente antinazionale – del pensiero italiano. Fin da sempre – dalla stagione rinascimentale – la filosofia italiana ha guardato oltre i propri confini, irradiandosi all’esterno e contaminandosi con altre tradizioni. Ciò è dovuto innanzitutto all’assenza, per secoli, di uno Stato nazionale. Naturalmente questo elemento di extraterritorialità è stato spesso visto come una forma di ritardo storico rispetto ad altri, più precoci, contesti nazionali. Ma, al contempo, ha liberato il nostro pensiero da vincoli politici ed istituzionali che hanno condizionato altre filosofie. In Italia è mancato un pensiero dello Stato come quello di Hobbes o di Hegel – ma proprio perciò la politica è stata colta, da Machiavelli fino a oggi, nella sua energia sorgiva e nella sua forza creativa. Repubblica.