E’ morta Inge Feltrinelli, ultima grande regina dell’editoria internazionale

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Inge Feltrinelli è stata protagonista di una fase importante della vita culturale italiana e internazionale.
In questa intervista al Corriere della Sera la Feltrinelli racconta degli straodinarii incontri della sua vita con Hemingway, Picasso,  Fidel Castro, Shagall, Simone de Beauvoir, John Kennedy. La sua vita è stata una pagina di storia.
Ecco una splendida foto che la ritrae quando era ancora una giovane fotografa con Hemingway.

 

L’italiana di oxford che unisce scienza e umanesimo

L’italiana di Oxford che unisce scienza e umanesimo è Cristina Dondi, Professor of Early European Book Heritage, a cui Stefano Salis del Sole 24Ore dedica un articolo dettagliato e molto interessante. Al centro dell’articolo c’è lei, ma ci sono soprattutto i libri antichi di cui si occupa in maniera innovativa. “… [i libri] sono al centro della sua vita … per essi ha “inventato” un sistema di “tracciabilità” assolutamente contemporaneo e innovativo che oggi la fa essere al centro del dibattito della sua disciplina. Ma non solo: cosa del tutto inaudita, lei, studiosa di materiali per “adepti”, per una volta ha comunicato talmente bene la sua ricerca che è “finita” nel circo mediatico: con tenacia e determinazione ha convinto Wall Street Journal, Financial Times, Bbc, Rai che di libri antichi si può parlare, e bene, anche al grande pubblico.

Ecco: il passo successivo, che Cristina Dondi ha sempre avuto molto chiaro è stato quello di non rinchiudere la sua cultura dentro l’accademia ma liberarla fuori. Nel 2010, con i fondi della British Academy, ha ideato, e poi, negli anni, curato – assieme a un team tutto italiano -, il «Material evidence in Incunabula (Mei)», un database in grado di tracciare la diffusione e l’uso dei libri stampati nella seconda metà del Quattrocento, oggi sparsi in circa quattromila biblioteche fra Europa e Usa. Il progetto ha ricevuto lo European Research Council Consolidator Grant per capire come la società di fine ’400 ha reagito all’innovazione tecnologica: è un passo verso l’integrazione fra cultura umanistica e sapere scientifico-tecnologico”.

Il lavoro di Cristina Dondi sarà oggetto di una mostra che si terrà a Venezia, alla Biblioteca Marciana, dal 1 al 30 settembre prossimi, dal titolo “Printing R-Evolution 1450-1500”, i 50 anni che hanno cambiato l’Europa.

Note culturali

Incunabula (latino), incunabolo/i in italiano: sono i libri stampati tra la metà del XV secolo e il 1500.

Esercizi

Dopo aver letto l’intero articolo provate a: 1) spiegare il titolo, 2) descrivere come erano fatti i libri antichi, 3) raccontare quali storie si possono ricavare dalla tracciabilità dei libri antichi.

Sovranismo

“… dispute sui confini, protezionismo commerciale, battaglie separatiste e ostilità nei confronti di migranti fanno del sovranismo il nuovo protagonista sulla scena italiana ed europea.

Se a tutto ciò aggiungiamo il linguaggio aggressivo che troppi leader europei adoperano contro i parigrado di altri Paesi e la crescente intolleranza contro migranti, rom e minoranze espressa da una miriade di eletti locali, regionali e nazionali non è difficile trarre la conclusione che il sovranismo è una idea politica che esalta le identità particolari in maniera estrema.

Ma non è tutto perché l’altro aspetto del sovranismo è l’idea che un leader deve essere forte, determinato, energico e dunque assai più credibile delle istituzioni della democrazia rappresentativa. Orban, Salvini, Beppe Grillo e Kurz incarnano in maniera diversa tale versione di leadership.

Infine, ma non per importanza, i sovranisti hanno continuamente bisogno di avversari per continuare a guidare la rivolta che li esprime: l’establishment nazionale ed europeo è il bersaglio preferito, i migranti incarnano il pericolo immanente e il multiculturalismo è l’avversario culturale perché espressione della versione opposta della loro identità. In sintesi ci troviamo di fronte ad una riedizione tribale del nazionalismo dove al posto dello Stato da creare c’è un’identità primordiale da esaltare per riuscire a ridurre quanto più possibile la globalizzazione. È l’età della disgregazione che sta avvolgendo non solo il nostro Paese ma l’Europa intera”. Maurizio Molinari sulla Stampa.

Il direttore della Stampa, Maurizio Molinari, risponde a un gruppo di lettori allarmati dalla situazione politica italiana. Un articolo interessante, anche sul piano linguistico, perché vi si trovano termini assai ricorrenti nei media, a cominciare proprio da sovranismo. Per saperne di più su questi argomenti, vi consigliamo un altro articolo, Populismo, sovranismo e neoliberismo, di  Alessandro Somma, MicroMega, da cui è tratta anche l’immagine.

Con l’invito a riflettere su questi temi assai complessi, facciamo a tutti i nostri AUGURI DI BUONE VACANZE!

Il Mondiale può fare a meno dell’Italia…

Dopo una decina di giorni di mondiali, alcuni milioni di inconsolabili tifosi italiani sono già stati consolati. La Coppa procede benissimo anche senza di noi, è un po’ quello che succederà il giorno in cui (il più tardi possibile, facciamo le corna, tocchiamo ferro, grattiamoci l’inguine, non sia mai) dovremo lasciare questa valle di lacrime: un po’ di smarrimento iniziale in chi ci conosce, un po’ di dolore in chi ci vuol bene e poi tutto andrà come deve andare, cioè avanti.
L’Italia non manca al mondiale più di quanto il mondiale manchi all’Italia: lui è molto bello anche senza di lei, a volte succede. L’ansia più che altro mediatica di trovare una squadra del cuore alternativa, un surrogato di maglia (l’Islanda, seeeh, figuriamoci) si è placata subito. E’ bastato il rutilante 3-3 fra Spagna e Portogallo per farci capire che la nazionalità di chi ama lo sport è una soltanto, e cerca emozione e bellezza dove c’è. Se poi ci si può agitare anche un po’ per faccende di campanile, bene, lo facciamo volentieri, ma non è indispensabile. Un mondiale di calcio non è il Palio di Siena (semmai, nel caso dell’Italia è più quello degli asini di Alba) e la bandiera può pure diventare un drappo che offusca la visione, come talvolta succede allo stadio. Occhio asciutto e vigile, dunque, per non farci mancare niente. Repubblica.it

Curiosità linguistiche e culturali

facciamo le corna, tocchiamo ferro, grattiamoci l’inguine: gli italiani sono molto superstiziosi. Esistono quindi molte espressioni e gesti che servono a allontanare la cattiva sorte. Queste tre sono alcune di queste. Fare le corna usando l’indice e il mignolo di una mano, toccare ferro (in altri paesi si dice toccare legno), in quanto all’inguine, quello che si tocca o si gratta sono in realtà gli attributi maschili.

seeeh, figuriamoci:”seeeh, significa “sì” usato soprattutto a Roma per accentuare l’incredulità di un fatto. In questo caso che l’Islanda possa vincere.
asini di Alba: è un Palio (una gara) che si svolge nella città di Alba, corso da asini invece che da cavalli come il più storico e celebre Palio di Siena.

faccende di campanile: cioè antagonismi tra “campanili” cioè chiese, ma anche quartieri o fazioni diverse. La parola “campanilismo in italiano significa attaccamento esagerato alla propria città o paese.

asini di Alba: nella città di Alba, in Piemonte, si svolge ogni anno un palio di asini, che ovviamente non è paragonabile al Palio di Siena.  La Coppa del Mondo, secondo il giornalista non richiede il campanilismo del Palio di Siena, e un po’ ironicamente paragona i giocatori italiani agli asini di Alba.

 

 

 

«Mettiamo i nostri corpi sulle navi che salvano i migranti»

Lo scrittore Sandro Veronesi in una lettera aperta del 9 luglio sul Corriere della Sera diretta ad un altro famoso scrittore e giornalista, Roberto Saviano, lancia una sfida  ai personaggi più illustri della vita publica italiana, di mettere i propri corpi sulle navi dei migranti. Ecco uno stralcio della sua lettera.:

“Ci vorrebbe, per dire, il commissario Montalbano, che ha il doppio di spettatori di quanti elettori abbia avuto la Lega a marzo. (Tra l’altro, nel backstage della prossima stagione, che già circola in rete, sembrerebbe che lui, cioè non Luca Zingaretti, ma proprio Montalbano, il personaggio, sia già lì, in mezzo al mare, a braccia aperte). Sempre per dire, mi sono sentito di colpo molto più forte quando ho visto la fotografia di Totti con in mano la scritta #withrefugees dell’Unhcr: pensa se il corpo ce lo mettesse lui, pensa se su una di quelle navi ci fosse Totti. Il suo corpo su una di quelle navi farebbe capire a un sacco di persone come stanno le cose, più di mille parole. Sto sognando? Sto dicendo una sciocchezza? Checco Zalone. O Claudio Baglioni. O Federica Pellegrini. O Jovanotti. O Sofia Goggia. O Celentano. O Monica Bellucci che fa da interprete dal francese. O Chiara Ferragni che allatta. O Giorgio Armani che compie 84 anni. Sulla nave. Laggiù. In quel tratto di mare dove la gente viene lasciata morire per opportunismo, o far pressione su Malta, o su Macron. Ovviamente sto facendo nomi così, di getto, non sto convocando nessuno, non mi permetterei mai di farlo: dico solo, a te che sei perennemente convocato, che forse ora ci vorrebbe qualche persona veramente influente che ci metta il corpo” Per leggere tutta la lettera clicc QUI:Corriere.it

Roberto Saviano risponde a Sandro Veronesi dalle pagine di Repubblica.

Caro Sandro Veronesi, ti ringrazio per la tua lettera e per aver dedicato tempo e passione a ciò che sta succedendo. L’attenzione che mostri verso chi sta vivendo l’inferno in terra non è cosa scontata in tempi in cui si è tutti trincerati dietro steccati di paura. E il tuo mettere il corpo al centro di tutto non è vaneggiamento, perché di corpi si tratta. Sempre. Antonio Tabucchi fece dire al suo umanissimo e cattolico Pereira “io non credo nella resurrezione della carne”. Con questo voleva dire che il nostro momento è ora. È qui che dobbiamo essere, senza sperare che nell’aldilà avremo una seconda possibilità.
La tua, Sandro, era una lettera alta, che voleva parlare allo spirito, io mi calo invece sempre nella materialità e qui trovano i nostri percorsi un punto di congiungimento, nella fisicità della battaglia che deve contemplare i corpi a difesa dello Stato di Diritto. Chi oggi chiude i porti alle Ong ha già chiuso le porte agli italiani, li sta condannando alla peggiore delle povertà possibili, perché oltre alla povertà del corpo rischia di condannarli anche alla povertà dello spirito.

Caro Sandro, io ci sto, questa battaglia la combatto da anni e non ho alcuna paura di perdere perché sono certo di una cosa: saremo più grandi noi nella nostra sconfitta, che loro in questo barbaro trionfo.

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Troppi errori di grammatica: il comune richiede un corso di italiano per gli italiani

 

Strafalcioni, congiuntivi sbagliati, ‘a’ senz’acca, l’assessore alla Cultura lancia un’operazione di ripasso: “Non è un’iniziativa di alfabetizzazione per gli stranieri, ma è pensato proprio per i nostri concittadini, lo abbiamo chiamato ‘Cinque ripassi della grammatica'”

Troppi strafalcioni e poca padronanza della lingua italiana, con molte ‘a’ senz’acca e i congiuntivi dimenticati. Cosi’ l’assessore alla cultura del Comune di Bariano nella Bassa bergamasca ha pensato e organizzato in Municipio un corso di italiano rivolto agli italiani. Un ripasso di grammatica per consentire ai residenti di rispolverare le regole studiate sui banchi di scuola ma dimenticate con il passare del tempo.

“Il corso è aperto a tutti – ha spiegato all’Eco di Bergamo l’assessore alla Cultura Marino Lamera – ma non e’ un corso di alfabetizzazione per stranieri, lo abbiamo pensato proprio per i barianesi e infatti lo abbiamo chiamato ‘Cinque ri-passi della grammatica’, in ogni caso si sono iscritti anche alcuni stranieri che pero’ avevano una conoscenza dell’italiano piu’ avanzata”. Il successo e’ stato senza precedenti: in pochi giorni si sono iscritti in 15, tutti pronti a imparare a scrivere meglio e magari non dimenticare le acca. Repubblica.it
Informazioni linguistiche
A dio pupa tio amato La scritta riportata nell’immagine sarebbe dovuta essere: “Addio pupa (ragazza) ti ho amato.” Una dichiarazione drammatica che per “gli strafalcioni” risulta invece comica.
Strafalcione: un grave errore linguistico, di grammatica o di ortografia. Errori  giustificabili per gli stranieri ma non per gli italiani.
Alfabetizzazione: insegnare a leggere e a scrivere.
Bassa Bergamasca: Bergamo è una provincia della Lombardia non lontana da Milano. La Bassa Bergamasca è la zona a sud di Bergamo. Questa zona ha un’identità culturale e linguistica molto forte. Il dialetto di questa zona è molto diverso dall’italiano.
Un famoso film del 1978 L’albero degli zoccoli” è stato girato nel dialetto locale della Bassa Bergamasca ed  è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare. 

Il romanesco di oggi

A Roma, come nel resto del mondo, il linguaggio dei giovani è in continuo fermento e si nutre inevitabilmente del dialetto locale ma con una quota aggiuntiva di fantasia e creatività. «Scialla», dopo il fortunato e intelligente film scritto e diretto nel 2011 da Francesco Bruni, significa per tutti «stai sereno», se ne occupò anche l’Accademia della Crusca costretta a fare i conti con la contemporaneità.

Ma basta mettersi in ascolto davanti ai licei, aspettando figli in uscita, o ai semafori in motorino (la reattività romanesca di fronte a ogni evento è proverbiale) per ascoltare ondate di neologismi in un vernacolo adolescenziale rivisto nel secondo decennio del terzo millennio. E scoprire che «ciotto» significa «carino», «fare rate» indica «fare schifo» e «piottare» definisce un’andatura velocissima. Se si cerca ospitalità si usa il termine «imboccare» («Chi mi fa imboccare a casa sua oggi?»).

Il romanesco, insomma, è vivissimo anche come materia letteraria. È uscito da Mondadori l’ultimo bel libro di Eraldo Affinati, «Tutti i nomi del mondo», resoconto-bilancio dell’esperienza dello scrittore come insegnante di italiano nella scuola per immigrati «Penny Wirton», dove il protagonista-docente si confronta con un ex alunno, Ottavio, che si esprime solo in romanesco. Paolo Conti, Il Corriere.

Un giorno a Vigevano

In attesa del nuovo governo, e della primavera, vi presentiamo una bellissima città lombarda, Vigevano.

“Bella, colta e situata a soli 35 km da Milano, Vigevano è la “città ideale” immaginata da Leonardo Da Vinci. Al genio rinascimentale, che qui soggiornò a lungo presso la corte di Ludovico il Moro, è dedicata la Leonardiana (ingresso 10 euro), un museo unico al mondo dove si possono ammirare tutte le opere che Leonardo riuscì a realizzare nel corso della sua prolifica vita, tra cui le fedeli riproduzioni dei suoi disegni, taccuini, codici e dipinti più celebri.

La scenografica Piazza Ducale, con il Duomo barocco e i portici punteggiati di ristoranti, caffè, gallerie d’arte e negozi ospitati nelle vecchie botteghe, un tempo occupate dai commercianti di lana e seta, è il fulcro della vita cittadina. A due passi, il Castello Visconteo-Sforzesco catapulta il visitatore in uno dei più grandi complessi fortificati d’Europa. Marta Ghelma, La Stampa.

Ma a Vigevano ci sono anche musei speciali, come il Museo Internazionale della Calzatura “Pietro Bertolini”. Se leggete tutto l’articolo, scoprirete le varie attività e curiosità culturali e turistiche che offre questa città.

Nella mente dei pianisti

Lo studio di Roberta Bianco, neurobiologa diplomata al conservatorio, svela le differenze nella mente di jazzisti e musicisti classici. Mostrando come la loro mente sia perfetta per capire i segreti della neuroplasticità umana. Anni e anni di esercizio, infatti, la rendono un ottimo terreno d’esame
L’ammirazione per il prof di scienze, le lezioni di flauto. L’amore per Bach: «Le sue melodie come un mondo perfetto d’incastri e variazioni». Roberta Bianco, 31 anni, ha risolto così: diploma al conservatorio, master in neurobiologia a Pavia e dottorato in neuroscienze cognitive al Max Planck Institute di Lipsia, in Germania.
Ora, dopo un anno in Canada, si è trasferita all’University College di Londra. Qui sta studiando la maniera in cui il cervello riconosce determinati schemi sonori.
«Suonare è un piacere immenso, mi appassiona e gratifica la sfida. Ma non faceva per me, la persona meno musicale che conosco. Sono pure stonata». Ha preferito la ricerca. Senza dimenticarsi delle note. Così da più di cinque anni entra nella testa dei pianisti «con l’obiettivo di capire quali sono i processi cerebrali che guidano chi si mette alla tastiera, come una mano invisibile». Cosa c’è dietro quegli accordi che ci emozionano. «La musica è l’esempio di ciò che la mente umana è in grado di fare nella sua massima espressione» spiega la studiosa. Il cervello dei musicisti «è una scatola nera su cui fare luce». Scoprirne i segreti, il meccanismo.

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Uso della lingua

Non faceva per me: è un’espressione idiomatica che significa “non era una cosa adatta per me”

Il discorso di Mattarella per il Giorno della Memoria

Per commemorare il giorno della memoria vi proponiamo qualche riga del bel discorso del nostro presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione delle celebrazioni di questa importante giornata. “Il presidente della Repubblica non si è limitato alla celebrazione rituale o alla deplorazione generica. Ha invece affrontato la questione ancora scabrosa e dolente delle leggi razziali varate ottanta anni fa dal fascismo con toni decisi e argomentazioni nette, non scontate né usuali nei discorsi ufficiali di un capo di Stato”, dice Giovanni Sabbatucci sulla Stampa.

Ma ecco una parte del discorso. Vi invitiamo, comunque, a leggerlo per intero, è una bella lezione di storia e di educazione civica e democratica.

“Ancora oggi ciò che ci interroga e sgomenta maggiormente, di un mare di violenza e di abominio, sono la metodicità ossessiva, l’odio razziale divenuto sistema, la macchina lugubre e solerte degli apparati di sterminio di massa, sostenuta da una complessa organizzazione che estendeva i suoi gangli nella società tedesca.

Il cammino dell’umanità è purtroppo costellato di stragi, uccisioni, genocidi.

Tutte le vittime dell’odio sono uguali e meritano uguale rispetto. Ma la Shoah – per la sua micidiale combinazione di delirio razzista, volontà di sterminio, pianificazione burocratica, efficienza criminale – resta unica nella storia d’Europa. …

Anche in Italia questo folle e scellerato processo di riduzione delle persone in oggetti fu attuato con consapevolezza e determinazione. Sul territorio nazionale, è vero, il regime fascista non fece costruire camere a gas e forni crematori. Ma, dopo l’8 settembre, il governo di Salò collaborò attivamente alla cattura degli ebrei che si trovavano in Italia e alla loro deportazione verso l’annientamento fisico.

Le misure persecutorie messe in atto con le leggi razziali del 1938, la schedatura e la concentrazione nei campi di lavoro favorirono enormemente l’ignobile lavoro dei carnefici delle SS.

Le leggi razziali – che, oggi, molti studiosi preferiscono chiamare “leggi razziste”- rappresentano un capitolo buio, una macchia indelebile, una pagina infamante della nostra storia.

Ideate e scritte di pugno da Mussolini, trovarono a tutti i livelli delle istituzioni, della politica, della cultura e della società italiana connivenze, complicità, turpi convenienze, indifferenza. Quella stessa indifferenza, come ha sovente sottolineato la senatrice Segre, che rappresenta l’atteggiamento più insidioso e gravido di pericoli”. Quirinale.