Caivano, la scuola anti camorra: così dal degrado sbocciano giovani chef

Caivano, la scuola anti camorra: così dal degrado sbocciano giovani chef

Un gruppo di ragazzi entra all’Istituto Tecnico e Alberghiero Morano di Caivano, provincia di Napoli: 900 gli iscritti. La sede è in un casermone basso e largo già destinato ad ospitare i terremotati del 1980 (foto Rocco Rorandelli )

A Napoli c’è una strada larga senza case né negozi, in fondo le palazzine dai colori sbiaditi di un posto che non mantiene le promesse del suo bel nome, e subito prima un casermone basso e largo preceduto da un cortile con le aiuole e un campo da calcetto. Quel blocco di muri e finestre si chiama Opportunità. Ha anche un altro nome, il nome vero, ma potrebbe averne pure altri mille: resta comunque e soprattutto una opportunità. Perché dentro c’è una scuola che non è una scuola qualsiasi. Aule e laboratori dove i ragazzi non soltanto studiano e imparano: si salvano. Non tutti, certo. Qualcuno non si salva e molti non ne hanno bisogno. Ma tanti altri sì. E lì si salvano dall’ignoranza, dalla violenza, da un destino segnato lungo un solco che porta a una banda di camorra, a una piazza di spaccio, a maternità precoci, al carcere. Alla morte.

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Guida alla lettura
Leggi l’articolo cercando delle risposte a queste domande:
1. Come si chiama la Dirigente della scuola di Caivano?
2. Qual è la storia di questa persona?
3. Come si chiama il quartiere dove si trova la scuola?
4. Che cosa c’è di incongruo in questo nome?
5. Quando fu costruito questo quartiere?
6. Qual è l’attività più diffusa in questo quartiere?
7. Contro cosa combatte da anni il parroco del quartiere Maurizio Patriciello?
8. Com’era la scuola nel 2007 quando la nuova dirigente ci è entrata?
9. Dove trovano lavoro oggi gli studenti di Caitano?
10.Che cosa sogna la dirigente per la sua scuola?

1.La sede è in un casermone basso e largo
2. Fu scelto quel nome che adesso sembra uno sfottò
3. ..per trovare un lavoro che sia un lavoro vero e non manovalanza delinquenziale

Tema per la discussione
Perché secondo te le foto di questo articolo mostrano solo ragazzi e non ragazze? Eppure la scuola è mista.

I volti di Lombroso

Sapete chi era Cesare Lombroso? Era un medico e un antropologo dell’Ottocento ed è stato uno dei fondatori della moderna criminologia. Le sue terorie si basavano sul concetto del criminale per nascita, secondo cui l’origine del comportamento criminale era insita nelle caratteristiche fisiche del criminale, persona fisicamente differente dall’uomo normale in quanto dotata di anomalie e atavismi, che ne determinavano il comportamento deviante. Nella sua opera, L’uomo delinquente, Lombroso fa un’analisi molto dettagliata dei caratteri somatici criminali, corredandola con immagini. Ora queste immagini sono in mostra al Museo del Cinema di Torino, nella Mole Antonelliana,

La mostra «I mille volti di Lombroso» inizia con un busto in bronzo della testa di Neandertal, che ci porta subito alla scoperta della sua teoria sull’atavismo. Lombroso sosteneva infatti che alcuni individui criminali presentassero i caratteri regressivi tipici dell’uomo primitivo. Sosteneva anche che la terza fossetta occipitale del cranio umano, situata alla base, caratterizzasse i delinquenti, come l’asimmetria del volto, le orecchie appuntite e gli occhi ravvicinati. Lo si può vedere nelle immagini in mostra, da ieri e fino al prossimo 6 gennaio, al Museo del Cinema di via Montebello. In esposizione ci sono 305 fotografie che dialogano con tredici disegni, due manoscritti, un calco in gesso di un cranio e una maschera mortuaria in cera. E ancora strumenti scientifici, manufatti realizzati da pazienti psichiatrici, libri e riviste.

«La mostra vuole raccontare, seguendo l’ordine cronologico delle sue ricerche, i mille volti studiati da Lombroso – dice Cristina Cilli, conservatrice, co-curatrice e responsabile dell’archivio del museo -, che identificava (erroneamente) le persone in base ai propri tratti somatici». Cristina Insalaco, La Stampa

Spunti di discussione

Un personaggio e una mostra che non potevano non suscitare delle polemiche. Ne accenna anche l’articolo, in fondo. Voi che ne pensate? Qual è secondo voi l’opinione di scrive l’articolo, e quella ella curatrice della mostra? Da che cosa la si può ricavare?

All’Italia l’Ig Nobel 2019 per la Medicina grazie alla pizza: “È anticancro solo se fatta in Italia”

La cerimonia nel Massachusetts per gli irriverenti riconoscimenti alla scienza

L’Italia vince l’Ig Nobel 2019 per la Medicina per «aver fornito l’evidenza che la pizza può proteggere da malattie e morte, purché fatta e mangiata in Italia», si legge nella motivazione del premio che la rivista Annals of Improbable Research e l’Università di Harvard dedicano alle ricerche che fanno «ridere ma anche riflettere». Ig Nobel 2019, sono i premi che da 1991 sono dedicati alla scienza improbabile e alle ricerche più immaginifiche. Tra musiche, concerti e dimostrazioni esilaranti, la cerimonia è finanziata anche dalle associazioni di Fantascienza e degli studenti di Fisica dell’Università di Harvard.
Nel minuto che ogni ricercatore ha a disposizione per esporre i suoi risultati e le motivazioni delle ricerche sulla pizza, Gallus ha detto che la pizza può protegge dall’infarto del miocardio e da alcune forme di tumore. Gli ingredienti devono essere però, ha aggiunto, quelli tipici della dieta mediterranea: no, quindi, ad altre «interpretazioni» della pizza.
Per leggere tutto l’articolo clicca qui: LaStampa

Se volete partecipare dal vivo alla cerimonia cliccate qui:
Cerimonia dell’Ignobel

Ecco la lista completa dei vincitori del Ignobel 2019

Informazioni utili

Nella dieta mediterranea i prodotti devono essere il più possibile naturali. Se possibile, preferite il pane casereccio, ad esempio. La pasta è un altro alimento fondamentale della dieta mediterranea. Solitamente va cotta al dente e condita con un filo d’olio e pomodoro fresco. Una vera bontà che apporta il giusto nutrimento, ad esempio, a pranzo, se seguita da un frutto di stagione. Per condire, date la priorità all’olio extra vergine d’oliva, più naturale e meno grasso! Consumate grandi quantità di pesce azzurro del Mediterraneo, ricco di Omega 3 e di apporti nutritivi. E, poi, non dimenticatevi mai il toccasana che su una tavola italiana non manca mai: il vino! Un bicchiere di rosso al giorno toglie il medico di torno. È la medicina a parlare e, allora, cin cin!

 

 

 

Elena Ferrante, torna in libreria scrittrice misteriosa

È di questi giorni la notizia dell’imminente uscita del prossimo romanzo di Elena Ferrante. Le agenzie di stampa e i giornali di tutto il mondo hanno annunciato l’evento.
La vicinanza dei due ultimi post in ItalianNewsClicks non è casuale visto che il nuovo romanzo della Ferrante coincide con la riscoperta nel mondo anglosassone di Natalia Ginzburg.
Secondo The Guardian ” leggere la Ferrante è come trovare un nuovo amico, mentre leggere la Ginzburg è come trovare un mentore”…” reading Ferrante can seem like making a new friend, reading Ginzburg is more like finding a mentor. Here is someone who shares the experiences of daily life but also brings a fully formed moral and intellectual compass that allows you to see these experiences more objectively. From the smallest components of domestic life, she builds a world with the ethical complexity of the great 19th-century novels.”

 © ANSA

Il nuovo romanzo dal 7 novembre. Il titolo è ancora top secret

Fenomeno editoriale da oltre 10 milioni di copie vendute nel mondo, tradotta in 40 paesi, amatissima negli Stati Uniti, Elena Ferrante, l’autrice bestseller della saga dell’Amica geniale, torna un libreria il 7 novembre con un nuovo romanzo. Il titolo e’ ancora top secret e dal piccolo frammento anticipato dalla casa editrice E/O si capisce che sara’ ambientato ancora una volta a Napoli.

..La misteriosa scrittrice senza volto – sulla cui identita’ si sono fatte tante ipotesi tra le quali la piu’ accreditata sembra essere quella che la identifica con Anita Raja, la moglie di Domenico Starnone e traduttrice di E/O – scatena ancora una volta la curiosita’ di fan e lettori e la sorpresa accende i social: sara’ l’inizio di una nuova saga? Un libro autoconclusivo? O magari a parlare e’ la figlia di Lila, in un ideale seguito della quadrilogia?  Per saperne di più clicca qui L’Ansa
Altre testate che hanno riportato la notizia:
LaRepubblica
Il Corriere
The Guardian
HarpersBazaar
Vogue

 

L’America riscopre Natalia Ginzburg

Effetto Ferrante, e l’America riscopre Natalia Ginzburg. “Una dei grandi autori italiani del ventesimo secolo”, scrive il New York Times, salutando la nuova pubblicazione in inglese di due opere di fiction della scrittrice morta nel 1991 a 75 anni nella sua casa al centro di Roma. Merito forse del successo planetario dell'”Amica geniale” e dei successivi capitoli della tetralogia napoletana, ipotizza Parul Sehgal sul quotidiano americano, ma intanto, quale che sia la ragione, il 25 giugno tornano in libreria il romanzo del 1947 “E’ stato così” nella versione classica di Frances Frenaye del 1949, e “Caro Michele”, appena ritradotto da Minna Zallman Proctor, editor di Literary Review e premio PEN Poggioli, con un nuovo titolo: “Happyness as Such”. Alessandra Baldini, Ansa Cultura.

Sempre su Natalia Ginzburg, invitiamo anche a leggere il bell’articolo di Joan Acocella, “Rediscovering Natalia Ginzburg,” uscito di recente sul New Yorker.

Inoltre nel 2018 è uscita una biografia di Natalia Ginzburg scritta da Sandra Petrignani  intitolata La Corsara. Per saperne di più cliccate qui: Corriere

Note di cultura

Effetto Ferrante: Qui l’autrice dell’articolo si riferisce a Elena Ferrante, la popolare scrittrice italiana, autrice della tetralogia napoletana, il ciclo di quattro volumi raccolti sotto il titolo L’amica geniale. Nel primo articolo citato ci sono vari altri riferimenti a Ferrante, vi invitiamo a cercarli. In entrambi gli articoli ci sono vari riferimenti a scrittrici e scrittori; vi inviatiamo di nuovo a cercarli in modo da disegnare una sorta di mappa letteraria intorno a Natalia Ginzburg, una delle figure più interessanti della letteratura italiana del ‘900.

Gli eterni bambini dello Zecchino d’Oro

Sessant’anni fa in Italia nasceva Lo Zecchino D’Oro. Oggi in occasione della prossima uscita della fiction televisiva RAI “I Ragazzi dello Zecchino d’Oro” proponiamo questo articolo per ricordare questa incredibile iniziativa e il grande personaggio che l’aveva ideata, caro a tutti gli italiani, Mago Zurlì.
Nel nome di Mariele Ventre: gli eterni bambini dello Zecchino d'Oro
È il 1968 e Barbara Ferigo, 4 anni e mezzo, di Gorizia, canta Quarantaquattro gatti: vince la 10° edizione dello Zecchino d’Oro. Con lei il Coro dell’Antoniano

Da circa tre anni esiste uno strano club composto da alcune decine di membri d’ambo i sessi, d’età compresa fra i 40 e i 70 anni. Cosa hanno in comune questi signori? L’aver fatto parte del coro dell’Antoniano di Bologna diretto da Mariele Ventre, e in alcuni casi, aver gareggiato allo Zecchino d’Oro (e averlo pure vinto). Il Piccolo Coro dell’Antoniano, creato da padre Berardo e Mariele Ventre, scomparsa prematuramente nel ‘95, è stato ed è qualcosa di più di un semplice coro: fucina di talenti, promotore di una cultura e una tv attenta all’infanzia, vetrina mediatica dell’Antoniano fondamentale per finanziare la mensa di Bologna e le imprese benefiche a favore dell’infanzia in Italia e nel mondo. Recentemente grazie al lavoro di Francesca Bernardi, ex corista, oggi commessa quarantottenne e madre di due figli, accanto al Piccolo Coro ne è sorto un altro, dal nome buffo: i Vecchioni di Mariele. Da chi è composto e perché si chiama così?

Cino Tortorella (scomparso nel 2017) nei panni di Mago Zurlì, accanto a Cristina D’Avena, che nel 1968 arriva terza nella competizione con «Il valzer del moscerino»
Cino Tortorella (scomparso nel 2017) nei panni di Mago Zurlì, accanto a Cristina D’Avena, che nel 1968 arriva terza nella competizione con «Il valzer del moscerino»

Presto in tv, dopo la fiction sullo Zecchino

I Vecchioni di Mariele alla riscossa. Li rivederemo presto in tv. A Natale dovrebbe uscire la fiction Rai I ragazzi dello Zecchino d’Oro. Francesca Bernardi l’ha vista in anteprima: «Una scena del film ha un significato poetico meraviglioso: interpretiamo un coro di chiesa cui Mariele si ispira per costruire il suo Piccolo Coro». La parte di Mariele è interpretata in tutta la sua virginale bellezza e determinazione da Matilda De Angelis. La vicenda è ambientata nella Bologna degli Anni ‘60. Fra i protagonisti c’è Mimmo ha 9 anni ed è quello che oggi si direbbe un bambino difficile. Forse la musica potrà salvarlo

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Informazioni culturali

Lo Zecchino D’Oro: è il Festival Internazionale della canzone del bambino trasmesso in un apposito programma televisivo. È considerato un evento che pian piano è divenuto parte del costume e patrimonio culturale italiano delle generazioni nate a partire dagli anni sessanta. Tale valore è testimoniato dall’attribuzione, nell’aprile 2008, della targa “Patrimoni per una cultura di pace”, consegnata nel corso di una cerimonia organizzata dai Club e Centri UNESCO.

Abbiamo scelto per voi  alcune delle canzoni più famose che bambini e adulti in Italia conoscono. Per ascoltarle cliccate sul titolo della canzone.

Mago Zurlì:il Mago Zurlì è un personaggio televisivo ideato da Cino Tortorella e interpretato dallo stesso presentatore nell’ambito del programma per ragazzi Zurlì, il mago del giovedì, verso la fine degli anni cinquanta. In un’intervista del 2004 Tortorella afferma che fu Umberto Eco, allora funzionario RAI, a proporre il programma

Un mago buono dotato di regolare bacchetta magica — con i capelli luccicanti di polvere magica, corpetto aderente in vita e calzamaglia — conduceva, all’interno di una striscia pomeridiana, giochi e passatempi per i più piccoli lanciando telefilm che avrebbero riscosso un grande successo, come ad esempio Jim della giungla o Le avventure di Rin Tin Tin.

Tortorella continuò dal 1959 fino al 1972 ad impersonare — accanto a Mariele Ventre e al Piccolo Coro dell’Antoniano di Bologna — la figura del mago in calzamaglia tanto caro ai bambini nella manifestazione canora per l’infanzia dello Zecchino d’Oro.

Afroitaliani

LA PAROLA

Ogni settimana sull’Espresso un termine commentato da una grande firma
DI IGIABA SCEGO

Afroitaliani

Sono diventata afroitaliana di recente. Fino a pochi anni fa eravamo semplicemente alieni o, peggio, invisibili. La nostra pelle nera o marroncina non pervenuta.
Nessuno si era accorto che i migranti arrivati negli anni ’70 e anni ’80 avevano fatto dei figli e che quei figli riempivano le aule universitarie o erano alla ricerca di un lavoro. Poi cominciammo a essere, e fu già un progresso, generici “figli di migranti” o “seconde generazioni”.

Il termine è di uso recente, anzi recentissimo. Io l’ho sentito pronunciare solo otto anni fa. Un calco tratto da quella realtà afroamericana a cui tutti i figli di migranti di origine africana hanno guardato almeno una volta. Gli afroamericani erano il modello a cui guardare. E poi era facile definirsi “afroitaliani”: meno parole da usare, meno spiegazioni da dare. Un termine comodo che riassumeva i viaggi dei genitori e tutta la realtà diasporica che c’era dietro la propria famiglia. Ora si sente spesso parlare di afroitaliani.
Per leggere tutto l’articolo clicca qui: L’Espresso

Chi è DI IGIABA SCEGO

Igiaba Scego è nata in Italia da una famiglia di origini somale. Dopo la laurea in Letterature straniere presso la Sapienzadi Roma, ha svolto un dottorato di ricerca in Pedagogia all’Università di Roma Tre e si occupa di scrittura, giornalismo e di ricerca incentrata sul dialogo tra culture e la dimensione della transculturalità e della migrazione.

Collabora con molte riviste che si occupano di migrazioni e di culture e letterature africane tra cui «Latinoamerica», «Carta», «El Ghibli», «Migra» e con alcuni quotidiani come «la Repubblica», «il manifesto», «L’Unità» e «Internazionale».

 

Mamma ho perso la privacy (sui social)

 

 

Mamma ho perso la privacy (sui social) le loro foto e i video postati a raffica in Rete dai genitori, bambini e ragazzi non conoscono più il concetto di sfera privata. E qualcuno inizia a ribellarsi di VITTORIO LINGIARDI

Per leggere l’articolo clicca qui Repubblica.it

Proposte didattiche

L’articolo, soprattutto nella prima parte, evidenzia in modo efficace la differenza in italiano tra i differenti tempi verbali al passato.

Vi invitiamo a identificare i verbi all’imperfetto, al passato remoto e al passato prossimo e a spiegare la ragione della loro scelta nel contesto del testo.

Primo Levi traduce Franz Kafka «Come l’effetto di una collisione»

Quella di cui riportiamo qualche stralcio è la
“Nota del traduttore scritta da Primo Levi al “Processo” di Kafka. 

La lettura del Processo, libro saturo d’infelicità e di poesia, lascia mutati: più tristi e più consapevoli di prima. Dunque è così, è questo il destino umano, si può essere perseguiti e puniti per una colpa non commessa, ignota, che «il tribunale» non ci rivelerà mai; e tuttavia, di questa colpa si può portar vergogna, fino alla morte e forse anche oltre. Ora, tradurre è più che leggere: da questa traduzione sono uscito come da una malattia. Tradurre è seguire al microscopio il tessuto del libro: penetrarvi, restarvi invischiati e coinvolti. Ci si fa carico di questo mondo stravolto, dove tutte le attese logiche vanno deluse. Si viaggia con Josef K. per meandri bui, per vie tortuose che non conducono mai ove ti aspetteresti.

Si precipita nell’incubo dell’inconoscibile fin dalla prima frase, e ad ogni pagina ci si imbatte in tratti ossessivi: K. è seguito e perseguitato da presenze estranee, da ficcanaso importuni che lo spiano da vicino e da lontano, e davanti a cui egli si sente denudato. C’è un’impressione costante di costrizione fisica: i soffitti sono bassi, le camere gremite di mobili in disordine, l’aria è sempre torbida, afosa, viziata, fosca; paradossalmente, ma significativamente, il cielo è sereno solo nella spietata scena finale dell’esecuzione. K . è afflitto da contatti corporei gratuiti e fastidiosi; da valanghe di parole confuse, che gli dovrebbero chiarire il suo destino e invece lo frastornano; da gesti insulsi; da sfondi disperatamente squallidi. La sua dignità d’uomo è compromessa fin dall’inizio, e poi accanitamente demolita giorno per giorno. (un tema molto familiare a Levi) Solo dalle donne può, potrebbe, venire la salvazione: sono materne, affettuose, ma inaccessibili. Solo Leni si lascia avvicinare, ma K. la disprezza, vuol farsi dire di no: non cerca la salute. Teme di essere punito e ad un tempo lo desidera.

Non credo che Kafka mi sia molto affine (ora scrive in prima persona). Spesso, in questo lavoro di traduzione ho provato la sensazione di una collisione, di un conflitto, della tentazione immodesta di sciogliere a modo mio i nodi del testo: insomma, di correggere, di tirare sulle scelte lessicali, di sovrapporre il mio modo di scrivere a quello di Kafka. A questa tentazione ho cercato di non cedere. Poiché so che non esiste il «modo giusto» di tradurre, mi sono affidato più all’istinto che alla ragione, e mi sono attenuto ad una linea di correttezza interpretativa, per quanto possibile onesta, anche se forse non sempre coerente di pagina in pagina, perché non tutte le pagine presentano gli stessi problemi. Avevo davanti a me la traduzione di Alberto Spaini, del 1933, e mi è parso di ravvisarvi la ragionevole tendenza a rendere liscio quanto era ruvido, comprensibile l’incomprensibile. La più recente (1973) di Giorgio Zampa segue l’indirizzo opposto: è filologicamente rigorosa, rispettosa a oltranza, fino alla punteggiatura; è parallela, interlineare. È traduzione, e come tale si presenta, a viso aperto; non si camuffa da testo originale. Non aiuta il lettore, non gli spiana la strada, conserva coraggiosamente la densità sintattica del tedesco.

Credo di aver battuto una via mediana fra queste due. Pur rendendomi conto, ad esempio, dell’effetto ossessivo (forse voluto) provocato dal discorso dell’avvocato Huld, che si protrae accanito per dieci pagine senza un a capo, ho avuto pietà per il lettore italiano e ho introdotto qualche interruzione. Per salvare la snellezza del linguaggio ho eliminato qualche avverbio limitativo (quasi, molto, un poco, circa, forse, ecc.) che il tedesco tollera meglio dell’italiano. Per contro, non ho fatto alcun tentativo di sfoltire l’accumularsi di termini della famiglia sembrare: verosimile, probabile, intravedere, accorgersi, come se, apparentemente, simile, e così via; mi sono apparsi tipici, indispensabili anzi in questo racconto che dipana instancabilmente vicende in cui nulla è come appare. Per tutto il resto, ho fatto ogni sforzo per contemperare la fedeltà al testo con la fluidità del linguaggio. Dove nel testo, notoriamente tormentato e controverso, c’erano contraddizioni e ripetizioni, ce le ho lasciate. Il Corriere

Esercizi

Questa introduzione di Primo Levi alla sua traduzione del Processo di Kafka è al contempo una lezione di lingua, di letteratura e di traduzione. Si noti il passaggio da forme verbali impersonali, alla prima persona. Che cosa significa?

Quali sono i criteri che Primo Levi adotta per tradurre Kafka?

Vi invitiamo a fare un esericizio di traduzione su un racconto di Primo Levi tratto dal Sistema periodico, “Vanadio”, che è anche una sorta di continuazione di Se questo è un uomo. Alla fine della traduzione, annotare i problemi incontrati e le soluzioni adottate.

La lunga marcia verso la scomparsa delle donne dalla Maturità

 

Dopo l’articolo sulla scomparsa della traccia di storia nella nuova prova di maturità italiana dello scorso 6 giugno, vi proponiamo oggi un altro articolo interessante relativo a un’altra preoccupante lacuna del sistema educativo italiano, lo scarso interesse per la cultura al femminile.

Venti anni di battaglie politiche e di Piani Nazionali, sondaggi e progetti  per una scuola in grado di educare alla parità e alla differenza di genere. “Che fine hanno fatto? Ora tutto è lasciato all’iniziativa personale”, denuncia Mila Spicola, Pd

Come si arriva a una maturità con sette tracce della prova di italiano e nemmeno un lontano, sparuto accenno alle donne, come se non esistessero nella storia, nelle arti, nella scienza, nella filosofia? Si arriva dopo anni di citazioni quasi casuali, se non marginali, nelle tracce delle precedenti maturità e nei libri di testo. Ma si arriva soprattutto dopo anni di battaglie per una scuola capace di educare alla parità che si stanno dissolvendo in un nulla indistinto.

La battaglia prende il via negli anni Novanta quando l’Ue decide il IV Programma d’azione comunitaria a medio termine per le pari opportunità fra le donne e gli uomini con azioni da realizzare in ogni Paese, in particolare nelle attività scolastiche. Il Dipartimento per le pari opportunità della presidenza del Consiglio tra il 1999 e il 2001 crea Polite (Pari opportunità nei libri di testo) un progetto che per la prima volta introduce nelle scuole italiane l’idea che gli studenti non siano un genere indistinto declinato al maschile. Il progetto però non va avanti, viene citato soltanto in un disegno di legge sull’educazione alla parità di genere presentato a novembre del 2014 dal Pd, prima firmataria Valeria Fedeli allora vicepresidente del Senato del Pd, futura ministra dell’Istruzione. Muore lì.

Sono trascorsi quasi dieci anni dalla ricerca di Irene Biemmi e più di venti dall’inizio del complesso tentativo di parlare di parità e differenze di genere nelle scuole. Anni quasi inutili. La ricerca più recente sui libri di testo è del 2017. E’ stata realizzata da Se non ora quando Torino, sui libri di testo delle elementari del capoluogo piemontese. I risultati sono persino peggiori di quelli della ricerca precedente, anche se non direttamente confrontabili. Nei testi sono maschi il 71,5% dei personaggi rappresentati in attività professionali. Sono maschi tutti quelli che fanno alpinismo, canoa, hockey, pugilato, tuffi. Le donne sono bidelle, danzatrici, infermiere o hostess.

E dalle tracce della maturità 2019 scompaiono anche le casuali e marginali presenze femminili degli anni scorsi.

Per leggere tutto l’articolo cliccare qui: La Stampa

Informazioni utili

PD è l’abbreviazione di Partito Democratico Un partito politico italiano di centro-sinistra fondato il 14 ottobre 2007.

traccia: una delle opzioni della prova scritta di italiano.

UE: abbreviazione di Unione Europea

Se non ora quando: È il titolo di un romanzo di Primo Levi uno dei maggiori scrittori italiani. Levi è nato a Torino.

Se non ora quando Torino è un’organizzazione di donne differenti per età, professione, provenienza, appartenenza politica e religiosa che aderiscono ad associazioni, a movimenti, a partiti e a sindacati e donne che non hanno queste esperienze.

Se Non Ora Quando è un movimento trasversale, aperto e plurale i cui punti fondanti sono:

a) la libertà, la forza e l’autonomia delle donne in tutti i campi
b) il coinvolgimento delle diverse associazioni di donne e delle organizzazioni professionali delle donne
c) l’adesione a titolo personale delle donne dei partiti e dei sindacati
d) la pluralità politica, culturale e di credo
e) l’esplicita attenzione alle giovani e ai giovani
f) l’utilizzo di un linguaggio trasversale e plurale nella comunicazione
Di conseguenza il logo SNOQ non può essere usato per iniziative o manifestazioni di partiti o altre singole associazioni e sono assenti dai comitati SNOQ simboli politici e sindacali.