Starbucks a Milano

Starbucks-MilanoA Milano sta per arrivare Starbucks e lo farà in gran stile, occupando e ristrutturando il bel palazzo delle Poste in Piazza Cordusio, a due passi dal Duomo. Per annunciare l’apertura, Starbucks ha regalato a Milano un giardinetto di palme e banani collocato in fondo a piazza del Duomo (cosa che ha suscitato qualche polemica da parte del centrodestra, ma che sembra ormai essere stato accettato dai milanesi).

«Investiremo diversi milioni di dollari e daremo lavoro a 350 persone. E questo solo a Milano che sarà la cabina di regia dell’arrivo in Italia di Starbucks». Howard Schultz è pronto alla sfida. Assieme al sindaco Giuseppe Sala ha presentato a Palazzo Marino il suo progetto, «il più importante del gruppo in questo momento». E simbolicamente ha svelato l’insegna Starbucks Reserve Roastery nell’ex sede delle Poste in Piazza Cordusio, dove la catena americana del caffè aprirà il primo negozio alla fine del 2018. … «Costruiremo una vera fabbrica del caffé e un centro di panificazione con l’alleato italiano Princi. Sarà il negozio più grande d’Europa». Daniela Polizzi, Il Corriere della Sera.

Note culturali
Palazzo Marino, è la sede del comune di Milano e si trova in Piazza della Scala, proprio davanti al Teatro della Scala.

 

Milano, città nuova dove tutto succede

Milano skylineNo, non è solo l’Expo il volano, l’algoritmo, la soluzione della metamorfosi. C’è pure Porta Nuova e il Bosco Verticale, ne vogliono uno identico anche in Cina. E l’Hangar Bicocca, Citylife, la Torre Isozaki di Allianz e la Fondazione Prada, ex distilleria recuperata ad arte, il bar serve unicamente panini gran gourmet, la Miuccia dice che il genere socializza. Poi la darsena, da non credere, ora finalmente è riempita d’acqua. Milano, città nuova dove tutto succede. Dopo anni grigi, di colpo, ha cambiato pelle. Denise Pardo, L’Espresso.

Ora che l’Expo sta per finire è il momento giusto per riscoprire Milano, che si sta rinnovando nell’architettura, e non solo! Leggete tutto l’articolo.

Note culturali

Il Bosco verticale è costituito due torri residenziali di 111 metri e 78 metri disegnate da Boeri Studio (Stefano Boeri, Gianandrea Barreca e Giovanni La Varra), e fa parte del Progetto Porta Nuova. La caratteristica di queste costruzioni è la presenza di oltre 900 specie di alberi sulle terrazze. L’opera è stata inaugurata nell’ottobre 2014.

HangarBicocca è uno spazio espositivo di arte contemporanea nato nel 2004 dalla riconversione di un vasto stabilimento industriale appartenuto all’Ansaldo-Breda (specializzata in costruzioni per il trasporto), finanziato da un altro gruppo industriale, Pirelli (pneumatici).

CityLife è il progetto di riqualificazione del quartiere storico della Fiera Campionaria, a Milano. E’ stato disegnato dalle “archistar”: Arata Isozaki, Daniel Libeskind e Zaha Hadid.

La Torre Allianz, soprannominata Il Dritto, è un grattacielo progettato dall’architetto giapponese Arata Isozaki e dall’architetto italiano Andrea Maffei.

La Fondazione Prada è un altro grande spazio espositivo nella zona sud della città. E’ stato progettata dallo studio di architettura OMA, guidato da Rem Koolhaas, e occupa una vecchia distilleria degli anni dieci del Novecento.

Il grattacielo che respira

Grattacielo-Renzo-Piano-Torino-03-1000x600E’ stato realizzato da Renzo Piano a Torino.  Della sua opera l’architetto dice, «Il grattacielo respira … e ha intenzione di consumare pochissima energia, perché l’elemento di ispirazione più importante oggi per gli architetti è la fragilità della terra. Può sembrare strano che un grattacielo tenga conto di questo eppure è molto più ecosostenibile un grattacielo che la classiche casette».

La torre è stata realizzata con il fine di ridurre i consumi energetici al minimo. Le facciate est e ovest sono rivestite con un sistema a doppia pelle. Ovvero con lamelle mobili che garantiscono ventilazione in estate e isolamento termico in inverno. La facciata meridionale è interamente coperta da un campo fotovoltaico di circa 1.600 metri quadrati. Sullo stesso lato sorge un «giardino d’inverno» con piante rampicanti che consentono di filtrare e modulare la luce proveniente dall’esterno. L’impianto di climatizzazione sfrutta l’energia di scambio termico con l’acqua di falda senza emissioni nocive in atmosfera.

Oltre alla volontà di «vivere» in armonia con l’ambiente, il grattacielo ha un altro risvolto innovativo, secondo l’idea dei progettisti. Sarà un edificio aperto al pubblico, per farlo diventare – ed è questo uno degli obiettivi – parte della comunità torinese. I primi sei piani, dove si trovano un auditorium, spazi che saranno sfruttati per eventi culturali, un ristorante e una scuola, saranno aperti ai cittadini, così come la serra vetrata e la caffetteria panoramica sulla sommità. Elisa Sola, Corriere della Sera.

Note culturali e di lingua

Renzo Piano è uno dei più noti architetti italiani. Nel 2013 è stato nominato Senatore a vita dall’allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Tra le sue opere c’è l’Auditorium di Roma e la New York Times Tower a New York. Per saperne di più clicca qui.

Acqua di falda è l’acqua che si trova nel sottosuolo.

Renzo Piano, un augurio per il 2015

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Come augurio di fine d’ anno abbiamo scelto per nostri lettori questo articolo di Renzo Piano uscito sul Sole 24 Ore all’inizio del 2014. Ci sembra un buon modo per concludere questo anno difficile per la storia del nostro paese e un buon proposito per l’anno che sta per cominciare.

               BUON 2015

“Siamo un Paese straordinario e bellissimo, ma allo stesso tempo molto fragile. È fragile il paesaggio e sono fragili le città, in particolare le periferie dove nessuno ha speso tempo e denaro per far manutenzione. Ma sono proprio le periferie la città del futuro, quella dove si concentra l’energia umana e quella che lasceremo in eredità ai nostri figli. C’è bisogno di una gigantesca opera di rammendo e ci vogliono delle idee.
Siamo un Paese che è capace di costruire i motori delle Ferrari, robot complicatissimi, che è in grado di lavorare sulla sospensione del plasma a centocinquanta milioni di gradi centigradi. Possiamo farcela perché l’invenzione è nel nostro Dna. Come dice Roberto Benigni, all’epoca di Dante abbiamo inventato la cassa, il credito e il debito: prestavamo soldi a re e papi, Edoardo I d’Inghilterra deve ancora renderceli adesso. …I centri storici ce li hanno consegnati i nostri antenati, la nostra generazione ha fatto un po’ di disastri, ma i giovani sono quelli che devono salvare le periferie.
Qualche idea io l’ho e i giovani ne avranno sicuramente più di me. Bisogna però che non si rassegnino alla mediocrità. Il nostro è un Paese di talenti straordinari, i giovani sono bravi e, se non lo sono, lo diventano per una semplice ragione: siamo tutti nani sulle spalle di un gigante. Il gigante è la nostra cultura umanistica, la nostra capacità di inventare, di cogliere i chiaroscuri, di affrontare i problemi in maniera laterale.
Per leggere l’intero articolo clicca qui: Il Sole 24 Ore

Per sapere di più su Renzo Piano clicca qui: Renzo Piano

 

L’esercito della bellezza: 500 mila «soldati» in difesa dei beni culturali

beni culturali

L’Esercito della Bellezza, in Italia, cresce di giorno in giorno. Non esistono divise né gradi: solo il sincero desiderio di sostenere, regalando il proprio tempo attraverso il volontariato, le realtà associative istituzioni che contribuiscono alla protezione e alla valorizzazione del patrimonio artistico e paesaggistico del nostro Paese, nel solco tracciato dall’articolo 9 della Costituzione che impegna la Repubblica a tutelare il nostro retaggio storico-artistico e naturale. Il 32% dei volontari ha un’età compresa tra i 18 e i 35 anni, il 28% ha tra i 35 e i 45 anni, il 24% ha tra i 45 e i 55 anni.
La chiave per comprendere perché il volontariato legato al bene culturale e paesaggistico attiri i giovani è molto semplice. Le nuove generazioni hanno capito con molta chiarezza che, nel nostro Paese, è definitivamente tramontato il modello legato alla grande industria. E che il futuro dell’Italia passa attraverso ciò che riguarda il concetto di Bellezza: i beni culturali, il paesaggio, la moda, la cucina. Il passo successivo è la voglia di tutelare un tale tesoro, di studiarlo, di salvaguardarlo, di impegnarsi in prima persona.
L’Esercito della Bellezza non si ferma mai. Energie sempre nuove lo sostengono e lo arricchiscono. I generali? Sono inutili. Basta l’amore per un Paese unico al mondo.

Leggi l’articolo: Corriere.it

Per ascoltare l’articolo clicca qui: audio

 

Italiani al MIT

Sono parecchi, ahimè, gli scienziati o i creativi italiani che si sono trasferiti all’estero per poter sviluppare appieno le proprie potenzialità. Presentiamo oggi Carlo Ratti, architetto piemontese di 41 anni, che ha fondato nel 2004 il SenseAble City Lab al Massachusetts Institute of Technology. SenseAble City Lab è “un centro di eccellenza internazionale che studia e progetta le città del futuro, analizzando i dati che provengono da un numero crescente di sensori e dispositivi elettronici. L’idea è che si possa costruire una città intelligente studiando con un approccio multidisciplinare il comportamento delle persone: cosa fanno, dove si spostano, come si muovono. La città di domani non cambierà radicalmente, almeno dal punto di vista estetico, niente scenari alla Blade Runner, ma sarà più efficiente, più sostenibile e più funzionale alle esigenze dei cittadini”.
Ratti, intervistato dal Corriere, non si sente un cervello in fuga. “Oggi non ha senso parlare di immigrazione culturale perché la conoscenza è ormai condivisa in rete, quindi virtualmente potrei trovarmi a Singapore o Milano invece di Boston. Sempre più spesso le persone che lavorano a un progetto si trovano in luoghi diversi del pianeta perché il campo di azione in molti casi è diventato il mondo intero.”    Corriere della Sera.

Gae Aulenti

E’ una nota architetta italiana la cui vita e carriera è legata alla storia e alla cultura del dopoguerra italiano. Qualche giorno fa Paolo Di Stefano le ha dedicato un profilo sul Corriere della Sera.  “Bisogna salire per una scaletta in ferro arancione, per raggiungere lo studio di Gae Aulenti. Un tavolo quadrato su cui sono distesi ampi fogli di progetti, vecchi modelli in legno alle pareti, alle spalle un altro tavolo bianco colmo di fogli, libri, matite, penne, forbici. Libreria fitta di cataloghi, fascicoli, classificatori. Idea di ordine e geometria. La stessa che emana dalla figura severa dell’architetto della Gare d’Orsay di Parigi, del Museo d’arte catalana di Barcellona, di Palazzo Grassi, delle ex Scuderie del Quirinale. Sigaretta tra le dita, capelli bianchi cortissimi, e calma, molta calma, gesti ampi delle braccia nel ricordare la sua lunga carriera. ‘Gli anni che passano? Uffah, che domanda… Io sono difesa dal mio lavoro e dalla mia passione’. A difenderla è anche la timidezza.”
Gae Aulenti è nata a Udine 83 anni fa, e dal 1948 vive a Milano che considera la sua città. “Un mestiere per uomini, l’architettura. O no?” le chiede Di Stefano, e Gae Aulenti risponde, “Lo so, ma io ho sempre fatto finta di niente”. Quanto ha sacrificato alla famiglia per il suo lavoro? “Sacrificio è una parola che non conosco”. Allora mettiamola così: quanto ha sofferto la famiglia per il suo lavoro? “Alle donne è sempre associato il sacrificio… Mia figlia è andata presto ad abitare a Roma, forse per sfuggire alla mia presenza un po’ forte. Io ho divorziato e oggi abbiamo delle famiglie un po’ fuori dal costume: forse per questo siamo più unite di chiunque altro. Boh!” Il Corriere della Sera.

Uso della lingua
Si noti il cambio di registro tra i dialoghi – colloquiali – e il resto dell’articolo, assai più formale. Uffah è un’esclamazione colloquiale che significa impazienza, boh significa incertezza.

Le chiese moderne sono inospitali?

La chiesa di Dio Padre Misericordioso al quartiere Tor Tre Teste di Roma,
progettata dall’architetto Richard Meier

 “Quanto sono inospitali molte chiese moderne!”. In una lectio magistralis alla facoltà di Architettura di Roma, il cardinale Gianfranco Ravasi lancia l’allarme:
“Un’architettura sacra che non sappia parlare correttamente il linguaggio della luce e non sia portatrice di bellezza e di armonia decade automaticamente dalla sua funzione”. Il ministro vaticano della Cultura stigmatizza “l’inospitalità, la dispersione, l’opacità di tante chiese tirate su senza badare alla voce e al silenzio, alla liturgia e all’assemblea, alla visione e all’ascolto, all’ineffabilità e alla comunione”. Chiese nelle quali “ci si trova sperduti come in una sala per congressi, distratti come in un palazzetto dello sport, schiacciati come in uno sferisterio, abbrutiti come in una casa pretenziosa e volgare”.

Un degrado inaccettabile e tanto più grave alla luce del “grande contributo offerto in 20 secoli” dalla cultura cristiana all’architettura. La Stampa.

Uso della lingua
Si noti il linguaggio colto e raffinato dell’articolo, in particolare delle parole del cardinal Ravasi. Abbiamo evidenziato alcuni termini ed espressioni ricercati e metaforici.
Sferisterio è un campo da gioco.

Un bosco in piazza Duomo a Milano?

Il progetto nasce da una richiesta del direttore d’orchestra Claudio Abbado: 90 mila alberi per Milano in cambio di un suo ritorno alla Scala. Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha accettato e ha affidato il progetto a Renzo Piano. corriere. Il masterplan di Piano prevede una rete d’alberi che innerva Milano, partendo dal cuore della città: piazza Duomo. Qui è prevista un’aiuola posizionata di fronte a Palazzo Carminati, davanti alla facciata del Duomo, che dovrebbe contenere dei carpini. corriere. Purtroppo stanno sorgendo dei dubbi dovuti ai costi dell’operazione e alle difficoltà tecniche e il progetto potrebbe essere a rischio. corriere.