Il viaggio nel tempo del Colosseo Tornano i colori di due millenni fa

«Noi che lavoriamo nel Colosseo e per il Colosseo siamo abituati a convivere con il monumento probabilmente più famoso del mondo. E il mondo si stupirà scoprendo il suo vero colore. Ma sono sicura che quando le impalcature verranno smontate, entro qualche settimana e comunque prima dell’estate, il Colosseo sarà capace di sorprendere anche noi».
Il cantiere per il restauro dell’Anfiteatro Flavio, aperto nel settembre scorso intorno alle prime dieci arcate Nord, sta lentamente svelando l’antico e insieme nuovissimo colore del travertino. Un timbro complessivamente chiaro ma variegato, che spazia dal miele al giallo ocra, fino al castagno, e si alterna nello spazio di pochi centimetri, restituendo una coloritura intensa, dorata, sorprendente. Sparirà completamente la copertura nera dovuta al traffico e all’inquinamento». 
Il cantiere per la pulizia esterna del Colosseo andrà avanti per altri due anni. Seguirà la realizzazione del Centro servizi («che resterà rigorosamente di proprietà della Soprintendenza», avverte Barbera) e infine gli interventi per i sotterranei, le gallerie coperte del primo e del secondo ordine, l’impiantistica. In tutto cinque anni. Come si sa, il restauro è stato finanziato con 25 milioni di euro dal gruppo Tod’s di Diego Della Valle che così commenta: «Considero la sponsorizzazione del restauro del Colosseo un onore. Un impegno che ci rende orgogliosi di essere italiani. Mi piacerebbe continuare a vedere aziende private di successo che dedicano parte delle loro risorse a questo genere di attività. Dobbiamo dare un esempio positivo di questo Paese valorizzando la nostra cultura che è la risorsa fondamentale per la ripresa economica».

Corriere.it

Grammatica
Questo articolo presenta vari esempi di verbi nel tempo futuro. Potete identificarli?

Arte moderna italiana a New York

Citta meccanizzata dalle ombreCP
Nasce a New York un nuovo centro culturale per promuovere l’arte italiana moderna a contemporanea. Si chiama CIMA (Center for Italian Modern Art) e aprirà le porte al pubblico fra poche settimane nel quartiere di SoHoOccuperà l’intero quarto piano di una palazzina al numero 421 di Broome Street e la mostra inaugurale debutterà il 22 febbraio e rimarrà aperta fino al 30 giugno. Dietro al CIMA c’è una fondazione costituita di recente a New York la cui missione è di promuovere l’arte futurista italiana. “Il lancio del Center for Italian Modern Art marca un punto di riferimento fondamentale per l’apprezzamento su scala internazionale dell’arte italiana del Ventesimo Secolo”, si legge in un comunicato diffuso dalla Mattioli Rossi. “e un passo importante per superare una serie di ostacoli culturali, accademici e politici che per troppo tempo hanno interferito con una conoscenza pi+ ampia dell’arte italiana moderna e contemporanea”.Espresso
Spazio alla grammatica
L’uso del futuro: individuare nell’articolo i verbi usati nel tempo futuro. 
Si può estendere la ricerca di verbi al futuro a un altro articolo che annuncia lo stesso evento sula testata: America 24

Tina Modotti

Nasce vicino a Udine, registrata all’anagrafe come Assunta Adelaide Luigia, ma si ritrova poi, sia pure in buona parte post mortem, nel pantheon dei miti del XX secolo: la donna bella e comunista, la rivoluzionaria, la scandalosa, l’attrice, sia pur per breve tempo, per film muti nella Hollywood degli anni Venti, l’emigrante italiana, la paladina della libertà, la perseguitata, l’esule politica, l’eroina del Messico e della guerra civile spagnola, l’antifascista, la musa ispiratrice, l’interprete di una vita da romanzo (e infatti ne sono stati scritti vari) ma, soprattutto, la grande fotografa. Si tratta di Tina Modotti, ed è a lei che è dedicata una mostra  nella sede espositiva dell’Istituto Cervantes in piazza Navona 91, a Roma, organizzata con l’ambasciata del Messico in Italia. Titolo della rassegna, «Tina Modotti: un nuovo sguardo», con una selezione di 26 fotografie scattate dalla pasionaria tra il 1923 e il 1927. Corriere della Sera.

Uso della lingua

L’autore di questo articolo, Edoardo Sassi, usa una lingua piuttosto ricercata. Si noti per esempio l’espressione latina, post mortem, che significa dopo la morte, o paladina (sostenitrice), musa (dea protettrice delle arti).

Pelle di donna

Gillo Dorfles, “Strega in metamorfosi”, 2010

“Pelle di donna” è il titolo di una mostra che si è appena aperta alla Triennale di Milano. Di questa mostra parla Gillo Dorfles, uno dei più grandi e noti critici dell’arte italiani, che ha ben 101 anni, ma che continua a essere più che mai attivo. “La mostra dedicata al rapporto tra la pelle dell’uomo – e soprattutto della donna – e l’opera d’arte mi sembra di grande interesse perché mette in luce quanto possa valere lo stimolo creativo di questa fondamentale struttura del corpo umano nella realizzazione di un’opera artistica, soprattutto di quella pittorica.

Che ognuno «tenga prima di tutto alla propria pelle»; che gli accada di avere «la pelle tesa» per lo spavento, o addirittura che gli venga «la pelle d’oca»: basterebbero questi o tanti altri modi di dire per dimostrare quanto la nostra pelle ci sia cara, anzi indispensabile. Non ci possono essere dubbi circa il valore artistico, fisiologico, antropologico, economico di questa importante struttura umana …  Il Sole 24Ore.

La mostra sarà aperta fino al 19 febbraio prossimo.

Uso della lingua

Nell’articolo Dorfles inserisce di proposito alcuni dei più noti modi di dire che hanno per protagonista la pelle e che abbiamo evidenziato in rosso. Vi invitiamo a cercarne altri nel resto dell’articolo.

In quella nuvola di Giotto è nascosto il diavolo

Quell’affresco di Giotto, nella Basilica superiore di San Francesco, ad Assisi, l’avranno visto e ammirato in otto secoli di vita, dalla fine del ‘200, milioni e milioni di persone, eppure nessuno si era mai accorto che quasi scolpito in una nuvola c’era il profilo di un demone, con il naso adunco, gli occhi scavati e le due corna scure.
A scovarlo è stata la storica Chiara Frugoni, grande studiosa del francescanesimo.
Non è stata una pennellata a caso. Ma è stata un’impertinenza, un gioco dell’artista, quel profilo di demone? Chi voleva rappresentare il pittore? Se stesso, un compagno di lavoro, un frate committente? Oppure, quasi nascosto nelle nuvole, tentava – come si credeva nel Medioevo – di impedire la salita delle anime al Paradiso, nell’eterna lotta fra il bene e il male?
Qualsiasi sia l’interpretazione, la stessa Frugoni è invece certa che la sua scoperta sia destinata a fissare un nuovo inizio di quella che la medievalista chiama la «manipolazione delle nuvole» da parte di un pittore. «Fino ad oggi, infatti – osserva la storica – il primo pittore che pensò di trattare le nuvole era ritenuto Andrea Mantegna che nel suo San Sebastiano, dipinto nel 1460, mostrò sullo sfondo del cielo un cavaliere che emerge da una nuvola. Ora, questo primato del Mantegna non è più tale».
Il Messaggero

Uso della lingua

scovarlo: a scoprirlo. Scovare significa tirare fuori dal covo. Altri sinonimi sono: snidare (tirare fuori dal nido) e stanare (tirare fuori dalla tana).
primato: essere primo.

La pitturessa

Artemisia Gentileschi “Giuditta decapita Oloferne”

La pitturessa è Artemisia Gentileschi, pittrice romana del Seicento che ebbe una vita molto turbolenta (per conoscerla cliccare qui). Ora le sue opere sono in mostra a Milano, al Palazzo Reale, fino alla fine del prossimo gennaio. A curare la mostra sono stati chiamati due grandi studiosi, Roberto Contini e Francesco Solinas. Grazie alle loro caparbie ricerche, al loro occhio, ai loro contatti con importanti istituzioni museali e con collezionisti privati di rilievo, i due curatori sono stati in grado di riunire a Milano 52 opere di Artemisia Gentileschi (alcune sconosciute, altre pochissimo note), assieme a un gruppo di lettere completamente inedite ritrovate dallo stesso Solinas nell’archivio di Casa Frescobaldi a Firenze. Lettere appassionatissime “redatte in una prosa scorretta ma profonda, sgrammaticata ma colta, che cita Petrarca e l’Ariosto, Ovidio, le Rime di Michelangelo, e ovviamente il Tasso. …
«Arcinfamissima, ruffiana, strega, maliarda», inveisce la famosa pittrice contro una dama fiorentina che l’aveva accusata di furto in casa del suo amante. «Poltrona»! «Puttana». Una storia a tratti torbida, di bellissima pittura e denaro, di potere e passione, quella d’amore vissuta da Artemisia a Firenze, a Roma e a Napoli, con Francesco Maria Maringhi, ricco rampollo di un’antica famiglia dell’aristocrazia fiorentina, e naturalmente appassionato di pittura”. Il Sole 24Ore.

Uso della lingua

Si noti il linguaggio colorito usato dalla “pitturessa”, non poi così diverso da quello attuale. E si noti anche la prosa raffinata di questo articolo del Sole 24Ore, scritto da Francesco Solinas, uno dei due curatori della mostra.
rampollo: discendente

Il Colossseo nel medioevo era anche un centro commerciale

Dei recenti scavi condotti dalla Soprintendenza speciale per i beni archeologici e da alcuni ricercatori della facoltà di archeologia dell’Università Roma 3, mostrano che durante il medioevo il Colosseo, l’antica “arena dei gladiatori” era un attivo centro commerciale con botteghe e attività produttive di vario tipo.
Gli archeologi hanno riportato alla luce i resti di un focolare, muri e una porzione di piano calpestabile risalente al XII secolo, quasi sicuramente appartenenti a un’abitazione. Tra i ritrovamenti ci sono anche un “calcatorium”, ovvero una doppia vasca che serviva per la conservazione del vino nel XIII secolo, alcune medagliette votive, monete e resti di ceramiche. Una conferma del fatto che il Colosseo, simbolo della “città eterna”, un monumento per noi oggi intoccabile, ha vissuto nei secoli diverse vite, e in certi periodi, come nel medioevo, era perfino utilizzato a mo’ di “residence” con bancarelle e botteghe come forse si possono vedere oggi sul Ponte Vecchio a Firenze o al mercato di  Rialto a Venezia. La Stampa.it

Uso della lingua

a mo’: al modo, come.

Informazioni culturali
Università a Roma: le tre principali università di Roma sono pubbliche e sono:  La Sapienza, (Università degli Studi di Roma 1),  Tor Vergata (Università degli Studi di Roma 2 ), e Università degli Studi di Roma 3.

Il centro di Milano diventa un museo

Palazzo Anguissola, su via Manzoni a Milano

“Progetto cultura” è il nome dell’ambizioso impegno della maggiore banca italiana, Intesa San Paolo, nel campo dei beni culturali. Al centro di questo progetto si situa il nuovo museo che aprirà a settembre a Milano.
“Il nuovo museo milanese si chiamerà Gallerie di Piazza Scala e darà vita a un ‘nuovo quadrilatero‘ – così non ci sarà solo quello della moda. Coinvolgerà quattro palazzi storici … Palazzo Anguissola, del 1775; l’ampliamento di questa dimora realizzato nel 1829 dal maestro del neoclassicismo Luigi Canonica; l’adiacente Palazzo Brentani-Greppi e l’ex sede della Banca Commerciale, costruita su piazza Scala da Luca Beltrami tra il 1909 e il 1911 in stile rinascimentale. Nelle oltre venti sale ricavate all’interno di questi spazi saranno esposte inizialmente 200 opere (alla fine oltre a mille) provenienti dalle collezioni della banca. Ci saranno opere di Francesco Hayez, Gerolamo Induno, Angelo Inganni, ma anche di Mosè Bianchi, Gaetano Previati e Aristide Sartorio. Un allestimento particolare sarà riservato ai bassorilievi del Canova“. Corriere della Sera.

Note culturali

il quadrilatero della moda: è il distretto al centro di Milano dove si concentrano i negozi e gli atelier delle firme più importanti della moda. E’ composto da quattro vie che formano una sorta di quadrato: via Montenapoleone, via Manzoni, via della Spiga e corso Venezia.
Francesco Hayez, Gerolamo Induno e Angelo Inganni sono pittori milanesi o lombardi dell’Ottocento. Mosè Bianchi, Gaetano Previati e Aristide Sartorio sono pittori e scultori italiani della fine dell’Ottocento, primi del Novecento. Canova è uno dei massimi sculturi italiani tra Settecento e Ottocento.

Biennale di Venezia, il cuore pulsante dell’arte contemporanea

Biennale di Venezia
“ILLUMI-nazioni”
è il titolo della 54esima edizione della Biennale di Venezia  curata dalla svizzera Bice Curiger sotto la presidenza “illuminata” di Paolo Baratta, coerente nel definire la sua Biennale una “macchina del vento” che ha messo in moto in tutta la città un benefico effetto volano.
La prima sfida di “ILLUMI-nazioni” parte dai tre stupefacenti capolavori cinquecenteschi del Tintoretto esposti al Padiglione centrale dei Giardini: una sfida che illumina lo spettatore ma anche gli artisti invitati.
Il Sole24ore

“Venezia è la mostra più importante che esista. L’assalto alla Laguna lo dimostra. Il presidente Paolo Baratta ne è convinto. I padiglioni, dice, sono la prova della stima del mondo. E se la stima si misura dall’impegno messo in campo e dal prestigio degli artisti scelti, si direbbe che siamo stimatissimi. Ecco un pugno di nazioni che almeno sulla carta si direbbe non dovremmo perdere.”
Il critico dell’Espresso consiglia di non mancare: il Padiglione americano, il padiglione giapponese, il padiglione tedesco, e quello egiziano. L’Espresso

La nuova Torre di Pisa

Addio alla rete di impalcature e ponteggi: terminato, dopo vent’anni di lavori, il restauro dei marmi della Torre di Pisa, le cui storiche pareti erano deturpate da scritte, incisioni e segni di smog e degrado. Piazza dei Miracoli torna così all’antico splendore, mentre la Torre continua a raddrizzarsi, secondo un programma che dovrebbe portare a un consolidamento del monumento destinato a durare almeno per i prossimi trecento anni. A mezzogiorno di ieri [il 21 aprile, n.d.r.], sotto un sole quasi estivo, la Torre Pendente risplendeva in Piazza dei Miracoli. Mai pisani e turisti l’avevano vista così bianca. E libera, dopo vent’anni, da impalcature e “brache“, ponteggi e legacci, quell’improbabile camicia di forza che il monumento ha dovuto indossare contro le follie di una pendenza sempre più pericolosa e un lento eppure inesorabile degrado dei marmi. Corriere della Sera.

Uso della lingua

Le impalcature e i sostegni che fino a pochi giorni fa nascondevano la Torre di Pisa sono chiamati metaforicamente brache – mutande o calzoni, un termine usato per lo più in modi di dire -, legacci – corde sottili -, e camicia di forza – camicia con le maniche molto lunghe che serve per contenere i malati mentali ritenuti pericolosi.