A Bertolucci la Palma d’oro alla carriera

Il festival del cinema di Cannes istituisce un nuovo riconoscimento, la Palma d’oro alla carriera, per autori che non hanno mai ricevuto un premio per un film. Bernardo Bertolucci apre la serie, dopo Palme sporadiche, con lo stesso significato, a Woody Allen nel 2002 e a Clint Eastwood nel 2009. A consegnare il premio, l’11 maggio prossimo, sarà Robert De Niro, il presidente della giuria del festival, che fu diretto da Bertolucci in Novecento, nel 1976. Ed è proprio a Novecento che il regista ha pensato, quando ha ricevuto la notizia del premio.
“Da Londra il regista commenta con un misto di soddisfazione e ironia: ‘Le cose si fanno davvero complicate. Più mi sforzo di guardare avanti, per esempio con un nuovo film in preparazione, più mi costringono a girarmi indietro’. Con la Croisette c’è una lunga storia d’amore: ‘Ho partecipato al Festival di Cannes 4 o 5 volte, e ora arriva questa Palma d’oro a sorpresa che mi riporta necessariamente al passato. In segreto io la assegno a Novecento, che fu proiettato per la prima volta a Cannes, ma fuori concorso’.”
Bertolucci sta lavorando a un nuovo film tratto dal romanzo breve di Niccolò Ammanniti, Io e te. La Stampa.

Torino ha fatto ciak

La fama del museo del cinema di Torino è tale che sono venuti a studiarselo da Los Angeles il nostro museo torinese, per capire come funziona una macchina che tocca il record di 566mila visitatori (dato 2010) e che con il suo apparentemente effimero patrimonio è riuscita a entrare nel salotto buono dei dieci musei più visitati d’Italia, vale a dire conquistarsi un posto sul sofà accanto agli Uffizi e ai Vaticani.
Deve essere l’aria di Torino, il genius loci della città fabbrica o (come dice Barbera) “l’illuminata gestione di amministratori sabaudi che fin dai primi anni Novanta decisero di rispondere alla crisi della Fiat puntando sulla promozione della cultura”. Speravano, gli allora amministratori, di fare di Torino una città d’arte e turismo come Firenze. Mai immaginavano, invece, che sarebbe stata più simile alla Roma dei tempi dorati di Cinecittà.
Guardiamo il museo, una scatola magica che cattura il visitatore appena pagato il biglietto. Si entra subito in un atmosfera irreale, che ci accompagna in tornanti di decine di settecentesche lanterne magiche, centinaia di vedute ottiche, ricostruzioni di effetti speciali, originali modellini di Aliens nonché i costumi di Rodolfo Valentino in “Sangue e Arena” o Peter O’Toole in “Lawrence d’Arabia”.
Oltre al museo che possiede una collezione da un milione e 600 mila pezzi (seconda solo alla Cinémateque francese), l’organizazione si occupa dei restauri delle pellicole e digitalizzazione degli archivi gratuitamente offerti on line. Della programmazione delle tre sale del cinema Massimo, e della gestione del Torino Film Lab, il fondo di circa un milione e mezzo l’anno destinato alla produzione di opere prime internazionali.  
Perché è così che funziona. Un occhio alla sperimentazione e un altro alla produzione. Una fedeltà assoluta all’amore per il cinema e per la qualità dei film. E la convinzione di avere una missione da compiere: trasformare il cineclub in un’impresa grande quanto il Piemonte. L’Espresso
Uso della lingua
salotto buono / sul sofa: metafore “molto italiane” per significare “entrare in un posto riservato alle persone importanti”.
città fabbrica: Torino è la città della Fiat, la fabbrica più importante d’Italia.
sabaudo: Torino è stata la capitale del Regno Sabaudo o Regno di Sardegna, che comprendeva Piemonte, Liguria, Savoia, Sardegna, Lombardia, Toscana ed Emilia Romagna). “Sabaudo” significa “dei Savoia”.

I 10 film italiani più visti

Dopo aver parlato dei film che hanno fatto l’Italia, può interessare sapere quali film italiani hanno ricevuto in assoluto i maggiori incassi nel nostro paese. Da questo articolo risulta che i dieci film italiani che hanno incassato di più, sono tutti all’insegna della comicità o dell’umorismo

ECCO LA NUOVA CLASSIFICA DEGLI INCASSI DEI FILM ITALIANI 

Checco Zalone il protagonista del film ‘Che bella giornata’

1. ‘Che bella giornata’ di Gennaro Nunziante
2. ‘La vita e’ bella’ di Roberto Benigni
3. ‘Benvenuti al Sud’ di Luca Miniero
4. ‘Chiedimi se sono felice’ con Aldo Giovanni e Giacomo.
5. ‘Natale sul Nilo’ di Neri Parenti
6. ‘Il ciclone’ di Leonardo Pieraccioni
7.’Pinocchio’ di Roberto Benigni
8. ‘Fuochi d’artificio’ di Leonardo Pieraccioni
9. ‘Il paradiso all’improvviso’ di Leonardo
    Pieraccioni

10 ‘Natale a Rio’ di Neri Parenti.  L’Unità

Il primo  in classifica, è ‘Che bella giornata’, il cui successo inaspettato si spiega secondo il Mereghetti per la comicita’ del protagonista, Checco Zalone, una comicità familiare che non spaventa. Che bella giornata non fa paura a nessuno. Anzi, finisce per consolare: lui è decisamente peggio di me! si dice lo spettatore. Un successo di queste proporzioni non se lo aspettava nessuno, 31 milioni e mezzo di spettatori in soli 11 giorni!  la comicità si mantiene sempre al di sotto di un «accettabile» livello di volgarità. I cinepanettoni avevano finito per farsi un vanto della loro esagerazione (linguistica, ma anche comportamentale). Zalone al cinema ha scelto di rassicurare, a rischio di tradire il suo personaggio televisivo.  Il core business della sua comicità è dichiaratamente altro. Più «familiare», più «educato», più «represso». Così da non spaventare il pubblico, ma attirare anche quello che di solito non va al cinema. Il Corriere.it 

    Uso della lingua
    all’insegna di: nel segno di, incentrato su, dominato da..
    il Mereghetti: in italiano spesso si usa l’articolo di fronte al nome dell’autore di un libro famoso.
    Il Mereghetti è infatti un famoso Dizionario di film, molto popolare in Italia.

    Cinepanettone:  il termine è un neologismo creato in origine in senso dispregiativo dai critici cinematografici per definire le commedie natalizie (a Natale si mangia il panettone)  che si caratterizzano per il tipo di comicità a buon mercato, per le volgarità gratuite e per i grandissimi incassi nelle sale italiane. Tuttavia col passare del tempo il termine è diventato di uso comune e ha perso in parte la connotazione dispregiativa.

    I film che hanno fatto l’Italia

    Dopo “le cose” che hanno fatto l’Italia, oggi il settimanale l’Espresso sempre in collaborazionecon  
    inventarioitaliano.it, lancia ai suoi lettori una nuova proposta, scegliere i film che hanno raccontato al meglio il nostro paese.

    Ecco i trenta titoli cinematografici che il giornale ha scelto partendo da Cabiria, uno dei primi capolavori italiani del cinema muto, a Il divo di Tarantino. Quanti di questi film conoscete? Per saperne di piu’ potete andare sull’articolo e cliccare sulla locandina del film.  L’Espresso

    Triennale di Milano, il cappello nel cinema

     Dal 18 gennaio al 6 marzo la Triennale di Milano presenta la mostra “Il cinema con il cappello. Borsalino e le altre storie”.
    Da sempre il cinema si è appropriato della capacità del cappello di raccontare. E così per la dolce Sabrina interpretata da Audrey Hepburn, il cappello segna il passaggio da semplice figlia dell’autista in sofisticata donna di classe. I cappelli di Greta Garbo in Ninotchka ci annunciano la fine del comunismo. Da James Dean che negli anni ’50 lancia il grande cappello con falda rialzata, al colbacco che con Il “Dottor Zivago” entra a far parte del vestiario occidentale, fino a quello di “Rocky “che diventa il copricapo popolare degli anni ’70.
    L’esposizione e’ articolata in diversi nuclei. Uno di questi mostra il ruolo chiave del copricapo nella costruzione dell’identita’ di un personaggio del cinema. Ne “Il Cielo Sopra Berlino” di Wim Wenders, per esempio,attraverso la ricerca del cappello giusto si racconta il cambio di identità sotteso a ogni cambio di copricapo: gangster, borghese, eccessivo, comico. Un altro nucleo mostra come il cappello nelle sue diverse fogge produce differenti emozioni. Il visitatore incontrerà il cappello che fa ridere, il cappello che fa piangere, il cappello che seduce, il cappello che fa paura. Un altro tema della mostra e’ quello degli scappellamenti e gesti legati all’uso del cappello: codici comportamentali vecchi e nuovi che hanno negli attori i massimi interpreti di segni che ci parlano di un decoro perduto e di più attuali costumi.
    Infine la mostra passa in rassegna i modelli e i nomi dei diversi cappelli. Dal Borsalino, nome proprio divenuto sinonimo di cappello classico maschile, al basco, all’elmo, al casco, alla coppola, al turbante, alla bombetta, al colbacco, berretto, feluca, etc. L’Espresso

    Usi della lingua 

    Copricapo: sinonimo di cappello
    foggia: modello
    scappellamento: togliere il cappello come forma di saluto
    basco, elmo, casco, coppola, turbante, bombettacolbacco, berretto, feluca: diversi modelli di cappello. Cliccare sulla parola per vedere la traduzione.


    Bernardo Bertolucci al MoMa

    Dal 15 dicembre fino al 12 gennaio Bertolucci verrà omaggiato al MoMA di New York con una retrospettiva completa dei suoi film e una mostra. Si parte con Il conformista (1970), fonte d’ispirazione per Steven Spielberg, Martin Scorsese e Patrick Tam, solo per citare qualche nome. Il film sarà presentato da Bertolucci in persona. Molti saranno gli amici che parteciperanno alla festa, da Martin Scorsese appunto a Jonathan Demme, da Jim Jarmush ai fratelli Cohen, da Anjelica Houston, Isabella Rossellini a Liv Tyler, protagonista di Io ballo da sola (1996), da Robert De Niro, l’Alfredo in Novecento (1976) a John Malcovich, tra gli interpreti de Il tè nel deserto (1990).

    Non è finita qui, l’omaggio prosegue all’Art Directors Club Gallery di New York dove verrà allestita la mostra Bertolucci Images, curata dal critico Marcello Garofalo e composta da circa 140 fotografie di scena che immortalano momenti di vita da set. Il Sole 24Ore.

    Uso della lingua
    Si notino i termini che si applicano alla descrizione di una mostra: allestire, curare, presentare, omaggiare, omaggio, retrospettiva, fonte di ispirazione

    Vespa, un mito al cinema

    A raccontarne la storia del celebre veicolo è l’esposizione “La Vespa e il Cinema”, al Museo Piaggio di Pontedera.   In mostra, a bordo della mitica Vespa,  i ritratti delle grandi star del cinema, da Marcello Mastroianni a Virna Lisi, da Raquel Welch a Ursula Andress, ma anche Henry Fonda, Gary Cooper, Anthony Perkins, Jean-Paul Belmondo, Milla Jovovich, Eddie Murphy, Owen Wilson o Gérard Depardieu.

    La due ruote di casa Piaggio è stata immortalata in decine di film: dalla ‘Dolce Vita’ di Federico Fellini, a ‘Caro Diario’ dove Moretti la guida con fare scanzonato, zigzagando tra le strade deserte di una Roma di Ferragosto. Gregory Peck ci porta a spasso Audrey Hepburn facendo lo slalom tra i sanpietrini in “Vacanze Romane”. Nel film “Alfie”,  Jude Law più irresistibile che mai rubava cuori scorrazzando per le vie di Manhattan sulla sua 2 ruote Piaggio. Era gialla invece la Vespa di Nicole Kidman, che attraversava le vie della Grande Mela in “The Interpreter” di Sydney Pollack.  Con le oltre 200 immagini di filmati storici, spot d’antan, foto di scena e proiezioni delle più celebri pellicole, “La Vespa e il Cinema” ripercorre più di mezzo secolo di sogni su due ruote.  Eclettica, pop, personalizzata nei modi più stravaganti e persino ironica, la Vespa oggi è uno status symbol dall’eleganza sbarazzina, con una carriera cinematografica da grande star. L’Espresso

    Uso della lingua

    sampietrini: sono le pietre usate per pavimentare le strade di Roma. Ma nell’antichità erano usate per pavimentare Piazza San Pietro a Roma, da cui il nome.
    due ruote e quattro ruote:  un modo diverso di chiamare lo scooter e l’automobile. Utilizza una figura retorica che si chiama sineddoche, dove una parte del nome sta per il tutto.

    Addio a Monicelli

    Oggi tutte le prime pagine dei giornali sono occupate dalla notizia del suicidio del regista Mario Monicelli, uno dei padri della commedia italiana, che si è buttato dalla finestra dell’ospedale dove era ricoverato. Riportiamo il profilo che ne fa il Corriere della Sera. “I suoi film sono stati oltre 60 e molti di essi sono stati veri propri capolavori, entrati addirittura nel lessico familiare degli italiani. Uno per tutti, I Soliti Ignoti del 1958, dove una banda del buco di piccoli lestofanti romani di periferia cerca di rubare la cassaforte di un banco dei pegni finendo per grattare, letteralmente, solo il fondo di una pentola di pasta e fagioli. Fu un film epocale e frutto di un lavoro corale di grandissimi attori, Mastroianni, Gassman (scoperto per la prima volta in un ruolo comico), una giovanissima Claudia Cardinale, Totò esperto di casseforti… Altri capolavori, che sono stati premiati da uno straordinario successo di pubblico, a dimostrare la sintonia di Monicelli con la società italiana che si veniva trasformando: La grande guerra del 1959, (osteggiato dalle gerarchie militari) con Gassman e Sordi lavativi nella Prima Guerra Mondiale ma in extremis capaci di un gesto di sfida che costerà loro la vita; La ragazza con la pistola di metà anni 60, dove Monica Vitti, riscoperta come attrice comica dopo gli anni dell’incomunicabilità narrati da Michelangelo Antonioni, è una siciliana che si emancipa nella Londra ruggente del beat; Romanzo Popolare, immediatamente successivo, sulla storia d’amore tra un operaio anziano, Ugo Tognazzi, e una giovane donna, Ornella Muti, contesa tra due uomini (il rivale Tognazzi è un giovane Michele Placido) e che esce da questa contesa decidendo di appartenere solo a se stessa (Enzo Jannacci presterà al film la sua struggente canzone “Vincenzina davanti alla fabbrica”). Corriere della Sera.

    Uso della lingua
    banda del buco: banda di rapinatori. Quest’espressione deriva da un film, ma non di Monicelli, bensì di Mario Amendola.
    grattare: oltre al significato di scratch, ha anche quello gergale di “rubare”.

    E’ morto Dino De Laurentiis, un tycoon del cinema mondiale

    Oggi il mondo del cinema, al di qua e al di là dell’oceano, piange la scomparsa di Dino De Laurentiis: il grande produttore è morto a Los Angeles, dove risiedeva da tantissimi anni. Aveva 91 anni. 
    Nei suoi settanta anni di attività, Mister D, come lo chiamavano negli Stati Uniti  ha prodotto alcuni dei capolavori del Neorealismo italiano e del cinema del dopoguerra, così come alcuni tra i più grandi colossal di Hollywood.
     Con lui viene meno una delle ultime figure planetarie di tycoon vecchio stile, padre-padrone, uomo di forte temperamento e passioni. Nella vita e sul set.  De Laurentiis nasce a Torre Annunziata (Napoli) da una famiglia modesta, il padre era titolare di un pastificio. Viene così istradato, da giovanissimo, al mestiere del genitore. Ma una volta, durante un viaggio di lavoro a Roma, vede per strada un annuncio del Centro sperimentale di cinematografia, che cerca nuovi talenti. E così la sua vita, all’improvviso, cambia: vuole fare il cinema.  
    Il Dino ragazzo fa la sua gavetta sul set, e impara a fare di tutto.  Dopo la guerra Dino produce i più grandi capolavori del cinema Neorealista,  tra cui Riso Amaro (1948). Seguono negli anni ’50 sono altri famosissimi titoli:  Napoli milionaria (1950); Dov’è la libertà? (1954);  Miseria e nobiltà (1954) e La grande guerra (1959), e due dei maggiori successi di Fellini: La strada e Le notti di Cabiria, entrambe premi Oscar per il miglior film straniero.  Crea perfino una Hollywood italiana, alle porte di Roma, Dinocittà. 
    Poi  nel 1972, la svolta: la partenza con biglietto di sola andata per Hollywood. Nei 40 anni americani Mister D o Dino come lo chiamavano lì, produce centinaia di film, tra i più famosi Serpico, King Kong, Flash Gordon, Ragtime, Hannibal e Il Silenzio degli innocenti
    Nel 2001 riceve la consacrazione definitiva, con l’Oscar alla carriera. Alcuni lo hanno accusato di produrre ormai solo film commerciali.Ma forse la verità è nel suo discorso  di ringraziamento alla premiazione per l’Oscar: “Il cinema” dice ” è una droga, è una fatica. Ma è esaltante: ho fatto 600 titoli, ma a ogni nuovo progetto mi ci butto con l’entusiasmo e la curiosità del primo”. La Repubblica
    Uso della lingua 
    viene meno: viene a mancare, si perde.
    padre-padrone: metà padre, metà padrone. Padre autoritario e padrone paterno.
    titolare: proprietario
    fare la gavetta: partire dal basso, dai lavori più semplici. Figurato: la gavetta è la scodella d’alluminio dei soldati.

    La dolce vita di Fellini compie 50 anni

    La dolce vita, il famoso film di Federico Fellini che ha immortalato la folle vita di Roma alla fine degli anni ’50, inizio ’60, compie cinquant’anni, e per festeggiare questo evento la pellicola è stata restaurata da Martin Scorsese e presentata al Festival Internazionale del Film di Roma, che si svolge in questi giorni. “Che esista un prima e un dopo La Dolce Vita, è la tesi che sostiene Scorsese. “È un film” dice Scorsese “che ha cambiato tutte le regole. Ha portato un cambiamento nella società e nel cinema”. Negli anni ’50 e ’60 il cinema produceva soprattutto dei colossal. La Dolce vita di Fellini invece ha introdotto una nuova intensità morale, un’intelligenza, e una maturità che hanno cambiato la scena del cinema commerciale in tutto il mondo.
    L’attenzione di pubblico e fotografi è stata tutta rivolta ad Anita Ekberg, una delle protagoniste del film, famosa per la scena in cui si butta nella Fontana di Trevi. “… smagrita, Anitona ha sfilato affaticata appoggiandosi a un bastone (è stata operata da poco) tra gli applausi dei fotografi che hanno poggiato le macchine per dedicarsi a lei: un omaggio a chi, 50 anni fa, contribuì a rendere leggendaria non solo Fontana di Trevi, ma anche la categoria dei paparazzi. Lei ha ringraziato commossa, con un inchino: ‘Dopo questa caduta ho perso un po’ la memoria, ma se proprio mi devo sforzare mi viene in mente l’acqua gelata della fontana quando ho fatto il bagno per Fellini, anche se era agosto”. Corriere della Sera.

    Uso della lingua
    pellicola: è un sinonimo di film.

    paparazzo: è il nome di un personaggio del film che fa il fotoreporter ed è sempre a caccia di foto scandalistiche di attrici. Da allora il termine è entrato nell’uso comune per definire quei fotografi specializzati nel fotografare personaggi famosi in occasioni compromettenti.