The Young Pope

papaThe Young Pope è una serie televisiva ideata e diretta da Paolo Sorrentino. Parla di un papa, papa Belardo, ovvero Pio XIII, eletto per caso e che poi si rivelerà molto controverso. Su questo papa immaginario Paolo Sorrentino ha anche scritto un libro, Il peso di Dio. Il Vangelo di Lenny Belardo, in uscita in questi giorni presso Einaudi. La Stampa pubblica l’introduzione in cui Sorrentino spiega la genesi della serie televisiva e del libro.

“Ho lavorato a The Young Pope per moltissimo tempo. L’idea ha fatto continuamente capolino negli anni, per poi essere subito autocensurata, nella convinzione, sbagliata, che in un Paese come il nostro, certi temi, trattati con franchezza, potessero rivelarsi dei tabù. Ma con mia grande sorpresa, quando ho avuto il coraggio di condividere con i produttori questi pensieri, ho trovato disponibilità e abnegazione. …

L’origine sta in un duplice, contradditorio sentimento di fascinazione e diffidenza nei confronti del clero. Il mondo dei preti. Che ho avuto modo di conoscere quotidianamente, per cinque anni, frequentando il liceo classico dei Salesiani a Napoli, dai quattordici ai diciotto anni”.

Note culturali

I Salesiani, ovvero la Società Salesiana di Don Bosco, è un istituto religioso che si occupa soprattutto dell’istruzione e dell’educazione dei ragazzi e che ha fondato molte scuole in tutt’Italia. La congregazione fu fondata nel 1859 da don Giovanni Bosco, un prete piemontese che fu anche fatto santo da Pio XI, nel 1934.

Tullio De Mauro: “Gli italiani parlano (anche) in dialetto”

de-mauroDedichiamo al linguista Tullio De Mauro scomparso in questi giorni il primo post del 2017.

L’ITALIANO, la lingua italiana, non sta così male. Messi male sono molti, troppi italiani che quella lingua parlano ormai correntemente, ma incontrano grandi difficoltà a comprendere un testo scritto o a risolvere un calcolo. Insomma, a orientarsi nel mondo d’oggi. È un paese bifronte quello che da anni scandaglia il linguista Tullio De Mauro, per un verso slanciato in avanti, per il verso opposto appesantito da vecchie e nuove tare.
Ma un altro accertamento proietta l’immagine di un paese a due facce: l’italiano è diventato ora la lingua di quasi tutti, senza che ciò abbia però provocato la morte dei dialetti. Se il 90 per cento di noi parla una lingua comune (ancora nel 1974 era appena il 25 per cento), una buona metà di questa massa, il 44,1, alterna abbondantemente l’italiano al dialetto. E ciò, sottolinea De Mauro, non è affatto negativo.
Esce in questi giorni il suo Storia linguistica dell’Italia repubblicana ( Laterza) che fin dal titolo aggiorna la Storia linguistica dell’Italia unita, pubblicato nel 1963, un testo indispensabile per capire, attraverso il modo in cui ci esprimevamo cent’anni dopo l’unificazione, che italiani eravamo. La procedura è ora identica: storia linguistica e non storia della lingua. Si ragiona di assetti demografici e non di congiuntivi, di rapporto città/campagna, città grande/ città piccola e non di sintassi. E poi della scuola e di ciò che c’è fuori e oltre la scuola. Di giornali, di televisione e di web. Dei dislivelli culturali, vere fratture che incidono il corpo della società italiana.
L’intervista a De Mauro si conclude con questa domanda:
Lei dedica il libro a suo fratello Mauro, ucciso dalla mafia nel 1970. Perché?
“Volevo che questo pezzo di storia che non ha vissuto in qualche modo gli appartenesse”.
Per leggere l’intera intervista a De Mauro clicca qui: Repubblica

Domande per la discussione

  • Tu conosci un dialetto italiano? Di quale regione?
  • Sei in grado di riconoscere la differenza tra italiano standard e dialetto?
  • Nel tuo paese esistono dei dialetti come in Italia? Dove si parlano?
  • Tu parli un dialetto?
  • Nella tua famiglia qualcuno parla un dialetto?

 

 

Ecco la vera identità di Elena Ferrante

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Il segreto di Pulcinella

Svelato il mistero sull’identità di Elena Ferrante, la scrittrice napoletana più letta dei nostri giorni. Per venticinque anni l’autrice della tetralogia de L’amica geniale si è celata dietro allo pseudonimo  di Elena Ferrante.

Un’inchiesta condotta da Il Sole 24 Ore e pubblicata il 2 ottobre anche dal quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, dal sito di giornalismo investigativo francese Mediapart e da quello della rivista americana The New York Review of Books, fa ora emergere evidenze “documentali” che danno un contributo senza precedenti all’opera d’identificazione della misteriosa scrittrice.

Di lei, dunque, non sono mai state pubblicate foto. Né è mai stato stabilito chi sia veramente. Come riporta la quarta di copertina di ogni suo libro, si sa solo che «è nata a Napoli». Allo stesso tempo Ferrante ha saputo parlare molto di sé, concedendo innumerevoli interviste mediate dalla casa editrice e scrivendo un volume sedicentemente autobiografico, La Frantumaglia.

Anziché su un’immaginaria figlia di una sarta napoletana, come si presenta l’autrice in La Frantumaglia, le prove da noi raccolte puntano il dito su Anita Raja, traduttrice residente a Roma la cui madre era un’ebrea di origine polacca prima sfuggita all’Olocausto e poi trasferitasi a Napoli.

Ma in La Frantumaglia, Ferrante aveva avvertito i lettori. Non una, bensì due volte. «Io non odio affatto le bugie, nella vita le trovo salutari e vi ricorro quando capita per schermare la mia persona», aveva scritto. E, poco più avanti, aveva aggiunto: «Italo Calvino nel 1964 scriveva a una studiosa che chiedeva informazioni personali: “Mi chieda pure quel che vuol sapere e glielo dirò. Ma non le dirò mai la verità. Di questo può star sicura”. Questo passo mi è sempre piaciuto e almeno parzialmente l’ho fatto mio».
Per leggere tutto l’articolo cliccate qui : IlSole24Ore.

Note culturali

Elena Ferrante: è uno pseudonimo ispirato probabilmente alla famosa scrittrice Elsa Morante
I
 suoi primi romanzi sono: L’amore molesto, edito nel  1992,  I giorni dell’abbandono, del 2002 e la figlia oscura, da cui nel  2007 da cui la scrittrice ha tratto spunto per il racconto per bambini La spiaggia di notte. Dal 2012 al 2014 escono i quattro volumi della tetralogia L’amica geniale che la rendono famosa nel mondo.

La tetralogia: L’amica geniale, Roma, E/O, 2011.Storia del nuovo cognome. L’amica geniale volume secondo, Roma, E/O, 2012.  Storia di chi fugge e di chi resta. L’amica geniale volume terzo, Roma, E/O, 2013. Storia della bambina perduta. L’amica geniale volume quarto, Roma, E/O, 2014.

Il segreto di Pulcinella: il personaggio che appare nell’immagine si chiama Pulcinella. È un personaggio della Commedia dell”Arte la cui caratteristica principale è di parlare troppo e di non sapere tenere un segreto. L’espressione è “un segreto di Pulcinella” in italiano che è un segreto che ormai sanno tutti.

 

Montalbano non morirà

camilleriIn attesa dei risultati delle elezioni amministrative, e in attesa dell’estate che quest’anno si fa desiderare, consigliamo un paio di libri usciti da poco. Innanzitutto il romanzo n. 100 di Andrea Camilleri, L’altro capo del filo (Sellerio). C’è sempre il commissario Montalbano, questa volta alle prese con il problema dei migranti e con l’assassinio di una sarta, Elena, che lavora nella sartoria più rinomata del paese. In un’intervista rilasciata alla Stampa a Bruno Ventavoli, Camilleri dice, a proposito dei migranti. «Tre anni fa fui ospite di un asilo romano, composto per metà da bambini italiani e l’altra metà da non italiani, di 18 paesi diversi. Giocavano insieme, ridevano, litigavano, si menavano. Ma alla fine dividevano le merendine. L’Europa deve capire che bisogna dividere le merendine. I muri sono sciocchi e inutili». La Stampa.

 

pareschiL’altro libro che consigliamo è I jeans di Bruce Sprinsteen (Giunti), della brava traduttrice Silvia Pareschi. E’ una raccolta di racconti/saggi che ci mostrano la visione dell’America di un’italiana che risiede parte dell’anno a San Francisco. “Il minimo comune denominatore che lega queste dieci storie è un tormento interiore nei confronti di un paese che continua ad amare che tuttavia smentisce spesso la propria promessa di libertà. Lo sguardo predilige l’ironia sulla malinconia sia che si parli di religione sia che si racconti il “palazzo del porno” di San Francisco, un edificio in cui si producono film a luci rosse.” dice Antonio Monda, recensendo il volume sulla Repubblica.

Le mamme che inventano le app

coltoQuello tra la tecnologia e i bambini sarebbe un rapporto semplice, se a complicarlo non ci fossero spesso i genitori. Che a volte vietano tablet e smartphone, altre permettono di usarli entro certi limiti, altre ancora lasciano ai più piccoli la più assoluta libertà. Ma c’è anche chi si guarda intorno e s’inventa un’app per i figli. Può nascerne un’attività: alla prossima «Bologna Children’s Book Fair», la più grande fiera italiana dell’editoria per bambini che si terrà dal 4 al 7 aprile a Bologna, sono infatti numerosi i libri digitali realizzati da genitori. Sono app più o meno complesse, per tablet o smartphone: a metà tra gioco e libro, prevedono sempre una partecipazione attiva dei bimbi. …

Colto, ad esempio, nasce a Milano da un’idea di Catriona Wallis, madre di due bambini e insegnante di inglese, sposata con un italiano; Shape Gurus è stata selezionata da Apple fra le migliori app del 2015. (v. foto) Da una casetta sulle rive del Po, poi, arriva Identikat, con cui si creano fantastici gatti digitali: ha vinto premi in tutto il mondo ed è firmata da Làstrego e Testa con la torinese Ovolab, un bell’esempio di collaborazione tra uno studio che ha fatto la storia dell’illustrazione italiana e un’azienda nata con i software per Mac e presto convertita alle app mobili. Bruno Ruffilli, La Stampa.

Note culturali
Bologna Children’s Book Fair, la Fiera del Libro di Bologna, è dedicata interamente al mondo della produzione di libri per bambini e ragazzi. Qui convergono artisti (illustratori, graphic designer…), agenti letterari, editori, autori, traduttori, business developer, licensor e licensee, packager, stampatori, distributori, librai, bibliotecari, insegnanti, fornitori di servizi editoriali e tutte le figure professionali legate al mestiere del libro per l’infanzia.

 

Gifuni, l’attore-professore: «Insegno Gadda a Harvard»

Gifuni

E’ atteso a Harvard, Massachusetts, nell’università più prestigiosa nel mondo, che mai aveva invitato un attore italiano a fare il professore. Missione inusuale ma perfetta per un artista come Gifuni che lega il proprio lavoro al ragionato «reading» di autori come Camus e Pasolini e là avrà podio, cattedra, leggìo per raccontare agli studenti americani la storia dell’ing. Gadda che va alla guerra,secondo il recital allestito da Giuseppe Bertolucci nel 2010 e replicato quasi 200 volte in Italia, a Mosca, a Edimburgo.
«Da monologo di nicchia su un autore complesso è diventato negli anni un grande spettacolo popolare: è la soddisfazione più grande. L’invito a Harvard nasce dal successo di una rivista online di studi gaddiani di Edimburgo, che da 5 anni ha istituito un Premio Gadda. Il testo, grazie anche a una magnifica traduzione, è stato pubblicato in Gran Bretagna: Gadda goes to War . Corriere.it

Note culturali
Carlo Emilio Gadda (Milano, 14 novembre 1893Roma, 21 maggio 1973) è stato uno scrittore, poeta e ingegnere italiano, che ha segnato la narrativa del Novecento attraverso un impasto originalissimo di linguaggi diversi (dialetti, termini gergali e tecnici, neologismi) e un incessante stravolgimento delle strutture tradizionali del romanzo. Per saperne di più clicca qui:http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Emilio_Gadda

Per la discussione
Qual ‘è il valore aggiunto che l’attore può dare a un testo letterario, secondo Gifuni? Sei d’accordo con quest’idea?  Per capire quello che intende dire guarda un clip della sua performance.
https://www.youtube.com/watch?v=Lo7TsZ5NLVA

L’amica geniale

L-amica-genialeL’amica geniale è il titolo complessivo della tetralogia scritta da Elena Ferrante (E/O) e del primo volume di essa. Percorre sessant’anni della storia di due amiche, dagli anni ’50 a oggi. Molti dei romanzi di Elena Ferrante sono stati tradotti in inglese da Ann Goldstein e stanno ottenendo un notevole successo negli Stati Uniti. Elena Ferrante è uno pseudonimo dietro il quale non si sa chi si celi, probabilmente una donna (ma non è certo), sicuramente napoletana. Elena Ferrante non ha mai voluto comparire in pubblico e rilascia pochissime interviste, e solo scritte. Paolo di Stefano l’ha intervistata per “la Lettura”, l’inserto culturale domenicale del Corriere della Sera. Riportiamo un brano dell’intervista in cui l’autrice parla delle intenzioni del romanzo e dell’uso – indiretto – che fa del dialetto napoletano.

Elena Ferrante, in che modo ha maturato il passaggio da un tipo di romanzo psicologico-familiare (vedi i primi romanzi «L’amore molesto» e «I giorni dell’abbandono») a un romanzo, come questo, che promette di essere multiplo (il primo di una trilogia o quadrilogia)?

«Non sento questo romanzo tanto diverso dai precedenti. Parecchi anni fa mi venne in mente di raccontare l’intenzione di una persona anziana di sparire — che non significa morire —, senza lasciare traccia della propria esistenza [il romanzo inizia con la sparizione di una delle due protagoniste, n.d.r]. Mi seduceva l’idea di un racconto che mostrasse quanto è difficile cancellarsi, alla lettera, dalla faccia della terra. Poi la storia si è complicata. Ho introdotto un’amica d’infanzia che facesse da testimone inflessibile di ogni piccolo o grande evento della vita dell’altra. Infine mi sono resa conto che ciò che mi interessava era scavare dentro due vite femminili ricche di affinità e tuttavia divergenti. Alla fine è ciò che ho fatto. Certo, si tratta di un progetto complesso, la storia abbraccia una sessantina d’anni. Ma Lila e Elena sono fatte con la stessa pasta che ha nutrito gli altri romanzi».

Lei cede di rado al colore dialettale: lo fa in poche battute, ma di solito preferisce la formula «lo disse in dialetto». Non ha mai avuto la tentazione di una coloritura più espressionistica?

«Da bambina, da adolescente, il dialetto della mia città mi ha spaventata. Preferisco che echeggi per un attimo nella lingua italiana, ma come se la minacciasse».  Corriere della Sera.

Si veda anche il bell’articolo di James Wood sul New Yorker.

Uso della lingua

Che cosa significa “essere fatti della stessa pasta“? Provate a spiegarlo in italiano.

Note culturali

L’Italia è sempre stato un paese multilingue. Ancor oggi molti conoscono il dialetto e lo usano in famiglia o in contesti informali. Ancor oggi il dialetto si mescola all’italiano (così come vi si mescola l’inglese). Lingua e dialetto si trovano di frequente in un rapporto di tensione tra loro. In Ferrante il dialetto – napoletano – non compare se non raramente, ma nel romanzo se ne parla spesso, e di solito viene associato a un mondo violento, legato a usi antiquati, tribali.

Grammatica

L’articolo contiene i seguenti verbi. Come puoi vedere si tratta di verbi rfilessivi, passivi e impersonali. Prova a trovarli nel testo. Se non ci riesci clicca qui:Elena Ferrante – verbi

cancellarsi, mi sono resa conto; si tratta; si racconta; Si sovrappongano; aiutarsi; saccheggiarsi, rubarsi, levarsi; si riesca (o si riuscisse); si cresce; si parla; ci serviamo; si è mai pentita; si soffermano sia inscritto; si tira; si modifichi;

Se non ci riesci puoi aiutarti cliccando qui:Elena Ferrante – verbi

Dannati

INfernoE’ uscito in Italia – in prima assoluta – il nuovo romanzo di Glenn Cooper intitolato Dannati (Casa Editrice Nord) e ispirato niente di meno che all’Inferno di Dante. In un articolo per il Corriere della Sera Cooper si diverte a pensare a quali scrittori – e artisti in generale – potrebbe trovare all’Inferno, gli dovesse capitare di finirci (e forse, dice, sfidare Dante potrebbe essere un peccato condannato con la pena eterna).  Conclude dicendo, “Dunque ben pochi scrittori, musicisti e pittori mi farebbero compagnia all’inferno. A meno che non immagini un inferno popolato da autori che si sono macchiati di un crimine più grave dell’omicidio. Mi riferisco al più odiato gruppo di scrittori che si possa immaginare: i politici che scrivono un’autobiografia. Non so in Italia, ma in America tutti i politici che intendono candidarsi alla presidenza si sentono in dovere di scrivere un libro orribile sulla loro filosofia politica e sul loro grande coraggio. E tutti i presidenti, alla fine del mandato, scrivono un libro orribile per giustificare le coraggiose decisioni che hanno dovuto prendere. Se succede così anche in Italia, sono certo che mi capirete. Se non succede, consideratevi fortunati. Di solito, questi libri sono il peggio del peggio e, a mio modesto parere, i loro autori (e relativi ghostwriter) dovrebbero finire nei cerchi più profondi dell’Inferno. E l’eterno castigo dei comuni assassini e degli stupratori che si trovano laggiù dovrebbe essere la lettura di libri del genere. Ma questo non è che un suggerimento”. Corriere della Sera.

Attività culturali

Nell’articolo sono citati vari scrittori e artisti in generale. Li conoscete? Hanno storie piuttosto particolari, andate a documentarvi, sono interessanti!

Un gioco: pensate a chi mandereste all’Inferno tra le persone note – scrittori, politici, industriali, gente dello spettacolo – cercate di identificare il loro peccato e immaginate la pena che meriterebbero.

“Gli sdraiati” ovvero gli adolescenti di oggi

Gli sdraiati

Gli sdraiati

Forse sono di , forse sono altrove. In genere dormono quando il resto del mondo è sveglio, e vegliano quando il resto del mondo sta dormendo. Sono gli sdraiati. I figli adolescenti, i figli già ragazzi. Michele Serra si inoltra in quel mondo misterioso. Non risparmia niente ai figli, niente ai padri. Racconta l’estraneità, i conflitti, le occasioni perdute, il montare del senso di colpa, il formicolare di un’ostilità che nessuna saggezza riesce a placare. Quando è successo? Come è successo? Dove ci siamo persi? E basterà, per ritrovarci, il disperato, patetico invito che il padre reitera al figlio per una passeggiata in montagna?  Gli sdraiati è un romanzo comico, un romanzo di avventure, una storia di rabbia, amore e malinconia. Ed è anche il piccolo monumento a una generazione che si è allungata orizzontalmente nel mondo, e forse da quella posizione riesce a vedere cose che gli “eretti” non vedono più, non vedono ancora, hanno smesso di vedere.
La Repubblica

 

Temi per la discussione
Pensate che il giudizio di Michele Serra sugli adolescenti italiani si potrebbe applicare a quelli del vostro paese?
Uso della grammatica
Le parole evidenziate nell’articolo sono AVVERBI. Vi ricordate che cosa sono?
Potete dire che funzione hanno nella lingua?
Gli avverbi possono essere di diversi tipi. Provate ad assegnare gli avverbi selezionati alla tipologia a cui pensate appartengano.
Leggete il testo integrale dell’articolo e trovate altri avverbi.di qualità: __________________________________________
di quantità: _________________________________________
di tempo: ___________________________________________
di affermazione: _____________________________________
di negazione:________________________________________
di dubbio: __________________________________________
di luogo:____________________________________________
di modo:____________________________________________
di similitudine:_______________________________________
interrogativi: ________________________________________

Le ultime bambine di Auschwitz

Segnaliamo un bel reportage della Stampa online sull’intensa e commovente testimonianza di due sopravvissute al campo di concentramento di Auschwitz, Tatiana e Andra Bucci.
“Questa settimana sono esattamente settant’anni dal momento in cui i nazisti marchiarono la pelle di Tatiana Bucci: sul suo braccio fu tatuato il numero 76484. Era appena arrivata al campo di sterminio di Auschwitz Birkenau. Il 76483 era toccato a sua sorella Andra, mentre alla mamma, che aveva voluto passare davanti alle figlie per capire se era doloroso, avevano inciso il 76482.
“Oggi se ne può parlare, la gente capisce, i ragazzi hanno voglia di ascoltare, ma quando eravamo giovani questi erano argomenti impossibili, un vero tabù. Ricordo la vergogna che provavo d’estate, quando io e mia sorella mettevamo un vestito sbracciato e i cretini sul tram ci chiedevano se quello fosse il nostro numero di telefono. …
Quando il treno arrivò alla fine dei binari, esattamente al centro dell’immenso lager di Birkenau, e le porte del carro bestiame finalmente si spalancarono Tatiana aveva 6 anni e Andra 4”.
La Stampa.

Note di grammatica
Questo brano – e il resto del reportage – si presta a una revisione del passato remoto, del trapassato prossimo (trovatene degli esempi) e dell’imperfetto.