Fake news e il futuro che è tutto da scrivere: a Robinson le interviste le fanno i ragazzi

RobisnonOggi c’è una “offerta informativa infinita” e non esiste più la contrapposizione di dieci anni fa tra carta e web, “perché oggi il punto è avere una propria cifra e identità giornalistica, poi ognuno sceglie il mezzo che preferisce”. Sono gli studenti delle scuole superiori di Milano a chiedere al direttore di Repubblica Mario Calabresi cosa vuol dire per un giornale navigare nel mare della comunicazione che, per loro, vuol dire (quasi) soltanto Facebook.
…..I ragazzi, che la nostra lingua la masticano e rinnovano ogni giorno: con ‘Twittando e postando un mondo di parole nuove’ sono loro a giudicare quali sono i nuovi termini da considerare parte integrante del vocabolario. ‘Cuorare‘ sì, ‘Scialla‘ no, è sorpassato. Perché anche in questo campo vale una regola base: le parole che per i vecchi sono nuove, sono già vecchie per i giovani. E quindi attenzione a usarle pensando di intercettare il loro mondo: si rischia di essere ancora più sorpassati. La neolingua dei social, del resto, è la loro, con buona pace della Crusca e dei ‘grammar nazi’ come Vera Gheno, con la sua carrellata di strafalcioni pescati in Rete e di parole derivate – come spoilerare – che possono segnare la distanza abissale tra chi usa i social e chi no.

Per leggere l’articolo clicca qui: LaRepubblica Robinson

Note linguistiche

Twittando e postando: sono neologismi legati alle interazioni su Internet come anche linkare, taggare, bloggare, bannare, flaggare, chattare ecc..
cuorare:  viene dal linguaggio di Facebook  e si usa per dire “aggiungere o mandare cuoricini”.

Altri esempi sono:
piacciaremettere un Mi piace a foto, post, commenti, pagine di Facebook ecc
amicare / amicarsi – diventare amico su Facebook: non l’ho amicato; ci amichiamo?
favvaremettere tra i preferiti (favorites): te l’ho favvato anch’io .
pinnare – condividere immagini o video in Pinterest “appuntandoli” (pin) in bacheche.
scialla: in dialetto giovanile romano significa “sta tranquillo” “lascia perdere”. Secondo la Treccani scialla e tutte le sue  varianti del gergo giovanile qui e là per l’Italia (vedi sciallato ‘rilassato’,scialloso ‘divertente’, sciallo ‘divertimento’ nel Nord Italia; R. Ambrogio-G. Casalegno,  sia potuto derivare dall’ inshallah,  islamico che dunque, scialla (rinvenuto anche nella forma shalla, in scritte murali o nei chiacchiericci digitati in rete) e inshallah, per dire: sta’ tranquillo, se Dio lo vorrà tutto andrà bene.
Vera Gheno: è una sociolinguista specializzata nel linguaggio dei media. Per saperne di più clicca qui:https://linguaenauti.com/tag/vera-gheno/

 

 

 

Tullio De Mauro: “Gli italiani parlano (anche) in dialetto”

de-mauroDedichiamo al linguista Tullio De Mauro scomparso in questi giorni il primo post del 2017.

L’ITALIANO, la lingua italiana, non sta così male. Messi male sono molti, troppi italiani che quella lingua parlano ormai correntemente, ma incontrano grandi difficoltà a comprendere un testo scritto o a risolvere un calcolo. Insomma, a orientarsi nel mondo d’oggi. È un paese bifronte quello che da anni scandaglia il linguista Tullio De Mauro, per un verso slanciato in avanti, per il verso opposto appesantito da vecchie e nuove tare.
Ma un altro accertamento proietta l’immagine di un paese a due facce: l’italiano è diventato ora la lingua di quasi tutti, senza che ciò abbia però provocato la morte dei dialetti. Se il 90 per cento di noi parla una lingua comune (ancora nel 1974 era appena il 25 per cento), una buona metà di questa massa, il 44,1, alterna abbondantemente l’italiano al dialetto. E ciò, sottolinea De Mauro, non è affatto negativo.
Esce in questi giorni il suo Storia linguistica dell’Italia repubblicana ( Laterza) che fin dal titolo aggiorna la Storia linguistica dell’Italia unita, pubblicato nel 1963, un testo indispensabile per capire, attraverso il modo in cui ci esprimevamo cent’anni dopo l’unificazione, che italiani eravamo. La procedura è ora identica: storia linguistica e non storia della lingua. Si ragiona di assetti demografici e non di congiuntivi, di rapporto città/campagna, città grande/ città piccola e non di sintassi. E poi della scuola e di ciò che c’è fuori e oltre la scuola. Di giornali, di televisione e di web. Dei dislivelli culturali, vere fratture che incidono il corpo della società italiana.
L’intervista a De Mauro si conclude con questa domanda:
Lei dedica il libro a suo fratello Mauro, ucciso dalla mafia nel 1970. Perché?
“Volevo che questo pezzo di storia che non ha vissuto in qualche modo gli appartenesse”.
Per leggere l’intera intervista a De Mauro clicca qui: Repubblica

Domande per la discussione

  • Tu conosci un dialetto italiano? Di quale regione?
  • Sei in grado di riconoscere la differenza tra italiano standard e dialetto?
  • Nel tuo paese esistono dei dialetti come in Italia? Dove si parlano?
  • Tu parli un dialetto?
  • Nella tua famiglia qualcuno parla un dialetto?

 

 

Dante e il nascente ceto borghese. Una voce contro il degrado morale

Dante

Questo articolo ci presenta un Dante molto attuale, portavoce del malessere  dei suoi tempi ma anche dei nostri.
“..questo Dante è soprattutto la voce politica del nuovo ceto borghese, che si scaglia contro la lussuria e il degrado etico di nobiltà e clero, tutti smodatamente compresi a spartirsi il denaro derivante da tasse, elargizioni o pagamento di indulgenze. Nostro contemporaneo in tutti i sensi, il poeta denuncia la dilagante corruzione senza paura. Vittima del sistema, osa attaccare il potere e per questo è costretto all’esilio. Con una persistente tensione dinamica la narrazione procede a scorci con l’aggiunta dell’effetto straordinario dell’improvvisa sospensione.

Se volessimo trovare esempi nel mondo della canzone d’oggi Dante potrebbe essere un rocker internazionale come Springsteen o Bob Dylan, Petrarca una popstar italiana alla Baglioni, Ramazzotti o Pausini. Al di là di accezioni filosofiche, metafisiche, morali, e di analisi figurali, plurilinguistiche, strutturali, la Commedia resta l’unica opera capace di toccare il cuore a tutti i lettori, anche ai più umili. Sono molteplici le testimonianze di persone che conoscono a memoria tutta la Commedia, senza sapere il significato dei versi.

Un vero spettacolo, un esempio per i giovani quello di chi recita ad alta voce solo per la bellezza del suono, attratto quasi in senso mistico dalla musica dantesca. Corriere.it

I neologismi del Papa

papa«Mafiarsi», «nostalgiare la schiavitù». Papa Francesco, vescovo di Roma, nel Te Deum di fine anno, ha coniato due neologismi nella nostra lingua italiana, che evidentemente diventa sempre più sua. …

Sono mutuati molto spesso dal lunfardo, uno slang nato nelle prigioni argentine e diffusosi poi tra il popolo, ha spiegato, tempo fa, Flavio Alivernini, autore di un saggio sulla lingua del Papa, pubblicato sulla rivista Limes: «È stato capace di togliere il dialetto da una periferia geografica e farlo simbolo di una periferia esistenziale» ha aggiunto. …

I bergoglismi non sono solo il frutto casuale di un parlare estemporaneo, ma più propriamente meditati, scelti, voluti e, in quanto tali, rimangono nella versione ufficiale e definitiva dei discorsi papali. Insomma, anche come vescovo di Roma, Francesco forgia parole nuove, per vincere l’usura e la scontatezza dei termini comuni, che irrimediabilmente corrodono l’esperienza. Una rivoluzione passa anche dalle parole. Maria Antonietta Calabrò, Corriere della Sera.

Ogni 14 giorni scompare una lingua

Dialetti

Ancora sul tema della lingua italiana che cambia, ci sembra interessante  proporre ai nostri lettori questo articolo del Corriere della Sera.

“Sabato 17 gennaio, la terza edizione della Giornata Nazionale del Dialetto e delle lingue locali per promuovere l’importanza del vernacolo. «Nel mondo ogni 14 giorni scompare una lingua locale portando dietro di sé tradizioni, storia, cultura – ha detto il Presidente dell’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia, Claudio Nardocci – Le Pro Loco hanno raccolto questo grido d’allarme sul fenomeno. Le lingue locali sono il collante che ci lega alle nostre radici». Intanto l’Istat fa sapere che (dati del 2012) in Italia, il 53,1% delle persone di 18-74 anni (23 milioni 351 mila individui ) parla in prevalenza italiano in famiglia. La quota aumenta quando ci si intrattiene con gli amici (56,4%) e, in misura più consistente, quando si hanno relazioni con persone estranee (84,8%). L’uso prevalente del dialetto in famiglia riguarda il 9% della popolazione di 18-74 anni (3 milioni 976 mila persone). ”
Per leggere l’articolo clicca su: Corriere.it

In un precedente articolo del mese di ottobre  sull’indagine dell’Istat troviamo un riferimento a un articolo di Pier Paolo Pasolini  su Pagine Corsare che nel 1964 scriveva:«Fra le altre tragedie che abbiamo vissuto (…) in questi ultimi anni, c’è stata anche la tragedia della perdita del dialetto, come uno dei momenti più dolorosi della perdita della realtà».
Per leggere l’articolo clicca su: Corriere.it

Uso della lingua

Vernacolo: Linguaggio caratteristico di un’area geografica limitata tipico della parlata popolare, generalmente trasmesso per tradizione orale che si differenzia dal dialetto per elementi maggiormente marcati e vivaci.

Pro-loco: Organizzazioni locali finalizzate alla promozione e allo sviluppo del territorio.
Istat: Istituto Nazionale di Statistica

La lingua disonesta

burocrIl seguito del titolo di questo interessante articolo di Claudio Giunta è “come scrivono al ministero dell’istruzione”. Si tratta di un’analisi critica di una circolare ministeriale e può anche essere letta come una lezione sull’uso appropriato della lingua. Oltretutto è divertente!

Inizia dall’antefatto, “Il governo, il ministro dell’istruzione, i collaboratori del ministro, i funzionari del ministero decidono che serve qualcuno che insegni agli insegnanti a insegnare meglio, perciò stanziano una certa quantità di denaro per formare questi formatori: il denaro verrà dato alle scuole (una per regione) che organizzeranno dei corsi ad hoc, e da questi corsi verranno fuori dei “docenti esperti” che poi dissemineranno la loro esperienza e le cognizioni acquisite nelle scuole del territorio. …

Presa la decisione, stanziato il denaro, restano da curare i dettagli: informare i mezzi d’informazione, mettere la notizia sul sito del ministero, scrivere la circolare che verrà mandata ai dirigenti scolastici. C’è un ufficio per tutto.

Il messaggio della circolare ministeriale, però, non passa. Non tanto perché la scuola viene chiamata servizio scolastico e la regione diventa l’ambito territoriale, quanto perché, nel suo insieme, la circolare ministeriale non sembra scritta in italiano, o meglio perché le parole che contiene sono certamente italiane, ma i rapporti tra le parole non sembrano produrre un senso compiuto: è come se la pressione delle parole – che sono troppe, e troppo pesanti – avesse fatto evaporare i nessi sintattici (che sono anche nessi logici). Il risultato sono locuzioni senza senso come “processi di crescita dei livelli” (”tentativi di migliorare la qualità degli insegnanti”?), o interi periodi che sembrano scritti estraendo a caso dal sacchetto delle parole astratte, come:

Reti di istituzioni scolastiche ben organizzate, facendo ricorso ove possibile alle risorse interne, favoriscono la valorizzazione delle specificità professionali presenti nel territorio in funzione di supporto alle esigenze di rinnovamento e arricchimento dei curricoli, di iniziative progettuali, di miglioramento dell’azione educativa e dell’efficienza organizzativa del servizio scolastico”.  Internazionale.

L’amica geniale

L-amica-genialeL’amica geniale è il titolo complessivo della tetralogia scritta da Elena Ferrante (E/O) e del primo volume di essa. Percorre sessant’anni della storia di due amiche, dagli anni ’50 a oggi. Molti dei romanzi di Elena Ferrante sono stati tradotti in inglese da Ann Goldstein e stanno ottenendo un notevole successo negli Stati Uniti. Elena Ferrante è uno pseudonimo dietro il quale non si sa chi si celi, probabilmente una donna (ma non è certo), sicuramente napoletana. Elena Ferrante non ha mai voluto comparire in pubblico e rilascia pochissime interviste, e solo scritte. Paolo di Stefano l’ha intervistata per “la Lettura”, l’inserto culturale domenicale del Corriere della Sera. Riportiamo un brano dell’intervista in cui l’autrice parla delle intenzioni del romanzo e dell’uso – indiretto – che fa del dialetto napoletano.

Elena Ferrante, in che modo ha maturato il passaggio da un tipo di romanzo psicologico-familiare (vedi i primi romanzi «L’amore molesto» e «I giorni dell’abbandono») a un romanzo, come questo, che promette di essere multiplo (il primo di una trilogia o quadrilogia)?

«Non sento questo romanzo tanto diverso dai precedenti. Parecchi anni fa mi venne in mente di raccontare l’intenzione di una persona anziana di sparire — che non significa morire —, senza lasciare traccia della propria esistenza [il romanzo inizia con la sparizione di una delle due protagoniste, n.d.r]. Mi seduceva l’idea di un racconto che mostrasse quanto è difficile cancellarsi, alla lettera, dalla faccia della terra. Poi la storia si è complicata. Ho introdotto un’amica d’infanzia che facesse da testimone inflessibile di ogni piccolo o grande evento della vita dell’altra. Infine mi sono resa conto che ciò che mi interessava era scavare dentro due vite femminili ricche di affinità e tuttavia divergenti. Alla fine è ciò che ho fatto. Certo, si tratta di un progetto complesso, la storia abbraccia una sessantina d’anni. Ma Lila e Elena sono fatte con la stessa pasta che ha nutrito gli altri romanzi».

Lei cede di rado al colore dialettale: lo fa in poche battute, ma di solito preferisce la formula «lo disse in dialetto». Non ha mai avuto la tentazione di una coloritura più espressionistica?

«Da bambina, da adolescente, il dialetto della mia città mi ha spaventata. Preferisco che echeggi per un attimo nella lingua italiana, ma come se la minacciasse».  Corriere della Sera.

Si veda anche il bell’articolo di James Wood sul New Yorker.

Uso della lingua

Che cosa significa “essere fatti della stessa pasta“? Provate a spiegarlo in italiano.

Note culturali

L’Italia è sempre stato un paese multilingue. Ancor oggi molti conoscono il dialetto e lo usano in famiglia o in contesti informali. Ancor oggi il dialetto si mescola all’italiano (così come vi si mescola l’inglese). Lingua e dialetto si trovano di frequente in un rapporto di tensione tra loro. In Ferrante il dialetto – napoletano – non compare se non raramente, ma nel romanzo se ne parla spesso, e di solito viene associato a un mondo violento, legato a usi antiquati, tribali.

Grammatica

L’articolo contiene i seguenti verbi. Come puoi vedere si tratta di verbi rfilessivi, passivi e impersonali. Prova a trovarli nel testo. Se non ci riesci clicca qui:Elena Ferrante – verbi

cancellarsi, mi sono resa conto; si tratta; si racconta; Si sovrappongano; aiutarsi; saccheggiarsi, rubarsi, levarsi; si riesca (o si riuscisse); si cresce; si parla; ci serviamo; si è mai pentita; si soffermano sia inscritto; si tira; si modifichi;

Se non ci riesci puoi aiutarti cliccando qui:Elena Ferrante – verbi

Primo Levi, “In un’altra lingua”

Levi«In un’altra lingua» è il titolo di una lezione sul tradurre Primo Levi che Ann Goldstein (traduttrice) e Domenico Scarpa (italianista) hanno tenuto recentemente sia a Torino che a Milano. L’occasione è dovuta a un evento di speciale rilievo, la pubblicazione, nell’autunno 2015 negli Stati Uniti,  della traduzione inglese delle Opere complete di Primo Levi, in tre volumi, presso la Norton Liveright.
È la prima volta, non solo in America, che un’impresa del genere viene dedicata a un autore italiano, non a caso tra i più letti e tradotti, e in continua ascesa nella considerazione critica.

“Levi tradotto, Levi traduttore. È facile pensare subito alle pagine memorabili in cui ad Auschwitz si sforza di tradurre Dante per l’amico Jean Samuel detto Pikolo. La sua competenza linguistica è sistemica (padroneggia bene francese, inglese e tedesco, traduce Heine, Kafka, Lévi-Strauss), va ben oltre la pura sensibilità o il gusto delle etimologie: è nutrita di memoria storica, comporta un continuo raffronto tra sistemi differenti, si spinge sino a inventare codici con cui comunicare con il mondo animale. Osserva Domenico Scarpa, che contribuisce da par suo all’edizione Norton per la parte storico-critica: «Così come il linguaggio cambia peso e valore con la Rivoluzione industriale (civiltà di massa, metropoli, grandi numeri), allo stesso modo torna a cambiare dopo la comparsa di Auschwitz. Che è la morte moltiplicata dall’industria. Levi è il testimone più consapevole (e professionalmente ferrato) di questa natura industriale del Lager, e della necessità di farvi aderire un linguaggio”. Ernesto Ferrero, La Stampa.

Proposte didattiche

Leggere con un obiettivo

Avrete notato che l’articolo, oltre che di Primo Levi, parla di lingua letteraria e di traduzione. Leggetelo attentamente e rispondete a queste domande:

  1. Che cosa significa scrivere per Calvino? (Calvino è stato un grande scrittore italiano del ‘900, contemporaneo di Levi. Anche Calvino ha scritto un libro sulla Seconda guerra mondiale, Il sentiero dei nidi di ragno, basato sulla sua esperienza di partigiano.)
  2. In che senso Levi viene definito “maestro di understatement”?
  3. La prima traduzione americana di Se questo è un uomo di Primo Levi è stata intitolata Survival in Auschwitz. Perché questo titolo viene definito una banalizzazione?

L’italiano in Italia

antonelliQualche riflessione sull’italiano di oggi:

L’italiano è vivo, viva l’e-taliano! Con questa esclamazione di ottimismo si conclude il nuovo saggio-pamphlet dello storico della lingua Giuseppe Antonelli, Comunque anche Leopardi diceva le parolacce (Mondadori): un libro fatto apposta per sfidare il perbenismo e il catastrofismo linguistico, per smontare cioè le tesi dei profeti di sventura, i tanti che intravedono nella scrittura digitale (sms, mail, post, chat, tweet eccetera) l’inizio della fine della nostra lingua, quelli che a intervalli regolari gridano al tramonto del congiuntivo, all’imbarbarimento lessicale e alla morte della punteggiatura. Ogni lingua, ricorda Antonelli, è un organismo in continua e incoercibile evoluzione: «Se si ama la propria lingua, non c’è peggior delitto di volerla seppellire viva. Di ibernarla in nome di una mai esistita èra glaciale della perfezione». Paolo Di Stefano, Corriere della Sera.

Attività didattiche

Provate a rintracciare i termini da cui derivano perbenismo, catastrofismo e imbarbarimento e a spiegarne il significato.

Il dizionario Zingarelli della Zanichelli, uno dei dizionari più popolari in Italia, ha inserito nell’ultima edizione vari nuovi vocaboli o espressioni, tra cui: SELFIE, SVAPARE, DIRITTO ALL’OBLIO, NOMOFOBIA, LABBRUTO, WEDDING PLANNER, SCOUTING, SVIRGOLATA, REDDITEST. Alcuni di questi derivano dall’inglese, degli altri, provate a rintracciare la storia.

Non più consumatori ma ‘consumattori’

i gas

Si chiamano Gas, Gruppi d’acquisto solidale, sono nati nel 1994 per iniziativa di un gruppo di famiglie di Fidenza, e in vent’anni si sono trasformati da un’esperienza di alcuni giovani idealisti, in mainstream. Il marchio che i Gas sono riusciti a imporre è quello del km zero, che significa che i consumatori comprano i prodotti alimentari direttamente da agricoltori e allevatori biologici. “A  rendere unica questa esperienza tutta italiana, che ha le sue radici nell’associazionismo, è quella S finale che mette la solidarietà prima di tutto, anche del risparmio. Solidarietà con i fornitori e con i piccoli produttori biologici strozzati dai grossisti, ma anche all’interno del gruppo, dove ci si dividono compiti e organizzazione. 

Secondo Petrini l’ideatore in Italia dello Slow Food, “vent’anni di Gas dimostrano che un altro sistema di distribuzione del cibo è possibile…Sembra l’uovo di colombo: unirsi per risparmiare in emissioni, risparmiare denaro, procurarsi ingredienti freschi, di stagione, di provenienza certa e verificabile. ”
“…i  nostri acquisti hanno un potere pesantissimo e alla lunga sono davvero in grado di  cambiare dei sistemi che a prima vista paiono incrollabili.
Repubblica.it

Attività culturali

Leggete l’articolo di Petrini “Una battaglia di civiltà” e spiegate:
1. Fidenza è un comune d’Italia nella provincia di Parma. In quale regione si trova questo comune?
2. Chi sono in Italia le persone che si servano dei Gas?
3.. Perché Petrini propone di sostituire la parola “consumatore” con “consum-attore”.
4. In che senso le persone che aderiscono ai Gas conducono “una battaglia di civiltà”.
5. Chi, secondo Petrini, non sarà contento di questo nuovo modello di consumo?
6. Ci sono organizzazioni come i Gas in altri paesi del mondo? E nel tuo paese?

Uso della lingua
uovo di colombo:  un modo di dire per indicare una soluzione incredibilmente semplice a un problema apparentemente impossibile.
alla lunga: nel lungo periodo

Grammatica
Nel testo “Una battagli di civiltà” ci sono svariati verbi riflessivi.
Eccone alcuni:
unirsi – procurarsi – recarsi – avvicinarsi – trasformarsi
Leggi l’articolo con attenzione e prova a trovarli.