Natale a Matera, torna il presepe più grande del mondo

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Anche quest’anno fra i Sassi di Matera – Capitale europea della cultura per il 2019 – torna l’appuntamento con il presepe più grande del mondo, a cui su un percorso di circa tre chilometri prenderanno parte circa 450 figuranti.
Il percorso “parte dal sagrato della chiesa di Santa Maria dell’Idris e si snoda per tre chilometri lungo il sasso Caveoso, la città sotterranea, tra grotte scavate nel masso tufaceo e chiese rupestri, abbellite da illuminazioni architettoniche con giochi di colore e luci, ambientazioni sonore, rappresentazioni di musica classica e pastorale lucana, che creeranno l’atmosfera della sacralità del periodo – fanno sapere gli organizzatori – Il viaggio terminerà con il presepe francescano, uno spettacolo son et lumiere con le statue del presepe e il tema della stella cometa, esaltata da un mirabile intervento di illuminazione delle Grotte, visibile dal piazzale Madonna delle Vergini”.
Saranno circa 450 i figuranti in totale, tra cui numerosi migranti coordinati dai volontari delle associazioni locali. Alcuni costumi di scena, messi a disposizione dalla cooperativa ‘Made in Carcere’ fondata da Luciana Delle Donne, saranno realizzati dalle detenute del carcere di Lecce. Durante il percorso verrà offerta ai visitatori una degustazione di prodotti a km zero.
Per leggere tutto l’articolo clicca qui: Repubblica

Informazioni culturali

Made in Carcere: È una Cooperativa sociale il cui scopo principale è di diffondere la filosofia della “Seconda Opportunità” per le Donne Detenute e della “Doppia vita” per i tessuti. Un messaggio di speranza, di concretezza e solidarietà, ma anche di liberà e rispetto per l’ambiente.  La produzione consiste in borse e accessori, tutti originali, realizzati riutilizzando materiali di scarto e di recupero e lavorati da donne detenute, a cui viene offerto un percorso formativo e un lavoro per dar loro una possibilità di reinserirsi nella società.
Per saperne di più visita: http://www.madeincarcere.it/it/ 

Serial Classic

SERIAL-CLASSIC_new1-540x640Milano è sempre più bella e più ricca di novità culturali. Una di queste è la Fondazione Prada che ora ospita una mostra interessante intitolata Serial Classic, curata da Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte, che propone un’indagine sulla riproduzione delle sculture greco-romane, avvenuta nel periodo che va dal Rinascimento al Neoclassico. “La nuova sede della Fondazione Prada  è una fortezza che contiene molti tesori, e arricchisce la città, offrendo un’opportunità culturale polifunzionale. Questa, in apparenza sobria, ordinata, ma sontuosa cittadella dell’arte si estende su quasi 20mila metri quadrati e occupa in parte le strutture di un’ex distilleria. Lo spazio è immenso e oltre all’attività museale, con pezzi della collezione privata di Miuccia Prada che si possono ammirare in due ali dell’architettura industriale recuperata, una a nord e l’altra a sud, ha uno stabile al centro che contiene una sala cinematografica molto ampia, un bellissimo bar, affidato all’estro del regista di Grand Budapest Hotel, Wes Anderson, e uno spazio studiato per le esposizioni temporanee. … La nuova sede milanese della Fondazione è stata progettata dall’architetto Rem Koolhaas è in largo Isarco, alla periferia cittadina, tra aeree industriali e nuovi edifici, e la si identifica senza difficoltà perchè ha una torre d’oro che svetta nello skyline, per il resto piuttosto grigio e monotono”. Valentina Tosoni, Repubblica.

Attività culturali

Dal Rinascimento al Neoclassico: si tratta di un arco di tempo di vari secoli, quali? Cos’hanno in comune queste due correnti artistiche?

Le storie dimenticate di Elsa Morante

La scrittrice romana Elsa Morante non era ancora adolescente quando scrisse i racconti pubblicati sul Corriere dei piccoli tra il 1933 e il 1937. Oggi quella collezione, dedicata ai bambini e spesso dimenticata, rivive grazie a un’esposizione particolare, “Edizione straordinaria! Elsa Morante e il Corriere dei piccoli”, in mostra nella “Casa della memoria e della storia” di Roma fino al 28 maggio. 
Sette le storie trasformate in cartoncino e colori: Il povero santino della bella chiesa; La storia dei bimbi e delle stelle; La storia di Giovannella; Paoletta diventò principessa; La casa dei sette bambini; Il soldato del re; e La casina che non c’è.  
“E’ un’esposizione che accoglie l’immaginario dei bimbi degli anni ’30 e aiuta i ragazzi a comprendere come vivevano i loro nonni,” spiega Daniera Mantarro, responsabile della biblioteca della “Casa della memoria”. “Solo grazie alla memoria possono comprendere il mondo contemporaneo.” La Repubblica.
Note culturali
Elsa Morante (1912-1985) è una grande scrittrice italiana. Tra i suoi romanzi più noti ci sono: L’isola di Arturo, e La storia.
Corriere dei piccoli, detto anche Corrierino era un notissimo giornalino per bambini. Era un supplemento settimanale del Corriere della sera e ospitava famose storie a fumetti, come quelle del Signor Bonaventura, simpatico personaggio creato dal disegnatore Sto, Sergio Tofano. Il Corriere dei piccoli è uscito dal 1908 al 1995.

Tina Modotti

Nasce vicino a Udine, registrata all’anagrafe come Assunta Adelaide Luigia, ma si ritrova poi, sia pure in buona parte post mortem, nel pantheon dei miti del XX secolo: la donna bella e comunista, la rivoluzionaria, la scandalosa, l’attrice, sia pur per breve tempo, per film muti nella Hollywood degli anni Venti, l’emigrante italiana, la paladina della libertà, la perseguitata, l’esule politica, l’eroina del Messico e della guerra civile spagnola, l’antifascista, la musa ispiratrice, l’interprete di una vita da romanzo (e infatti ne sono stati scritti vari) ma, soprattutto, la grande fotografa. Si tratta di Tina Modotti, ed è a lei che è dedicata una mostra  nella sede espositiva dell’Istituto Cervantes in piazza Navona 91, a Roma, organizzata con l’ambasciata del Messico in Italia. Titolo della rassegna, «Tina Modotti: un nuovo sguardo», con una selezione di 26 fotografie scattate dalla pasionaria tra il 1923 e il 1927. Corriere della Sera.

Uso della lingua

L’autore di questo articolo, Edoardo Sassi, usa una lingua piuttosto ricercata. Si noti per esempio l’espressione latina, post mortem, che significa dopo la morte, o paladina (sostenitrice), musa (dea protettrice delle arti).

Pelle di donna

Gillo Dorfles, “Strega in metamorfosi”, 2010

“Pelle di donna” è il titolo di una mostra che si è appena aperta alla Triennale di Milano. Di questa mostra parla Gillo Dorfles, uno dei più grandi e noti critici dell’arte italiani, che ha ben 101 anni, ma che continua a essere più che mai attivo. “La mostra dedicata al rapporto tra la pelle dell’uomo – e soprattutto della donna – e l’opera d’arte mi sembra di grande interesse perché mette in luce quanto possa valere lo stimolo creativo di questa fondamentale struttura del corpo umano nella realizzazione di un’opera artistica, soprattutto di quella pittorica.

Che ognuno «tenga prima di tutto alla propria pelle»; che gli accada di avere «la pelle tesa» per lo spavento, o addirittura che gli venga «la pelle d’oca»: basterebbero questi o tanti altri modi di dire per dimostrare quanto la nostra pelle ci sia cara, anzi indispensabile. Non ci possono essere dubbi circa il valore artistico, fisiologico, antropologico, economico di questa importante struttura umana …  Il Sole 24Ore.

La mostra sarà aperta fino al 19 febbraio prossimo.

Uso della lingua

Nell’articolo Dorfles inserisce di proposito alcuni dei più noti modi di dire che hanno per protagonista la pelle e che abbiamo evidenziato in rosso. Vi invitiamo a cercarne altri nel resto dell’articolo.

Scarpe Superga: un simbolo del made in Italy

Apre a Torino una mostra che celebra i 100 anni delle scarpe Superga. Gomma e tela. Ricordi di generazioni sui campi da tennis o nei cortili e storia del «made in Italy». Un percorso raccontato da oggi nello spazio delle Officine Grandi Riparazioni con la mostra «Happy birthday, baby», pronta a celebrare il primo centenario del marchio torinese, voluto nel 1911 da Walter Martiny: lo scopo era lavorare e produrre articoli in gomma. … su cui hanno camminato milioni di piedi. Che hanno praticato sport, ballato nelle discoteche, attraversato città, e che non se ne sarebbero separati mai, d’estate o d’inverno: perché la moda l’ha consacrata tendenza. E questa è naturalmente una delle chiavi di lettura della mostra, aperta sino al 20 ottobre, fianco a fianco al progetto museale «Fare gli italiani» realizzato per il 150 anni dell’Unità d’Italia. «Non un caso, in uno spazio ex-industriale» dice Massimo Temporelli, il curatore. «Entrando nella storia della produzione di questa scarpa si scoprono le potenzialità creative, tecnologiche, di impatto sociale e di stile che hanno cambiato il nostro Paese». La Stampa.

Uso della lingua

Si notino alcune frasi piuttosto elaborate, come “la moda l’ha consacrata tendenza“, che significa che le scarpe Superga sono diventate di moda; oppure “di impatto sociale e di stile“, perché le scarpe Superga sono un segno di appartenenza sociale, oltre che una tendenza della moda.

La pitturessa

Artemisia Gentileschi “Giuditta decapita Oloferne”

La pitturessa è Artemisia Gentileschi, pittrice romana del Seicento che ebbe una vita molto turbolenta (per conoscerla cliccare qui). Ora le sue opere sono in mostra a Milano, al Palazzo Reale, fino alla fine del prossimo gennaio. A curare la mostra sono stati chiamati due grandi studiosi, Roberto Contini e Francesco Solinas. Grazie alle loro caparbie ricerche, al loro occhio, ai loro contatti con importanti istituzioni museali e con collezionisti privati di rilievo, i due curatori sono stati in grado di riunire a Milano 52 opere di Artemisia Gentileschi (alcune sconosciute, altre pochissimo note), assieme a un gruppo di lettere completamente inedite ritrovate dallo stesso Solinas nell’archivio di Casa Frescobaldi a Firenze. Lettere appassionatissime “redatte in una prosa scorretta ma profonda, sgrammaticata ma colta, che cita Petrarca e l’Ariosto, Ovidio, le Rime di Michelangelo, e ovviamente il Tasso. …
«Arcinfamissima, ruffiana, strega, maliarda», inveisce la famosa pittrice contro una dama fiorentina che l’aveva accusata di furto in casa del suo amante. «Poltrona»! «Puttana». Una storia a tratti torbida, di bellissima pittura e denaro, di potere e passione, quella d’amore vissuta da Artemisia a Firenze, a Roma e a Napoli, con Francesco Maria Maringhi, ricco rampollo di un’antica famiglia dell’aristocrazia fiorentina, e naturalmente appassionato di pittura”. Il Sole 24Ore.

Uso della lingua

Si noti il linguaggio colorito usato dalla “pitturessa”, non poi così diverso da quello attuale. E si noti anche la prosa raffinata di questo articolo del Sole 24Ore, scritto da Francesco Solinas, uno dei due curatori della mostra.
rampollo: discendente

Le figurine Panini compiono 50 anni

Le figurine Panini sono una storia popolare legata a un’Italia che 50 anni fa cresceva e sognava. Una mostra le celebra a Roma da domani e fino al 23 ottobre. Cominciava tutto nel 1961…
Le figurine sono state tra i primi mass-media del Novecento, una forma di comunicazione sociale trasversale che ha plasmato e si è plasmata con una cultura profondamente e genuinamente pop. Lavorando giorno e notte, quattro fratelli figli di un garzone conquistarono il mondo, dando forma soprattutto alla passione sfrenata degli italiani per il calcio. 
Collezionismo, pubblicità e industria, un intreccio perfetto…
Il rito resiste ancora sui banchi di scuola e unisce le generazioni del passato … a quelle moderne che continuano a scambiarsi doppioni nonostante la dittatura della Playstation. 150 miliardi di figurine in mezzo secolo, secondo i calcoli della multinazionale di Modena.

Palazzo Incontro, Via dei Prefetti, 22, Roma. Dal 14 settembre al 23 ottobre . Il Sole 24Ore.

Costume

L’album delle figurine – un album su cui si incolla una serie di immagini, di solito di calciatori – fa parte dell’infanzia di ogni italiano. Le figurine si comprano in bustine da cinque. Per completare l’album occorre avere tutte le figurine di un dato argomento e, alla fine, quando ne mancano poche, è molto difficile trovarle. Allora a scuola, negli intervalli, ci sono dei veri e propri mercati di doppioni, esemplari identici di cui tutti di solito hanno una grossa scorta.

Cinecittà aperta al pubblico

In occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia e del suo 74° compleanno Cinecittà mostra i suoi segreti al pubblico e apre i suoi studios . Il 28 aprile scorso, nella sede di Via Tuscolana 1055, nella zona sud di Roma, è stata inaugurata da Roberto Benigni la mostra “Cinecittà Si Mostra, un percorso spettacolare all’interno dei famosi studi cinematografici. 
“La Mostra – spiega la curatrice Elisabetta Bruscolini – segue un itinerario nella creatività degli autori e dei professionisti”. Ma c’è anche l’omaggio alla “storia e al presente di Cinecittà”, a tutti coloro che hanno dato vita, ieri e oggi, “al mito di Hollywood sul Tevere”. 
Dopo la mostra, che resterà aperta fino a novembre, dovrebbe prendere corpo, nell’arco di un anno e mezzo, il progetto di un Museo del cinema permanente per cui dovrebbero essere complessivamente stanziati circa 15 milioni di euro. La Stampa.



Uso della lingua
prendere corpo: significa attuarsi, prendere consistenza.

Dalla lira all’euro

Con questo titolo così asciutto, “La moneta dell’Italia Unita: dalla lira all’euro“, che non contiene nemmeno un’evocazione o una metafora che tanto vanno di moda nelle denominazioni contemporanee, si potrebbe pensare che la mostra che si apre domani al Palazzo delle Esposizioni di Roma sia una didascalica lezione di storia economica.

Ma non è affatto così. La mostra, organizzata dalla Banca d’Italia nell’ambito delle celebrazioni per i 150 dell’Unità nazionale e aperta fino al 3 luglio, è un colto, documentato e persino divertente viaggio nella storia monetaria della nostra Unità, dalle banconote pre-unitarie all’euro. Una mostra che sarà certamente capace di interessare gli specialisti del settore, che troveranno chicche e rarità, ma anche i curiosi e gli studenti, come ha auspicato il direttore generale della Banca d’Italia, Fabrizio Saccomanni, presentando in anteprima la mostra alla stampa. Sole 24 ore.

Uso della lingua
chicca: è una caramella o un dolcetto e per estensione significa una cosa bella, elegante, preziosa.