Il coro degli stonati

stonatiDa anni l’Orchestra Verdi di Milano organizza corsi per insegnare le tecniche di canto anche a chi pensa di non essere capace.

“Di professione sono avvocati, insegnanti, farmacisti, manager, ma hanno un comune destino: non sono intonati. Eppure, seguendo i corsi organizzati ormai da qualche anno dall’Orchestra Verdi, cercano di imparare a cantare, vincendo la ritrosia e il luogo comune secondo cui chi non ha un’intonazione naturale è meglio che si dedichi ad altre attività. Di loro si è accorto anche il New York Times, che ha seguito per una settimana le prove di quello che è stato chiamato “Il coro degli stonati”, dedicandogli una pagina che sottolinea come nel Paese dell’opera tutto sia possibile”. Paola Zonca, La Repubblica.

Anche il Corriere della Sera e altri giornali italiani si sono occupati del “coro degli stonati”; partecipare a questo coro sta diventando un vero e proprio “cult” per i milanesi. Divertenti sono le cronache di Tommaso Pellizzare sul Corriere che potete vedere cliccando qui.

I tre giorni che cambiarono l’Opera

Palermmacbetho, Firenze e Venezia. Tre spettacoli in tre giorni rinnovano il linguaggio dell’Opera: sono il Macbeth con la regia di Emma Dante a Palermo, il Faust di McVicar a Firenze e il Tannhäuser di Wagner, firmato da Calixto Bieito, alla Fenice di Venezia. Alberto Mattioli racconta come e perché il weekend appena trascorso rappresenta una svolta per il melodramma.

“Tre grandi regie d’opera in tre giorni. In Italia non succede spesso, e basterebbe a fare il titolo. Però la vera notizia è che si tratta di tre registi già rubricati, a torto o a ragione, alla voce «eversivi» o, peggio, «provocatori» che passano senza problemi fra gli applausi, e pure tanti. Nuovi classici, insomma. …

Ancora più interessante il caso di Emma Dante, che a Palermo, per l’inaugurazione del Massimo, firma il Macbeth più bello visto da molti anni, insieme con quello di Cerniakov a Parigi. Dante usa il suo teatro eccessivo, barocco e visionario per illuminare (finalmente!) una categoria estetica fondamentale per quello di Verdi: il grottesco”. La Stampa.

Note linguistiche e culturali

Un articolo non facile, dove si mescolano espressioni metaforiche e idiomi appartenti al lessico musicale. Ma un articolo interessante, anche per tracciare la geografia musicale italiana, tutt’altro che scontata (non c’è solo la Scala!).

Proposte didattiche

Domande:

  1. Perché i tre registi menzionati sono definiti “eversivi” e “classici” al contempo?
  2. Come si chiama il teatro dell’opera di Palermo?
  3. In che modo Emma Dante rappresenta il “grottesco”?
  4. Leggere tutto l’articolo e cercare l’elemento poco ortodosso nella regia del Macbeth di Emma Dante.

 

Dante e il nascente ceto borghese. Una voce contro il degrado morale

Dante

Questo articolo ci presenta un Dante molto attuale, portavoce del malessere  dei suoi tempi ma anche dei nostri.
“..questo Dante è soprattutto la voce politica del nuovo ceto borghese, che si scaglia contro la lussuria e il degrado etico di nobiltà e clero, tutti smodatamente compresi a spartirsi il denaro derivante da tasse, elargizioni o pagamento di indulgenze. Nostro contemporaneo in tutti i sensi, il poeta denuncia la dilagante corruzione senza paura. Vittima del sistema, osa attaccare il potere e per questo è costretto all’esilio. Con una persistente tensione dinamica la narrazione procede a scorci con l’aggiunta dell’effetto straordinario dell’improvvisa sospensione.

Se volessimo trovare esempi nel mondo della canzone d’oggi Dante potrebbe essere un rocker internazionale come Springsteen o Bob Dylan, Petrarca una popstar italiana alla Baglioni, Ramazzotti o Pausini. Al di là di accezioni filosofiche, metafisiche, morali, e di analisi figurali, plurilinguistiche, strutturali, la Commedia resta l’unica opera capace di toccare il cuore a tutti i lettori, anche ai più umili. Sono molteplici le testimonianze di persone che conoscono a memoria tutta la Commedia, senza sapere il significato dei versi.

Un vero spettacolo, un esempio per i giovani quello di chi recita ad alta voce solo per la bellezza del suono, attratto quasi in senso mistico dalla musica dantesca. Corriere.it

Gli scooppiati

scooppiatiGli scooppiati è una band un po’ speciale, composta da persone disabili.

“Peppe Salis, sardo di origine ma romano d’adozione, mente dietro il gruppo insieme al collega Andrea Curatolo e bassista sul palco, ci ha raccontato come sono nati gli Scooppiati. “La band è composta da alcuni utenti della Cooperativa [si tratta della Cooperativa Sociale H-Anno Zero, n.d.r], da alcuni volontari, disabili e non, e da alcuni operatori. Ognuno suona uno strumento … Ci siamo formati nel 2011 dopo varie esperienze di laboratori musicali rivolti ai ragazzi disabili. … È un gruppo integrato, composto da ragazzi diversamente abili e normodotati, accomunati da una grande passione per la musica. Passione che li rende protagonisti di un progetto che utilizza la musica come canale d’inclusione sociale”. Valeria Rusconi, Repubblica.

Il gruppo ha anche realizzato, in collaborazione con la Scuola Romana di Cinema e Fotografia, un videoclip intitolato “La scatola di legno”.

Note sulla lingua

L’espressione “diversamente abile” è un neologismo che va a sostituire il termine handicappato, giudicato offensivo.

È una delle espressioni più contestate nel campo della disabilità. Il portale dell’Inail Superabile.it e l’agenzia di stampa Redattore Sociale hanno scelto di non usarla, anche se altri organi di informazione dedicati al tema non hanno seguito questo esempio. Il motivo per cui è così discussa, è che si tratta di un eufemismo, una locuzione troppo politically correct. Vorrebbe sottolineare l’abilità, invece della disabilità. Seguendo questo percorso logico, il sordo diventa prima non udente e poi “diversamente udente”. Ecco quel che ne dice il linguista Tullio de Mauro, “La ricerca di espressioni generali comincia dall’Ottocento. Si passa da invalido a handicappato, a disabile. L’uso di questi termini in senso negativo ed offensivo apre la strada alla ricerca di neologismi e parole più neutre “da portatore di handicap a diversamente abile, espressione concettualmente bizzarra dato che tutti siamo diversamente abili. E l’ansia di trovare nuove espressioni non è finita e si sono lanciati neologismi come diversabile e diversabilità”.  Diversamente abile nasce negli Stati Uniti all’inizio degli anni Ottanta ad opera del Democratic National Committee che voleva creare un sostituto più accettabile del termine handicappato. Ne è venuta fuori l’espressione inglese differently abled, che cerca di mettere il deficit in una luce positiva.

Proposte didattiche

Cercate di capire perché “scooppiati” è scritto con due “oo”. La chiave la trovate nell’articolo.

 

Umbria Jazz

umbria jazzUmbria Jazz è un festival che si svolge tutte le estati nelle piazze e nei teatri di questa regione. Quest’anno avrà inizio il 10 luglio e si concluderà il 19 dello stesso mese. Ne è presidente Renzo Arbore, un noto showman, intervistato da Ernesto Assante.

Tra tutti i festival Umbria Jazz ha una storia particolare…
Umbria è il secondo festival jazz del mondo.

l jazz italiano ha sempre un grande ruolo nel festival.
Un peso del tutto motivato, perché il jazz italiano oggi è una realtà straordinaria. Da Fresu a Bollani, da Petrella a Rea, da Rava a Boltro, hanno tutti saputo trovare una via italiana al jazz, e sono al tempo stesso eredi di una musica che è stata in parte anche inventata dagli italiani.

Umbria jazz chiama ancora un pubblico fatto in gran parte di giovani, che stanno “riscoprendo” il jazz.
Si, le generazioni più giovani stanno scoprendo che mentre il rock è in una fase quasi di stasi, senza grandi rivoluzioni e personalità, il jazz invece si è rinnovato continuamente. Repubblica.

“Bella ciao”, da canto partigiano a inno globalizzato

bella ciaoREGGIO EMILIA. “Bella ciao” eterna, anzi sempre più attuale. La canzone folklorica cantata dai simpatizzanti del movimento partigiano italiano durante e dopo la seconda guerra mondiale, che combattevano contro le truppe fasciste e naziste, si è trasformata negli ultimi anni in un inno alla libertà, risuonato un po’ ovunque: dalle piazze in rivolta ai funerali, dalle manifestazioni di piazza agli studi televisivi. Solo in Italia, scrive Repubblica in articolo di Francesco Merlo, il canto è ancora oggi etichettato come un “manifesto comunista”.
Nelle scorse ore, “Bella ciao” ha chiuso ad Atene la campagna elettorale per le elezioni politiche di Alexis Tsipras, nella versione dei Modena City Ramblers. «Siamo sempre molto colpiti dall’entusiasmo che suscita Bella Ciao anche fuori dall’Italia. È la canzone che porta con sé valori molto forti e sinceri».

Come inno alla libertà, “bella ciao” è stata rispolverata anche all’indomani degli attentati terroristici di Parigi, ecco christophe Aleveque che la canta in una trasmissione tivu di solidarietà a Charlie Hebdo e alle sue vittime.
Se vuoi leggere l’articolo e ascoltare la canzone cantata nei diversi paesi, clicca qui: Repubblica.it

Pino Daniele

Pidanieleno Daniele era un grande cantantautore e chitarrista napoletano. E’ morto ieri, suscitando dolore in tutt’Italia. Pino Daniele ha saputo mescolare con abilità motivi tradizionali napoletani al blues, al jazz e al rock. Proponiamo un articolo uscito su Repubblica che riporta messaggi di cordoglio e ricordo da parte di numerosi esponenti del mondo musicale italiano: una carrellata nel mondo dello spettacolo italiano per chi volesse approfondire l’argomento. Nell’articolo troverete anche foto e video.

Ecco il ricordo di Renzo Arbore, disc jockey, cantautore, conduttore radiofonico, clarinettista, showman, “Con Pino se ne va il vero innovatore della canzone napoletana d’autore. Un musicista rivoluzionario nelle tessiture armoniche delle sue composizioni, il poeta di una Napoli che lui voleva rinnovare. Un erede forse inconsapevole dei grandi poeti e compositori napoletani”. Repubblica.

Abbado, per sempre

La scorsa settimana, il 20 gennaio, è mancato Claudio Abbado, noto e amatissimo direttore d’orchestra. Per ricordarlo, riportiamo la pagina che gli ha dedicato il Teatro alla Scala di Milano di cui Abbado è stato direttore per molti anni.

Claudio Abbado ci ha lasciati. Ma alla Scala resterà per sempre. Questo è il suo Teatro: il luogo in cui rimane, concreto e tangibile, il segno del direttore senza confini, del musicista senza preconcetti, dell’uomo di teatro pronto a rischiare, dell’uomo di pensiero aperto al mondo.
Alla Scala, in cui debuttò trentaduenne con la Seconda Sinfonia di Mahler, Claudio Abbado ha donato diciotto dei suoi anni migliori: dal 1968, quando fu nominato Direttore Musicale dell’Orchestra, fino al 1986, quando si è conclusa la sua lunga stagione come Direttore Musicale del Teatro.
Il 30 ottobre 2012, la Sesta Sinfonia di Mahler lo ha riportato “a casa” dopo 26 anni di assenza; che forse non era vera assenza. Quel concerto, condiviso con Chopin insieme all’amico Daniel Barenboim, che ne ha raccolto il filo e le idee come Direttore Musicale del Teatro, ha chiuso l’arcata della storia e fermato il suo nome fra quelli di coloro hanno fatto la Scala come oggi la viviamo e il mondo la considera.
Alla Scala, Claudio Abbado ha realizzato una serie impressionante di spettacoli consegnati alla memoria, ha lavorato con i musicisti – autori e interpreti – più significativi del secondo Novecento, ha fondato la Filarmonica sul modello viennese, ha progettato e realizzato cicli sinfonici e operistici che hanno gettato le basi di un repertorio senza confini di lingua, cultura, stili e idee. Nella naturale convinzione che ogni confine è la morte della musica.
Il suo pensiero forte e la sua idea aperta di musica e di teatro insieme, hanno fatto entrare la Scala in una dimensione contemporanea, in sintonia con il nostro tempo, che ancora le appartiene e che ogni giorno, grazie a lui, è impegnata a rispettare.
Il pensiero che la Scala in ogni suo reparto e persona rivolge a Claudio Abbado oggi, nel giorno della sua scomparsa, è il pensiero orgoglioso di tutto ciò che di vivo uno dei più grandi “scaligeri” di ogni tempo ha lasciato in eredità al suo Teatro per affrontare il futuro. Teatro alla Scala.

Verdi, narrar cantando

Mario Brunello e Marco Paolini

Verdi, narrar cantando è il titolo di un originale spettacolo musicale in onore di Verdi, di cui quest’anno si celebra il bicentenario della nascita. Lo spettacolo debutterà a Torino
al Teatro Regio giovedì 14 e poi girerà in tutt’Italia. Sarà composto di parole e musica, e naturalmente di canto. A suonare saranno al violoncello Mario Brunello e al pianoforte e all’armonium Stefano Nanni. La voce sarà di Marco Paolini che spesso collabora con l’amico Brunello.
«Col mio strumento farò tutte le voci: soprano, mezzo, tenore, baritono, basso. Ma a cantare sarà il pubblico. Abbiamo scelto arie da Rigoletto, Trovatoree Traviata: una più bella dell’altra, ancora capaci, anche quando la melodia è semplice, di dare i brividi, di parlare delle passioni e dei problemi di tutti», dice il violoncellista. …
Dalla «trilogia popolare» si passerà ad Otello, i cui quattro atti costituiscono il filo rosso dello spettacolo. Sono trascorsi trenta anni e Verdi non è più lo stesso: «E’ diventato un musicista che, attraverso anche un periodo di crisi, di riflessione profonda, è profondamente cambiato: rompe il meccanismo consueto di aria e recitativo per una musica in continua evoluzione, con delle soluzioni nuove, soprattutto armoniche».  La Stampa.

Note di cultura
Teatro Regio: è il teatro lirico di Torino
Mario Brunello: è uno dei maggiori violoncellisti italiani
Rigoletto, Trovatore, Traviata, Otello: sono tra le più note opere di Verdi. Per saperne di più clicca qui.

Chi era veramente Marinella

La canzone di Marinella del 1964 è senza dubbio una delle canzoni piu’ note e amate della musica leggera italiana. “Una canzone che, come dichiarò lo stesso De André in un’intervista, servì per “reinventare una vita e addolcire la morte”. Ma “la vera storia di Marinella, quella che l’ha portata al tragico assassinio, è diversa. Non c’è dolcezza né poesia nella sua morte.
La vera storia di Marinella, cosi come ce la racconta Roberto Argenta, uno psicologo di Asti, mostra un’Italia che cambia. I primi festini a luci rosse, l’arrivo della droga, bene di “lusso” destinato ai più ricchi e i fiumi di alcol. E le tragedie e gli efferati omicidi.
Marinella era Maria Boccuzzi, un donna di origine calabrese che aveva lasciato il lavoro da operaia per entrare nel mondo dello spettacolo. Ballerina col nome d’arte Mary Pirimpò, finì in un giro di prostituzione e fu uccisa. Il suo corpo venne lasciato nel fiume Olona, a Milano. Le indagini non portarono mai all’arresto del suo assassino.
Maria Boccuzzi, Marinella per De André, morì nel gennaio del 1953. Lui, Fabrizio, aveva solo 13 anni quando lesse la notizia. Nella casnzone che scrisse nel ’64 Marinella volò “in cielo su una stella”, ma in realta’ Maria finì i suoi giorni in un fiume. Questa la sua storia, quella vera.
 Blitz quotidiano

Uso della lingua
festini a luci rosse: la luce rossa segnalava sin dall’inizio del 900 la casa di una prostituta.
un bene: in questo contesto significa un oggetto (good/ asset).
un giro: un circolo, un ambiente