Trentamila italiani salutano Lucio Dalla nella sua Piazza Grande

Lucio Dalla, uno dei cantanti piu’ amati dagli italiani torna in Piazza Grande a Bologna circondato da trentamila “amici” accorsi a dargli il loro ultimo saluto. Non solo Bologna, ma il paese intero e’ in lutto per la scomparsa improvvisa di questo grande cantante.
A ricordarlo sul feretro tre oggetti, una rosa, una sigaretta e un cornetto portafortuna. Il cornetto è un regalo inviato da un suo amico professore di Napoli. La sigaretta, e la rosa erano invece, erano oggetti che Dalla aveva spesso fra le mani.
Su piazza Maggiore riecheggiano le note delle dieci canzoni scelte dall’entourage più stretto di Dalla, che andranno in loop tutto il giorno e anche domani mattina fino a quando inizieranno i funerali. Le canzoni sono nell’ordine “Tu parlavi una lingua meravigliosa”, “E non andar più via”, “Tango”, “Notte”, “Felicità”, “Cara”, “Ayrton”, “Apriti cuore”, “Le rondini” e infine “Caruso”. Sarà 4 marzo 43′ la canzone che verrà fatta ascoltare domani mattina all’apertura della camera ardente.
Un’ immagine dell’Ultima cena, in una rivisitazione moderna con Gesù e gli Apostoli raffigurati da giovani uomini, campeggia su un pannello nero alle spalle del feretro.
I funerali si svolgeranno domani, 4 marzo, giorno in cui avrebbe compiuto 69 anni, nella Basilica di San Petronio alle 14.30. Come richiesto dalla Cei all’interno della chiesa non risuonerà alcuna canzone di Lucio Dalla. Unico strappo alla regola sarà la lettura del testo di “Le rondini”, la canzone-poesia sul senso della vita scritta da Dalla nel 1990 da parte del suo partner Marco Alemanno.
Il Messaggero.it

Note culturali

Piazza Grande: è la canzone dedicata alla magnifica Piazza Maggiore di Bologna, che Lucio Dalla compose immedesimandosi nei panni di un senzatetto, abitante della grande piazza. Dalla memorabile canzone è nata l’associazione per i senza fissa dimora ‘Piazza Grande’, a cui Dalla era molto legato.
il cornetto: è considerato a Napoli un talismano della fortuna capace di allontanare gli influssi maligni e attirare quelli positivi

Don Giovanni alla Scala

Come tutti gli anni la stagione operistica alla Scala di Milano apre il 7 dicembre, il giorno di Sant’Ambrogio, santo patrono della città. Quest’anno di scena sarà il Don Giovanni di Mozart. “Tutto pronto alla Scala di Milano per l’apertura della stagione 2011-2012. Mercoledì 7 dicembre il sipario della sala del Piermarini si alzerá su una nuova produzione del «Don Giovanni» di Mozart, firmata per la regia da Robert Carsen e che vedrá sul podio, per la prima volta nella sua veste di direttore musicale del teatro, Daniel Barenboim. Anche quest’anno c’è l’anteprima dedicata ai giovani under 30, cui la Scala offre, il 4 dicembre alle 18,00, a 10 euro (i biglietti sono stati venduti tutti su internet) il «Don Giovanni».
Cast stellare per l’opera mozartiana e prezzi altrettanto stellari per la prima del 7 dicembre, dove le poltrone e i posti nei palchi cosiddetti pregiati, quelli cioè di primo e secondo ordine con la più ampia visuale sul palcoscenico, costano duemila euro più il 20 per cento del diritto di prevendita, per un totale di duemilaquattrocento euro. Ma si tratta, come ha più volte chiarito lo stesso sovrintendente della Fondazione lirica milanese, Stèphane Lissner, di un fund raising con cui il Teatro, grazie al pubblico particolarmente abbiente della prima, raccoglie in media tre milioni di euro indispensabili per la propria attivitá.
Cifre più abbordabili, si fa per dire, per i posti meno panoramici nei palchi, che scendono fino a un minimo di cinquecento euro, sempre diritti di prevendita esclusi, e per la piccionaia, che va dai 350 ai 50 euro. Ma, si sa, la serata del 7 dicembre ha un sapore prevalentemente mondano”. Il Sole 24Ore.

Note di cultura

santo patrono: in Italia ogni città ha un santo “patrono”, protettore, stabilito dalla chiesa. Di solito nel giorno dedicato a quel santo la città festeggia.
sala del Piermarini: si tratta della Scala, che fu progettata dal Piermarini, architetto del Settecento.

Sentieri selvaggi

Sentieri Selvaggi è un gruppo di musicisti che si propone di avvicinare la musica contemporanea al grande pubblico. E’ stato creato 14 anni fa da Carlo Boccadoro, Filippo Del Corno e Antonio Miotto, ed è formato da alcuni fra i migliori musicisti italiani: Paola Fre, flauto e piccolo; Marco Ghirardini, clarinetto e clarinetto basso; Andrea Rebaudengo, pianoforte; Andrea Dulbecco, vibrafono e percussioni; Piercarlo Sacco, violino e Aya Shimura, violoncello.
Il direttore è Carlo Boccadoro, la loro residenza è al Teatro Elfo Puccini di Milano.
Sentieri Selvaggi è anche contiguo al jazz, ed è logico. Nella biografia di Boccadoro (48 anni, nativo di Macerata) si legge che è compositore e diplomato in pianoforte, strumenti a percussione e tecnica dell’improvvisazione jazz studiata con Giorgio Gaslini; e nel sestetto c’è Andrea Dulbecco, vibrafonista di jazz e non solo, fra i più apprezzati a livello internazionale.
Dal 2005 Sentieri Selvaggi organizza a Milano un proprio festival di grande rilievo che è un’autentica stagione di concerti di musica contemporanea, intitolata nel 2011 all’Europa. Il Sole 24Ore.

Uso della lingua

piccolo: è l’ottavino, un flauto più piccolo dal suono molto acuto. In questo articolo si trovano molti nomi di strumenti musicali.

Un italiano sul podio dell’orchestra del Metropolitan

L’italiano Fabio Luisi sale sul podio più alto dell’opera americana, come principale direttore della Metropolitan Opera House di New York, a seguito di un ennesimo infortunio che potrebbe aver definitivamente messo la parola fine alla carriera dello straordinario James Levine.
Luisi, 52 anni, dopo gli studi nella natia Genova ha lavorato principalmente tra Germania, Austria e Svizzera. … Al Met ha debuttato come direttore d’orchestra nel 2005 con il Don Carlos e nella scorsa stagione ne è stato nominato principale Guest Conductor.
Negli ultimi mesi i rumors del mondo dell’opera parlavano con insistenza di una sua possibile successione del sessantottenne James Levine, che dopo una carriera quarantennale ha di recente sofferto di problemi di salute che sempre più lo hanno costretto a cedere la bacchetta. Il Sole 24Ore.

Uso della lingua

Don Carlos è un’opera di Giuseppe Verdi
bacchetta, baton, qui è usata in senso metaforico. Cedere la bacchetta significa cedere la posizione di direttore d’orchestra.

Nabucco per i 150 anni dell’Unità d’Italia

Continuiamo a riportare le iniziative volte a celebrare il centocinquantenario dell’Unità d’Italia che si svolgono in questi giorni. Sabato scorso a Roma il maestro Riccardo Muti ha diretto il Nabucco di Verdi.
“Un Nabucco pervaso di spirito risorgimentale. L’altra sera all’Opera di Roma l’obiettivo contro cui manifestare non era l’Austria imperiale, ma i tagli ai fondi per la cultura decisi dal governo. … il maestro Muti, già sul podio con la bacchetta in mano, si rivolge al pubblico e svolge questo paragone: ‘Il 9 marzo del 1842 Nabucco debuttava come opera patriottica tesa all’unità ed all’identità dell’Italia. Oggi, 12 marzo 2011, non vorrei che Nabucco fosse il canto funebre della cultura e della musica’.
“Poi è cominciato lo spettacolo. Ma l’episodio più inedito doveva ancora svolgersi. Giunto al famoso coro del terzo atto, quel ‘Va’ pensiero‘ che ha fatto tremare il cuore dei patrioti di un secolo e mezzo fa, la domanda era nell’aria: ci sarà un bis? Ma Muti, una volta finito il celeberrimo coro, fa di più. Si gira verso il pubblico e dice: ‘Sono molto addolorato per ciò che sta avvenendo, non lo faccio solo per ragioni patriottiche, ma noi rischiamo davvero che la nostra patria sarà ‘bella e perduta’, come dice Verdi. E se volete unirvi a noi, il bis lo facciamo insieme”.  La Repubblica.

Al Nabucco Rai 3 e Rai Storia dedicheranno la serata di giovedì 17 marzo. Quella stessa sera il Nabucco si potrà ascoltare su Rai Radio 3 anche sul web.

Note culturali
Va pensiero: è uno dei cori più noti della storia dell’opera, collocato nella parte terza del Nabucco di Giuseppe Verdi (1842), viene cantato dagli Ebrei prigionieri in Babilonia. Il poeta Temistocle Solera scrisse i versi ispirandosi al salmo 137. Questo coro di ebrei fu interpretato dal pubblico dell’epoca come una metafora della condizione degli italiani soggetti a dominio austriaco.

Il Festival di San Remo

E’ uno degli spettacoli canori più popolari in Italia, e piace anche agli intellettuali che ne hanno scritto varie volte. L’ultimo libro dedicato a San Remo è quello di Serena Facci e Paolo SodduIl festival di Sanremo. Parole e suoni raccontano la nazione (Carocci). Dicono gli autori, “Il festival non è lo specchio della nazione”, e non è nemmeno “un evento capace di dare la propria impronta al costume”. Si tratta piuttosto di una grande narrazione, di un racconto autenticamente nazionalpopolare, in grado di riassumere con efficacia i tratti salienti di alcune tra le più significative situazioni storiche che si sono avvicendate nell’Italia repubblicana. … Sanremo non è un “luogo” dell’identità italiana; è piuttosto “rappresentativo” di una delle tante forme che quell’identità può assumere. La Stampa.
Il Festival di San Remo comincia stasera e finirà sabato prossimo; è trasmesso dal primo canale della Rai.

Uso della lingua
nazionalpopolare: è un termine usato originalmente da Antonio Gramsci per indicare un fenomeno culturale che esprimeva valori profondi di un’intera nazione. Oggi è spesso usato a proposito dei mass media.

Lorenza Borrani, una ragazza in gamba

Ex bambina prodigio, a 27 anni è il primo violino nella Mozart di Abbado. Così spiega il suo ruolo, che è il punto di riferimento per l’orchestra dopo il direttore, l’unico che il maestro saluta all’inizio e al termine di un concerto, quello che dà il La ai musicisti. “A dire il vero, è il primo oboe a dare il La al primo violino, servendosi della macchinetta per l’intonazione, così esce un La perfetto. Perché il La? È la corda vuota che hanno tutti gli strumenti ad arco. Nella Chamber do il La anzitutto ai contrabbassi, poi ai violoncelli, quindi alle viole e ai violini”. Il ruolo richiede una caratteristica indispensabile. “Non puoi occupare quello spazio, il primo leggio esterno nella sezione dei violini, da dove tutta l’orchestra ti può vedere, se non saresti altrettanto felice di suonare stando dietro. La fila deve sentire il tuo rispetto”. Il leader media tra il direttore e l’orchestra, la sua gestualità riflette quella di chi sta sul podio. “Se vanno troppo veloci muovo all’indietro la schiena per farli rallentare. Se la fila suona male è colpa mia, se lo fa bene un pochino è anche merito mio”.
Lorenza Borrani viaggia sempre con un romanzo nella valigia (ora ha con sé Conoscere una donna di Amos Oz), un fumetto (non si separa mai da Dovrei o non dovrei, Charlie Brown?) e un manuale di lingua straniera (è il tempo del tedesco, sogna di comprare casa a Berlino). In ogni trasferta cerca di misurare la quotidianità, anche solo scegliendo lo stesso ristorante. “A Bologna vado sempre da Tony, a Lisbona in un piccolissimo locale a conduzione familiare dove fanno il miglior arroz de marisco, a Parigi in una creperia del quartiere latino, a Francoforte in un giapponese. È bello crearsi delle abitudini”. Con “Ferdy”, il violino Ferdinando Galliano del 1762 offerto dalla Fondazione Pro Canale di Milano, ci parla. Corriere della Sera.

Uso della lingua
Mozart e Chamber sono due orchestre, tanto famose che il termine orchestra è sottinteso.
In gamba, nel titolo, è un’espressione colloquiale molto usata che significa avere buone capacità.

Parte a giorni l’Umbria Jazz Winter

Comincia tra pochi giorni a Orvieto, l’Umbria Jazz Winter, sorella invernale dell’Umbria Jazz di luglio. L’evento avrà luogo dal 29 dicembre 2010 al 2 gennaio 2011,  cinque giorni a cavallo di Capodanno secondo una tradizione ormai consolidata.  Prima di parlarne, è il caso di fare una piccola storia di questo festival, nato nel 1993, quando l’Umbria Summer Jazz di Perugia aveva vent’anni, e nato come un audace colpo di testa sul cui successo molti nutrivano dubbi. Prima di tutto per il periodo, scelto per l’evento. In quei giorni, si disse, la gente va a sciare oppure a godere il mare d’inverno, oppure se ne sta a casa in riposo e/o in godurie gastronomiche. Poi per la scelta logistica. Orvieto è bellissima con le sue strade, le chiese, le torri, i vicoli misteriosi e silenziosi, il Duomo maestoso, ha sale pregevoli,  ma è piccola, non è in grado di ospitare un festival musicale e via di questo passo (and so on and so forth). Fra la sorpresa generale, si vide subito che l’esperimento aveva successo. Gli spettatori arrivarono numerosi sulla incantevole rocca di tufo (tuff cliffs), e si capì che erano spettatori musicalmente colti come si era sperato. Un po’ alla volta, la manifestazione di Orvieto assomigliò sempre più, nella struttura musicale, a quella di Perugia: concerti da mezzogiorno a notte fonda, e così dopo diciott’anni continua a “tenere“.  Il Sole 24 Ore

Uso della lingua

a cavallo di: tra (between)
colpo di testa: decisione precipitosa (rash decision)
goduria: piacere. Deriva da “godere
notte fonda: molto tardi nella notte 
tenere: in questo caso significa “durare”

Lucio Dalla e Francesco De Gregori insieme in tour 30 anni dopo

 Qui è la sempre valida teoria dello Yin & Yang che si ripropone. Due che più diversi non potrebbero essere, Lucio Dalla e Francesco De Gregori.  «Il fatto è che non abbiamo niente da dividere» dice Lucio Dalla «siamo un ossimoro vivente». Dalla il vulcanico, l’irrequieto, l’eclettico. De Gregori il rigoroso, l’austero, il misterioso. Son passati trent’anni dall’epica «Banana Republic», e ora riprendono l’avventura insieme. Insieme faranno 14 concerti fino alla fine dell’anno e da gennaio altri 50. La ragione per cui lo fanno  dice Dalla « è per il pubblico più giovane che di tante cose non sa nulla. Un pubblico in controtendenza, atipico, che neanche sapeva si potesse organizzare musica dove le parole contano». E le parole nelle canzoni di Dalla e De Gregori contano moltissimo, hanno riempito 40 anni di vita italiana.  «Adesso ci vedremo per 4 mesi tutti i giorni. Francesco fa sound check lunghissimi, e io nel frattempo magari ho un’idea e la butto giù. Sono così, io: “Canzone” è nata a Urbino, di notte, vicino a un cimitero: facevo “para-para” con il bastone, per cacciare gli animali, e il rumore si è trasformato in musica».  Francesco,  invece è metodico e riflessivo, si mette molto in discussione, mentre io prendo l’idea al balzo, mentre attraverso la strada».
L’Italia sta cambiando, conclude Dalla, si respira un’aria diversa «Credo che, raggiunto il fondo, sia cominciata una sorta di risalita.. ». È forse questa speranza che ha dato ai due grandi cantautori italiani l’entusiamso di riprendere la strada insieme. La Stampa

Uso della lingua

ossimoro: figura retorica che consiste nell’accostare parole che hanno significati molto distanti fra loro (come in dolce tormento, il grido del silenzio). 

prendere l’idea (la palla) al balzo: cogliere l’opportunità.

Bocelli racconta: “Cieco per una pallonata

Andrea Bocelli non è nato cieco. Questo drammatico passaggio dalla luce all’oscurità l’artista lo descrive in un romanzo autobiografico, La musica del silenzio.  “Sono sempre stato vivace e incontenibile. Da ragazzino amavo giocare a calcio e un giorno, durante una partita, una pallonata mi colpì proprio sull’occhio destro, l’unico dal quale riuscivo a scorgere la luce e i colori. 
Il glaucoma e l’incidente rubarono ad Andrea il sogno di un qualsiasi bambino italiano, per consegnarlo a una straordinaria storia di musica. Andrea ha imparato presto a muovere le sue mani al buio. Le dita percorrevano i manuali braille di diritto e accarezzavano i tasti del pianoforte. Prima che Zucchero lo scoprisse, Boccelli aveva  fatto in tempo a prendere una laurea in giurisprudenza.  E fu una canzone di Zucchero, Il mare calmo della sera, a sospingere Bocelli alla vittoria di Sanremo 2004 nella categoria delle nuove proposte. Canzone che divenne il cavallo di Troia con cui Bocelli avrebbe violato il fortino del mercato discografico internazionale entrando poi nello stardom della musica mondiale. Posizione suggellata con l’inserimento del nome di Andrea Bocelli nell’immortale Walk Of Fame di Hollywood, lo scorso marzo. Repubblica

Uso della lingua

Il cavallo di Troia: una metafora per dire “la via al successo”.
violato il fortino: ancora una metafora per dire “conquistato” il mercato disco