Il coro degli stonati

stonatiDa anni l’Orchestra Verdi di Milano organizza corsi per insegnare le tecniche di canto anche a chi pensa di non essere capace.

“Di professione sono avvocati, insegnanti, farmacisti, manager, ma hanno un comune destino: non sono intonati. Eppure, seguendo i corsi organizzati ormai da qualche anno dall’Orchestra Verdi, cercano di imparare a cantare, vincendo la ritrosia e il luogo comune secondo cui chi non ha un’intonazione naturale è meglio che si dedichi ad altre attività. Di loro si è accorto anche il New York Times, che ha seguito per una settimana le prove di quello che è stato chiamato “Il coro degli stonati”, dedicandogli una pagina che sottolinea come nel Paese dell’opera tutto sia possibile”. Paola Zonca, La Repubblica.

Anche il Corriere della Sera e altri giornali italiani si sono occupati del “coro degli stonati”; partecipare a questo coro sta diventando un vero e proprio “cult” per i milanesi. Divertenti sono le cronache di Tommaso Pellizzare sul Corriere che potete vedere cliccando qui.

The Young Pope

papaThe Young Pope è una serie televisiva ideata e diretta da Paolo Sorrentino. Parla di un papa, papa Belardo, ovvero Pio XIII, eletto per caso e che poi si rivelerà molto controverso. Su questo papa immaginario Paolo Sorrentino ha anche scritto un libro, Il peso di Dio. Il Vangelo di Lenny Belardo, in uscita in questi giorni presso Einaudi. La Stampa pubblica l’introduzione in cui Sorrentino spiega la genesi della serie televisiva e del libro.

“Ho lavorato a The Young Pope per moltissimo tempo. L’idea ha fatto continuamente capolino negli anni, per poi essere subito autocensurata, nella convinzione, sbagliata, che in un Paese come il nostro, certi temi, trattati con franchezza, potessero rivelarsi dei tabù. Ma con mia grande sorpresa, quando ho avuto il coraggio di condividere con i produttori questi pensieri, ho trovato disponibilità e abnegazione. …

L’origine sta in un duplice, contradditorio sentimento di fascinazione e diffidenza nei confronti del clero. Il mondo dei preti. Che ho avuto modo di conoscere quotidianamente, per cinque anni, frequentando il liceo classico dei Salesiani a Napoli, dai quattordici ai diciotto anni”.

Note culturali

I Salesiani, ovvero la Società Salesiana di Don Bosco, è un istituto religioso che si occupa soprattutto dell’istruzione e dell’educazione dei ragazzi e che ha fondato molte scuole in tutt’Italia. La congregazione fu fondata nel 1859 da don Giovanni Bosco, un prete piemontese che fu anche fatto santo da Pio XI, nel 1934.

I tre giorni che cambiarono l’Opera

Palermmacbetho, Firenze e Venezia. Tre spettacoli in tre giorni rinnovano il linguaggio dell’Opera: sono il Macbeth con la regia di Emma Dante a Palermo, il Faust di McVicar a Firenze e il Tannhäuser di Wagner, firmato da Calixto Bieito, alla Fenice di Venezia. Alberto Mattioli racconta come e perché il weekend appena trascorso rappresenta una svolta per il melodramma.

“Tre grandi regie d’opera in tre giorni. In Italia non succede spesso, e basterebbe a fare il titolo. Però la vera notizia è che si tratta di tre registi già rubricati, a torto o a ragione, alla voce «eversivi» o, peggio, «provocatori» che passano senza problemi fra gli applausi, e pure tanti. Nuovi classici, insomma. …

Ancora più interessante il caso di Emma Dante, che a Palermo, per l’inaugurazione del Massimo, firma il Macbeth più bello visto da molti anni, insieme con quello di Cerniakov a Parigi. Dante usa il suo teatro eccessivo, barocco e visionario per illuminare (finalmente!) una categoria estetica fondamentale per quello di Verdi: il grottesco”. La Stampa.

Note linguistiche e culturali

Un articolo non facile, dove si mescolano espressioni metaforiche e idiomi appartenti al lessico musicale. Ma un articolo interessante, anche per tracciare la geografia musicale italiana, tutt’altro che scontata (non c’è solo la Scala!).

Proposte didattiche

Domande:

  1. Perché i tre registi menzionati sono definiti “eversivi” e “classici” al contempo?
  2. Come si chiama il teatro dell’opera di Palermo?
  3. In che modo Emma Dante rappresenta il “grottesco”?
  4. Leggere tutto l’articolo e cercare l’elemento poco ortodosso nella regia del Macbeth di Emma Dante.

 

Addio, Dario Fo

foIeri è morto a Milano Dario Fo. Aveva 90 anni. Per ricordarlo abbiamo scelto il lungo articolo di Anna Bandettini, uscita su Repubblica, che ne racconta dettagliatamente la vita e la carriera.

“Negli ultimi tempi era diventato impaziente di fare, scrivere, parlare, dipingere. Si ubriacava di impegni, lavorava fino a stordirsi, come volesse bruciare il tempo. Dario Fo ha lasciato la vita con l’energia e la carica con cui l’ha vissuta. “Se mi dovesse capitare qualcosa, dite che ho fatto di tutto per campare”, scherzava fino all’ultimo. Aveva 90 anni, a 71 era stato insignito del Premio Nobel, e 70 li aveva passati nel teatro che ha dominato da re, reinventando la satira, la comicità con oltre cento commedie, racconti, romanzi biografici, saggi, e da attore, scrittore, autore di canzoni, ma anche pittore, regista, scenografo, saggista, politico: un talento rinascimentale che ha fatto di Dario Fo il più grande e famoso artista italiano dei tempi moderni. “Con Franca abbiamo vissuto tre volte più degli altri”, diceva ripercorrendo una vita straordinaria celebre in ogni parte del pianeta”. Repubblica.

Paolo Poli

Qualche giorno fa è morto un altro grande italiano, Paolo Poli, grande attore fiorentino, sofisticato e irriverente. Aveva 86 anni.

“Paolo Poli, nato a Firenze il 23 maggio del 1929, oltre che un grande attore di teatro, è stato una straordinaria personalità della cultura italiana che ha saputo coniugare leggerezza e profondità come pochi altri nel mondo dello spettacolo. Sul palcoscenico ha portato commedie brillanti, talvolta surreali, spesso travestendosi e anticipando di decenni tendenze e costumi che si sarebbero affermati solo molto dopo.

E’ stato uno dei primi artisti e personaggi pubblici dichiaratamente e apertamente omosessuali in tempi difficili («Giravo dopo la guerra in centro a Firenze a braccetto di un nero bellissimo, aveva tutti i capelli tinti di biondo – disse una volta durante un’intervista – si voltavano tutti a guardarmi…le mie sorelle mi tolsero il saluto: fecero bene»). Ha sempre avuto posizioni tolleranti e anticonvenzionali anche nei confronti delle mode che riguardavano i gay. «Da bambino quando giocavo con le mie sorelle mi facevano sempre fare il principe. E io dicevo loro: “Fatemi fare la strega, voglio fare la strega”». Iacopo Gori, Corriere della Sera.

Nell’articolo che presentiamo si trova la storia di questo straordinario personaggio e anche le sue frasi celebri, fra cui, “La sola legge che non ho infranto è quella di gravità”.

 

Gli scooppiati

scooppiatiGli scooppiati è una band un po’ speciale, composta da persone disabili.

“Peppe Salis, sardo di origine ma romano d’adozione, mente dietro il gruppo insieme al collega Andrea Curatolo e bassista sul palco, ci ha raccontato come sono nati gli Scooppiati. “La band è composta da alcuni utenti della Cooperativa [si tratta della Cooperativa Sociale H-Anno Zero, n.d.r], da alcuni volontari, disabili e non, e da alcuni operatori. Ognuno suona uno strumento … Ci siamo formati nel 2011 dopo varie esperienze di laboratori musicali rivolti ai ragazzi disabili. … È un gruppo integrato, composto da ragazzi diversamente abili e normodotati, accomunati da una grande passione per la musica. Passione che li rende protagonisti di un progetto che utilizza la musica come canale d’inclusione sociale”. Valeria Rusconi, Repubblica.

Il gruppo ha anche realizzato, in collaborazione con la Scuola Romana di Cinema e Fotografia, un videoclip intitolato “La scatola di legno”.

Note sulla lingua

L’espressione “diversamente abile” è un neologismo che va a sostituire il termine handicappato, giudicato offensivo.

È una delle espressioni più contestate nel campo della disabilità. Il portale dell’Inail Superabile.it e l’agenzia di stampa Redattore Sociale hanno scelto di non usarla, anche se altri organi di informazione dedicati al tema non hanno seguito questo esempio. Il motivo per cui è così discussa, è che si tratta di un eufemismo, una locuzione troppo politically correct. Vorrebbe sottolineare l’abilità, invece della disabilità. Seguendo questo percorso logico, il sordo diventa prima non udente e poi “diversamente udente”. Ecco quel che ne dice il linguista Tullio de Mauro, “La ricerca di espressioni generali comincia dall’Ottocento. Si passa da invalido a handicappato, a disabile. L’uso di questi termini in senso negativo ed offensivo apre la strada alla ricerca di neologismi e parole più neutre “da portatore di handicap a diversamente abile, espressione concettualmente bizzarra dato che tutti siamo diversamente abili. E l’ansia di trovare nuove espressioni non è finita e si sono lanciati neologismi come diversabile e diversabilità”.  Diversamente abile nasce negli Stati Uniti all’inizio degli anni Ottanta ad opera del Democratic National Committee che voleva creare un sostituto più accettabile del termine handicappato. Ne è venuta fuori l’espressione inglese differently abled, che cerca di mettere il deficit in una luce positiva.

Proposte didattiche

Cercate di capire perché “scooppiati” è scritto con due “oo”. La chiave la trovate nell’articolo.

 

Umbria Jazz

umbria jazzUmbria Jazz è un festival che si svolge tutte le estati nelle piazze e nei teatri di questa regione. Quest’anno avrà inizio il 10 luglio e si concluderà il 19 dello stesso mese. Ne è presidente Renzo Arbore, un noto showman, intervistato da Ernesto Assante.

Tra tutti i festival Umbria Jazz ha una storia particolare…
Umbria è il secondo festival jazz del mondo.

l jazz italiano ha sempre un grande ruolo nel festival.
Un peso del tutto motivato, perché il jazz italiano oggi è una realtà straordinaria. Da Fresu a Bollani, da Petrella a Rea, da Rava a Boltro, hanno tutti saputo trovare una via italiana al jazz, e sono al tempo stesso eredi di una musica che è stata in parte anche inventata dagli italiani.

Umbria jazz chiama ancora un pubblico fatto in gran parte di giovani, che stanno “riscoprendo” il jazz.
Si, le generazioni più giovani stanno scoprendo che mentre il rock è in una fase quasi di stasi, senza grandi rivoluzioni e personalità, il jazz invece si è rinnovato continuamente. Repubblica.

Torna Calimero l’eroe del Carosello

A cinquant’anni di distanza Raidue è pronta ad accogliere nuovamente uno dei personaggi che hanno fatto la storia della tv italiana, il pulcino Calimero, l’eroe di tutti i bambini degli anni 50 e 60. Calimero è entrato per la prima volta nelle case nel 1963, con il Carosello, una quindicina di minuti di spot pubblicitari (gli unici ammessi in quell’epoca in televisione) piuttosto raffinati e divertenti che segnavano la fine dei programmi pomeridiani e l’inizio di quelli serali. Dopo il Carosello, infatti, i bambini andavano a letto. Il Carosello pero’ lo guardavano tutti, adulti e bambini insieme, tanto che ha lasciato un segno indelebile nella memoria collettiva. Calimero era tanto celebre che nel tempo è diventato un neologismo studiato persino da Umberto Eco: «Quando un personaggio genera un nome comune ha infranto la barriera dell’immortalità ed è entrato nel mito: si è un calimero come si è un dongiovanni, un casanova, un donchisciotte, una cenerentola, un giuda». Il ritornello che Calimero ripeteva era «Eh, che maniere… Qui fanno sempre così perché loro sono grandi e io sono piccolo e nero. Ma è un’ingiustizia, però… »), ma in realta Calimero non era nero ma solo sporco e quando infatti veniva lavato con il detersivo che doveva pubblicizzare gridava felice “Ava, come lava!”. Ora quel buffo pennuto non tentera’ piu’ di convincere le casalinghe della forza sbiancante di un detersivo, ma sara’ l’eroe di una serie di cartoni e la sua celebre frase “ma e’ un’ingiustizia pero'” non sara’ alla fine della storia per non comunicare un senso di sconfitta, ma all’inizio, così da far diventare il pulcino una sorta di eroe che risolve dei piccoli casi di ingiustizia.Corriere della Sera

Note culturali
Carosello: è stata una trasmissione della televisione italiana, in onda sul Programma Nazionale della RAI dal 3 febbraio 1957 al 1º gennaio 1977.Alla realizzazione di Carosello parteciparono in veste di registi nomi illustri come Luciano Emmer (che ne è considerato l’inventore), Age e Scarpelli, Luigi Magni, Gillo Pontecorvo, Ermanno Olmi, Sergio Leone, Ugo Gregoretti, Pupi Avati, Pier Paolo Pasolini, Federico Fellini e l’americano Richard Lester. In qualità di attori Totò, Erminio Macario, Gilberto Govi, Vittorio Gassman, Dario Fo, Mina, Ernesto Calindri, Nino Manfredi, Virna Lisi, Gino Bramieri, Raimondo Vianello, Gino Cervi e persino Fernandel, Eduardo De Filippo e Jerry Lewis.
Neologismo: una parola nuova che entra a far parte del vocabolario con un significato preesistente. Nel caso di Calimero ci si vuole riferire a qualcuno costantemente vittima di sopprusi.
pennuto: uccello, animale con le penne.


 

Don Giovanni alla Scala

Come tutti gli anni la stagione operistica alla Scala di Milano apre il 7 dicembre, il giorno di Sant’Ambrogio, santo patrono della città. Quest’anno di scena sarà il Don Giovanni di Mozart. “Tutto pronto alla Scala di Milano per l’apertura della stagione 2011-2012. Mercoledì 7 dicembre il sipario della sala del Piermarini si alzerá su una nuova produzione del «Don Giovanni» di Mozart, firmata per la regia da Robert Carsen e che vedrá sul podio, per la prima volta nella sua veste di direttore musicale del teatro, Daniel Barenboim. Anche quest’anno c’è l’anteprima dedicata ai giovani under 30, cui la Scala offre, il 4 dicembre alle 18,00, a 10 euro (i biglietti sono stati venduti tutti su internet) il «Don Giovanni».
Cast stellare per l’opera mozartiana e prezzi altrettanto stellari per la prima del 7 dicembre, dove le poltrone e i posti nei palchi cosiddetti pregiati, quelli cioè di primo e secondo ordine con la più ampia visuale sul palcoscenico, costano duemila euro più il 20 per cento del diritto di prevendita, per un totale di duemilaquattrocento euro. Ma si tratta, come ha più volte chiarito lo stesso sovrintendente della Fondazione lirica milanese, Stèphane Lissner, di un fund raising con cui il Teatro, grazie al pubblico particolarmente abbiente della prima, raccoglie in media tre milioni di euro indispensabili per la propria attivitá.
Cifre più abbordabili, si fa per dire, per i posti meno panoramici nei palchi, che scendono fino a un minimo di cinquecento euro, sempre diritti di prevendita esclusi, e per la piccionaia, che va dai 350 ai 50 euro. Ma, si sa, la serata del 7 dicembre ha un sapore prevalentemente mondano”. Il Sole 24Ore.

Note di cultura

santo patrono: in Italia ogni città ha un santo “patrono”, protettore, stabilito dalla chiesa. Di solito nel giorno dedicato a quel santo la città festeggia.
sala del Piermarini: si tratta della Scala, che fu progettata dal Piermarini, architetto del Settecento.

Il più grande spettacolo dopo il weekend

E’ il titolo dello show di Fiorello che va in onda sul primo canale della Rai lunedì in prima serata. In queste prime puntate il successo è stato enorme. “Boom di ascolti per Fiorello che per la prima serata del suo show, ‘Il più grande spettacolo dopo il weekend‘, rigorosamente in diretta, su Rai Uno, è arrivato vicino ai 10 milioni spettatori (9.796.000 per la precisione), con uno share del 39,18 per cento. E ha toccato punte di 12 milioni e 800, con share al 49 per cento. Lo showman ha battutto se stesso: il suo record precedente in Rai, con ‘Stasera pago io… Revolution’ (sette anni fa) era arrivato a 8 milioni 612mila spettatori, con picchi di 11 milioni. Fiorello ha cantato, ballato, imitato…
Il titolo dello show, ‘Il più grande spettacolo dopo il weekend’, è ispirato a una canzone di Jovanotti, ‘Il più grande spettacolo dopo il Big bang’. E anche l’artista, attraverso Facebook, ha fatto i complimenti a Fiorello.
«Sono contento – dice Jovanotti – perchè si ristabilisce un’evidenza ultimamente non più così evidente, ovvero che il talento, la cura, l’attenzione e il rispetto per il pubblico e per il proprio lavoro sono gli ingredienti che dovrebbero sempre prevalere nel nostro mondo, quello dello spettacolo e non solo». Il Sole 24Ore.

Uso della lingua

punta, picco: momenti di massima intensità