Il carciofo della discordia

Proibito o no? Intorno al carciofo alla giudia, una leccornia fra i simboli della più antica gastronomia ebraico-romana, nel pieno della Pasqua ebraica è in atto una disputa sulla liceità dal punto di vista delle regole alimentari religiose ebraiche. Secondo il quotidiano Haaretz, il rabbinato israeliano ritiene il carciofo nella sua versione alla giudia non ‘kosher’, quindi proibito, e ne vuole vietare la preparazione in Israele, dove non sono pochi i ristoranti kosher che lo elencano nel menù. Per fonti della comunità ebraica romana invece la ‘guerra del carciofo’ adombrata dal quotidiano semplicemente “non esiste”, perché la specificità del piatto ebraico-romano evita qualsiasi rischio di impurità. …

Proibito o no? Intorno al carciofo alla giudia, una leccornia fra i simboli della più antica gastronomia ebraico-romana, nel pieno della Pasqua ebraica è in atto una disputa sulla liceità dal punto di vista delle regole alimentari religiose ebraiche. Secondo il quotidiano Haaretz, il rabbinato israeliano ritiene il carciofo nella sua versione alla giudia non ‘kosher’, quindi proibito, e ne vuole vietare la preparazione in Israele, dove non sono pochi i ristoranti kosher che lo elencano nel menù. Per fonti della comunità ebraica romana invece la ‘guerra del carciofo’ adombrata dal quotidiano semplicemente “non esiste”, perché la specificità del piatto ebraico-romano evita qualsiasi rischio di impurità. Giovanni Gagliardi, Repubblica.

Esercizi

Un articolo divertente, su una disputa inconsueta. Leggete tutto l’articolo e rispondete a queste domande: perché il carciofo alla giudia potrebbe non essere kosher? e perché, secondo gli ebrei romani, lo è?

Note di costume

La cucina è sempre un modo piacevole di entrare in un’altra cultura. In Italia ci sono molti blog di cucina interessanti, ve ne consigliano due: https://blog.giallozafferano.it/orecchietteeforchette/, ricette di una barese a Milano; e https://www.labna.it/, ricette della tradizione ebraica soprattutto italiana, ma non solo. Vi troverete anche la ricetta dei meravigliosi carciofi alla giudia, che vi consigliamo comunque di assaggiare a Roma.

Un giorno a Vigevano

In attesa del nuovo governo, e della primavera, vi presentiamo una bellissima città lombarda, Vigevano.

“Bella, colta e situata a soli 35 km da Milano, Vigevano è la “città ideale” immaginata da Leonardo Da Vinci. Al genio rinascimentale, che qui soggiornò a lungo presso la corte di Ludovico il Moro, è dedicata la Leonardiana (ingresso 10 euro), un museo unico al mondo dove si possono ammirare tutte le opere che Leonardo riuscì a realizzare nel corso della sua prolifica vita, tra cui le fedeli riproduzioni dei suoi disegni, taccuini, codici e dipinti più celebri.

La scenografica Piazza Ducale, con il Duomo barocco e i portici punteggiati di ristoranti, caffè, gallerie d’arte e negozi ospitati nelle vecchie botteghe, un tempo occupate dai commercianti di lana e seta, è il fulcro della vita cittadina. A due passi, il Castello Visconteo-Sforzesco catapulta il visitatore in uno dei più grandi complessi fortificati d’Europa. Marta Ghelma, La Stampa.

Ma a Vigevano ci sono anche musei speciali, come il Museo Internazionale della Calzatura “Pietro Bertolini”. Se leggete tutto l’articolo, scoprirete le varie attività e curiosità culturali e turistiche che offre questa città.

Roma, il giallo di Spelacchio.

Cos’hanno in comune il britannico Guardian con il “sovietico” Russia Today? Entrambi i quotidiani hanno ribattezzato l’abete rosso di piazza Venezia “a toilet brush”, uno scopettino del water. Definizione discutibile per quello che, suo malgrado, è diventato il simbolo del Natale romano. Sull’albero, addobbato da luminarie che non riescono a nascondere gli spazi vuoti sui rami di questo gigante di oltre 20 metri, si è già scritto tanto. La notizia della sua “morte”, certificata anche dai tecnici del Campidoglio, è rimbalzata in tutto il mondo a tal punto che le opposizioni in Aula Giulio Cesare parlano di “danno d’immagine alla città”.Secondo il Codacons, quell’abete rosso in piazza Venezia, è una “figuraccia mondiale”.
I cittadini l’hanno rinominato “Spelacchio”, la tv moscovita Russia Today l’ha ribattezzato “toilet brush” e ora il popolo dei social si prepara a “celebrare” il suo funerale: l’albero per cui il Comune ha speso circa 50 mila euro, già arrivato moribondo a causa di un trasporto poco rispettoso del fogliame, è stato ufficialmente dichiarato secco. A suo nome, erano nate anche delle pagine social, che ora sono più scatenate che mai, proprio come gli utenti della rete, tra ironia e battute.

…di Spelacchio hanno parlato ieri anche i Movimenti per la casa. Per dire che, in città, “ci sono ben altre situazioni che dovrebbero suscitare rammarico e indignazione. Prima fra tutte le 66 famiglie costrette a vivere da 4 mesi accampate sotto al portico della Basilica dei Santi Apostoli ” dopo lo sgombero di un immobile a Cinecittà. ” Quelle tende nel cuore di Roma dovrebbero suscitare indignazione, Altroché le seppur tristi sorti di Spelacchio”.Repubblica

Riferimenti utili

Campidoglio: è uno dei sette colli su cui venne fondata Roma. È la sede dell’amministrazione comunale della città.
Aula Giulio Cesare: l’aula consiliare che conserva una statua di Giulio Cesare oggi è la sala dove si riunisce il consiglio comunale della città di Roma.
Codaconos:Il coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori,
Una figuraccia: fare una brutta figura, cioè  dare un immagine negativa o sbagliata in qualcuno.

 

Sci, Dominik Paris trionfa in discesa libera a Bormio. Svindal battuto

L’ azzurro ha vinto sulla pista dello Stelvio in 1’56”95 davanti al favorito norvegese Aksel Lund Svindal, bruciato per 4 centesimi, e al suo connazionale Kjetil Jansrud, staccato di 17 centesimi. Slalom speciale donne a Lienz: vince Shiffrin.

BORMIO Dominik Paris torna a trionfare nella discesa di coppa del Mondo di Bormio. Il 28enne azzurro, sceso col pettorale numero 11, si impone con il tempo di 1’56″95 e sale sul gradino più alto del podio nella gara in cui nel 2012 centrò il suo primo successo in coppa del mondo. Per Paris si tratta della nona vittoria in carriera in coppa, la prima stagionale.

Il carabiniere di Merano beffa per appena 4 centesimi il norvegese Aksel Lund Svindal, leader della classifica di specialità, in un podio completato dall’altro norvegese Kjetil Jansrud. Fuori dalla top ten Peter Fill e Christof Innerhofer che erano stati i migliori in assoluto nell’unica prova cronometrata di martedì scorso con condizioni di pista però diverse da quelle di gara a causa della nevicata delle ultime ore che ha ammorbidito il fondo. Con questo successo la squadra azzurra maschile ha ottenuto anche il primo podio stagionale contro i sei delle ragazze. Domani a Bormio va in scena la combinata.

La Repubblica

Riferimenti utili

Dominik Paris è uno sciatore italiano altoatesino (significa nativo della regione dell’Alto Adige)

Stelvio: è un comune della provincia di Bolzano (Alto Adige) , la sua popolazione è per la quasi  totalità di madrelingua tedesca. Lo Stelvio anche il valico alpino più alto d’Italia. Sulle sue piste da sci si svolgono i campionati di Coppa del Mondo di sci.

 

Negli abissi del Tirreno scoperti nuovi vulcani

Studiosi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, dell’Istituto per l’ambiente marino costiero del Consiglio Nazionale delle Ricerche e dell’Istituto neozelandese di Scienze geologiche e nucleari hanno identificato una linea vulcanica lunga 90 chilometri e larga 20, che parte a sud di Salerno e finisce a 30 chilometri a est dalle coste della Calabria. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature.

“La Catena del Palinuro, appena identificata dal Cnr e dall’Ingv, è stata certamente attiva fra 800 e 300 mila anni fa, ma non sappiamo se non sia stata attiva in tempi più recenti.  … la sua formazione è legata a una serie di spaccature profonde che hanno messo in comunicazione i magmi profondi con il fondale marino. …

… tutto il Mar Tirreno è un brulicare di attività sottomarine superficiali legate ai vulcani, dalle isole Eolie a Ustica, di cui fanno parte anche quelle emissioni gassose spesso riscontrate in varie zone, dalla Sicilia alla Toscana. Erutteranno questi vulcani o possiamo stare tranquilli? La risposta è che dipende da molti fattori e che non tutti gli apparati del fondale tirrenico presentano caratteristiche di attività imminente.

Vale la pena di ricordare che si tratta di attività tenute sotto costante controllo scientifico, ma forse il dato più rilevante per gli italiani è scoprire che il fondo del mare non è piatto come si potrebbe immaginare, anzi: coni e crateri, edifici vulcanici, grandi trincee sottomarine, frane e resti di antiche attività sono la regola al fondo del Mar Tirreno, così come al fondo di tutti gli altri oceani del mondo. Le dorsali sottomarine della Terra costituiscono il più grande complesso vulcanico del nostro pianeta, lungo oltre 64 mila chilometri e costantemente attivo. Da quelle spaccature profonde nuove lave vengono emesse ogni giorno e lentamente allontanate verso i margini dei continenti sotto i quali sprofonderanno. Il Tirreno non è molto diverso da quegli oceani. Ma possiamo evitare di preoccuparcene quando facciamo il bagno. Per ora”. Mario Tozzi, La Stampa.

Usi della lingua

L’articolo della Stampa contiene molti termini che appartengono all’ambito scientifico. Alcuni sono specifici all’area geo-fisica, altri sono di uso più comune. Vi invitiamo a fare un elenco dei termini specifici e di quelli comuni che qui sono usati in ambito scientifico.

Italia da scoprire. La seta del mare

Il bisso, conosciuto anche come “seta di mare”,  “deriva da una bava di cheratina che la pinna nobilis, un mollusco simile alla cozza che può arrivare a un metro e mezzo d’altezza, utilizza per “ancorarsi” ai fondali marini. Una volta seccata produce un filamento sottile e pregiato con cui una volta si facevano gli abiti di Salomone e Nefertari, ma anche i guanti dei re d’Italia.

Chiara Vigo, 62 anni, è maestra di bisso a Sant’Antioco, in Sardegna. Questo mondo “la zia Chiara”, come la chiamano in paese, lo vive dalla nascita: il nonno era maestro di tessitura e la nonna di tele da museo: «A quattro anni ho iniziato a usare un fuso e a dodici un telaio. Se respiri un’arte in una famiglia farai quell’arte, anzi sarai quell’arte». La sua scorta di “seta del mare” deriva dalla nonna, «ne ho una quantità che non potrei esaurire neanche in cinquant’anni». La conserva in un baule con una ricetta di famiglia e continua a lavorarla ogni giorno nel suo laboratorio.

Chiara Vigo collabora con la Facoltà di Chimica di Bologna e il Max Planck di Berlino, oltre al Dipartimento di Biologia Marina di Cagliari. Continua a tramandare la sua arte e intanto studia da sempre l’animale e le sue caratteristiche. Camilla Cupelli, La Stampa.

A Roma arrivano i pappagalli

Il granchio di acqua dolce si nasconde nei canali sotterranei dei Mercati di Traiano a Roma mentre tra i rami di olmi e magnolie, che abbelliscono strade e parchi urbani, fanno il “pieno” di bacche e semi centinaia di pappagalli di due specie ormai ambientate nella capitale, il parrocchetto dal collare e il parrocchetto monaco. Il falco pellegrino nidifica tra grattacieli e campanili di città storiche come Roma e Bologna mentre a Milano una decina di coppie di un altro piccolo falco, il gheppio, abitano tra la Stazione Centrale e la torre di San Siro o sui tetti dell’Ospedale di San Paolo. È solo un dettaglio della fotografia sulla “giungla urbana” di casa nostra, composta da centinaia di specie animali diventate cittadine, e lanciata oggi dal Wwf in occasione della festa di San Francesco, patrono dei cultori dell’ecologia e quindi di tutte le creature viventi. La Stampa.

L’articolo contiene un’interessante mappa degli animali selvatici che popolano le nostre città, coste, boschi e montagne e che trovano modi inusuali di convivere con noi umani.

Quest’anno poco vino

Al termine di un’estate dove la pioggia non s’è quasi mai vista e la calura è stata una costante diurna e notturna il conto è salato: al punto che la vendemmia 2017 sarà ricordata come la più avara degli ultimi 50 anni. … La produzione vitivinicola italiana del 2017 sarà di 40,02 milioni di ettolitri, con una riduzione del 26% rispetto ai 54 milioni del 2016. Un calo delle rese dovuto in parte anche alle gelate di primavera e generalizzato un po’ in tutte le regioni, con punte del 32% in Centro Italia. Roberto Fiori, La Stampa.

Consigliamo di leggere anche, “Vendemmia e siccità, il pessimismo degli enologi”, di Luciano Ferraro, Il Corriere, dove si trovano anche tabelle e dati regione per regione.

La fatica di essere Oliver

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Un triste Ferragosto per Oliver. Ce lo racconta Massimo Gramellini dalla sua rubrica  “Il caffè” dando una voce al povero cavallo.

Mi chiamo Oliver e mi guadagno da vivere al porto di Messina. Ogni giorno, di inverno come d’estate, uomini e donne dagli accenti più strani scendono dalle navi che attraccano al molo. Appena prendono posto sul carretto, io comincio a correre e a sbuffare. Non è solo per il peso, che pure sfonderebbe un mulo. A darmi questa sensazione continua di stordimento è l’asfalto: sdrucciolevole d’inverno e rovente d’estate. Il viaggio è un inferno, ma non conoscendone altri, a volte lo confondo con il paradiso.
Il datore di lavoro sa essere gentile, a modo suo. E le persone si mettono in posa accanto al mio profilo accaldato per scattare fotografie. Mi guardano sudare e sorridono. Mi accarezzano, soprattutto i bambini. Ho l’impressione che nessuno si accorga della fatica che faccio. Nulla è più faticoso del mettersi nei panni di qualcun altro.
In questi giorni d’agosto le temperature dell’aria e del terreno avrebbero suggerito una vacanza. Invece bisogna lavorare.
Sono già svenuto varie volte, eppure so che questa sarà diversa. Sono appena caduto sul pavimento bollente di via Garibaldi, una mano amorevole mi irrora la pelle con un getto d’acqua fredda, ma è tardi.
Mi chiamavo Oliver e mi guadagnavo da vivere al porto di Messina, trascinando i carretti dei turisti sotto il solleone. Morire così è un’ingiustizia che grida al cielo. Anche a quello di noi cavalli dove adesso mi ritrovo a galoppare, finalmente leggero. Il Corriere

Uso della lingua

Mi chiamavo e mi guadagnavo: spesso il tempo imperfetto si usa in contrasto con il presente per indicare un qualcosa che non avviene più.

Pronomi riflessivi e non: nell’articolo si fa molto uso di verbi riflessivi, ma non tutti i pronomi presenti sono riflessivi alcuni sono pronomi oggetto. Sapete riconoscerli?

Italia da scoprire. La casa estiva dei cani San Bernardo

I cani San Bernardo sono tornati a casa. Come ogni anno, sul colle che a 2473 metri di quota unisce Valle d’Aosta e Svizzera e dà loro il nome. La salita dei cani è una tradizione che si ripete, sulle tracce della storia. Trascorreranno l’estate nel canile dell’ospizio del Colle del Gran San Bernardo, fondato nel 1050 da San Bernardo di Mentone per dare riparo ai viandanti. Lì è cominciata la loro epopea, che nei secoli si è colorata di leggenda e da quest’anno abbraccia tecnologia e modernità. La congregazione di canonici agostiniani del Gran San Bernardo aveva infatti deciso di risanare il canile (vecchio di quasi 50 anni), restauro condotto con la Fondazione Barry, organizzazione svizzera senza scopo di lucro che dal 2005 ha rilevato dai religiosi (sempre meno e sempre più anziani) la gestione del canile e che dal 2014 gestisce il Museo Barryland a Martigny dedicato al cane nazionale svizzero.

Il San Bernardo, «il Gigante delle Alpi», è un cane di grande taglia e indole pacifica. I canonici lo utilizzavano, nei secoli, per aprire la via ai viandanti che salivano in inverno verso il Colle. La tradizione vuole che siano in grado di fiutare, e quindi prevedere, il distacco delle valanghe. E di tirare fuori chi ne veniva travolto. Ogni estate il canile del Colle del Gran San Bernardo e il vicino museo accolgono oltre 25 mila visitatori. In occasione dell’apertura della nuova struttura è stata inaugurata anche la mostra «Barry & Cie» che con fotografie, archivi e stampe, ripercorre la storia secolare del legame tra i canonici e i cani San Bernardo. Hilary Cuneaz, La Stampa