A Roma arrivano i pappagalli

Il granchio di acqua dolce si nasconde nei canali sotterranei dei Mercati di Traiano a Roma mentre tra i rami di olmi e magnolie, che abbelliscono strade e parchi urbani, fanno il “pieno” di bacche e semi centinaia di pappagalli di due specie ormai ambientate nella capitale, il parrocchetto dal collare e il parrocchetto monaco. Il falco pellegrino nidifica tra grattacieli e campanili di città storiche come Roma e Bologna mentre a Milano una decina di coppie di un altro piccolo falco, il gheppio, abitano tra la Stazione Centrale e la torre di San Siro o sui tetti dell’Ospedale di San Paolo. È solo un dettaglio della fotografia sulla “giungla urbana” di casa nostra, composta da centinaia di specie animali diventate cittadine, e lanciata oggi dal Wwf in occasione della festa di San Francesco, patrono dei cultori dell’ecologia e quindi di tutte le creature viventi. La Stampa.

L’articolo contiene un’interessante mappa degli animali selvatici che popolano le nostre città, coste, boschi e montagne e che trovano modi inusuali di convivere con noi umani.

La fatica di essere Oliver

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Un triste Ferragosto per Oliver. Ce lo racconta Massimo Gramellini dalla sua rubrica  “Il caffè” dando una voce al povero cavallo.

Mi chiamo Oliver e mi guadagno da vivere al porto di Messina. Ogni giorno, di inverno come d’estate, uomini e donne dagli accenti più strani scendono dalle navi che attraccano al molo. Appena prendono posto sul carretto, io comincio a correre e a sbuffare. Non è solo per il peso, che pure sfonderebbe un mulo. A darmi questa sensazione continua di stordimento è l’asfalto: sdrucciolevole d’inverno e rovente d’estate. Il viaggio è un inferno, ma non conoscendone altri, a volte lo confondo con il paradiso.
Il datore di lavoro sa essere gentile, a modo suo. E le persone si mettono in posa accanto al mio profilo accaldato per scattare fotografie. Mi guardano sudare e sorridono. Mi accarezzano, soprattutto i bambini. Ho l’impressione che nessuno si accorga della fatica che faccio. Nulla è più faticoso del mettersi nei panni di qualcun altro.
In questi giorni d’agosto le temperature dell’aria e del terreno avrebbero suggerito una vacanza. Invece bisogna lavorare.
Sono già svenuto varie volte, eppure so che questa sarà diversa. Sono appena caduto sul pavimento bollente di via Garibaldi, una mano amorevole mi irrora la pelle con un getto d’acqua fredda, ma è tardi.
Mi chiamavo Oliver e mi guadagnavo da vivere al porto di Messina, trascinando i carretti dei turisti sotto il solleone. Morire così è un’ingiustizia che grida al cielo. Anche a quello di noi cavalli dove adesso mi ritrovo a galoppare, finalmente leggero. Il Corriere

Uso della lingua

Mi chiamavo e mi guadagnavo: spesso il tempo imperfetto si usa in contrasto con il presente per indicare un qualcosa che non avviene più.

Pronomi riflessivi e non: nell’articolo si fa molto uso di verbi riflessivi, ma non tutti i pronomi presenti sono riflessivi alcuni sono pronomi oggetto. Sapete riconoscerli?

Natale a Matera, torna il presepe più grande del mondo

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Anche quest’anno fra i Sassi di Matera – Capitale europea della cultura per il 2019 – torna l’appuntamento con il presepe più grande del mondo, a cui su un percorso di circa tre chilometri prenderanno parte circa 450 figuranti.
Il percorso “parte dal sagrato della chiesa di Santa Maria dell’Idris e si snoda per tre chilometri lungo il sasso Caveoso, la città sotterranea, tra grotte scavate nel masso tufaceo e chiese rupestri, abbellite da illuminazioni architettoniche con giochi di colore e luci, ambientazioni sonore, rappresentazioni di musica classica e pastorale lucana, che creeranno l’atmosfera della sacralità del periodo – fanno sapere gli organizzatori – Il viaggio terminerà con il presepe francescano, uno spettacolo son et lumiere con le statue del presepe e il tema della stella cometa, esaltata da un mirabile intervento di illuminazione delle Grotte, visibile dal piazzale Madonna delle Vergini”.
Saranno circa 450 i figuranti in totale, tra cui numerosi migranti coordinati dai volontari delle associazioni locali. Alcuni costumi di scena, messi a disposizione dalla cooperativa ‘Made in Carcere’ fondata da Luciana Delle Donne, saranno realizzati dalle detenute del carcere di Lecce. Durante il percorso verrà offerta ai visitatori una degustazione di prodotti a km zero.
Per leggere tutto l’articolo clicca qui: Repubblica

Informazioni culturali

Made in Carcere: È una Cooperativa sociale il cui scopo principale è di diffondere la filosofia della “Seconda Opportunità” per le Donne Detenute e della “Doppia vita” per i tessuti. Un messaggio di speranza, di concretezza e solidarietà, ma anche di liberà e rispetto per l’ambiente.  La produzione consiste in borse e accessori, tutti originali, realizzati riutilizzando materiali di scarto e di recupero e lavorati da donne detenute, a cui viene offerto un percorso formativo e un lavoro per dar loro una possibilità di reinserirsi nella società.
Per saperne di più visita: http://www.madeincarcere.it/it/ 

Arte, libri e industria creativa: il paese ideale è in Calabria

saveria-martinelliViaggio a Soveria Mannelli, comune modello studiato anche all’estero

Per tentare di comprendere l’anomalia di Soveria Mannelli si è scomodata anche l’ambasciata cinese che ha spedito fra i boschi della Sila una sua delegazione. Obiettivo della missione carpire il segreto di un paesino di appena tremila anime situato nel cuore profondo della Calabria che è divenuto un modello da studiare e replicare. Alcune tra le più importanti aziende calabresi hanno qui la loro sede, l’informatizzazione della pubblica amministrazione è una realtà da oltre un decennio, una stabilità politica senza paragoni (dal dopoguerra a oggi un solo sindaco si è dimesso prima di finire il mandato) e soprattutto la ‘ndrangheta non esiste…
Ci sono aziende di conserve alimentari, imprese edili e poi ci sono vere e proprie eccellenze. Come la Camillo Sirianni Sas che realizza arredi scolastici che esporta in oltre 35 Paesi nel mondo, dagli Stati Uniti agli Emirati Arabi. Poco distante c’è il lanificio Leo che produce sciarpe, tappeti e coperte talmente belle da meritarsi il Premio Guggenheim e partecipare alla Triennale di Milano. Nella stessa area c’è la casa editrice Rubbettino che sforna 400 nuovi volumi all’anno. Per leggere tutto l’articolo clicca qui:La Stampa

Argomenti per la discussione
Molti dei nostri lettori, studenti e insegnanti , sono italiani di seconda o terza generazione. Molti vengono dal sud d’Italia e forse da paesi sconosciuti alla maggioranza proprio come Soveria Mannelli. L’articolo si presta ad esplorare la geografia del sud dell’Italia e ad investigare sui propri luoghi di origine.

Perché Soveria Mannelli è un’anomalia nel sud d’Italia?
L’articolo può offrire anche  lo spunto per una discussione sull’economia tradizionale del sud d’Italia per capire le cause dell’emigrazione dal sud al nord e negli altri paesi del mondo.

 la ‘ndrangheta: è il nome della mafia calabrese. (https://it.wikipedia.org/wiki/%27Ndrangheta). Potrebbe essere interessante spiegare che la mafia in Italia ha varie tipologie, e che nel sud d’Italia dove è nata ed è più radicata,  ha nomi, strutture e regole diverse.

 

Torino, gran coda per l’amatriciana di solidarietà con le vittime del terremoto

amatriciana TorinoNonostante la città  di Amatrice rifiuti in questo momento di sofferenza di identificarsi con il piatto che l’ha resa famosa, l’Italia non rinuncia a celebrare questa tradizione in segno di solidarietà.

Non aveva ancora cominciato a servire gli spaghetti alla amatriciana, la cucina da campo allestita dalla Protezione Civile di Torino per la spaghettata di solidarietà con i terremotati, che c’erano già più di 500 persone in coda, ad aspettare di poter dare il loro contributo per i terremotati del Centro Italia rispondendo all’appello della sindaca Chiara Appendino. Poco dopo le 15 erano stati servite oltre tremila porzioni di amatriciana. Gli organizzatori hanno ordinato altra pasta per far fronte alle richieste.

Com’è la pasta? “Buona, complimenti ai cuochi”, dice la signora Antonia, una delle prime ad essersi sedute nel refettorio da 250 posti allestito dai volontari. All’inizio della fila, che a mezzogiorno si allungava per tutta la piazza, e tornava indietro come un serpentone, c’è una teca di cristallo. All’interno un mucchio di 10 e 20 euro. Sono le offerte – libere – che la sezione comunale dei volontari di Protezione Civile invieranno alle popolazioni colpite dal sisma nel Centro Italia.

“Quali spaghetti, qui c’è la morte”. La città seppellisce anche l’identità

Terremoto

La festa che non c’è. In alto a sinistra, l’hotel ristorante Roma custode della ricetta degli spaghetti all’Amatriciana, oggi distrutto. In alto, un manifesto della sagra degli spaghetti che si sarebbe dovuta tenere ieri e oggi, sullo sfondo le macerie del terremoto

Oggi Amatrice avrebbe dovuto ospitare la sagra della pasta che l’ha resa famosa nel mondo. Nessuno ora ha voglia di parlarne: il passato di tutti si è fermato alle 3,36 di mercoledì (24 agosto)

Quando la notte del terremoto il sindaco ha detto che «Amatrice non esiste più», non avevamo capito in pieno il significato dell’espressione. La fine di Amatrice ha ovviamente a che fare con tutto quello che abbiamo visto. Il centro spazzato via come per una manata dal cielo, l’azzeramento fisico di un centro storico piccolo e bello, la morte dei turisti e del turismo, dei negozi e del sostentamento, di molti bambini e del futuro che portano con sé.

La Stampa

Periferie

periferieLe receni elezioni amministrative in alcune delle maggiori città italiane hanno dato risultati imprevisti. A Roma e a Torino sono state elette sindaco due donne appartenenti al movimento 5 Stelle, sconfiggendo i candidati del PD, il partito al governo. La discussione nei media ha rilevato che il PD, partito di sinistra, discendente del Partito Comunista, sia stato eletto soprattutto nelle aree benestanti delle città, mentre il movimento 5 Stelle ha avuto un grosso successo elettorale nelle depresse periferie. Lo scrittore napoletano Antonio Scurati riflette sulle periferie, che, secondo lui, non sono solo uno spazio urbano, ma anche una condizione sociale.

“Dove cominciano, dunque, queste misteriose periferie? Se si vuole raggiungerle, non è necessario andar lontano. Basta guardarsi attorno. Le nuova periferie non sono, infatti, soltanto aree urbane delimitabili sulle mappe cittadine; sono piuttosto dimensioni storiche, esperienze sociali, luoghi dell’immalinconita anima popolare. …

Per raggiungerne una, tra le tante periferie del nostro scontento, sarebbe sufficiente che domattina seguiste i vostri figli nel loro quotidiano percorso verso la scuola pubblica. Se poteste, non visti, varcare i cancelli di quel mondo a parte che boccheggia da decenni in stato d’assedio nel centro vitale del nostro futuro, potreste osservare muri sbrecciati, aule soffocanti, edifici che sembrano progettati da architetti di campi di concentramento. Soprattutto, lungo quei pavimenti scoloriti, vedreste trascinarsi donne e uomini avviliti e stanchi. Sono gli insegnanti che dovrebbero formare i vostri figli; componevano fino a ieri la più solida base elettorale dei partiti di sinistra e seguono oggi le nuove stelle”.  La Stampa.

Attività culturali

Vi invitiamo a leggere attentamente l’articolo, che non è affatto facile, e a sottolineare tutte le espressioni che si riferiscono alla scuola. Che impressioni traete dalla descrizione della scuola italiana di Antonio Scurati?

A Firenze la ricchezza in mano alle stesse famiglie da sei secoli

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I Bernardi sono più ricchi dei Grasso, a Firenze è così da seicento anni. Negli ultimi sei secoli sono cambiate solo le proporzioni: oggi chi porta il primo cognome guadagna il 5% in più di chi ha il secondo e conserva un 10% in più di ricchezza. In circa 25 generazioni le cose non sono cambiate, le famiglie più ricche nella Firenze del Rinascimento sono le più ricche nel 2011; gli stessi autori di questo studio, i due economisti della Banca d’Italia Guglielmo Barone e Sauro Mocetti, si sono stupiti dei risultati.

L’analisi si basa su determinati cognomi e rivela che chi si chiama in un certo modo è stato preservato nei secoli. Sembra una cosa tribale e probabilmente un po’ lo è, se si pensa che questo modo di individuare chi ti sta di fronte sopravvive in certe forme dialettali, in siciliano si dice «A chi appartieni?» (di che famiglia sei?)

Da questa domanda si scopre che la ricchezza in una città simbolo di Italia nel mondo – la notizia è stata subito ripresa dal Wall Street Journal – si è tramandata per cognome contro ogni regola economica moderna secondo cui in due massimo tre generazioni, gli avi non dovrebbero più essere fiscalmente rilevanti. La normalità dovrebbe essere che non importa cosa faceva il tuo bisnonno per sapere quanto sarai ricco tu oggi. E invece.    IlSole24Ore

Il cacciatore di zanzare

mosquitosLui, il killer delle zanzare, si siede e attende con pazienza che arrivino dalle risaie sconfinate di Vercelli. Non s’innervosisce: Marciano Huancahuari, 52 anni, una vita intera spesa a dare la caccia a «mosquitos» di tutti i tipi, sa quando e dove inizieranno l’assalto. Come fa? Respira piano e svela: «Per battere il tuo nemico devi conoscerlo alla perfezione. Devi averlo studiato per anni». L’ha imparato dal kung-fu, fin da quando lo insegnava ai bambini del suo Paese, il Perù. E l’ha applicato qui, a questa lotta senza esclusione di colpi, combattuta contro esserini che possono renderti la vita impossibile, se abiti in Pianura Padana.

Marciano parla con l’accento di Papa Francesco e la stessa calma che usa per stanare, in estate, eserciti di microscopici soldati dalle campagne: «Sono sudamericano, ma Vercelli adesso è la mia casa. Lavoro per liberare, ogni anno, la città dagli insetti. …

Marciano rispetta il suo originale nemico «che ormai sa adattarsi a tutte le condizioni climatiche, è sempre più forte», e le zanzare fanno lo stesso con lui: «Non so perchè, non mi hanno mai punto. Abito a Vercelli ma sarò l’unico a non possedere in casa una zanzariera…». Alessandro Ballesio, La Stampa.

Note culturali e didattiche

Questo articolo può essere l’occasione di esplorare, anche solo virtualmente, la Pianura Padana e le sue città, da Torino al delta del Po. Tra queste c’è anche Vercelli, che ha cattedrale imponente e importante architettonicamente, e che si trova in un’area agricola dove si coltiva principalmente il riso. Un’area calda e umida d’estate, molto amata dalle zanzare!

Sulla mafia

bimbo con pistolaRitorniamo con ritardo rispetto al calendario accademico a cui di solito ci atteniamo, ma con rinnovato desiderio di presentare articoli interessanti sul nostro paese. L’estate è stata purtroppo funestata da un escalation di azioni mafiose, che hanno colpito in particolare Roma. Ed è proprio con la mafia – anzi con la camorra, la mafia di Napoli – che ricominciamo il nostro lavoro, proponendo una dichiarazione della parlamentare Rosy Bindi che ha suscitato molte polemiche.

Durante una visita a Napoli in qualità di presidente della commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi ha detto, “La camorra è un dato costitutivo di questa società, di questa città, di questa regione. Siamo particolarmente preoccupati in questa fase”.

Parole dure che hanno provocato un polverone mediatico che sembra non fermarsi più. Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, e il presidente della regione campana, Vincenzo de Luca, si sono detti indignati, ma altri – tra cui lo scrittore Roberto Saviano, autore del potente libro sulla camorra Gomorra – hanno giudicato le parole di Bindi veritiere e coraggiose. Repubblica e Corriere del Mezzogiorno, (La foto è di Letizia Battaglia, fotografa palermitana che ha ritratto i mille volti della mafia).

Proposte didattiche

Leggete attentamente l’articolo del Corriere del Mezzogiorno dove sono riportate varie opinioni diverse sulle parole di Rosy Bindi, e poi cercate di rispondere a queste domande:

  • Come ha risposto Rosy Bindi a chi l’ha criticata?
  • Cosa ha detto Saviano a proposito della dichiarazione di Bindi?