La vita, nonostante

E’ il titolo dell’articolo di oggi di Massimo Gramellini sulla Stampa. Parla della situazione dei terremotati. “Ci stanno impartendo una lezione di vita. Non solo di sopravvivenza. Di vita. Questi sfollati che si spaventano ma non vogliono dare soddisfazione alla paura. Che piangono senza piangersi addosso. E che ricominciano a vivere, nonostante.

Nonostante sia un cumulo di macerie, il supermercato di Mirandola funziona ancora: a cielo aperto. Hanno portato per strada le merci, i carrelli e naturalmente la cassa. Bisogna pur nutrirsi, coprirsi, curarsi. I verbi primordiali del vivere continuano a essere declinati al presente e al futuro, nonostante.

Amare, per esempio. Alice e Davide hanno confermato le nozze, nonostante la chiesa abbia perso un po’ di mattoni e il ricevimento sia stato dirottato fra le tende. Per la luna di miele si vedrà. Intanto c’è il miele, appena arrivato con il latte e i biscotti da Reggio Emilia sopra un Tir. E c’è la luna, che splende in un cielo di promesse e trema molto meno della terra. …” La Stampa.

Uso della lingua
sfollati: le persone che hanno dovuto lasciare la casa a causa del terremoto

piangersi addosso: è un’espressione che significa lamentarsi dei propri guai
nonostante: preposizione avversativa che significa malgrado, a dispetto di. Qui è il leit motiv dell’articolo e ne dà il senso generale.

Carnevale, donne e..chiacchiere

Per rimanere in tema di cucina, e dal momento che in tutta Italia in questi giorni si celebra il carnevale, oggi proponiamo ai nostri lettori una carrellata di “chiacchiere”.
Le chiacchiere sono un tipico dolce del carnevale italiano. Ripiene o piatte, fritte o al forno, con zucchero a velo o semolato… Le chiacchiere sono conosciute  con i nomi più disparati nelle varie province italiane.
A Roma e nelle Marche (soprattutto ad Ancona) si chiamano frappe
A Genova, Imperia e Torino si chiamano bugie. Questa è la ricetta delle bugie ripiene al cacao e pinoli. 
Si chiamano crostoli a Ferrara, Rovigo, Vicenza, Treviso e Trento. Eccola la ricetta. I cenci sono tipici della Toscana. Quella scelta da Donna Modenra è la ricetta dei cenci al Vin Santo. Altro nome dei cenci è crogetti.
La carrellata sulle chiacchiere continua e lasciamo alla vostra curiosità l’esplorazione delle altre ricette regionali. 
Segnaliamo anche sul tema del lessico regionale, la divertente lettera di una lettrice intitolata “Chiacchiere sulle frappe” pubblicato da Donna Moderna. Donna Moderna

Nel ghetto siciliano, calciatori contro la mafia

Il calcio solidale per vincere l’esclusione sociale di uno dei quartieri più disagiati d’Italia,  gli Zen 1 e Zen 2. L’hanno chiamato Atletico Zen pensando alla squadra di Madrid. I colori della maglietta sono gli stessi: a strisce rosse e bianche. Ma questi ragazzi non hanno mai visto la Spagna. Difficilmente mettono piede fuori dal quartiere ghetto, dove 20mila persone vivono nel degrado e nell’esclusione sociale.  Zen 1 e Zen 2 sono posti in cui a 19 anni si può finire agli arresti domiciliari per avere già compiuto tre rapine.  A dare a questi ragazzi una speranza sono due nuovi cittadini italiani. Rachid Berradi, marocchino d’origine e ormai in pianta stabile a Palermo e un ristoratore palestinese del centro storico (Al Quds) che oltre a cucinare felafel e cous cous sponsorizza la squadra.  Con Berradi, i ragazzi dello Zen sono diventati testimonial di iniziative antimafia. Hanno ricordato Don Pino Puglisi in occasione del decimo anniversario della scuola di Brancaccio intitolata al sacerdote caduto per mano dei fratelli Graviano. Sotto un sole cocente, il 19 luglio hanno giocato alle quattro del pomeriggio con la squadra di Addio Pizzo per celebrare Paolo Borsellino nel primo memorial di calcio a 5 dedicato al giudice ucciso in via D’Amelio.  L’Atletico Zen ha appena un anno di vita ma ha già fatto gol, dando una prospettiva diversa a ragazzi che conoscevano solo le regole della strada come legge per la sopravvivenza.      La Repubblica

Uso della lingua

in pianta stabile: radicato, stabile come una pianta attaccata al suolo con le radici.
caduto per mano: ucciso
fare gol: espressione sportiva che significa ottenere un buon risultato, vincere.

I vecchi sardi, i più longevi del mondo

Anziani da 110 e lode in Sardegna, grazie al Dna ma anche all’aria pulita e alla vita rurale. I sardi sono tra le popolazioni più longeve del mondo: lo dimostrano le ricerche sui supervecchi, molti dei quali vivono proprio in Sardegna.

Si interessano di politica. Guardano la tv e leggono i giornali. Sono protagonisti della vita sociale dei piccoli paesi dove vivono. Mangiano di tutto e bevono sempre un po’ di vino. Così sono diventati centenari.  È passato tutto il paese in quella casa, il 25 gennaio scorso, a festeggiare i 110 anni di Giuseppina Deidda. Così anche Thia Peppina, che si avvia a spegnere 111 candeline,  ha un carattere tosto ed ha avuto una vita da protagonista nella propria comunità.   Molti degli over 100 sardi come Thia Peppina, o come tziu Antonio Contu, morto per un infarto mentre continuava ad accudire le sue pecore all’onorevole età di 105 anni, hanno vissuto una vita da romanzo. Perché certo i geni sono importanti, ma il modo di affrontare la vita, probabilmente, lo è di più. Un’idea, questa, condivisa da molti di coloro che cercano di capire se esistano tratti comuni nei superlongevi e, finalmente, oggetto di uno studio con numeri e statistiche assai esplicite. Il risultato sembra essere che oltre alla naturale predisposizione, e alle buone abitudini come l’attività fisica e il sonno, giocano un ruolo centrale la famiglia e il ruolo nella società. Gli autori dell’indagine non hanno dubbi sul fatto che dei legami familiari saldi e un ruolo centrale nella comunità sono tra le ragioni principali della longevità. È  questo è proprio ciò che accade ai nonni sardi e ai loro coetanei cinesi. L’Espresso

Uso della lingua  
110 e lode: è il voto più alto che si può ottenere alla laurea (diploma di studi universitari).
spegnere le candeline: soffiare o  spegnere   le candeline e il rituale simbolico del compleanno.
tosto: molto sicuro di sé, energico.
Thia  e tziu sono appellativi con cui si chiamano le persone anziane in dialetto sardo. Sono usati con il significato di nonnetto e nonnetta. Esempio: “Oh su tziu! Mì che ti ti prènciu! Bogadì!!!” Traduzione: gentile vecchietto fai attenzione che ti investo.
Dialetto sardo: segnaliamo questo interessante e divertente sito, Il Coddabolario (http://www.codda.org/cultura/coddabolario/coddabolario-total.htm)