La fatica di essere Oliver

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Un triste Ferragosto per Oliver. Ce lo racconta Massimo Gramellini dalla sua rubrica  “Il caffè” dando una voce al povero cavallo.

Mi chiamo Oliver e mi guadagno da vivere al porto di Messina. Ogni giorno, di inverno come d’estate, uomini e donne dagli accenti più strani scendono dalle navi che attraccano al molo. Appena prendono posto sul carretto, io comincio a correre e a sbuffare. Non è solo per il peso, che pure sfonderebbe un mulo. A darmi questa sensazione continua di stordimento è l’asfalto: sdrucciolevole d’inverno e rovente d’estate. Il viaggio è un inferno, ma non conoscendone altri, a volte lo confondo con il paradiso.
Il datore di lavoro sa essere gentile, a modo suo. E le persone si mettono in posa accanto al mio profilo accaldato per scattare fotografie. Mi guardano sudare e sorridono. Mi accarezzano, soprattutto i bambini. Ho l’impressione che nessuno si accorga della fatica che faccio. Nulla è più faticoso del mettersi nei panni di qualcun altro.
In questi giorni d’agosto le temperature dell’aria e del terreno avrebbero suggerito una vacanza. Invece bisogna lavorare.
Sono già svenuto varie volte, eppure so che questa sarà diversa. Sono appena caduto sul pavimento bollente di via Garibaldi, una mano amorevole mi irrora la pelle con un getto d’acqua fredda, ma è tardi.
Mi chiamavo Oliver e mi guadagnavo da vivere al porto di Messina, trascinando i carretti dei turisti sotto il solleone. Morire così è un’ingiustizia che grida al cielo. Anche a quello di noi cavalli dove adesso mi ritrovo a galoppare, finalmente leggero. Il Corriere

Uso della lingua

Mi chiamavo e mi guadagnavo: spesso il tempo imperfetto si usa in contrasto con il presente per indicare un qualcosa che non avviene più.

Pronomi riflessivi e non: nell’articolo si fa molto uso di verbi riflessivi, ma non tutti i pronomi presenti sono riflessivi alcuni sono pronomi oggetto. Sapete riconoscerli?

Italia da scoprire. La casa estiva dei cani San Bernardo

I cani San Bernardo sono tornati a casa. Come ogni anno, sul colle che a 2473 metri di quota unisce Valle d’Aosta e Svizzera e dà loro il nome. La salita dei cani è una tradizione che si ripete, sulle tracce della storia. Trascorreranno l’estate nel canile dell’ospizio del Colle del Gran San Bernardo, fondato nel 1050 da San Bernardo di Mentone per dare riparo ai viandanti. Lì è cominciata la loro epopea, che nei secoli si è colorata di leggenda e da quest’anno abbraccia tecnologia e modernità. La congregazione di canonici agostiniani del Gran San Bernardo aveva infatti deciso di risanare il canile (vecchio di quasi 50 anni), restauro condotto con la Fondazione Barry, organizzazione svizzera senza scopo di lucro che dal 2005 ha rilevato dai religiosi (sempre meno e sempre più anziani) la gestione del canile e che dal 2014 gestisce il Museo Barryland a Martigny dedicato al cane nazionale svizzero.

Il San Bernardo, «il Gigante delle Alpi», è un cane di grande taglia e indole pacifica. I canonici lo utilizzavano, nei secoli, per aprire la via ai viandanti che salivano in inverno verso il Colle. La tradizione vuole che siano in grado di fiutare, e quindi prevedere, il distacco delle valanghe. E di tirare fuori chi ne veniva travolto. Ogni estate il canile del Colle del Gran San Bernardo e il vicino museo accolgono oltre 25 mila visitatori. In occasione dell’apertura della nuova struttura è stata inaugurata anche la mostra «Barry & Cie» che con fotografie, archivi e stampe, ripercorre la storia secolare del legame tra i canonici e i cani San Bernardo. Hilary Cuneaz, La Stampa

Italia da scoprire. I faggeti

I secolari boschi di faggi sparsi sul territorio italiano sono stati inseriti nel Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. “Dalla Toscana alla Calabria, sono dieci i faggeti premiati, boschi di piante secolari per una superficie complessiva di 2.000 ettari che costituiscono una delle zone più estese di un grande sito diffuso comprensivo di riserve secolari di stanza in ben 12 Paesi: le italiane, quasi tutte fanno parte di parchi naturali come i faggi dell’Appennino tosco-romagnolo oppure in provincia di Viterbo. Michela Tamburrino, La Stampa.

I faggeti possono diventare una meta turistica originale e certamente molto interessante. Alcuni di essi si trovano vicini alle zone recentemente colpite dal terremoto. Nell’articolo si trova una cartina che aiuta a localizzarli.

 

Natale a Matera, torna il presepe più grande del mondo

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Anche quest’anno fra i Sassi di Matera – Capitale europea della cultura per il 2019 – torna l’appuntamento con il presepe più grande del mondo, a cui su un percorso di circa tre chilometri prenderanno parte circa 450 figuranti.
Il percorso “parte dal sagrato della chiesa di Santa Maria dell’Idris e si snoda per tre chilometri lungo il sasso Caveoso, la città sotterranea, tra grotte scavate nel masso tufaceo e chiese rupestri, abbellite da illuminazioni architettoniche con giochi di colore e luci, ambientazioni sonore, rappresentazioni di musica classica e pastorale lucana, che creeranno l’atmosfera della sacralità del periodo – fanno sapere gli organizzatori – Il viaggio terminerà con il presepe francescano, uno spettacolo son et lumiere con le statue del presepe e il tema della stella cometa, esaltata da un mirabile intervento di illuminazione delle Grotte, visibile dal piazzale Madonna delle Vergini”.
Saranno circa 450 i figuranti in totale, tra cui numerosi migranti coordinati dai volontari delle associazioni locali. Alcuni costumi di scena, messi a disposizione dalla cooperativa ‘Made in Carcere’ fondata da Luciana Delle Donne, saranno realizzati dalle detenute del carcere di Lecce. Durante il percorso verrà offerta ai visitatori una degustazione di prodotti a km zero.
Per leggere tutto l’articolo clicca qui: Repubblica

Informazioni culturali

Made in Carcere: È una Cooperativa sociale il cui scopo principale è di diffondere la filosofia della “Seconda Opportunità” per le Donne Detenute e della “Doppia vita” per i tessuti. Un messaggio di speranza, di concretezza e solidarietà, ma anche di liberà e rispetto per l’ambiente.  La produzione consiste in borse e accessori, tutti originali, realizzati riutilizzando materiali di scarto e di recupero e lavorati da donne detenute, a cui viene offerto un percorso formativo e un lavoro per dar loro una possibilità di reinserirsi nella società.
Per saperne di più visita: http://www.madeincarcere.it/it/ 

Torino, gran coda per l’amatriciana di solidarietà con le vittime del terremoto

amatriciana TorinoNonostante la città  di Amatrice rifiuti in questo momento di sofferenza di identificarsi con il piatto che l’ha resa famosa, l’Italia non rinuncia a celebrare questa tradizione in segno di solidarietà.

Non aveva ancora cominciato a servire gli spaghetti alla amatriciana, la cucina da campo allestita dalla Protezione Civile di Torino per la spaghettata di solidarietà con i terremotati, che c’erano già più di 500 persone in coda, ad aspettare di poter dare il loro contributo per i terremotati del Centro Italia rispondendo all’appello della sindaca Chiara Appendino. Poco dopo le 15 erano stati servite oltre tremila porzioni di amatriciana. Gli organizzatori hanno ordinato altra pasta per far fronte alle richieste.

Com’è la pasta? “Buona, complimenti ai cuochi”, dice la signora Antonia, una delle prime ad essersi sedute nel refettorio da 250 posti allestito dai volontari. All’inizio della fila, che a mezzogiorno si allungava per tutta la piazza, e tornava indietro come un serpentone, c’è una teca di cristallo. All’interno un mucchio di 10 e 20 euro. Sono le offerte – libere – che la sezione comunale dei volontari di Protezione Civile invieranno alle popolazioni colpite dal sisma nel Centro Italia.

Expo e la super coda per il Giappone Le scritte diventano virali

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Il padiglione del Giappone è stato il più desiderato di Expo, ma anche quello con le code più lunghe. Nelle ore d’attesa c’è chi si è sfogato scrivendo frasi ironiche sul legno della struttura: la fotogallery della «collezione» è finita sui social network ed è diventata virale.

«Quando sono arrivata avevo 13 anni, adesso ne ho 24», si legge in uno dei messaggi, ma anche «Mia madre era incinta, sono nato nella fila», o ancora, in uno stile più dantesco: «Lasciate ogni speranza oh voi che entrate».

L’ironia dei visitatori di Expo che hanno atteso per ore prima di entrare nel padiglione del Giappone è tutta scritta sul legno della struttura: un gesto sopra le righe, sicuramente da non imitare e non proprio in linea con il tradizionale «self control» dei giapponesi,  ma perfettamente nelle corde degli italiani che – si sa – di code non ne vogliono sentir parlare, soprattutto quando durano ore. Piaccia o no, la fotogallery con i messaggi è finita sui social network ed è diventata virale, tra like e condivisioni.    L’Eco di Bergamo

Questo è il sito del padiglione giapponese tanto desiderato dai visitatori: http://expo2015.jp/it/about/
E, per amor di patria, questo è il sito del padiglione Italia: http://grandtour.padiglioneitaliaexpo2015.com/it

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Siete andati anche voi a Milano per l’Expo?  Se non lo avete fatto che cosa avreste scritto sulle pareti della struttura?

Oggi martedì grasso: l’Italia si mette in maschera

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Mentre Venezia banchetta, a Viareggio prevale la satira, a Ivrea si lanciano arance e a Fano i dolciumi.
Interessante e colta la panoramica delle diverse tradizioni del Carnevale in Italia proposta dalla Stampa. Un’opportunità per insegnanti e studenti di percorrere dal nord al sud la carta geografica del nostro paese in cerca di luoghi noti e meno noti.

Il carnevale di Venezia – il più celebre d’Italia fin dal ‘700, epoca di decadenza della Serenissima cui i costumi (tricorno su parrucca da cicisbeo. mantello, bastone scaccia-mariuolo) si ispirano – così da lasciare sempre libera la bocca alla degustazione enogastronomica. Dunque, particolarmente adatte all’edizione di quest’anno, aperta sabato scorso da uno show «interattivo» lungo il canale di Cannaregio intitolato Il magico banchetto – Una favola del cibo a Venezia e che ha nell’alimentazione made in Italy il filo conduttore per il serpentone di folla autorigenerante che incessantemente ingorga le calli principali della città, anticipando quello che serpeggerà nelle viscere dell’Expo 2015. (Per sapere di più su questo evento clicca qui: Expo2015)

Ma assai numerosi sono i punti di riferimento del carnevale italiano oltre la laguna, dal Piemonte alla Sicilia, attraverso tutte le regioni, ogni luogo con le sue storie da rievocare, le sue maschere tradizionali, i suoi carri allegorici, i suoi “menù” e i suoi rituali da ribadire anno dopo anno in eccitata escalation fino al culmine del martedì grasso che quest’anno cade il 17 febbraio. Per sapere di più sul Carnevale delle altre città clicca qui. La Stampa

Uso della lingua

cicisbeo: Nel 700 era l’accompagnatore galante di una dama.
mariolo: furfante, farabutto, delinquente, ladro.
calle: si chiamano così le strade di Venezia. Scoprite come si chiamo le piazze a Venezia.

Viaggiare con la fantasia

Grazie a Luisella Arzani la EDT, casa editrice italiana delle guide Lonely Planet, ha lanciato un curioso e interessante progetto, Milleunamappa. Sono mappe – studiate e disegnate per ragazzi – che invitano a sognare paesi lontani, o mai esistiti, seguendo piste suggerite da celebri personaggi: dove si nasconde la casetta di marzapane? Che strada ha scelto Biancaneve per fuggire dal castello della Regina? E nel bosco di Cappuccetto Rosso, quale sentiero è meglio seguire? Anche le avventure narrate nell’Odissea, poema di viaggio composto da un autore che forse non è mai nemmeno esistito, sono diventate una cartina grazie ai disegni di Gek Tessaro. I suoi collage ocra, che richiamano le decorazioni dei vasi greci, segnano un itinerario da seguire con l’indice della mano, sdraiati in salotto in un pomeriggio pigro, quando partire sul serio non è possibile.
Nella foto la mappa del viaggio di Marco Polo, un altro protagonista di queste belle mappe. La Stampa.

Note culturali

casetta di marzapane: il marzapane è un dolce fatto con la pasta di mandorle. La casetta di marzapane è la piccola casa che Hänsel e Gretel, nella nota favola dei fratelli Grimm, trovano nel bosco.
Odissea: sai chi è l’autore dell’Odissea? E il personaggio principale? Prova a tracciare il suo viaggio.
Marco Polo: è stato un grande mercante, viaggiatore ed esploratore veneziano del medioevo. I suoi viaggi sono raccontati nel Milione.

Il presepe in fondo al pozzo

Dal 23 dicembre al 9 gennaio 2011 ritorna a Orvieto l’appuntamento natalizio, il Presepe nel Pozzo, giunto al suo ventiduesimo anno di vita. Sette differenti scene della Natività saranno ospitate lungo le grotte del noto Pozzo orvietino. L’enorme foro nel tufo conta 36 metri di profondità e fu originariamente scavato dagli Etruschi per attingere acqua sorgiva, e poi ampliato per ordine di Papa Clemente VII tra il 1527 e il 1530 al fine di rifornire la città durante un eventuale assedio. Attraverso le sue grotte, ricche di reperti archeologici etruschi, medievali e rinascimentali recentemente rinvenuti, si alterneranno rappresentazioni di Sacra Famiglia diverse tra loro, sino all’ultima grotta, quella alta 14 metri, che racchiuderà la Natività. La Stampa.

Uso della lingua

Si notino le parole relative al Natale e a una delle più diffuse tradizioni italiane, il Presepio, o Presepe.

I suoni delle Dolomiti

Al mondo non c’è nulla di più armonico del suono della natura, ma figurarsi cosa succede quando la musica dell’ambiente e quella “umana” si incontrano in un concerto là dove la terra è a un passo dal cielo, in cima alle Dolomiti
Su queste splendide montagne riconosciute dall’Unesco come patrimonio naturale dell’umanità, da ben 15 anni ogni estate hanno luogo concerti  e  anche spettacoli di artisti di fama internazionale uniti dallo stesso amore per la natura e l’ambiente. Questi eventi fanno parte di un festival che si chiama I Suoni delle Dolomiti, dove pubblico e musicisti (con strumenti in spalla) raggiungono a piedi il luogo dell’esibizione in un vero e proprio “cammino verso la musica”, che parte dal Veneto e tocca alcune delle località turistiche del Trentino Alto Adige: Val di Fassa, San Martino di Castrozza, Val di Fiemme, Altopiano della Paganella, Valsugana, Val di Non, Folgaria e tante altre ancora. Tra gli appuntamenti:  l’Alba delle Dolomiti una serie di eventi di vario tipo che hanno luogo all’alba, l’allegra improvvisazione del quartetto inedito dei grandi jazzisti Steven Bernstein, Paolo Fresu, Gianluca Petrella e Marcus Rojas (28 luglio h. 14.00pm – Val di Fiemme), l’attore/regista/musicista e scrittore Moni Ovadia (31 luglio h. 6.00 – Col Margherita), il comico Paolo Rossi (8 agosto h. 6.00 – Val di Fassa), la voce dell’Africa della regina del pop afrikaans e portavoce dell’Unicef Angelique Kidjo (9 agosto h. 14.00 – Altipiano di Folgaria, Lavarone e Liserna). La Stampa.

Uso della lingua
figurarsi:  è difficile immaginarsi

a un passo dal cielo: è un’espressione metaforica, significa in alto, in alta montagna.
toccare: in questo contesto significa raggiungere. La lingua italiana ama le espressioni colorite e metaforiche.