Dannati

INfernoE’ uscito in Italia – in prima assoluta – il nuovo romanzo di Glenn Cooper intitolato Dannati (Casa Editrice Nord) e ispirato niente di meno che all’Inferno di Dante. In un articolo per il Corriere della Sera Cooper si diverte a pensare a quali scrittori – e artisti in generale – potrebbe trovare all’Inferno, gli dovesse capitare di finirci (e forse, dice, sfidare Dante potrebbe essere un peccato condannato con la pena eterna).  Conclude dicendo, “Dunque ben pochi scrittori, musicisti e pittori mi farebbero compagnia all’inferno. A meno che non immagini un inferno popolato da autori che si sono macchiati di un crimine più grave dell’omicidio. Mi riferisco al più odiato gruppo di scrittori che si possa immaginare: i politici che scrivono un’autobiografia. Non so in Italia, ma in America tutti i politici che intendono candidarsi alla presidenza si sentono in dovere di scrivere un libro orribile sulla loro filosofia politica e sul loro grande coraggio. E tutti i presidenti, alla fine del mandato, scrivono un libro orribile per giustificare le coraggiose decisioni che hanno dovuto prendere. Se succede così anche in Italia, sono certo che mi capirete. Se non succede, consideratevi fortunati. Di solito, questi libri sono il peggio del peggio e, a mio modesto parere, i loro autori (e relativi ghostwriter) dovrebbero finire nei cerchi più profondi dell’Inferno. E l’eterno castigo dei comuni assassini e degli stupratori che si trovano laggiù dovrebbe essere la lettura di libri del genere. Ma questo non è che un suggerimento”. Corriere della Sera.

Attività culturali

Nell’articolo sono citati vari scrittori e artisti in generale. Li conoscete? Hanno storie piuttosto particolari, andate a documentarvi, sono interessanti!

Un gioco: pensate a chi mandereste all’Inferno tra le persone note – scrittori, politici, industriali, gente dello spettacolo – cercate di identificare il loro peccato e immaginate la pena che meriterebbero.

Il n.1 di Facebook Italia: “Abbiamo molti più amici rispetto al resto del mondo”

FacebookIl colosso del web in Italia ha anche un nome: quello di Luca Colombo, milanese, 43 anni, un passato professionale a Microsoft e un presente come country manager Facebook Italy. Il braccio destro di Zuckerberg risponde sui rapporti tra Facebook e la politica, l’uso dei dati per la pubblicità, il futuro delle chat. E svela le abitudini di noi italiani sul social. Siamo “quelli con più amici” e siamo sempre più “addicted”: nonostante lo scandalo Datagate e le critiche dure come quella di Julian Assange, continuiamo a essere fedeli a lui, a Facebook. Sempre di più…

in cosa si distinguono gli italiani su Facebook? Dacci i numeri…
“Ci distinguiamo per il numero di amici: i 25 milioni di italiani che ogni mese accedono a Facebook hanno in media 300 friend ciascuno. Questo numero nel mondo è la metà: abbiamo molti più amici rispetto a tante altre nazioni. Un segno che la ‘socialità’ è una caratteristica del nostro popolo. Altro dato interessante, gli utenti giornalieri: 19 milioni da desktop e mobile. Gli accessi sono cresciuti moltissimo nell’ultimo anno e mezzo proprio grazie al traino dei dispositivi mobili: da questi provengono 15 milioni di accessi. Sul fronte mobile abbiamo colmato nell’ultimo anno il gap di cui soffrivamo, ora l’Italia è ben posizionata rispetto alla media mondiale“. Repubblica.it

 Attività culturali

Cerca nell’articolo una risposta a queste domande.

  1.  Chi è Luca Colombo e di che città è.
  2.  Quanti italiani usano Facebook al mese?
  3.  Quanti amici ha in media ogni italiano su Facebook? E tu quanti ne hai?
  4.  Qual’è la media di “amici” nel mondo?
  5.  Perché secondo Colombo l’Italia avrebbe questo primato?
  6.  Che critiche ha mosso Julian Assange ai colossi del web? Sei d’accordo con lui?
  7.  Che cosa ha contribuito secondo Colombo alla crescita di Facebook in Italia?
  8.  Nel tuo paese e trai tuoi amici noti una crescita o un calo di utilizzatori di Facebook?

Uso della lingua

braccio destro:  che cosa significa questa espressione? Puoi trovare un sinonimo?

dispositivi mobili: che cosa sono? Puoi dare degli esempi?

 

Milano festeggia vent’anni di Emergency

LIBIA: GINOSTRADA, EMERGENCY VALUTA INTERVENTO A BENGASITra le storie italiane di maggior successo c’è senz’altro quella di Emergency, un’organizzazione medico umanitaria specializzata nella cura delle vittime di guerra. Dal suo arrivo, nel marzo 2009, Emergency ha curato oltre 141mila persone. La sua capillare organizzazione di volontari su tutto il territorio italiano e i suoi ospedali modello in paesi devastati dalla guerra, hanno reso Emergency un made in Italy d’eccellenza di cui andare fieri nel mondo.

A Milano, sua città natale, Emergency ha festeggiato i vent’anni dalla fondazione raccontando i progetti, ma anche i drammi e le speranze dei suoi medici e volontari che lavorano nelle aree del mondo in cui è riuscita ad aprire ospedali.

Leggi l’articolo su Repubblica

Attività culturali

Leggi l’articolo e trova una risposta a queste domande

1. Come si chiama il fondatore di Emergency?
2. In quali paesi in guerra Emergency è presente con i suoi ospedali?
3. Quante vittime di guerra ci sono state in Kazakistan nel 2014?
4. Che cosa viene apprezzato di Emergency e perché l’organizzazione è rispettata nei paesi in guerra, secondo il medico Afgano    Dr.Mohammed Salim?
5. In che paese si trova il Centro Pediatrico di Bangui?

 

A scuola i nostri figli non imparano a scrivere in italiano

 

Bimbo-che-scrive Dall’indagine che questo articolo descrive emerge che “Secondo le mamme  italiane a scuola (in Italia) non si impara l’italiano. Troppa letteratura, poca lingua parlata, «questa materia va rivista perché bisogna che alla fine del percorso i ragazzi possano saper scrivere correttamente». Lo pensa quasi una mamma su due (il 45%) secondo l’indagine condotta da Libreriamo, la piazza digitale fondata dal sociologo Saro Trovato, che ha coinvolto circa 800 mamme italiane tra i 30 e i 60 anni, in una ricerca condotta con il metodo WOA (Web opinion analysis).

Per sapere di più sui risultati dell’indagine cliccate su: Corriere.it

Attività culturali

Temi per la discussione

Cerca nell’articolo la risposta a queste domande.

  1. Quante mamme hanno partecipato a questa ricerca?
  2. Quali materie dovrebbero essere, secondo le mamme, insegnate di più a scuola?
  3. Le mamme pensano che l’insegnamento nella scuola attuale è troppo pratico o troppo teorico?
  4. Insegnare la letteratura nelle ore di italiano aiuta gli studenti a amare la lettura?
  5. Che aggettivo usano le mamme quando descrivono gli edifici scolatici?
  6. Cosa pensano dell’insegnamento delle lingue straniere?
  7. Quale critica rivolete al metodo dell’indagini il Lettore_2801508?

 

Capitale umano. Brianza-USA

capitale umanoLo scrittore americano Stephen Amidon commenta sul Corriere della Sera il film che il regista italiano Virzì ha tratto dal suo romanzo, Human Capital (in italiano Il capitale umano).

“Devo confessare che quando ho saputo che Virzì stava filmando in Italia un adattamento del mio libro, la gratificazione che uno scrittore prova in questi casi si è accompagnata alla preoccupazione che quel che sarebbe apparso sullo schermo non avrebbe avuto molto in comune con il mio romanzo. Quando però, alla fine dello scorso anno, ho visto il film, sono rimasto colpito non solo dall’abilità con cui era stato girato e recitato, ma anche dal fatto che la storia era rimasta molto vicina a quella che avevo scritto dieci anni prima. …

“Virzì è stato abilissimo, secondo me, ad adattare questi temi alla sensibilità del pubblico italiano. A prima vista la Brianza — in cui è ambientato il film — potrebbe sembrare lontanissima dal mio Connecticut, ma se si guarda oltre la facciata, si notano le somiglianze. Le piccole boutique pretenziose che vendono robaccia a caro prezzo; il vecchio e maestoso teatro il cui valore è solo nel poter essere trasformato in un complesso di appartamenti di lusso; la scuola privata esclusiva dove i bambini sono spinti a competere tra di loro — in pratica si tratta degli stessi luoghi”. Corriere della Sera.

Attività culturali

Proposte didattiche

Amidon dice che l’America e l’Italia non sono molto diverse, soprattutto quando si tratta delle classi medio-alte e dei loro valori. Leggete tutto l’articolo e individuate quali sono i valori della classe media americana e italiana. Ci sono molte analogie, ma anche delle sottili differenze. Quali?

L’autore parla di “soccer moms”. Nella traduzione l’espressione rimane in inglese, ma il redattore aggiunge una spiegazione tra parentesi. Vi sembra una spiegazione esatta? Riuscite a proporne una più pertinente?

Grammatica

Individuate i superlativi assoluti nella sezione dell’articolo qui riportata.

In italiano si usano spesso i suffissi che hanno l’effetto di modificare il significato di una parola, un effetto che in altre lingue hanno gli aggettivi qualificativi. In questa sezione dell’articolo c’è un caso di suffisso dispregiativo. Individuatelo e spiegate in che modo modifica il termine originale.

Di tutto un Post-

postIl Post– ci insegue, ci bracca. Ci definisce. Noi, forse, non siamo semplicemente noi: siamo i post-qualcun altro, attraversiamo un tempo o esperienze che sono post-qualcos’altro. Non ci bastiamo, persino. È forse una delle condanne della contemporaneità, questa: l’incapacità o l’impossibilità di definirci per quello che siamo, optando per una posizione subalterna rispetto a realtà che sono già codificate….

L’articolo propone diversi usi del prefisso “post” in diverse discipline, come per esempio, nell’arte:  In principio fu il postimpressionismo. Poi il postcolonialismo, il postminimalismo, il postmodernismo. E ancora: il postclassicismo, il postdecostruttivismo. Infine, il postpicassismo: una tendenza che è al centro di una mostra recentemente inaugurata presso il Museo Picasso di Barcellona, che documenta l’influenza esercitata da Picasso su alcuni protagonisti dell’arte contemporanea (da Basquiat a Cattelan). Dunque, il Post-. Un prefisso che, da circa un secolo e mezzo, contagia l’arte. Vincenzo Trione,
Corriere della Sera.

Attività culturali

Uso della lingua

Nell’articolo il prefisso “post” identifica anche una crisi di identità del mondo contemporaneo. Cercate di spiegare in che modo, usando alcuni dei termini qui proposti: definire, subalterno, incapacità, impossibilità.

Leggete tutto l’articolo. In esso si parla di altri prefissi che recentemente sono diventati di moda, come “de-” o “neo-“. Cercate altri esempi, anche nella vostra lingua, di questa tendenza a usare i prefissi per definire tendenze culturali e trovate a quali esigenze – psicologiche, antropologiche, sociali – rispondono.

In questo post abbiamo scelto l’immagine originale dell’articolo, ma che rapporto ha con il contenuto, secondo voi?