Le farfalle tornano a Milano

Scomparsi dalle città a causa della riduzione degli spazi verdi e dell’inquinamento, i lepidotteri stanno lentamente tornando a Milano, grazie al progetto Effetto farfalla (qui il link del progetto), lanciato a marzo dallo spin off dell’ateneo bolognese Eugea in collaborazione con Gustavo Gandini, esperto in conservazione della biodiversità. «L’idea del progetto – racconta l’entomologo Gianumberto Accinelli – è di creare dei corridoi ecologici attraverso i quali le farfalle possano spostarsi anche nelle aree urbane». Una specie di “strade verdi” in grado di facilitare i movimenti degli insetti, che quando trovano barriere di cemento al posto di piante e fiori si fermano. «Chiediamo alle persone di coltivare in giardino o sul balcone certi tipi di piante che resistono in città e attirano le farfalle grazie al loro nettare fluido e, una volta creata l’oasi, di registrarsi sul sito Effettofarfalla.net». La Stampa.

Uso della lingua
lepidottero: è il termine scientifico per farfalla

In questo articolo ci sono diverse espressioni scientifiche. Prova a identificarle.

Verde brillante

Verde brillante è il titolo di un libro di Stefano Mancuso e Alessandra Viola (Giunti) che parla dell’intelligenza delle piante. “Un libro positivamente «convinto» (e convincente), come se vi fosse un’intrinseca forza persuasiva nei temi affrontati. Come se gli autori ci dicessero: possibile che non ve ne accorgiate? Di che cosa, poi? Che l’immensa biomassa del mondo vegetale non è un banale magazzino di lignina e cellulosa, una miniera di pressati per mobili Ikea e cartoni per pizze. Le piante non sono soltanto soggetti per porticati e stufe. Le piante, anzi, sono intelligenti. …

In Verde brillante gli autori prendono la rincorsa ed elencano puntualmente le proprietà adattative di molte piante, invitandoci a riflettere su altre modalità, a noi meno consuete, di percepire il mondo. Le piante hanno una propria vista, un proprio olfatto, gusto, tatto e persino udito: la terra funge da trasmettitore delle onde sonore e le radici sono in grado di percepirle (chiunque s’intani in un bosco per discutere di faccende segrete e private non tema: non saranno le piante a svelare confessioni intime)”. La Stampa.

Uso della lingua
Un articolo interessante per rivedere il vocabolario attinente ai sensi!
funge, fungere, qui significa servire.

Caro cucciolo quanto mi costi.

 Non è esattamente un argomento di carattere pasquale quello che ci propone questo articolo, ma ci sembra una notizia curiosa e leggera, soprattutto se si pensa che viviamo in un tempo di crisi.
“In Italia sei famiglie su dieci hanno un animale. Cani e gatti, ma anche rettili. Compagni di vita domestica intorno ai quali gira un mercato  in crescita nonostante la crisi. Che sforna di continuo nuovi cibi, servizi e gadget hi-tech.
Per Pasqua le idee regalo non mancano. Un localizzatore Gps o un guinzaglio smart, una cesta con moschettone antifrenata o un grattatoio in legno istoriato. Addio al cibo in scatola, terribilmente démodé: ora c’è il packaging in plastica riciclabile. Già, perché l’onda green è arrivata anche per loro: cani e gatti. Potremmo definirla l’era 2.0 della “pet care” – la cura degli animali da compagnia – visto che il mercato si orienta sempre più verso prodotti ad alta tecnologia. Il primo pensiero cade su Fido & Kitty. Ma ci sono ovviamente anche i terzi incomodi: furetti, tartarughe, uccellini, conigli domestici. Per non parlare dei rettili.
La parola chiave per comprendere cosa sta accadendo è “humanisation“. Sì, insomma: cani e gatti diventano parte integrante della famiglia, più di quanto sia mai accaduto in passato.
Va da sé che l’invecchiamento della popolazione è elemento decisivo, ma non solo: anche la frantumazione della famiglia tradizionale e l’aumento esponenziale dei single contribuiscono a far lievitare il fenomeno. In Italia, sei famiglie su dieci possiedono un animale domestico: sono 22 milioni di persone.
L’Espresso

Uso della lingua
L’uso di parole straniere e soprattutto anglofone è ormai un fenomeno dilagante. Questo articolo ne è una prova.

Elogio di una donna imperfetta

Per ricordare la grande scienziata Rita Levi-Montalcini, morta a 103 anni il 30 dicembre scorso, riportiamo il post della giornalista scientifica Daniela Ovadia che la conobbe.
Non amo i coccodrilli, né le agiografie post mortem. Eppure sento di dover scrivere qualche riga in memoria di Rita Levi-Montalcini, se non altro perché, avendo conosciuto da vicino una parte della sua famiglia torinese, ho avuto la fortuna di poter ridere alle sue spalle. Sì, proprio così: mi sono permessa, da ragazzina, di ridacchiare di quella che era già diventata una star della scienza dopo aver ricevuto il premio Nobel per la scoperta dell’NGF.
Ho infatti frequentato la casa di alcune sue cugine che, con l’understatement tipico di un certo ebraismo piemontese, godevano sottilmente nel raccontare, alla giovane appassionata di scienza che ero allora, tutti i pettegolezzi e piccole meschinerie di cui la grande Rita si sarebbe macchiata nei suoi anni acerbi, spinta, dicevano loro, da un’ambizione smisurata, che le permise di superare il doppio handicap di essere donna e appartenente a una minoranza religiosa (seppure solo nominalmente, poiché si è sempre fieramente dichiarata laica e atea) contro la quale l’Italia aveva promulgato le leggi razziali.
Quando, molti anni più tardi, mi capitò di intervistarla (l’ultima volta per l’inaugurazione dell’EBRI, lo European Brain Research Institute che doveva essere il luogo d’eccellenza della ricerca neuroscientifica in Italia) non osai dirle che conoscevo di lei un lato familiare e forse meno brillante di quello che mostrava all’esterno, ma che me la rendeva tanto più simpatica e umana. …
Alle donne di scienza la Montalcini ha fatto un altro regalo, tutt’altro che scontato: ha detto che è lecito essere geniali e vanesie allo stesso tempo, lei che non si faceva fotografare se non con i capelli candidi e perfettamente a posto, il vestito con la piega giusta, quei colletti così anacronistici e i gioielli che amava molto. Molto prima di qualsiasi maldestro spot della Comunità Europea per convincere le donne che si può fare lo scienziato con il tacco 12, lei vestiva solo Capucci: se questa non è classe… Le Scienze (Espresso/Repubblica)

Uso della lingua
coccodrillo: qui non si allude al feroce rettile. Il coccodrillo è un termine giornalistico che significa necrologio, l’articolo che si scrive in occasione della morte di una persona importante
vanesio: frivolo, leggero
agiografie post mortem: agiografia significa lode esagerata, post mortem, dopo la morte in latino
spot della Comunità Europea: la giornalista qui allude al video dell’Unione europea “Science: It’s a Girl Thing” per promuovere la ricerca al femminile. Questo spot è stato poi tolto dalla rete perché ritenuto sessista e di cattivo gusto
Capucci: è un noto stilista italiano

Il titolo del nostro post e del post di Daniela Ovadia, “Elogio di una donna imperfetta“, allude al titolo di un noto libro di Rita Levi-Montalcini, Elogio dell’imperfezione (Dalai editore).

La nanospugna

Pensate alla superficie di un supermercato, 5 mila metri quadri, compressa e rinchiusa dentro un materiale che pesa 1 (uno!) grammo. Un’idea che non verrebbe neanche ad Harry Potter. Invece è venuta a ricercatori dell’Università di Milano Bicocca. E sono riusciti anche a realizzarla, per di più con materiali di origine organica, privi di metalli pesanti e completamente biodegradabili. E non si tratta solo di una ricerca fine a se stessa, ma con un’interessante applicazione pratica. All’ateneo milanese hanno infatti creato due nuovi materiali che hanno una straordinaria caratteristica simile alle spugne: assorbono e mantengono al loro interno elevate quantità di gas, in particolare idrogeno, metano e anidride carbonica. …
I due nuovi materiali, dall’aspetto granuloso, hanno la caratteristica di avere al proprio interno una porosità elevatissima: in pratica si tratta di un ammasso di nanotubuli di dimensioni nanometriche che assorbono ben precisi gas e non altri (come azoto e ossigeno). I due materiali – in cui è in corso il deposito dei brevetti – sono stati momentaneamente battezzati con due sigle: Mir (Materiali sintetici iperreticolati) e Mpob (Materiali porosi di origine biologica).  Corriere della Sera.

Uso della lingua
fine a se stessa: gratuita, che non ha uno scopo al di fuori di se stessa
battezzato, battezzare, qui significa dar nome 

“I figli dei boss”

Nessuno se lo sarebbe mai aspettato, eppure a salvare un pezzetto di Napoli ci stanno provando dei ragazzi che portano un marchio ingombrante. Li chiamano «i figli dei boss», perché molti di loro appartengono a famiglie che hanno a che fare con la camorra, con genitori in carcere o assassinati nelle faide. Naturalmente non per tutti è così: ci sono anche ragazzi che vengono da famiglie che con difficoltà e dignità affrontano la vita onestamente all’ombra delle case alveare del cosiddetto Bronx di San Giovanni a Teduccio, periferia est di Napoli. Questi ragazzi che molti pensano destinati alla strada, si sono messi in testa di riprendersi un parco, un enorme spazio abbandonato e vandalizzato su cui da anni è calato il silenzio. Per mesi, periodicamente sono entrati attraverso i recinti rotti nel parco Teodosio del Rione Pazzigno e hanno fotografato l’area distrutta e degradata. Con queste immagini hanno realizzato un dossier destinato al sindaco, al presidente della VI municipalità, al procuratore della repubblica, al prefetto, al questore e al comandante provinciale dei carabinieri.
«Non possiamo far altro che denunciare tutto alle autorità», spiega uno dei ragazzi. Proprio così, in barba agli esempi subiti fuori e dentro casa, i cosiddetti «figli dei boss» scelgono la via della legge e sorprendendo tutti denunciano questo scempio alle «autorità». Corriere della Sera.

Uso della lingua

faida: guerra tra gruppi, di solito familiari
case alveari: enormi palazzi sovraffollati
vandalizzare: distruggere violentemente
sindaco, ecc.: sono le autorità locali
in barba a: a dispetto di

Lo stato dell’università Italiana

Teatro anatomico di Padova

In un’intervista al Corriere della Sera, Richard Horton, il direttore di “Lancet”, rivista scientifica inglese assai prestigiosa in ambito medico, si dichiara piuttosto ottimista sullo stato della ricerca nelle università italiane. Riportiamo qualche sua affermazione:
Dell’Italia nelle prime 50 università del mondo non c’è traccia e nelle prime 200 ce n’è una sola, Bologna (183). Che effetto le fa?
«Sono molto sorpreso. L’Italia fino a metà Ottocento era il centro della cultura in Europa, dell’arte si capisce, ma anche della scienza. Eravamo noi a venire a imparare da voi. Il nostro grande Harvey, che pose le basi della medicina moderna a partire dalla scoperta che il sangue circola, non ci sarebbe mai arrivato se non fosse andato a Padova. E non è stato il solo. A quei tempi e anche prima, chiunque aspirasse ad essere un medico di valore veniva a studiare in Italia».
Oggi si è perso tutto?
«Niente affatto. Dal mio punto di vista, che è poi quello di “Lancet”, l’Italia è ancora un Paese molto forte per la ricerca medica, quello che produce più lavori in Europa. Questo è un ottimo punto di partenza per creare da voi università e istituti di ricerca di prim’ordine». corriere della sera.

Uso della lingua

arrivare in questo caso significa riuscire.

A New York 150 anni di creatività italiana

Il genio italiano sbarca a New York, con una  mostra che si intitola «150 Anni di Genio Italiano», organizzata presso l’Istituto di Cultura di Park Avenue. Per una volta però non si celebra il genio musicale, artistico o culinario degli italiani, ma bensi quello scientifico, il genio che ha prodotto invenzioni che hanno cambiatio il nostro modo di vivere.
La mostra è divisa in cinque «isole», «Vivere il nuovo», «Viaggiare è conoscere», «Superare le frontiere», «Lavorare con efficacia», «Curare è vivere». Si comincia con il motore a scoppio di Barsanti e Matteucci, del 1853 e si arriva al 2010 con il microprocessore creato da Federico Faggin per Intel, premiato con la Medaglia Nazionale per la tecnologia e l’innovazione dal presidente Obama.  Nei 150 anni che separano queste due tappe, scienziati italiani, come Rubbia, Fermi, Marconi, Levi Montalcini hanno prodotto invenzioni che hanno fatto la differenza per milioni di persone.
L’idea della mostra non e’ solo quella di sfatare  il luogo comune secondo cui gli italiani sono soltanto un popolo di santi, poeti e navigatori,  ma anche quella di promuovere la tecnologia italiana nel mondo. Il consumatore di
prodotti industriali di tipo tecnologico, secondo il direttore dell’Istituto di Cultura Riccardo Viale, preferisce acquistare prodotti da nazioni che da un punto di vista scientifico offrono una garanzia, e l’Italia ha tutti i titoli per rientrare in questa categoria.

Uso della lingua

presso:in, a, all’interno di.
sfatare: contraddire, smentire, distruggere.


Pecore a Milano

Piazza Duomo, e tutto il centro di Milano, occupati da un gregge di 700 pecore, con tanto di pastore e cani pastore. La pacifica invasione è dovuta alle riprese di un film dedicato a Renato Zucchelli, 47 anni, l’ultimo pastore nomade rimasto a Milano. Renato non è figlio di pastori e contro il volere della famiglia, che desiderava per lui un lavoro più stabile, è riuscito a realizzare il suo sogno di bambino: fare il pastore vagante. Da anni con il suo gregge percorre la strada della transumanza giungendo fino a Milano, ma ogni anno è respinto sempre più all’esterno della città. L’industrializzazione e il progresso della metropoli non possono assorbire al loro interno il suo lento incedere. Ma Renato, nonostante le difficoltà, si sente appagato e non vuole abbandonare questo mestiere millenario che è per lui da sempre una ragione di vita. Il suo sogno di entrare nel cuore della città si è realizato proprio grazie al film a lui dedicato: “L’ultimo pastore” di Marco Bonfanti. Guarda il video. Repubblica.

Uso della lingua

transumanza: una parola non più di uso comune, significa la migrazione stagionale del bestiame – pecore, capre e mucche – dai pascoli di pianura – dove risiedono d’inverno – a quelli, estivi, di montagna. Per saperne di più di transumanza e pascoli e per vedere delle belle fotografie sull’argomento, andare sul blog: Storie di pascolo vagante.

“Neutrini più veloci della luce”, messo in discussione Einstein

Clamorosi risultati di uno studio del Cern e dell’Infn guidato da un fisico italiano: particelle sparate da Ginevra al Gran Sasso hanno infranto il muro considerato invalicabile dalla fisica. L’astrofisica Margherita Hack ha dichiarato : “Sarebbe una rivoluzione!”
I risultati dell’esperimento sono stati ufficialmente confermati: le particelle  hanno coperto i 730 chilometri che separano i laboratori di Ginevra da quelli del Gran Sasso a una velocità più alta di quella della luce. I neutrini, cioe’,  battono di circa 20 parti per milione i 300.000 chilometri al secondo ai quali viaggia la luce.
Il responsabile del progetto, il fisico italiano Antonio Ereditato, e’ napoletano, ha 56 anni, ha studiato a Napoli e poi ha lavorato in molti centri di ricerca all’estero. Da cinque anni dirige l’Istituto di Fisica delle particelle dell’università svizzera di Berna. A Berna collabora con un gruppo di circa 160 ricercatori di 30 istituzioni e 11 Paesi.  “Sono molto contento e ho la fortuna di condividere questo risultato con tanti colleghi validissimi e non mi sento di dire che si tratta di un mio risultato: è un risultato del mio gruppo. E’ il frutto di un lavoro complesso e gratificante”. La Repubblica
“Tra l’altro, la teoria della relatività implica l’impossibilità fisica delle traversate interstellari e dei viaggi nel tempo, finora inesorabilmente relegati alla fantascienza e ritenuti irrealizzabili dalla scienza. Ma io non voglio pensare alle implicazioni”, si affretta a precisare Ereditato.   “Siamo scienziati e siamo abituati a lavorare con ciò che conosciamo”. La Repubblica

Uso della lingua

Infrangere un muro :infrangere e’ un sinonimo di distruggere, ma in questo caso “il muro” e’ una “legge” della fisica.
battere: superare,