Aiuto, arrivano i nonni

nonni

I vincoli famigliari sono sicuramente uno degli aspetti che contraddistinguono  la cultura italiana.
Dall’articolo che segue sembrerebbe che non solo i giovani italiani siano “mammoni” ma anche “nonnoni”.

Mio figlio ha solo otto mesi e io già non sfango più i nonni: mi passerà? -Giuditta

Quando ho letto la tua domanda sono scoppiato a ridere. E l’ho mandata a un amico con cui stavo chattando, che ha risposto: “Ahaha, ‘sfango’ vince il premio di parola del giorno!”. La mia risata, però, era anche un moto liberatorio: amo molto quando qualcuno mi spiazza e mi ricorda che ogni persona funziona a modo suo.

Quando noi siamo diventati padri di due gemelle, non so come avremmo fatto senza i nonni. Li abbiamo ingaggiati a tempo pieno tutti e quattro, e ne avremmo ingaggiati volentieri altri quattro. E da quando viviamo all’estero, ci siamo uniti al coro di amici espatriati che si lamentano continuamente di non avere i nonni a cui lasciare i bambini ogni tanto. Tu invece non li “sfanghi” più e mi fai ridere di gioia.  Per leggere l’articolo clicca qui. Internazionale

Note culturali
sfango: il verbo sfangare in italiano colloquiale significa portare a termine qualcosa di noioso o difficile.  Si dice per esempio “sfangare la giornata”. Ma Giuditta nella sua lettera al giornalista usa “sfango” per lamentarsi del fatto che i nonni si attaccano come il fango e lei non riesce a “sfangarli”. Per questo interpretazione originale  vince il premio di parola del giorno.

Per la discussione

Che ruolo hanno avuto i nonni nella vostra vita?

 

Mensa o panino?

“I giudici del tribunalPerché il panino da casa è diventato un diritto? Ora le scuole si devono adeguaree di Torino hanno ribadito che tutti gli studenti hanno diritto di consumare a scuola il pasto da casa. Tutti”, non solo quelli che si sono iscritti alla mensa.

Perché è un diritto?

Perché l’orario scolastico per chi sceglie il «tempo pieno» va dalle 8,30 alle 16,30. Ed è lo stesso ministero a dire che l’ora del pranzo non è una pausa, ma è un momento educativo a tutti gli effetti. Da questo discende che tutti devono poter partecipare, perché si tratta di garantire il diritto costituzionale all’istruzione. Il servizio mensa è nato per agevolare le famiglie: ma non è obbligatorio, ed è a pagamento, a «domanda individuale». Questo vuol dire che, per iscrivere il figlio al tempo pieno, non è necessario iscriverlo anche alla mensa. Infatti, ci sono genitori che vanno a prendere il figlio per pranzo e lo riportano a scuola nel primo pomeriggio. Ora, i giudici dicono che non sono costretti a farlo.  … In altri termini, un genitore deve poter scegliere il tempo pieno e lasciare il figlio a scuola anche all’ora di pranzo, senza essere costretto a pagare. Paola Italiano, La Stampa.

Note culturali

Nelle scuole italiane di solito chi sceglie il tempo pieno, pranza alla mensa scolastica, oppure torna a casa. Non era, infatti, possibile portarsi il pranzo da casa. Ora il tribunale ha sentenziato che è possibile, perché l’ora del pranzo è un momento educativo e quindi tutti gli studenti devono partecipare. Perché, secondo voi, il pranzo è un momento educativo?

Continuate a leggere l’articolo, e individuate quali sono le difficoltà organizzative che una scuola incontra, quando alcuni studenti si portano il pranzo da casa, mentre altri mangiano in mensa.

Fertility day, un padre scrive alla Lorenzin: “Presi a sberle dalla vostra miopia”

feritlity dayGentile Ministra Lorenzin,
Chi le scrive é papà di una bellissima bimba di quasi tre anni.
In questi tre anni, io che ho avuto la fortuna di avere una busta paga dove ho caricato mia figlia al 100%, ho ricevuto dallo Stato una detrazione complessiva di 1.200 euro lordi all’anno. Nel frattempo però mia figlia é dovuta andare al nido, un nido comunale (cioè pubblico) il cui costo mensile é stato di 550 euro. Che moltiplicato per undici mesi, fanno 6.050 euro all’anno.
Chi lavora in nero, chi ha dei contratti saltuari o ha un salario basso, non detrae nulla. Se poi un lavoro nemmeno ce l’hai, cavoli tuoi, vorrà dire che avrai tempo libero per badare a tuo figlio. E se devi cercare un lavoro, fare un colloquio, andare a fare una visita medica o quant’altro, semplicemente ti attacchi.
Per non parlare del nostro mercato del lavoro che discrimina le donne per il solo fatto di essere mamme o, peggio ancora, incinte…..

Ecco perché le scrivo, signora Ministra. Perché lei può anche lanciare una medievale giornata nazionale della fertilità (d’altra parte da questo Governo non mi aspetto niente di più che un nuovo Medioevo culturale), ma prima voglio, pretendo da cittadino che paga le tasse, che un Ministro del mio paese lanci la giornata nazionale dei trasporti pubblici efficienti, la giornata nazionale dei nidi gratuiti, la giornata nazionale del reddito minimo garantito, la giornata nazionale della sanità e della scuola pubblica e gratuita.

In attesa di tutto ciò, signora Ministra, il 22 settembre io e mia moglie faremo l’amore. E anche quel giorno useremo il preservativo..L’Espresso

Note culturali

cavoli tuoi: un’espressione colloquiale molto comune che significa “è un problema tuo”
ti attacchi: un’altra espressione colorita del linguaggio colloquiale. L’espressione intera sarebbe “ti attacchi al tram”.Il significato è “ti sostieni come puoi” che è equivalente alla meno gergale espressione “ti arrangi”.

Temi per la discussione
Com’è la situazione delle giovani coppie nel tuo paese? Le madri sono protette? Quanto costa avere un figlio?

La tragedia spiegata ai bambini

La tragedia«Tra le tende dopo il terremoto i bambini giocano a palla avvelenata». «Giocano al mondo, ai quattro cantoni, a guardie e ladri, la vita rimbalza elastica, non vuole altro che vivere». Parole appese, sospese, sussurrate. Parole leggere e in movimento, quelle scelte lustri fa da Gianni Rodari, il più profondo interprete e narratore delle emozioni dei piccoli, per raccontare, tra le tende, la forza dei più fragili. Forza vitale, spontanea e inconsapevole su cui fare perno ora, dove nei bambini, oltre al terrore e alla disperazione del momento, si aggiunge il bisogno di comprendere, l’esigenza di sentirsi protetti, la necessità di rinsaldare un patto di amicizia con la vita.

Non colpevolizzare la terra è fondamentale per trasmettere ai più piccoli la possibilità di poter ripensare ad un domani insieme a lei: il futuro sulla terra, su questa terra, non è un tabù. La Stampa

Note culturali
Palla avvelenata, Mondo, quattro cantoni, guardie e ladri sono i giochi tradizionali dei bambini italiani. Cercate le regole online e trovate dei giochi analoghi nel vostro paese.

Gianni Rodari: scrittore e giornalista italiano tra gli anni ’50 e ’80 ha scritto dei famosi libri per bambini ora tradotti in molte lingue.

Le mamme che inventano le app

coltoQuello tra la tecnologia e i bambini sarebbe un rapporto semplice, se a complicarlo non ci fossero spesso i genitori. Che a volte vietano tablet e smartphone, altre permettono di usarli entro certi limiti, altre ancora lasciano ai più piccoli la più assoluta libertà. Ma c’è anche chi si guarda intorno e s’inventa un’app per i figli. Può nascerne un’attività: alla prossima «Bologna Children’s Book Fair», la più grande fiera italiana dell’editoria per bambini che si terrà dal 4 al 7 aprile a Bologna, sono infatti numerosi i libri digitali realizzati da genitori. Sono app più o meno complesse, per tablet o smartphone: a metà tra gioco e libro, prevedono sempre una partecipazione attiva dei bimbi. …

Colto, ad esempio, nasce a Milano da un’idea di Catriona Wallis, madre di due bambini e insegnante di inglese, sposata con un italiano; Shape Gurus è stata selezionata da Apple fra le migliori app del 2015. (v. foto) Da una casetta sulle rive del Po, poi, arriva Identikat, con cui si creano fantastici gatti digitali: ha vinto premi in tutto il mondo ed è firmata da Làstrego e Testa con la torinese Ovolab, un bell’esempio di collaborazione tra uno studio che ha fatto la storia dell’illustrazione italiana e un’azienda nata con i software per Mac e presto convertita alle app mobili. Bruno Ruffilli, La Stampa.

Note culturali
Bologna Children’s Book Fair, la Fiera del Libro di Bologna, è dedicata interamente al mondo della produzione di libri per bambini e ragazzi. Qui convergono artisti (illustratori, graphic designer…), agenti letterari, editori, autori, traduttori, business developer, licensor e licensee, packager, stampatori, distributori, librai, bibliotecari, insegnanti, fornitori di servizi editoriali e tutte le figure professionali legate al mestiere del libro per l’infanzia.

 

Napoli, due città

napoli_datiAndrea Malaguti, della Stampa, fa un lungo – e agghiacciante – reportage sulla Camorra a Napoli.

Diciottenni con la pistola e il kalashnikov pronti a sparare a tutto e a tutti per conquistare un vicolo, una piazza, uno scantinato o un garage dove spacciare droga o imporre il pizzo. Centinaia di ragazzini fuori controllo e senza regole, imbevuti del mito di Gomorra, capaci di terrorizzare i quartieri nel cuore della città, cominciando a fare fuoco a 13-14 anni e concludendo la propria parabola criminale prima di compierne 25. La loro fine, in genere, è una galera. O, se va male, una bara. …

I banditi, certo, ma «anche», appunto, il deserto educativo e le fragilità familiari dei quartieri Spagnoli o dei rioni Sanità e Forcella, incastrati nel centro storico e appoggiati alla schiena delle case eleganti della Napoli bene, dove i revolver sono più numerosi delle lavagne. Secondo un rapporto di Save the Children, pubblicato il 2 dicembre, nel Napoletano il 19,76% dei ragazzi non arriva al diploma, il 35,8% degli alunni non raggiunge livelli sufficienti di competenza matematica e il 28% non sa leggereLa Stampa.

Note culturali e linguistiche
Camorra: è il termine che designa la mafia a Napoli
Pizzo: nel gergo della camorra e della mafia è la tangente che viene estorta ai negozianti o agli imprenditori
Gomorra: qui si allude al famoso reportage sulla camorra scritto da Roberto Saviano
Napoli bene: in questa accezione, bene significa di livello sociale elevato

 

A scuola i nostri figli non imparano a scrivere in italiano

 

Bimbo-che-scrive Dall’indagine che questo articolo descrive emerge che “Secondo le mamme  italiane a scuola (in Italia) non si impara l’italiano. Troppa letteratura, poca lingua parlata, «questa materia va rivista perché bisogna che alla fine del percorso i ragazzi possano saper scrivere correttamente». Lo pensa quasi una mamma su due (il 45%) secondo l’indagine condotta da Libreriamo, la piazza digitale fondata dal sociologo Saro Trovato, che ha coinvolto circa 800 mamme italiane tra i 30 e i 60 anni, in una ricerca condotta con il metodo WOA (Web opinion analysis).

Per sapere di più sui risultati dell’indagine cliccate su: Corriere.it

Attività culturali

Temi per la discussione

Cerca nell’articolo la risposta a queste domande.

  1. Quante mamme hanno partecipato a questa ricerca?
  2. Quali materie dovrebbero essere, secondo le mamme, insegnate di più a scuola?
  3. Le mamme pensano che l’insegnamento nella scuola attuale è troppo pratico o troppo teorico?
  4. Insegnare la letteratura nelle ore di italiano aiuta gli studenti a amare la lettura?
  5. Che aggettivo usano le mamme quando descrivono gli edifici scolatici?
  6. Cosa pensano dell’insegnamento delle lingue straniere?
  7. Quale critica rivolete al metodo dell’indagini il Lettore_2801508?

 

Ti porto all’orcanotrofio! La lingua ricreata dai bambini

“L’incomprensibile” è il tema della settima edizione del Festival internazionale Tuttestorie, che si svolge a Cagliari e in altri quattordici comuni sardi da oggi al 10 ottobre.
Dedicato alla letteratura per ragazzi, il festival ha per presidente David Grossman, che anni fa lo aveva scelto per il suo ritorno alla scena pubblica, dopo il lutto per la morte del figlio in guerra.
Di fronte a parole o a concetti incomprensibili i bamini spesso ci sorprendono con delle reinterpretazioni secondo loro piu’ sensate.
Questi sono alcuni divertenti esempi raccolti da Tognolini, uno degli organizzatori dell’evento.
Una bambina chiama il secondo episodio della saga di Guerre stellari “L’Impero col Pisciancòra”  –  forse un mitico gigante fanta-urinario, come Gulliver a Lilliput.  Un’altra minacciava la sorella che se non avesse fatto la brava sarebbe venuto un orco a portarla nel locale Orcanotrofio.   Anche quello delle preghiere  è un campo dove il mistero si presta bene alle riattazioni fanstasiose dei bambini.  Ad esempio la supplica rivolta alla Madonna: “Prega per noi beccatori “,  dal punto di vista di un bambino che non ha grandi colpe ha tutto sommato una sua logica. O come il comandamento “non nominare il nome di Dio in bagno” che visto dal punto di vista di un bambino che non conosce la parola “invano” sembra una raccomandazione assolutamene sensata. La Repubblica

Uso della lingua
L’Impero col Pisciancòra: in italiano il film si intitola “L’impero colpisce ancora”
Orcanotrofio:invece di Orfanotrofio, il luogo molto temuto dove si trovano i bambini abbandonati
Prega per noi beccatori: le parole dell’Ave Maria sono” Prega per noi peccatori”
Beccare: tra gli usi idiomatici di questo verbo c’e’: subire una sconfitta. Beccatori potrebbe significare: quelli che hanno “beccato” cioe’ le vittime.
Non nominare il nome di Dio in bagno:  uno dei dieci comandamenti recita” Non nominare il nome di Dio invano”.
Invano: significa in modo vano, inutile.

  L’uomo è animale normativo. Questo vuol dire che mentre gli altri primati vivono in base agli istinti, tutta la nostra vita è invece soggetta a norme.Di questo tema parlerà la filosofa Roberta de Monticelli il 30 settembre a Torino, nel corso del convegno “Torino Spiritualità”, cinque giorni di incontri dialoghi, lezioni e letture per riflettere su la Sapienza del Sorriso.Nell’infanzia abbiamo la capacità di imparare le “regole”. Nel gioco dei bambini, anche dei piu’ piccoli appare evidente la capacità naturale in cui questa attitudine cooperativa si fonda. Noi sappiamo veramente imitare, cioè non semplicemente copiare le azioni, ma capire le loro intenzioni e riprodurle: direi, afferrare la regola che anima un gesto. Mentre le scimmie, quand’anche scimmiottino, sanno solo «emulare»: cioè imitare l’uso di un mezzo per scopi che già hanno indipendentemente. Non apprendono per imitazione fini e intenzioni nuove. Non imparano le regole di giochi per loro nuovi, come i bambini anche piccolissimi. Non imparano a scambiarsi il ruolo nei giochi, quindi a relativizzare il proprio punto di vista sulla realtà, capire ce ne sono anche altri. Non sanno condividere l’attenzione, e quindi il riferimento a un comune contesto. Non sono fatti per condividere un linguaggio, e neppure una cultura materiale. Non c’è propriamente crescita tramite accumulo e innovazione nel mondo animale.LaStampa

 

Uso della lingua
animale normativo: l’articolo “UN” non  si usa in questo caso perche’ si tratta di un “concetto generale”. E’ uno stile tipico del linguaggio filosofico.
scimmiottare: copiare, imitare, come fanno le scimmie.

“I figli dei boss”

Nessuno se lo sarebbe mai aspettato, eppure a salvare un pezzetto di Napoli ci stanno provando dei ragazzi che portano un marchio ingombrante. Li chiamano «i figli dei boss», perché molti di loro appartengono a famiglie che hanno a che fare con la camorra, con genitori in carcere o assassinati nelle faide. Naturalmente non per tutti è così: ci sono anche ragazzi che vengono da famiglie che con difficoltà e dignità affrontano la vita onestamente all’ombra delle case alveare del cosiddetto Bronx di San Giovanni a Teduccio, periferia est di Napoli. Questi ragazzi che molti pensano destinati alla strada, si sono messi in testa di riprendersi un parco, un enorme spazio abbandonato e vandalizzato su cui da anni è calato il silenzio. Per mesi, periodicamente sono entrati attraverso i recinti rotti nel parco Teodosio del Rione Pazzigno e hanno fotografato l’area distrutta e degradata. Con queste immagini hanno realizzato un dossier destinato al sindaco, al presidente della VI municipalità, al procuratore della repubblica, al prefetto, al questore e al comandante provinciale dei carabinieri.
«Non possiamo far altro che denunciare tutto alle autorità», spiega uno dei ragazzi. Proprio così, in barba agli esempi subiti fuori e dentro casa, i cosiddetti «figli dei boss» scelgono la via della legge e sorprendendo tutti denunciano questo scempio alle «autorità». Corriere della Sera.

Uso della lingua

faida: guerra tra gruppi, di solito familiari
case alveari: enormi palazzi sovraffollati
vandalizzare: distruggere violentemente
sindaco, ecc.: sono le autorità locali
in barba a: a dispetto di