Crescere con Bianca

Bianca Pitzorno, nota e amata scrittrice per ragazzi, compie settant’anni quest’estate. Laureata in Lettere classiche, autrice televisiva, ha cominciato a scrivere quando i nomi della letteratura italiana per ragazzi erano pochi e nobili, Rodari, Argilli, poi il primo Piumini. Mondadori, che ha pubblicato quasi tutte le sue opere, la festeggia riproponendole vestite di nuovo.

Che bei nomi hanno i personaggi di Bianca Pitzorno: l’orfana di Merignac, Colomba, Aglaia… sì, sono perlopiù bambine e ragazzine, di tutti i tempi e fuori dal tempo, per libri che hanno girato il mondo e che hanno superato i due milioni e mezzo di copie vendute – caso rarissimo di qualità che prende sottobraccio la quantità. C’è nei romanzi di Bianca Pitzorno una precisione senza fronzoli, un vocabolario ricco e accurato, il gusto della parola scelta, mai compiaciuta, sempre necessaria; e la passione per il ritmo rapinoso del feuilleton che ancora e sempre è un motore di storie straordinario.   Il Sole 24Ore.

Consigliamo vivamente di leggere i romanzi di questa brava e simpatica scrittrice che è rimasta relegata al mondo degli adolescenti e spesso non viene apprezzata quanto merita.

Uso della lingua

prendere sottobraccio: qui usato in senso metaforico, significa “andare insieme”
fronzolo: frill, l’espressione “senza fronzoli” significa essenziale, senza ornamenti eccessivi
rapinoso: è un termine ricercato che significa travolgente, impetuoso

Bollea, il padre della neuropsichiatria infantile

E’ morto ieri, a 97 anni, e oggi ne parlano tutti i giornali. Scegliamo il profilo che ne fa il quotidiano torinese La Stampa, visto che Giovanni Bollea era piemontese. “Bollea si era laureato in medicina nel 1938 a Torino e si era specializzato in malattie mentali. Constatando come nel nostro Paese fosse scarsa l’attenzione al disagio psichico nei bambini e negli adolescenti, era andato a specializzarsi in psichiatria infantile a Losanna, in Svizzera, avvicinandosi anche all’ambiente pedagogico di Piaget. Con quel bagaglio torna in Italia e negli Anni 50 rivoluziona la neuropsichiatria infantile introducendo per la prima volta nel nostro Paese la psicoanalisi e – soprattutto – la psicoterapia di gruppo: lo guidava l’idea che sono le relazioni umane a curare e ad aver bisogno di essere curate, anche quando la malattia ha un substrato organico o genetico. Erano tempi nei quali i Down avevano una limitatissima aspettativa di vita ed erano chiusi in un ghetto sociale. Bollea fece maturare il processo che li ha inseriti nella società e nel lavoro, triplicando nel contempo la loro esistenza.

Duecentocinquanta pubblicazioni scientifiche, un trattato di neuropsichiatria infantile e molti libri rivolti anche ai non addetti ai lavori sono l’eredità di Bollea, con un bestseller edito da Feltrinelli dal titolo provocatorio Le madri non sbagliano mai. La Stampa

Uso della lingua
Questo articolo può arricchire il lessico di termini pertinenti all’area semantica della medicina, e in particolare della pschiatria, che sono stati evidenziati in rosso.

Jacob, il bambino di creta

“I bambini sono come la creta: duttili, capaci di assumere forme diverse, di adeguarsi a ogni circostanza. Ho letto alcune testimonianze incredibili. Pare che riuscissero a ridere anche nei treni che li portavano ad Auschwitz, ‘forse ci portano al mare’ pensavano”. Uno di questi bambini, una mattina d’autunno del 1943 (era il 16 ottobre) fu costretto da alcuni uomini con una strana divisa a uscire di casa e scendere in strada. Quegli strani personaggi urlavano tutti. Lo fecero salire su dei grandi camion militari. Con lui, oltre al padre e alle sorelle più grandi, altri 200 bambini: in totale furono 1022 gli ebrei deportati dal ghetto di Roma quella mattina di 67 anni fa. Di tutti loro, giunti ad Auschwitz il 22 ottobre, ne sarebbero tornati anni dopo a Roma soltanto 17: tra questi una donna e nessun bambino.

Marco nella fretta riuscì a portare con sé una sola cosa dalla sua casa: un piccolo panetto di creta raccolto in classe il giorno prima. Quel pezzettino di terra morbida da lavorare con le mani sarebbe diventato il suo miglior amico dentro la fabbrica nera dell’omino dalla divisa unta. Sarebbe diventato Jacob, il bambino di creta. E’ questo il titolo del nuovo libro di Andrea Salvatici, scrittore-poeta-educatore nonché l’autore scelto da Einaudi per pubblicare una favola non semplice. Salvatici ha cominciato a scrivere questa storia, pubblicandola a puntate sul suo blog, il posto delle favole.  Corriere della Sera.

Uso della lingua
panetto significa un pezzetto dalla forma di pane
pezzettino, omino: si notino i diminutivi, molto usati in italiano, in particolare in riferimento ai bambini