Mensa o panino?

“I giudici del tribunalPerché il panino da casa è diventato un diritto? Ora le scuole si devono adeguaree di Torino hanno ribadito che tutti gli studenti hanno diritto di consumare a scuola il pasto da casa. Tutti”, non solo quelli che si sono iscritti alla mensa.

Perché è un diritto?

Perché l’orario scolastico per chi sceglie il «tempo pieno» va dalle 8,30 alle 16,30. Ed è lo stesso ministero a dire che l’ora del pranzo non è una pausa, ma è un momento educativo a tutti gli effetti. Da questo discende che tutti devono poter partecipare, perché si tratta di garantire il diritto costituzionale all’istruzione. Il servizio mensa è nato per agevolare le famiglie: ma non è obbligatorio, ed è a pagamento, a «domanda individuale». Questo vuol dire che, per iscrivere il figlio al tempo pieno, non è necessario iscriverlo anche alla mensa. Infatti, ci sono genitori che vanno a prendere il figlio per pranzo e lo riportano a scuola nel primo pomeriggio. Ora, i giudici dicono che non sono costretti a farlo.  … In altri termini, un genitore deve poter scegliere il tempo pieno e lasciare il figlio a scuola anche all’ora di pranzo, senza essere costretto a pagare. Paola Italiano, La Stampa.

Note culturali

Nelle scuole italiane di solito chi sceglie il tempo pieno, pranza alla mensa scolastica, oppure torna a casa. Non era, infatti, possibile portarsi il pranzo da casa. Ora il tribunale ha sentenziato che è possibile, perché l’ora del pranzo è un momento educativo e quindi tutti gli studenti devono partecipare. Perché, secondo voi, il pranzo è un momento educativo?

Continuate a leggere l’articolo, e individuate quali sono le difficoltà organizzative che una scuola incontra, quando alcuni studenti si portano il pranzo da casa, mentre altri mangiano in mensa.

Zitelle, nozze e cinquine. Quando la dote era un gioco

Nell’Italia del XVII secolo le donne meno fortunate potevano ambire a guadagnare una piccola dote da portare in matrimonio grazie a una variante del gioco del Lotto. Si chiamava il Lotto delle Zitelle, conquistò tutta l’Europa e piacque persino a Giacomo Casanovaleap-day-kwKD-U43160266817576FBI-1224x916@Corriere-Web-Roma-593x443

C’è un gioco antico che racconta l’Italia e la sua storia, i suoi costumi e le sue tradizioni. Un gioco che dal XV secolo a oggi si è evoluto, così come si è evoluta la società, attraversando tappe e innovazioni fino ad arrivare a noi. E’ il Gioco del Lotto, nato dalle “borse di ventura” toscane e diventato poi nel 1576 il Gioco del Seminario, la forma più simile a quella che conosciamo oggi.

.. verso la metà del XVII secolo in Italia, e in particolare a Torino, si diffuse la pratica del Lotto delle Zitelle.
Oggi le chiamerebbero single ma allora la figura della donna non aveva ancora la sua emancipazione al punto che un buon matrimonio, e una buona dote, per molte era l’unica prospettiva di vita.  A loro si ispirò il Lotto delle Zitelle che, modificando la formula del Gioco del Seminario, permetteva di giocare non sui candidati alle cariche politiche ma sui nomi delle ragazze povere.
Ogni numero era abbinato a una di loro e a seconda delle estrazioni cinque sorteggiate venivano premiate con una dote pari a cento lire. Si narra che la variante delle Zitelle ottenne il benestare del re Carlo Emanuele II che prese a stilare personalmente la lista delle cento ragazze. Questa versione del gioco riscosse grande fortuna non solo in Italia ma anche nel resto d’Europa e addirittura in Francia venne promosso da un personaggio celebre come Giacomo Casanova.

Repubblica

Dote: è l’insieme dei beni che la famiglia della sposa dava tradizionalmente  allo sposo come contributo al futuro della coppia.

Zitella: un modo spregiativo per definire una donna matura non ancora sposata. Is usa anche per descrivere una donna dal carattere acido e irritabile.

Expo e la super coda per il Giappone Le scritte diventano virali

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Il padiglione del Giappone è stato il più desiderato di Expo, ma anche quello con le code più lunghe. Nelle ore d’attesa c’è chi si è sfogato scrivendo frasi ironiche sul legno della struttura: la fotogallery della «collezione» è finita sui social network ed è diventata virale.

«Quando sono arrivata avevo 13 anni, adesso ne ho 24», si legge in uno dei messaggi, ma anche «Mia madre era incinta, sono nato nella fila», o ancora, in uno stile più dantesco: «Lasciate ogni speranza oh voi che entrate».

L’ironia dei visitatori di Expo che hanno atteso per ore prima di entrare nel padiglione del Giappone è tutta scritta sul legno della struttura: un gesto sopra le righe, sicuramente da non imitare e non proprio in linea con il tradizionale «self control» dei giapponesi,  ma perfettamente nelle corde degli italiani che – si sa – di code non ne vogliono sentir parlare, soprattutto quando durano ore. Piaccia o no, la fotogallery con i messaggi è finita sui social network ed è diventata virale, tra like e condivisioni.    L’Eco di Bergamo

Questo è il sito del padiglione giapponese tanto desiderato dai visitatori: http://expo2015.jp/it/about/
E, per amor di patria, questo è il sito del padiglione Italia: http://grandtour.padiglioneitaliaexpo2015.com/it

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Siete andati anche voi a Milano per l’Expo?  Se non lo avete fatto che cosa avreste scritto sulle pareti della struttura?

Oggi martedì grasso: l’Italia si mette in maschera

carnevale

Mentre Venezia banchetta, a Viareggio prevale la satira, a Ivrea si lanciano arance e a Fano i dolciumi.
Interessante e colta la panoramica delle diverse tradizioni del Carnevale in Italia proposta dalla Stampa. Un’opportunità per insegnanti e studenti di percorrere dal nord al sud la carta geografica del nostro paese in cerca di luoghi noti e meno noti.

Il carnevale di Venezia – il più celebre d’Italia fin dal ‘700, epoca di decadenza della Serenissima cui i costumi (tricorno su parrucca da cicisbeo. mantello, bastone scaccia-mariuolo) si ispirano – così da lasciare sempre libera la bocca alla degustazione enogastronomica. Dunque, particolarmente adatte all’edizione di quest’anno, aperta sabato scorso da uno show «interattivo» lungo il canale di Cannaregio intitolato Il magico banchetto – Una favola del cibo a Venezia e che ha nell’alimentazione made in Italy il filo conduttore per il serpentone di folla autorigenerante che incessantemente ingorga le calli principali della città, anticipando quello che serpeggerà nelle viscere dell’Expo 2015. (Per sapere di più su questo evento clicca qui: Expo2015)

Ma assai numerosi sono i punti di riferimento del carnevale italiano oltre la laguna, dal Piemonte alla Sicilia, attraverso tutte le regioni, ogni luogo con le sue storie da rievocare, le sue maschere tradizionali, i suoi carri allegorici, i suoi “menù” e i suoi rituali da ribadire anno dopo anno in eccitata escalation fino al culmine del martedì grasso che quest’anno cade il 17 febbraio. Per sapere di più sul Carnevale delle altre città clicca qui. La Stampa

Uso della lingua

cicisbeo: Nel 700 era l’accompagnatore galante di una dama.
mariolo: furfante, farabutto, delinquente, ladro.
calle: si chiamano così le strade di Venezia. Scoprite come si chiamo le piazze a Venezia.

L’esercito della bellezza: 500 mila «soldati» in difesa dei beni culturali

beni culturali

L’Esercito della Bellezza, in Italia, cresce di giorno in giorno. Non esistono divise né gradi: solo il sincero desiderio di sostenere, regalando il proprio tempo attraverso il volontariato, le realtà associative istituzioni che contribuiscono alla protezione e alla valorizzazione del patrimonio artistico e paesaggistico del nostro Paese, nel solco tracciato dall’articolo 9 della Costituzione che impegna la Repubblica a tutelare il nostro retaggio storico-artistico e naturale. Il 32% dei volontari ha un’età compresa tra i 18 e i 35 anni, il 28% ha tra i 35 e i 45 anni, il 24% ha tra i 45 e i 55 anni.
La chiave per comprendere perché il volontariato legato al bene culturale e paesaggistico attiri i giovani è molto semplice. Le nuove generazioni hanno capito con molta chiarezza che, nel nostro Paese, è definitivamente tramontato il modello legato alla grande industria. E che il futuro dell’Italia passa attraverso ciò che riguarda il concetto di Bellezza: i beni culturali, il paesaggio, la moda, la cucina. Il passo successivo è la voglia di tutelare un tale tesoro, di studiarlo, di salvaguardarlo, di impegnarsi in prima persona.
L’Esercito della Bellezza non si ferma mai. Energie sempre nuove lo sostengono e lo arricchiscono. I generali? Sono inutili. Basta l’amore per un Paese unico al mondo.

Leggi l’articolo: Corriere.it

Per ascoltare l’articolo clicca qui: audio

 

Il n.1 di Facebook Italia: “Abbiamo molti più amici rispetto al resto del mondo”

FacebookIl colosso del web in Italia ha anche un nome: quello di Luca Colombo, milanese, 43 anni, un passato professionale a Microsoft e un presente come country manager Facebook Italy. Il braccio destro di Zuckerberg risponde sui rapporti tra Facebook e la politica, l’uso dei dati per la pubblicità, il futuro delle chat. E svela le abitudini di noi italiani sul social. Siamo “quelli con più amici” e siamo sempre più “addicted”: nonostante lo scandalo Datagate e le critiche dure come quella di Julian Assange, continuiamo a essere fedeli a lui, a Facebook. Sempre di più…

in cosa si distinguono gli italiani su Facebook? Dacci i numeri…
“Ci distinguiamo per il numero di amici: i 25 milioni di italiani che ogni mese accedono a Facebook hanno in media 300 friend ciascuno. Questo numero nel mondo è la metà: abbiamo molti più amici rispetto a tante altre nazioni. Un segno che la ‘socialità’ è una caratteristica del nostro popolo. Altro dato interessante, gli utenti giornalieri: 19 milioni da desktop e mobile. Gli accessi sono cresciuti moltissimo nell’ultimo anno e mezzo proprio grazie al traino dei dispositivi mobili: da questi provengono 15 milioni di accessi. Sul fronte mobile abbiamo colmato nell’ultimo anno il gap di cui soffrivamo, ora l’Italia è ben posizionata rispetto alla media mondiale“. Repubblica.it

 Attività culturali

Cerca nell’articolo una risposta a queste domande.

  1.  Chi è Luca Colombo e di che città è.
  2.  Quanti italiani usano Facebook al mese?
  3.  Quanti amici ha in media ogni italiano su Facebook? E tu quanti ne hai?
  4.  Qual’è la media di “amici” nel mondo?
  5.  Perché secondo Colombo l’Italia avrebbe questo primato?
  6.  Che critiche ha mosso Julian Assange ai colossi del web? Sei d’accordo con lui?
  7.  Che cosa ha contribuito secondo Colombo alla crescita di Facebook in Italia?
  8.  Nel tuo paese e trai tuoi amici noti una crescita o un calo di utilizzatori di Facebook?

Uso della lingua

braccio destro:  che cosa significa questa espressione? Puoi trovare un sinonimo?

dispositivi mobili: che cosa sono? Puoi dare degli esempi?

 

Le fiabe fanno male ai bambini?

Recentemente sono usciti tre opuscoli – pubblicati dal Dipartimento per le pari opportunità e destinati agli insegnanti delle scuole elementari, medie e superiori – che  sconsigliano di leggere le fiabe ai bambini. Secondo questi opuscoli le fiabe tendono a promuovere un solo modello, quello della famiglia tradizionale, e impediscono identificazioni diverse.

La scrittrice e giornalista Isabella Bossi Fedrigotti commenta questo fatto sul Corriere della Sera: “Per secoli le fiabe hanno fatto il loro onorato servizio per divertire, appassionare, distrarre, a volte anche consolare i bambini: ma ora è finita, Grimm e Andersen se ne devono andare in pensione, come anche le molto amate riscritture cinematografiche delle loro belle fiabe, firmate Walt Disney. Al bando Biancaneve, la Bella addormentata, il Principe rospo e tutte quelle storie che parlano di principi azzurri e principesse in cerca di un eroe che ammazzi il drago, colpevoli di indurre le bambine a cercare poi – invano – per tutta la vita un uomo che assomigli a quel perfetto prototipo e i bambini a convincersi di dover usare spada e coltello per far colpo sulle fidanzate. …” Corriere.

Note culturali
Dipartimento per le pari opportunità: è un ufficio governativo che si occupa di garantire la partecipazione economica, politica e sociale di qualsiasi individuo indipendentemente dal genere, religione e convinzioni personali, razza e origine etnica, disabilità, età, orientamento sessuale.

Argomenti di discussione
Le fiabe hanno avuto un ruolo nella vostra infanzia? Quali fiabe in particolare? Siete d’accordo sul provvedimento del Dipartimento della pari opportunità di sconsigliare la lettura delle fiabe ai bambini? Siete d’accordo sul fatto che le fiabe promuovano un solo modello di famiglia? siano sessiste e omofobiche? Riuscite a trovare degli esempi per dimostrare o confutare questo argomento?

La famiglia italiana resiste

Tradizionale o allargata, etero o gay, è uguale: il nucleo affettivo di base è l’ombrello sotto cui gli italiani si rifugiano per affrontare la tempesta della crisi. E non solo quella economica
Coppie che si sfasciano, famiglie che si ricostituiscono, madri single, padri separati, figli che non se ne vanno, anziani che rimangono soli.  La famiglia, dagli anni Settanta in poi, ha attraversato moltissime turbolenze. Ma proprio mentre tutti la danno in via di estinzione, o perlomeno in seria crisi, ecco che dimostra una sua impensata vitalità: si rompe ma si ricompone, si frantuma ma si rafforza.
E’ una storia tutta italiana, questa, che riaffiora a dispetto di ogni cambiamento: i legami familiari rimangono centrali. Anche dietro la scelta più trasgressiva si nasconde, se si va a vedere, una rete collaudata di solidarietà. Una struttura antica, si direbbe contadina.
I nuovi studi riportano che la maggioranza delle persone, che si sposi o vada a convivere, non si allontana mai molto dall’abitazione dei genitori. I due terzi rimangono nello stesso comune di residenza; che le coppie coniugate con figli sono scese al 30 per cento e che i matrimoni religiosi sono in forte calo: in Lombardia le unioni civili hanno fatto il sorpasso.
Si dilata ulteriormente la permanenza dei ragazzi, tra i 18 e i 34 anni, in casa dei genitori,  e cresce anche il numero degli anziani che tornano a vivere in casa dei figli, per contribuire con la loro pensione.
La cosa piu’ sorprendente è che  i ragazzi, come ha rivelato nelle sue ultime ricerche il Censis, ammettono che per loro la famiglia è la cosa più importante. Non solo: i genitori sono tornati a essere un modello, a cominciare dal padre, che pure sembrava negli ultimi tempi sostanzialmente “sbiadito”. 
La famiglia resiste, e proprio nel momento della fine del modello tradizionale rimane un importante progetto di vita». Il più importante, forse, per gli italiani.
L’Espresso

Uso della lingua
sfasciare: sinonimo di rompere
dare in via di estinzione: considerare sulla via dell’estinzione. Anche “dare per” ha lo stesso significato. Si potrebbe dire “la danno per estinta”.
che si sposi o vada: notare l’uso del congiuntivo
Censis: Censis, CENtro Studi Investimenti Sociali, è una fondazione senza fini di lucro che opera come istituto di ricerca socioeconomica

Le storie dimenticate di Elsa Morante

La scrittrice romana Elsa Morante non era ancora adolescente quando scrisse i racconti pubblicati sul Corriere dei piccoli tra il 1933 e il 1937. Oggi quella collezione, dedicata ai bambini e spesso dimenticata, rivive grazie a un’esposizione particolare, “Edizione straordinaria! Elsa Morante e il Corriere dei piccoli”, in mostra nella “Casa della memoria e della storia” di Roma fino al 28 maggio. 
Sette le storie trasformate in cartoncino e colori: Il povero santino della bella chiesa; La storia dei bimbi e delle stelle; La storia di Giovannella; Paoletta diventò principessa; La casa dei sette bambini; Il soldato del re; e La casina che non c’è.  
“E’ un’esposizione che accoglie l’immaginario dei bimbi degli anni ’30 e aiuta i ragazzi a comprendere come vivevano i loro nonni,” spiega Daniera Mantarro, responsabile della biblioteca della “Casa della memoria”. “Solo grazie alla memoria possono comprendere il mondo contemporaneo.” La Repubblica.
Note culturali
Elsa Morante (1912-1985) è una grande scrittrice italiana. Tra i suoi romanzi più noti ci sono: L’isola di Arturo, e La storia.
Corriere dei piccoli, detto anche Corrierino era un notissimo giornalino per bambini. Era un supplemento settimanale del Corriere della sera e ospitava famose storie a fumetti, come quelle del Signor Bonaventura, simpatico personaggio creato dal disegnatore Sto, Sergio Tofano. Il Corriere dei piccoli è uscito dal 1908 al 1995.

C’è chi twitta e chi twittisce

I due verbi non sono sinonimi: il primo indica quelli che in 140 battute scrivono qualche contenuto interessante, il secondo a quanti sulla tastiera battono sciocchezze o fatti loro.
Ormai sembra che i giornalisti non riescano a scrivere un pezzo senza infilare un riferimento a quello che succede sul sito dell’uccellino.
Un’amica racconta che le è stato chiesto: «Si dice twitto o twittisco?». Domanda illuminante: ma certo, si può dire in entrambi i modi! D’ora in poi si dovrà distinguere il twittare e il twittire, così come l’arrossare (rendere rosso: il tramonto arrossa il cielo) e l’arrossire (diventare rosso: arrossisco per la vergogna).
Twittare, è quando si ha qualcosa da dire; twittire, quando ci si twitta addosso. Con la preziosa indicazione che il personaggio dei cartoons che noi chiamiamo Titti in originale si chiama Tweety. Impariamo da lui: oltre a cinguettare, pensiamo anche a scappare dal gatto.
L’Espresso

Uso della lingua
battuta: carattere lettera o spazio battuto su una tastiera (character)
ci si twitta addosso: twittarsi addosso è un’assonanza di “parlarsi addosso” che significa dire cose futili e di nessun interesse per gli altri.