Le fiabe fanno male ai bambini?

Recentemente sono usciti tre opuscoli – pubblicati dal Dipartimento per le pari opportunità e destinati agli insegnanti delle scuole elementari, medie e superiori – che  sconsigliano di leggere le fiabe ai bambini. Secondo questi opuscoli le fiabe tendono a promuovere un solo modello, quello della famiglia tradizionale, e impediscono identificazioni diverse.

La scrittrice e giornalista Isabella Bossi Fedrigotti commenta questo fatto sul Corriere della Sera: “Per secoli le fiabe hanno fatto il loro onorato servizio per divertire, appassionare, distrarre, a volte anche consolare i bambini: ma ora è finita, Grimm e Andersen se ne devono andare in pensione, come anche le molto amate riscritture cinematografiche delle loro belle fiabe, firmate Walt Disney. Al bando Biancaneve, la Bella addormentata, il Principe rospo e tutte quelle storie che parlano di principi azzurri e principesse in cerca di un eroe che ammazzi il drago, colpevoli di indurre le bambine a cercare poi – invano – per tutta la vita un uomo che assomigli a quel perfetto prototipo e i bambini a convincersi di dover usare spada e coltello per far colpo sulle fidanzate. …” Corriere.

Note culturali
Dipartimento per le pari opportunità: è un ufficio governativo che si occupa di garantire la partecipazione economica, politica e sociale di qualsiasi individuo indipendentemente dal genere, religione e convinzioni personali, razza e origine etnica, disabilità, età, orientamento sessuale.

Argomenti di discussione
Le fiabe hanno avuto un ruolo nella vostra infanzia? Quali fiabe in particolare? Siete d’accordo sul provvedimento del Dipartimento della pari opportunità di sconsigliare la lettura delle fiabe ai bambini? Siete d’accordo sul fatto che le fiabe promuovano un solo modello di famiglia? siano sessiste e omofobiche? Riuscite a trovare degli esempi per dimostrare o confutare questo argomento?

La famiglia italiana resiste

Tradizionale o allargata, etero o gay, è uguale: il nucleo affettivo di base è l’ombrello sotto cui gli italiani si rifugiano per affrontare la tempesta della crisi. E non solo quella economica
Coppie che si sfasciano, famiglie che si ricostituiscono, madri single, padri separati, figli che non se ne vanno, anziani che rimangono soli.  La famiglia, dagli anni Settanta in poi, ha attraversato moltissime turbolenze. Ma proprio mentre tutti la danno in via di estinzione, o perlomeno in seria crisi, ecco che dimostra una sua impensata vitalità: si rompe ma si ricompone, si frantuma ma si rafforza.
E’ una storia tutta italiana, questa, che riaffiora a dispetto di ogni cambiamento: i legami familiari rimangono centrali. Anche dietro la scelta più trasgressiva si nasconde, se si va a vedere, una rete collaudata di solidarietà. Una struttura antica, si direbbe contadina.
I nuovi studi riportano che la maggioranza delle persone, che si sposi o vada a convivere, non si allontana mai molto dall’abitazione dei genitori. I due terzi rimangono nello stesso comune di residenza; che le coppie coniugate con figli sono scese al 30 per cento e che i matrimoni religiosi sono in forte calo: in Lombardia le unioni civili hanno fatto il sorpasso.
Si dilata ulteriormente la permanenza dei ragazzi, tra i 18 e i 34 anni, in casa dei genitori,  e cresce anche il numero degli anziani che tornano a vivere in casa dei figli, per contribuire con la loro pensione.
La cosa piu’ sorprendente è che  i ragazzi, come ha rivelato nelle sue ultime ricerche il Censis, ammettono che per loro la famiglia è la cosa più importante. Non solo: i genitori sono tornati a essere un modello, a cominciare dal padre, che pure sembrava negli ultimi tempi sostanzialmente “sbiadito”. 
La famiglia resiste, e proprio nel momento della fine del modello tradizionale rimane un importante progetto di vita». Il più importante, forse, per gli italiani.
L’Espresso

Uso della lingua
sfasciare: sinonimo di rompere
dare in via di estinzione: considerare sulla via dell’estinzione. Anche “dare per” ha lo stesso significato. Si potrebbe dire “la danno per estinta”.
che si sposi o vada: notare l’uso del congiuntivo
Censis: Censis, CENtro Studi Investimenti Sociali, è una fondazione senza fini di lucro che opera come istituto di ricerca socioeconomica

Le storie dimenticate di Elsa Morante

La scrittrice romana Elsa Morante non era ancora adolescente quando scrisse i racconti pubblicati sul Corriere dei piccoli tra il 1933 e il 1937. Oggi quella collezione, dedicata ai bambini e spesso dimenticata, rivive grazie a un’esposizione particolare, “Edizione straordinaria! Elsa Morante e il Corriere dei piccoli”, in mostra nella “Casa della memoria e della storia” di Roma fino al 28 maggio. 
Sette le storie trasformate in cartoncino e colori: Il povero santino della bella chiesa; La storia dei bimbi e delle stelle; La storia di Giovannella; Paoletta diventò principessa; La casa dei sette bambini; Il soldato del re; e La casina che non c’è.  
“E’ un’esposizione che accoglie l’immaginario dei bimbi degli anni ’30 e aiuta i ragazzi a comprendere come vivevano i loro nonni,” spiega Daniera Mantarro, responsabile della biblioteca della “Casa della memoria”. “Solo grazie alla memoria possono comprendere il mondo contemporaneo.” La Repubblica.
Note culturali
Elsa Morante (1912-1985) è una grande scrittrice italiana. Tra i suoi romanzi più noti ci sono: L’isola di Arturo, e La storia.
Corriere dei piccoli, detto anche Corrierino era un notissimo giornalino per bambini. Era un supplemento settimanale del Corriere della sera e ospitava famose storie a fumetti, come quelle del Signor Bonaventura, simpatico personaggio creato dal disegnatore Sto, Sergio Tofano. Il Corriere dei piccoli è uscito dal 1908 al 1995.

C’è chi twitta e chi twittisce

I due verbi non sono sinonimi: il primo indica quelli che in 140 battute scrivono qualche contenuto interessante, il secondo a quanti sulla tastiera battono sciocchezze o fatti loro.
Ormai sembra che i giornalisti non riescano a scrivere un pezzo senza infilare un riferimento a quello che succede sul sito dell’uccellino.
Un’amica racconta che le è stato chiesto: «Si dice twitto o twittisco?». Domanda illuminante: ma certo, si può dire in entrambi i modi! D’ora in poi si dovrà distinguere il twittare e il twittire, così come l’arrossare (rendere rosso: il tramonto arrossa il cielo) e l’arrossire (diventare rosso: arrossisco per la vergogna).
Twittare, è quando si ha qualcosa da dire; twittire, quando ci si twitta addosso. Con la preziosa indicazione che il personaggio dei cartoons che noi chiamiamo Titti in originale si chiama Tweety. Impariamo da lui: oltre a cinguettare, pensiamo anche a scappare dal gatto.
L’Espresso

Uso della lingua
battuta: carattere lettera o spazio battuto su una tastiera (character)
ci si twitta addosso: twittarsi addosso è un’assonanza di “parlarsi addosso” che significa dire cose futili e di nessun interesse per gli altri.

Hikikomori entra nel vocabolario italiano

Tra i neologismi del nuovo Zingarelli 2013 colpisce l’acquisizione ufficiale nel lessico quotidiano del termine Hikikomori. Solamente pochissimi anni fa quasi nessuno ne conosceva il significato, proprio perché si riferiva a una realtà adolescenziale relegata unicamente alla società giapponese.  
L’Hikikomori (indica appunto lo stare in disparte, l’isolarsi) è un ragazzo che volontariamente vive recluso nella propria camera da letto, rifiutando ogni contatto con amici e familiari e passando le proprie giornate davanti a un computer connesso in rete. Spesso vive come un clochard tra i propri rifiuti, di giorno dorme oscurando le finestre, la notte è impegnato, con altri suoi simili, sui social network o in interminabili sessioni multiplayer. I primi casi accertati di sospetti Hikikomori furono segnalati in Italia tre anni fa, si pensava che il fenomeno dei reclusi volontari in camera da letto fosse un esito della cultura e società giapponese, ma invece anche nel nostro paese fenomeni analoghi cominciarono a destare preoccupazione. La Stampa.

Uso della lingua
neologismo, termine introdotto di recente nella lingua
Zingarelli, è il nome di un noto dizionario italiano
clochard, è un sostantivo francese entrato nel lessico comune italiano; significa barbone, vagabondo.
Si noti la colorita mescolanza di lingue di questo breve articolo.

Che faccia hanno i nuovi italiani?

Duemila smorfie, risate, sorrisi sbiechi e occhi spalancati. Facce curiose di italiani come sono oggi: giovani, vecchi, bianchi, di origini lontane, ragazzine e uomini barbuti, gli occhiali alla moda o i capelli tagliati male. Con la cittadinanza o senza, benché siano tutti dello stesso Paese. Dopo le favelas brasiliane e i grattacieli di New York, dopo il Municipio di Parigi e gli slums indiani il trentenne (e già famosissimo) street artist JR ha scelto l’Italia per l’ultima tappa del progetto Inside Out, aderendo alla campagna “L’Italia sono anch’io” per l’estensione della cittadinanza ai figli degli immigrati (in collaborazione con l’agenzia ABCM). Corriere della Sera.

Uso della lingua
sbiechi, sbieco: storto
spalancati, spalancato: più che aperto

Agosto, Milano non si svuota piu’

Riprendiamo il nostro blog da dove lo abbiamo lasciato, e cioè sul tema dell’Italia che va in vacanza.
L’articolo che abbiamo scelto però, ci informa di una novità nei costumi degli italiani, perche’ apparentemente non “tutti “gli italiani vanno piu’ in vacanza nel mese di agosto. Vediamo perche’.
“Milano non è più una città deserta ad agosto, dove sembra che tutti siano scappati via, dove tutto chiude: ormai oltre la metà dei suoi abitanti, circa 800 mila, a Ferragosto stanno a casa. E’ un dato che segna il cambiamento di un’epoca. C’è un aspetto negativo, ed è la crisi, ma ce n’è anche uno estremamente positivo: una mentalità è cambiata. I milanesi, in parte costretti dalle trasformazioni del mondo del lavoro (non ci sono più le fabbriche che chiudono le due settimane centrali del mese e mettono tutti in ferie obbligatorie) e in parte dalla crisi economica, hanno imparato a fare vacanze nel corso di tutta l’estate. ….il decreto Salva Italia, approvato dal governo Monti, lascia libere le attività commerciali di decidere dei proprio orari di apertura e toglie su questo ogni potere ai comuni.
Constatiamo però che, pur con molta fatica, anche i piccoli negozi, e non solo la grande distribuzione, stanno cercando lentamente di adeguarsi alle nuove esigenze sociali: questo è un segno importante, anche se non è ancora sufficiente.
Possiamo dire che Milano, da questo punto di vista, adesso è più vicina all’Europa, ma deve imparare a starci. E lo deve fare in fretta, molto in frettaCorriere.it

Note culturali
Governo Monti: Mario Monti è succeduto a Berlusconi dopo le sue dimissioni nel novembre 2011. Monti ha creto un governo “tecnico” cohe aveva il ruolo di salvare l’Italia da un’imminente crisi.
decreto Salva Italia: è stato emananto in dicembre 2011. Contiene le “Disposizioni urgenti per la crescita, l’equita’ e il consolidamento dei conti pubblici”.
in fretta, molto in fretta..: perche’ la crisi in Italia non è stata superata e i prossimi mesi saranno per il paese un “banco di prova”.

Taglia 42

Sul Foglio c’è una rubrica divertente (e utile per chi è interessato alla lingua italiana) che raccoglie i luoghi comuni delle conversazioni degli italiani. Si chiama “Manuale di conversazione”. Uno degli articoli è dedicato alla taglia (size) 42, che corrisponde pressapoco al 6 americano. Una taglia che, per le signore oltre i trenta, comincia a diventare un sogno difficilmente raggiungibile.
Ecco quache tipica frase legata alla taglia 42.

– La linea del cambio di umore passa in una zona imprecisata tra la 42 e la 44.

– Il punto G si trova esattamente nella voce della commessa che dice: “Lei è una 42 perfetta”.

– Chiedere sempre la 42 anche se si porta la 46 e, di fronte all’impossibilità di indossarla, concludere che “Veste poco”.

– Avere l’armadio pieno di abiti di tre taglie più piccole della propria, nel caso si dovesse ridimagrire, non è una forma di necrofilia, bensì di strenuo ottimismo.
Il Foglio.

Uso della lingua

vestire poco: si dice di un abito che sta stretto, oppure di una taglia che è più piccola di quanto dovrebbe essere.

Vita di condominio, dura prova di convivenza civile

Vi proponiamo un divertente  articolo che offre uno spaccato di vita quotidiana nel nostro paese.
Se è vero che la famiglia è la cellula della società, la vita in condominio è l’iniziazione alla convivenza civile e le assemblee condominiali sono le palestre della nostra democrazia. Troppo comodo vivere in una villetta, in una casa colonica o in uno chalet di montagna e pontificare sull’importanza della convivenza civile e l’amore tra esseri umani: del resto lo diceva già Dostoevskij e lo ha ribadito Charlie Brown: «Amo l’umanità, è il prossimo che non sopporto». Bisogna vivere sullo stesso pianerottolo per poter dire certe cose, bisogna essersi occupati del colore delle tende dei balconi, di serramenti di alluminio, di orari per stendere i panni e di divieti di passare in bicicletta dalla portineria, e soprattutto bisogna aver frequentato almeno un’assemblea condominiale.
Quando sono venuto a Milano ho vissuto in palazzi che sono pieni di targhette metalliche apposte dall’amministratore e sono solo divieti: vietato bere in ascensore, vietato cantare mentre si passa in portineria, divieto ai cani di abbaiare… nemmeno in campo di concentramento; altri palazzi sono pieni di verde e senza cartelli ma appena butti una carta per terra intervengono le teste di cuoio. 
La Stampa

Uso della lingua

lo spaccato: insieme di elementi che ben caratterizzano un periodo, un ambiente o un fenomeno: Esempio: il film offre uno spaccato della società del dopoguerra.
pontificare: parlare con l’autorevolezza di un pontefice (Papa) 
il prossimo: le persone che sono vicine a noi.
pianerottolo:lo spazio su cui ad ogni piano di un palazzo  si affacciano le porte di ingresso degli appartmenti. (landing).
 

“Papà orsetti”

Antonio Polito sul Corriere della Sera fa un ritratto impietoso dei genitori italiani, iperprotettivi e imperansiosi, che rendono i figli incapaci di assumersi responsabilità, di essere ambiziosi, di volere il successo, e di lottare per un futuro migliore. “Invece che fare i genitori, ci siamo trasformati a poco a poco nei sindacalisti della nostra prole, sempre pronti a batterci perché venga loro spianata la strada verso il nulla, perché non c’è meta ambiziosa la cui strada non sia impervia. È un grande fenomeno culturale, e sempre più un carattere nazionale, forse in qualche relazione contorta e perversa con il calo delle nascite, come se ne volessimo pochi per poterli coccolare meglio e più a lungo. Ed è un grande fattore di freno alla crescita, non solo economica ma anche psicologica della nazione. Mentre negli Usa infuria il dibattito sulle mamme-tigri, asiatiche che spingono i figli fin oltre il limite della competizione con se stessi e con gli altri, da noi comandano i papà-orsetti, pronti a lenire con il calore del loro abbraccio il freddo del mondo reale, così spietato e competitivo”. Corriere.

Note culturali

Mamme tigri, mamme cocker (v. Italian News Click del 4 luglio, 2011) e, adesso, papà orsetti. Che cosa ne pensate? Come sono stati i vostri genitori? E che tipo di genitori vorreste essere?