Gli italiani “preferiscono” la mamma: il 67% degli under 35 vive a casa

mammoni

Meno poeti, santi e navigatori, ma sicuramente più mammoni. Colpa della crisi, ma anche di una cultura che non ha paragoni nel resto del mondo, il 67,3% degli italiani tra 18 e i 34 anni vive ancora in casa dei genitori.Un trend che non accenna a invertire la rotta e, anzi, cresce di anno in anno: tra quanti vivono a casa, infatti, solo il 20% si dichiara disoccupato (un dato sostanzialmente stabile negli ultimi dieci anni), mentre il 25% ha un lavoro a tempo indeterminato, ma preferisce comunque le comodità di casa. In assoluto il 42% dei “mammoni” è rappresentato dagli studenti.

Più legati ai genitori degli italiani solo gli slovacchi, ma a colpire è il divario con il resto del Vecchio continente dove la media dei giovani ancora a casa crolla al 47,9% (il 15% di loro è disoccupato=: lo rileva Eurostat secondo cui il divario cresce ancora nella fascia tra i 25 e i 34 anni. In questa fascia, infatti, i giovani a casa con mamma passano dal 48,4% del 2014 al 50,6% a fronte del 28,7% in Ue e del 3,7% in Danimarca. Per leggere l’articolo clicca qui: La Repubblica

 

Aiuto, arrivano i nonni

nonni

I vincoli famigliari sono sicuramente uno degli aspetti che contraddistinguono  la cultura italiana.
Dall’articolo che segue sembrerebbe che non solo i giovani italiani siano “mammoni” ma anche “nonnoni”.

Mio figlio ha solo otto mesi e io già non sfango più i nonni: mi passerà? -Giuditta

Quando ho letto la tua domanda sono scoppiato a ridere. E l’ho mandata a un amico con cui stavo chattando, che ha risposto: “Ahaha, ‘sfango’ vince il premio di parola del giorno!”. La mia risata, però, era anche un moto liberatorio: amo molto quando qualcuno mi spiazza e mi ricorda che ogni persona funziona a modo suo.

Quando noi siamo diventati padri di due gemelle, non so come avremmo fatto senza i nonni. Li abbiamo ingaggiati a tempo pieno tutti e quattro, e ne avremmo ingaggiati volentieri altri quattro. E da quando viviamo all’estero, ci siamo uniti al coro di amici espatriati che si lamentano continuamente di non avere i nonni a cui lasciare i bambini ogni tanto. Tu invece non li “sfanghi” più e mi fai ridere di gioia.  Per leggere l’articolo clicca qui. Internazionale

Note culturali
sfango: il verbo sfangare in italiano colloquiale significa portare a termine qualcosa di noioso o difficile.  Si dice per esempio “sfangare la giornata”. Ma Giuditta nella sua lettera al giornalista usa “sfango” per lamentarsi del fatto che i nonni si attaccano come il fango e lei non riesce a “sfangarli”. Per questo interpretazione originale  vince il premio di parola del giorno.

Per la discussione

Che ruolo hanno avuto i nonni nella vostra vita?

 

Fertility day, un padre scrive alla Lorenzin: “Presi a sberle dalla vostra miopia”

feritlity dayGentile Ministra Lorenzin,
Chi le scrive é papà di una bellissima bimba di quasi tre anni.
In questi tre anni, io che ho avuto la fortuna di avere una busta paga dove ho caricato mia figlia al 100%, ho ricevuto dallo Stato una detrazione complessiva di 1.200 euro lordi all’anno. Nel frattempo però mia figlia é dovuta andare al nido, un nido comunale (cioè pubblico) il cui costo mensile é stato di 550 euro. Che moltiplicato per undici mesi, fanno 6.050 euro all’anno.
Chi lavora in nero, chi ha dei contratti saltuari o ha un salario basso, non detrae nulla. Se poi un lavoro nemmeno ce l’hai, cavoli tuoi, vorrà dire che avrai tempo libero per badare a tuo figlio. E se devi cercare un lavoro, fare un colloquio, andare a fare una visita medica o quant’altro, semplicemente ti attacchi.
Per non parlare del nostro mercato del lavoro che discrimina le donne per il solo fatto di essere mamme o, peggio ancora, incinte…..

Ecco perché le scrivo, signora Ministra. Perché lei può anche lanciare una medievale giornata nazionale della fertilità (d’altra parte da questo Governo non mi aspetto niente di più che un nuovo Medioevo culturale), ma prima voglio, pretendo da cittadino che paga le tasse, che un Ministro del mio paese lanci la giornata nazionale dei trasporti pubblici efficienti, la giornata nazionale dei nidi gratuiti, la giornata nazionale del reddito minimo garantito, la giornata nazionale della sanità e della scuola pubblica e gratuita.

In attesa di tutto ciò, signora Ministra, il 22 settembre io e mia moglie faremo l’amore. E anche quel giorno useremo il preservativo..L’Espresso

Note culturali

cavoli tuoi: un’espressione colloquiale molto comune che significa “è un problema tuo”
ti attacchi: un’altra espressione colorita del linguaggio colloquiale. L’espressione intera sarebbe “ti attacchi al tram”.Il significato è “ti sostieni come puoi” che è equivalente alla meno gergale espressione “ti arrangi”.

Temi per la discussione
Com’è la situazione delle giovani coppie nel tuo paese? Le madri sono protette? Quanto costa avere un figlio?

Zitelle, nozze e cinquine. Quando la dote era un gioco

Nell’Italia del XVII secolo le donne meno fortunate potevano ambire a guadagnare una piccola dote da portare in matrimonio grazie a una variante del gioco del Lotto. Si chiamava il Lotto delle Zitelle, conquistò tutta l’Europa e piacque persino a Giacomo Casanovaleap-day-kwKD-U43160266817576FBI-1224x916@Corriere-Web-Roma-593x443

C’è un gioco antico che racconta l’Italia e la sua storia, i suoi costumi e le sue tradizioni. Un gioco che dal XV secolo a oggi si è evoluto, così come si è evoluta la società, attraversando tappe e innovazioni fino ad arrivare a noi. E’ il Gioco del Lotto, nato dalle “borse di ventura” toscane e diventato poi nel 1576 il Gioco del Seminario, la forma più simile a quella che conosciamo oggi.

.. verso la metà del XVII secolo in Italia, e in particolare a Torino, si diffuse la pratica del Lotto delle Zitelle.
Oggi le chiamerebbero single ma allora la figura della donna non aveva ancora la sua emancipazione al punto che un buon matrimonio, e una buona dote, per molte era l’unica prospettiva di vita.  A loro si ispirò il Lotto delle Zitelle che, modificando la formula del Gioco del Seminario, permetteva di giocare non sui candidati alle cariche politiche ma sui nomi delle ragazze povere.
Ogni numero era abbinato a una di loro e a seconda delle estrazioni cinque sorteggiate venivano premiate con una dote pari a cento lire. Si narra che la variante delle Zitelle ottenne il benestare del re Carlo Emanuele II che prese a stilare personalmente la lista delle cento ragazze. Questa versione del gioco riscosse grande fortuna non solo in Italia ma anche nel resto d’Europa e addirittura in Francia venne promosso da un personaggio celebre come Giacomo Casanova.

Repubblica

Dote: è l’insieme dei beni che la famiglia della sposa dava tradizionalmente  allo sposo come contributo al futuro della coppia.

Zitella: un modo spregiativo per definire una donna matura non ancora sposata. Is usa anche per descrivere una donna dal carattere acido e irritabile.

“Gli sdraiati” ovvero gli adolescenti di oggi

Gli sdraiati

Gli sdraiati

Forse sono di , forse sono altrove. In genere dormono quando il resto del mondo è sveglio, e vegliano quando il resto del mondo sta dormendo. Sono gli sdraiati. I figli adolescenti, i figli già ragazzi. Michele Serra si inoltra in quel mondo misterioso. Non risparmia niente ai figli, niente ai padri. Racconta l’estraneità, i conflitti, le occasioni perdute, il montare del senso di colpa, il formicolare di un’ostilità che nessuna saggezza riesce a placare. Quando è successo? Come è successo? Dove ci siamo persi? E basterà, per ritrovarci, il disperato, patetico invito che il padre reitera al figlio per una passeggiata in montagna?  Gli sdraiati è un romanzo comico, un romanzo di avventure, una storia di rabbia, amore e malinconia. Ed è anche il piccolo monumento a una generazione che si è allungata orizzontalmente nel mondo, e forse da quella posizione riesce a vedere cose che gli “eretti” non vedono più, non vedono ancora, hanno smesso di vedere.
La Repubblica

 

Temi per la discussione
Pensate che il giudizio di Michele Serra sugli adolescenti italiani si potrebbe applicare a quelli del vostro paese?
Uso della grammatica
Le parole evidenziate nell’articolo sono AVVERBI. Vi ricordate che cosa sono?
Potete dire che funzione hanno nella lingua?
Gli avverbi possono essere di diversi tipi. Provate ad assegnare gli avverbi selezionati alla tipologia a cui pensate appartengano.
Leggete il testo integrale dell’articolo e trovate altri avverbi.di qualità: __________________________________________
di quantità: _________________________________________
di tempo: ___________________________________________
di affermazione: _____________________________________
di negazione:________________________________________
di dubbio: __________________________________________
di luogo:____________________________________________
di modo:____________________________________________
di similitudine:_______________________________________
interrogativi: ________________________________________

La famiglia italiana resiste

Tradizionale o allargata, etero o gay, è uguale: il nucleo affettivo di base è l’ombrello sotto cui gli italiani si rifugiano per affrontare la tempesta della crisi. E non solo quella economica
Coppie che si sfasciano, famiglie che si ricostituiscono, madri single, padri separati, figli che non se ne vanno, anziani che rimangono soli.  La famiglia, dagli anni Settanta in poi, ha attraversato moltissime turbolenze. Ma proprio mentre tutti la danno in via di estinzione, o perlomeno in seria crisi, ecco che dimostra una sua impensata vitalità: si rompe ma si ricompone, si frantuma ma si rafforza.
E’ una storia tutta italiana, questa, che riaffiora a dispetto di ogni cambiamento: i legami familiari rimangono centrali. Anche dietro la scelta più trasgressiva si nasconde, se si va a vedere, una rete collaudata di solidarietà. Una struttura antica, si direbbe contadina.
I nuovi studi riportano che la maggioranza delle persone, che si sposi o vada a convivere, non si allontana mai molto dall’abitazione dei genitori. I due terzi rimangono nello stesso comune di residenza; che le coppie coniugate con figli sono scese al 30 per cento e che i matrimoni religiosi sono in forte calo: in Lombardia le unioni civili hanno fatto il sorpasso.
Si dilata ulteriormente la permanenza dei ragazzi, tra i 18 e i 34 anni, in casa dei genitori,  e cresce anche il numero degli anziani che tornano a vivere in casa dei figli, per contribuire con la loro pensione.
La cosa piu’ sorprendente è che  i ragazzi, come ha rivelato nelle sue ultime ricerche il Censis, ammettono che per loro la famiglia è la cosa più importante. Non solo: i genitori sono tornati a essere un modello, a cominciare dal padre, che pure sembrava negli ultimi tempi sostanzialmente “sbiadito”. 
La famiglia resiste, e proprio nel momento della fine del modello tradizionale rimane un importante progetto di vita». Il più importante, forse, per gli italiani.
L’Espresso

Uso della lingua
sfasciare: sinonimo di rompere
dare in via di estinzione: considerare sulla via dell’estinzione. Anche “dare per” ha lo stesso significato. Si potrebbe dire “la danno per estinta”.
che si sposi o vada: notare l’uso del congiuntivo
Censis: Censis, CENtro Studi Investimenti Sociali, è una fondazione senza fini di lucro che opera come istituto di ricerca socioeconomica

Una madre e una figlia

Fra me e te è il titolo di un bel libro (et al./ Edizioni). Si tratta di una serie di lettere scritte da una madre e una figlia che in questo modo vogliono cercare di capirsi. La madre è Mariella Gramaglia, nota giornalista e femminista, ex parlamentare e assessora al Comune di Roma. La figlia è Maddalena Vianello, giovane precaria, nonostante le lauree e le residenze all’estero. Confessa Maddalena: “Perché per una bambina, un’adolescente, una madre intellettuale che non cucina, non sta mai in casa è un fatto quasi incomprensibile. Non è facile essere figlie di una femminista… Fa sentire un po’ orfane emotivamente, nonostante il “padre chioccia”. E porta a chiedersi quale sia il giusto punto di equilibrio fra la maternità e il lavoro, l’impegno politico”. corriere.it.

Uso della lingua
precario/a: che ha un lavoro provvisorio
padre chioccia: l’espressione comume è “madre chioccia”, cioè madre molto protettiva.

Contro i papà

Riproponiamo un tema che ci è caro: come si fa a fare i genitori? L’occasione ce la dà un libro da poco uscito, Contro i papà (Rizzoli) di Antonio Polito. “In un celebre discorso ai laureandi dell’università di Stanford nel 2005, Steve Jobs, un uomo che era stato rifiutato dal padre naturale alla nascita, indicò loro quella che riteneva essere la ricetta per avere successo e per fare il successo della società in cui avrebbero vissuto: «Stay hungry, stay foolish». Che si può tradurre così: «Restate affamati, restate folli». Ecco, noi papà di oggi stiamo lanciando ai nostri figli il messaggio opposto: «Restate sazi, restate conformisti». Affamati non vogliamo che stiano nemmeno un istante. Abbiamo anzi costruito le nostre vite e la nostra società in funzione del loro nutrimento: non solo finché restano nel nido, come fanno i genitori del regno animale, ma tenendoli nel nido il più a lungo possibile. … Tutte le strategie di investimento e consumo delle famiglie italiane sono dunque fatte in funzione della protezione dei figli dal bisogno, con conseguenze sociali rilevanti e non sempre positive, che in questo libro si cerca di analizzare. Affamati, insomma, mai. E folli? Intraprendenti, curiosi, sfrontati, disposti a osare, ansiosi di superare lo stato dell’arte, in grado di ribellarsi agli standard fissati dalla generazione precedente? Nemmeno. Siamo così premurosi e accomodanti con i nostri figli da incitarli anche inconsapevolmente al conformismo. …Vedete come siamo buoni e benpensanti, moderni e progressisti? Vedete come vi assecondiamo nei vostri bisogni e stili di vita? Vedete come perfino il sesso, che un tempo era la prima ragione di fuga di un ragazzo dal controllo della famiglia, ora vi è consentito a casa vostra, comodamente, nella stessa stanza che abitavate da ragazzi, con i poster dell’infanzia ancora attaccati alle pareti? E allora, che motivo c’è di essere foolish? Corriere della Sera.

Uso della lingua
stato dell’arte significa il più alto livello di sviluppo o conoscenza raggiunto in un campo.

Mamma, ti sfotto su Twitter

Ad una settimana dalla festa della mamma,
proponiamo un articolo scherzoso che viene proprio da quei grandi “mammoni” che sono i ragazzi italiani. Cosi’ “mammoni” che anche “sfottere” la mamma fa parte dell’affetto.
L’articolo parla di un gioco che ha girato in questi giorni su “Twitter, battezzato con l’hashtag #10 migliori citazioni di mia madre. Da cui si è tratto uno spaccato ironico delle mamme italiane nel 2012, tra passato e presente, comunque sempre preoccupate per la loro creatura (anche se questa magari ha superato il mezzo secolo di vita).”
Troverete delle frasi classiche come «Questa casa non è un albergo», «Levati i capelli dagli occhi», «Non sei grasso, sei robusto» e «Finché stai in questa casa, fai come dico io», e altre più attuali come: «Sempre co’ sto iPad stai!».
E’ evidente dalle citazioni riportate, che Twitter ha fatto veramente il giro dell’Italia intera perche’ in molte frasi si ritrovano delle intonazioni dialettali come “co’sto” IPad, oppure ” «Sei sporco come un baston da pollaio». (Corrado Formigli), «Sempre grandioso sto’ figlio mio». (Federico Mello), «Qua non passare, sta bagnato!». (awesome instaed)>
Sarebbe interessante per i nostri giovani lettori internazionali confrontare queste frasi con quelle delle loro mamme. Sono uguali le mamme del mondo? Mandateci le vostre frasi!
L’Espresso

Uso della lingua
sfottere: è una modo gergale di dire ridere di qualcuno o prendere in giro.
spaccato: l’immagine di un oggetto dall’interno come se fosse stato tagliato.
creatura: la propria creatura significa il proprio figlio o figlia
co’ sto’: invece di “con questo”.
essere sporchi come un bastone da pollaio: è un’espressione toscana che si riferisce al bastone con cui si mescola il pasto delle galline.
sta bagnato: stare invece di essere si usa comunemente nel sud inclusa Roma.



Mamma cocker contro mamma tigre

Maria Luisa Rodotà

“La definizione [mamma cocker] è stata coniata da un panel di madri sciaguratissime – dice in un articolo molto spiritosa Maria Luisa Rodotà -, con figli ormai adolescenti e quindi fuori tempo massimo per seguire le indicazioni di Amy Chua (niente giochi a casa degli amichetti perché bisogna studiare, in castigo nell’angolo in caso di rifiuto degli esercizi di violino, voti altissimi o sono guai; eccetera). Le madri suddette si auto-giustificavano: saremo state delle pappamolle, dicevano, abbiamo ceduto per pigrizia e urlato fuori tempo massimo per esasperazione; ma abbiamo sempre fornito grandi quantità d’incoraggiamento e affetto. ‘Proprio come Maggie’, ha detto una delle sventurate, osservando la maleducatissima cocker dell’autrice di questo articolo e di sua figlia. Maggie stava saltando sul divano, dispensando e pretendendo, anche lei, affetto”.
Le Mamme Cocker hanno “una filosofia semplice e pragmatica: bisogna fare tutto e male. La mamma male, la lavoratrice male, la moglie male, l’amica male, l’amante male. Alla fine, confidano, andrà abbastanza bene. Al netto dei sensi di colpa grazie ai quali si giudicano malissimo. E fanno male. Perché loro, le Mamme Cocker, sono il gruppo sociale attualmente più versatile, operoso, interdisciplinare; con le maggiori capacità di organizzazione (improbabile), problem-solving (raffazzonato), crisis management (comprensivo delle solite urla). Perciò non andrebbero criticate, andrebbero valorizzate”. Corriere della Sera.

Uso della lingua

Come noterete, questo articolo fa abbondante uso di espressioni e termini colloquiali, tra i quali segnaliamo: il superlativo sciaguratissime – sciagurato significa malvagio, e qui ovviamente è usato in senso ironico -, fuori tempo massimo – un’espressione che viene dallo sport e significa superare il tempo fissato per terminare una gara -, pappamolle, che significa persona pigra, senza forza di carattere.