Mamma cocker contro mamma tigre

Maria Luisa Rodotà

“La definizione [mamma cocker] è stata coniata da un panel di madri sciaguratissime – dice in un articolo molto spiritosa Maria Luisa Rodotà -, con figli ormai adolescenti e quindi fuori tempo massimo per seguire le indicazioni di Amy Chua (niente giochi a casa degli amichetti perché bisogna studiare, in castigo nell’angolo in caso di rifiuto degli esercizi di violino, voti altissimi o sono guai; eccetera). Le madri suddette si auto-giustificavano: saremo state delle pappamolle, dicevano, abbiamo ceduto per pigrizia e urlato fuori tempo massimo per esasperazione; ma abbiamo sempre fornito grandi quantità d’incoraggiamento e affetto. ‘Proprio come Maggie’, ha detto una delle sventurate, osservando la maleducatissima cocker dell’autrice di questo articolo e di sua figlia. Maggie stava saltando sul divano, dispensando e pretendendo, anche lei, affetto”.
Le Mamme Cocker hanno “una filosofia semplice e pragmatica: bisogna fare tutto e male. La mamma male, la lavoratrice male, la moglie male, l’amica male, l’amante male. Alla fine, confidano, andrà abbastanza bene. Al netto dei sensi di colpa grazie ai quali si giudicano malissimo. E fanno male. Perché loro, le Mamme Cocker, sono il gruppo sociale attualmente più versatile, operoso, interdisciplinare; con le maggiori capacità di organizzazione (improbabile), problem-solving (raffazzonato), crisis management (comprensivo delle solite urla). Perciò non andrebbero criticate, andrebbero valorizzate”. Corriere della Sera.

Uso della lingua

Come noterete, questo articolo fa abbondante uso di espressioni e termini colloquiali, tra i quali segnaliamo: il superlativo sciaguratissime – sciagurato significa malvagio, e qui ovviamente è usato in senso ironico -, fuori tempo massimo – un’espressione che viene dallo sport e significa superare il tempo fissato per terminare una gara -, pappamolle, che significa persona pigra, senza forza di carattere.

Coppie di fatto

“Le coppie di fatto non sono più una patologia, ma una fisiologia del nostro Paese. E la delibera di iniziativa popolare approvata dal Comune di Torino che dice sì alle unioni civili basate sul vincolo affettivo è prima di tutto un segnale forte nei confronti del Parlamento affinché riprenda in mano – e con decisione – temi che non possono più attendere”. E’ il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, a dirlo. Poi continua: “Quel documento non ha soltanto il valore di un sasso gettato nello stagno, ma per le questioni pratiche di competenza locale, vedi l’accesso agli asili o alle case, costituirà un piccolo privilegio in più di cui potranno beneficiare non solo le coppie di fatto cui il Comune di Torino ha già aperto le graduatorie da un pezzo, ma anche le coppie omosessuali”.

Eccolo, il vero sasso nello stagno. Un documento che fra pochi giorni l’anagrafe di Torino rilascerà a tutte le coppie che dichiareranno di convivere “per motivi affettivi”. Attesterà che quelle due persone, magari dello stesso sesso, rappresentano un’unione di fatto. E in virtù di quel certificato, insieme, potranno godere di particolari diritti. La Stampa.

Sullo stesso argomento è da leggere anche il commento di Elena Lowenthal, scrittrice e studiosa di ebraismo torinese, che inizia affermando, “Poeti e filosofi lo dicono da millenni. In fondo, non ci dicono altro, da che mondo è mondo. Eppure ci sono volute duemilacinquecento firme (raccolte da associazioni radicali e laiche) e relativa delibera di iniziativa popolare, per far sì che se ne accorgesse anche la politica: che l’amore è un vincolo. Non un capriccio né un passatempo, prima ancora che passione”. La Stampa.

Uso della lingua
coppia di fatto, o unione di fatto: unione di due persone che decidono di convivere per motivi affettivi senza sposarsi.

gettare un sasso nello stagno: è un’espressione che significa provocare una discussione (smuovere le acque di uno stagno, pond)

I figli costano troppo

I figli in Italia sono un lusso.  Un‘indagine del Centro Internazionale Studi Famiglia (Cisf) mostra che la politica sociale italiana degli ultimi anni penalizza la famiglia che ha figli, e soprattutto le famiglie numerose. L’aiuto dello stato alle famiglie con figli è inferiore a quello di paesi vicini come la Francia e la Germania. Allevare un figlio costa alla famiglia italiana circa 798 euro al mese. Con due o tre figli si corre il rischio di non potere garantire uno standard di vita accettabile. Per questo ora in Italia per sopravivere decentemente la popolazione  rinuncia ad avere figli. La Repubblica

I giovani italiani, i più mammoni d’Europa

Giovani a casa con mamma e papà: il 72,9% degli italiani fra i 18 e i 39 anni vive ancora con i propri genitori. Solo il 20,8% ha lasciato la famiglia di origine. Lo dice l’Istat in un rapporto pubblicato oggi. Quello dei “mammoni per forza” è un vero e proprio problema strutturale del sistema italiano causato principalmente dalla difficoltà di trovare lavoro e casa.  Si esce dalla famiglia di origine in primo luogo per matrimonio (43,7%), poi per esigenze di autonomia/indipendenza (28,1%) e per andare a convivere (11,8%). Motivi di lavoro sono segnalati dall’8,8% dei giovani e motivi di studio dal 5,5%. Soprattutto nel Mezzogiorno (57,5%), ma anche nel Centro (39,3%), è il matrimonio il primo motivo di uscita. Nel Nord, invece, le nozze sono al secondo posto (29,4%), precedute dalle esigenze di autonomia/indipendenza (38,4%).
Il sole 24 Ore


Uso della lingua
mammone: dipendente dalla mamma. Un sinonimo è “bamboccione”
mezzogiorno: sud d’Italia