Armani/Silos

Armani-SilosGiorgio Armani festeggia i 40 anni di attività nella moda donando alla città di Milano uno spazio per esposizioni, Armani/Silos. “L’edificio, con i suoi 4.500 mq di superfice espositiva, sorge sul sito di un ex deposito di una multinazionale alimentare. ‘Ho scelto di chiamarlo Silos perché lì venivano conservate le granaglie, materiale per vivere – spiega Armani – E così, come il cibo, anche il vestire serve per vivere’. …

Il progetto ha conservato l’involucro originario dell’edificio, con la caratteristica finestra a nastro (long strips of ribbon windows) che ne disegna il perimetro. All’interno gli spazi, tutti in cemento, si articolano attorno a una corte aperta a tripla altezza sulla quale si affacciano due livelli laterali e sono attraversati da una scala centrale che collega i quattro piani.

La mostra con cui inaugura lo spazio è il racconto dei quarant’anni di lavoro dello stilista: 600 abiti e 200 accessori delle collezioni Giorgio Armani dal 1980 a oggi. Luca Trombetta, Corriere.

Armani/Silos è stato inaugurato il 1 maggio, assieme all’Expo. Un’ulteriore ragione per venire a Milano!

Smoking, tuxedo, dinner jacket

Chiamalo come vuoi: smoking, tuxedo, dinner jacket. E’ lui, l’abito preferito di James Bond, il re incontrastato del guardaroba maschile. Un ritorno, una tendenza che ha conquistato le nuove generazioni.

E non serve più solo per andare a qualche noiosissimo party dell'”upper society”, ma anche per ballare in discoteca, a una cena informale, ai bordi di una piscina, con in mano solo una birra e non per forza champagne. I puristi della «forma» e delle regole forse alzeranno un sopracciglio, ma chi se ne importa.

Basta farsi un giro qui alla cinquantanovesima edizione di Pitti per capire la trasformazione del più affascinante completo maschile che esista. Perché niente dona di più a un uomo, anche se non è proprio come James Bond. O Humprey Bogart in Casablanca: «suonala ancora Sam». La Stampa.

Uso della lingua
puristi, singolare purista, di solito questo termine è usato in linguistica, e significa chi non accetta le contaminazioni linguistiche. In senso più esteso, significa chi si attiene alle tradizioni.
Pitti: organizza importanti manifestazioni di moda a Firenze. Ora è in corso, fino al 10 gennaio, Pitti Uomo.

Taglia 42

Sul Foglio c’è una rubrica divertente (e utile per chi è interessato alla lingua italiana) che raccoglie i luoghi comuni delle conversazioni degli italiani. Si chiama “Manuale di conversazione”. Uno degli articoli è dedicato alla taglia (size) 42, che corrisponde pressapoco al 6 americano. Una taglia che, per le signore oltre i trenta, comincia a diventare un sogno difficilmente raggiungibile.
Ecco quache tipica frase legata alla taglia 42.

– La linea del cambio di umore passa in una zona imprecisata tra la 42 e la 44.

– Il punto G si trova esattamente nella voce della commessa che dice: “Lei è una 42 perfetta”.

– Chiedere sempre la 42 anche se si porta la 46 e, di fronte all’impossibilità di indossarla, concludere che “Veste poco”.

– Avere l’armadio pieno di abiti di tre taglie più piccole della propria, nel caso si dovesse ridimagrire, non è una forma di necrofilia, bensì di strenuo ottimismo.
Il Foglio.

Uso della lingua

vestire poco: si dice di un abito che sta stretto, oppure di una taglia che è più piccola di quanto dovrebbe essere.

L’ultima dei Borsalino

Giovanna Usuelli è morta ieri a 96 anni, senza figli: per tutti era «l’ultima dei Borsalino».
I cappelli erano al centro della sua vita. I cappelli di feltro roba da maschi? Non per Giovanna che quasi ogni giorno estraeva dalla sua sterminata collezione quello «giusto» per l’occasione e l’umore. Quando ad esempio le comunicarono che volevano consegnarle il Gagliaudo d’Oro (un premio locale, è toccato anche a Eco) la prima reazione fu: «Bellissimo, ho già in mente il cappello che indosserò». Un feltro azzurro a tesa larghissima, era fra le poche a poterlo esibire con disinvoltura.
Sul tema curò anche un paio libri e fu grazie al suo impegno incessante (e insistente) se alla fine la città salvò la preziosa «sala prove» del cappellificio facendone un Museo unico, meta anche di comitive straniere.
Quando nel 1987 fu abbattuta la  storica ciminiera emblema della Borsalino e anche un po’ della città, Alessandria (Piemonte), il cui  nome  era noto in tutto il mondo grazie al suo cappellificio Giovanna scrisse anche una sua poesia in rime baciate. Cominciava così: «Salve, sono la Ciminiera/ Sì, lo so, si è fatta sera/ e le ruspe lì di sotto/ stan per fare il quarantotto/ Sono inutile, son vecchia/ ma Alessandria in me si specchia». Potrebbe essere l’epitaffio di Giovanna Usuelli, l’«ultima dei Borsalino».
LaStampa

Uso della lingua

tesa: la parte piatta del cappello che sporge in fuori (brim).
feltro: panno di lana mista a peli di animali e lavorata con speciali presse, usato per confezionare cappelli.
fare il quarantotto: modo di dire con cui si intende confusione, caos, disordine. L’uso del “quarantotto” si riferisce alle cinque giornate di Milano nel 1848.

Scarpe Superga: un simbolo del made in Italy

Apre a Torino una mostra che celebra i 100 anni delle scarpe Superga. Gomma e tela. Ricordi di generazioni sui campi da tennis o nei cortili e storia del «made in Italy». Un percorso raccontato da oggi nello spazio delle Officine Grandi Riparazioni con la mostra «Happy birthday, baby», pronta a celebrare il primo centenario del marchio torinese, voluto nel 1911 da Walter Martiny: lo scopo era lavorare e produrre articoli in gomma. … su cui hanno camminato milioni di piedi. Che hanno praticato sport, ballato nelle discoteche, attraversato città, e che non se ne sarebbero separati mai, d’estate o d’inverno: perché la moda l’ha consacrata tendenza. E questa è naturalmente una delle chiavi di lettura della mostra, aperta sino al 20 ottobre, fianco a fianco al progetto museale «Fare gli italiani» realizzato per il 150 anni dell’Unità d’Italia. «Non un caso, in uno spazio ex-industriale» dice Massimo Temporelli, il curatore. «Entrando nella storia della produzione di questa scarpa si scoprono le potenzialità creative, tecnologiche, di impatto sociale e di stile che hanno cambiato il nostro Paese». La Stampa.

Uso della lingua

Si notino alcune frasi piuttosto elaborate, come “la moda l’ha consacrata tendenza“, che significa che le scarpe Superga sono diventate di moda; oppure “di impatto sociale e di stile“, perché le scarpe Superga sono un segno di appartenenza sociale, oltre che una tendenza della moda.

Il futuro della moda è qui

In questo articolo il giornalista di D-La Repubblica intervista Colomba Leddi, direttrice del triennio di Fashion Design della Naba (Nuova Accademia di Belle Arti) di Milano, per sapere in che direzione andrà la moda e  chi sono i giovani studenti che saranno gli stilisti di domani.
Secondo la Leddi si sta assistendo in questi anni ad una grande rivoluzione nella moda  “In meno di tre anni ben due first lady hanno deciso di vestirsi low cost: seguendo l’esempio di Michelle Obama anche Kate Middleton, moglie del principe William d’Inghilterra, ha posato in occasioni ufficiali con vestitini di Zara o simili.” Un segnale chiaro che la moda non è più o non soltanto per un’elite ma è più vicina ai gusti della dalla gente comune. 
Gli studenti della Naba che studiano la moda  sono in aumento e non sono piu’ solo italiani.  Molti studenti provengono dall’Est europeo e molti sono cinesi. Mentre gli studenti italiani hanno un senso estetico già sviluppato e un gusto innato per abbigliamento,  quelli dell’est europeo hanno una bella energia creativa, una buona tecnica  e sono più liberi degli studenti italiani dai vincoli di gusto e di estetica dominanti.  I ragazzi cinesi, sopratutto quelli di seconda generazione, hanno sviluppato un interessante miscuglio di precisione e rigore cinesi e cultura italiana.
Secondo la Leddi i clienti di oggi sono più attenti, più sgamati,  meno condizionati dalla pubblicità o dai canoni estetici.  Sanno mischiare capi di qualità con capi low cost. Si sentono più  liberi  di scegliere cosa comprare e quanto investire. In quanto alla distribuzione  la tendenza futura sarà di comprare alla fonte.  Gli stilisti famosi si cimenteranno nell’industria low cost e perfino  le testimonial cambieranno. Le future testimonial saranno “le donne incontrate per la strada, libere da stereotipi e che mischiano vestiti come meglio credono.”
Insomma lo sguardo degli appassionati di moda ormai è sulla strada, sulla gente vera e sta ai giovani stilisti leggere e interpretare  le nuove tendenze.
D- La Repubblica

Uso della lingua

Sgamato: è un’espressione gergale romana che indica una persona che sa il fatto suo, che non si fa imbrogliare. Deriva da sgamare, che significa scoprire, soprattutto scoprire un imbroglio. (to suss out)

Ossessionati dalla bellezza

“Mamma, perché i giovani italiani sono cosi ossessionati dalla bellezza?” La domanda che mi sono sentita rivolgere di recente da mia figlia Giorgia, laureanda in filosofia al Kenyon College dell’Ohio, mi ha lasciato sbigottita. Perché mi ha fatto riflettere su uno degli aspetti della società italiana che all’estero ci invidiano di più (pensate all’arte, all’architettura, alla moda) ma che, se trasformato in diktat collettivo, può essere nefando. “Rimanevo sempre male quando le ragazze considerate ‘bruttine’ venivano emarginate e persino discriminate dall’intero campeggio”, ricorda.
A scrivere questo è Alessandra Farkas, corrispondente da New York del Corriere della Sera, che in un blog del giornale, la 27ORA, intervista la figlia Giorgia sull’argomento. Ecco cos’altro si dicono mamma e figlia riguardo all’ossessione degli italiani per la bellezza (femminile):
Le tue amiche americane che dicono?

“Che gli standard della bellezza italiani sono molto più alti e quasi impossibili da raggiungere. Per essere considerata bella a Roma o Milano devi essere perfetta, priva di difetti e magra come un grissino. Il che spiega come mai tante ragazzine diventano anoressiche o vanno sotto il bisturi”. Corriere della Sera.

La chirurgia plastica non è certo un’invenzione italiana.

“Però l’Italia è l’unico paese dove vedi donne in bikini nei talk-show e per strada business-women coi tacchi a spillo e truccatissime. Come se il loro talento, da solo, non bastasse e per essere notate fossero costrette ad assomigliare a movie star”.

Che c’è di male a essere giovani, belle ed eleganti?

“La mia generazione ha una parola per descrivere l’ossessione dei giovani e delle giovani italiani per l’apparenza e il look: euro-trash”. …

Le giovani americane sono più felici di quelle italiane?

“Credo che si sentono più a loro agio nella propria pelle. Oggi in America l’intelligenza e la cultura sono valori più importanti della bellezza fisica persino tra le attrici. In Italia puoi anche essere un genio ma, se sei brutta, non ti perdonano”.

Tutti in bici

Potrebbe essere una nuova serie, e invece “Cycle in The City” è il passaparola tra blogger eco-friendly, praticanti del downshifting causa recessione e trendsetter che hanno fiutato il vento di primavera. “Dal 21 marzo, tutti in bici!”, e l’invito si propaga sul web, via Twitter e Facebook, complice l’aumento del prezzo della benzina, ai massimi storici. Le bici tradizionali, elettriche, da corsa, con pedalata assistita o addirittura pieghevoli, sono ormai un must, espressione di quel minimalismo metropolitano che è il contrario del Suv. Il Comune di Ferrara ha un Cycle Manager (Gianni Stefanati), quello di Firenze un consigliere delegato alla Ciclabilità (Giampiero Gallo) e gli altri prima o poi si attrezzeranno. Il bike sharing, dove c’è (come a Milano, Torino, Roma) è aumentato del 12 per cento, e dove non c’è lo reclamano.

Olivia Palermo si fa notare perché gira in città con la mountain bike, osando un tacco 12 (sconsigliato) e una Birkin al posto del cestello. La bionda top model Agyness Deyn è inseparabile dalla sua bici nera, mentre Katy Perry l’ha scelta di un bel turchese e ci va su come capita, in tuta da biker, con il casco o con le infradito (sconsigliato anche questo). La Stampa.

Uso della lingua
Si noti lo stile da twitter o facebook, la disinvolta mescolanza di italiano, inglese, nomi di persone famose – o quasi -, oggetti di moda, sigle.

La moda fa ridere

Lo dice Franca Sozzani, grande signora della moda, direttrice di Vogue Italia, in una spiritosa intervista rilasciata qualche giorno fa all’Espresso. Tra le tante cose che dice su moda, politica, ambiente, riportiamo le sue risposte sull’importanza che hanno avuto per lei – e hanno in generale – gli studi umanistici: “D. Lei si è laureata in filologia germanica. Quanto le serve in quello che fa? R. Quella tesi fu una ripicca, volevo laurearmi in letteratura russa, ma non sono riuscita a farmi dare la tesi per vari problemi. Allora pensai, vi faccio vedere che mi laureo con 110 e lode nella materia più ostica. Ma sono stati gli studi classici a darmi una forma mentale, il sapermi porre davanti a un problema, la disciplina. D. Non pensa che il pensiero sulla moda oggi sia troppo banale? R. È affidato alle pierre e agli stylist, che realizzano i servizi di moda. Ragazzi con cui io lavoro e vedo che sono ignoranti. Nel senso proprio che ignorano tutto: hanno un’istintiva capacità di selezionare i vestiti, ma non sono capaci di costruire una storia. Gli devi dare tu i riferimenti, gli dici, ‘Facciamo un servizio alla Fellini, un po’ Giulietta degli spiriti’, e loro sono persi. Per questo il linguaggio della moda è spesso di una banalità sconcertante: ‘Ti è piaciuta la collezione? Sì, che carina, elegante, molto trendy’. Vorrei cancellare certe parole: genio, arte – la moda non è arte, è industria – trendy, cool. Tutto è cool, ma cosa capisce la gente quando gli dici che dei pantaloni sono cool?” L’Espresso.

Uso della lingua
servizio alla Fellini: significa un lavoro, qui probabilmente una presentazione di moda, che ricordi nello stile il regista Federico Fellini, autore tra l’altro del film “Giulietta degli spiriti”, citato poco più avanti da Franca Sozzani.

Si noti come nella moda, e non solo, si usino aggettivi inglesi – trendy, cool – che Franca Sozzani non ama.

Il NY Times scopre com’è bella Milano

Milano, Spazio Rossana Orlandi

Milano è infatti al quinto posto nella classifica dei 41 luoghi da visitare nel 2011 stilata dal New York Times.

Non solo è il Duomo liberato dalle impalcature e con le vetrate finalmente illuminate a valere il viaggio, secondo quanto si legge, ma lo sono anche le novità nel campo del design e della moda.

Tra le news di spessore il quotidiano newyorchese cita ovviamente il nuovo Museo del Novecento (v. il post del 20 dicembre scorso) con il gigantesco neon di Lucio Fontana a illuminarne le arcate, aperto in dicembre al palazzo dell’Arengario, ma anche le ex fabbriche e gli hangar trasformati in gallerie d’arte e studi di design come “l’eclettica” galleria Spazio Rossana Orlandi e l’HangarBicocca.

Tra moda e lusso

E se i seguaci della moda continuano a affollarsi davanti alle vetrine di Miu Miu e Marni, indicata come la maggior novità fashion della città, c’è a far da richiamo per gli ospiti più esigenti anche l’Hotel Milano Scala aperto l’anno scorso con la promessa “eco-chic” di una ospitalità ad emissioni zero. Il Sole 24Ore.

Uso della lingua
Si noti lo stile disinvolto, in cui italiano e inglese si mescolano; e l’introduzione di neologismi come eco-chic