Due grandi vecchi

In questi giorni burrascosi ma intrisi finalmente di energia giovane si stagliano come lame di luce i gesti di due anziani. Il primo lo compirà stasera Joseph Ratzinger. L’hobbit del Signore degli Anelli. Con le sue dimissioni rammenta – temo invano – ai mestatori di Curia ubriachi di potere che il vero eroe non è chi conquista un tesoro, ma chi trova il coraggio di gettarlo via. Il secondo gesto lo ha compiuto ieri Napolitano, rifiutandosi di incontrare il capo tedesco della sinistra, la sua stessa parte politica, che aveva definito «clown» Grillo e Berlusconi, dando per estensione dei pagliacci ai milioni di italiani che li hanno appena votati. Ignoro cosa pensi in cuor suo Napolitano di Grillo e Berlusconi, anche se posso immaginarlo. Ma col suo scatto ha voluto difendere qualcosa di più grande, la dignità di un Paese. La Stampa
Uso della lingua
si stagliano: spiccano, emergono
dare del pagliaccio: insinuare che gli italiani sono poco seri.
Notizie culturali
I giorni burrascosi sono quelli che hanno preceduto e seguito le elezioni politiche di febbraio in Italia. Berlusconi e Grillo che hanno ottenuto un notevole successo alle elezioni sono stati accusati di essere politici poco credibili, o addirittura dei clown. Berlusconi perche’ fa spesso il comico e Grillo perche’ è un comico di professione.

Giorgio Napolitano

In questo periodo travagliato della vita del nostro paese, con un esito delle elezioni che prelude a probabili grandi cambiamenti e che è stato ampiamente illustrato anche dalla stampa americana, vogliamo porre l’attenzione su uno dei grandi protagonisti della vita politica italiana dal dopoguerra a oggi, il presidente Giorgio Napolitano, di cui è appena uscita una biografia, Paolo Franchi, Giorgio Napolitano. La traversata da Botteghe Oscure al Quirinale (Rizzoli). Ne parla Stefano Folli sul Sole 24Ore.
“Oggi la biografia scritta da Paolo Franchi … aiuta a comprendere la cornice entro cui Napolitano è maturato, giovane intellettuale napoletano divenuto in tempi piuttosto rapidi dirigente del Pci togliattiano. Allievo di Giorgio Amendola, capo dell’ala del Pci più attenta ai problemi della democrazia occidentale e quindi più disposto a dialogare con laici e liberali (si ricordano ancora i suoi straordinari dibattiti con il leader del Pri, Ugo la Malfa). Questa particolare sensibilità si è tradotta in Napolitano in opzioni culturali non comuni per quell’epoca e quel contesto. Conoscitore del mondo anglosassone come forse nessuno nel Pci, padrone della lingua inglese in tempi in cui si parlava di preferenza il francese (o il russo, tra i comunisti). Franchi restituisce tutta la complessità del sentiero esistenziale di Napolitano. E coglie aspetti che gettano nuova luce sull’uomo delle istituzioni. Napolitano presidente della Camera, ministro dell’Interno, deputato europeo e infine capo dello Stato. L’uomo che si trova ad affrontare prove ardue, su cui si decide il destino del paese e la stabilità del sistema. Le affronta non solo con la determinazione che viene dall’antica scuola in cui è stato educato, ma anche con assoluto autocontrollo”. Sole 24Ore.
Invitiamo a leggere tutto l’articolo – e il libro di cui parla – perché sono importanti documenti per capire la recente storia italiana.

Note di cultura
Botteghe Oscure: è una via del centro di Roma. E’ in questa via, al numero 5, che si trovava la sede del Partito comunista italiano. Qui è usata come sinonimo del Pci.
Pci togliattiano: Pci è la sigla del Partito comunista italiano. Togliattiano è un’aggettivo che deriva da Palmiro Togliatti, uno dei fondatori e delle principali figure del Partito comunista italiano. Per saperne di più clicca qui.
Giorgio Amendola: fu un noto esponente del Partito comunista italiano.
Pri: sta per Partito repubblicano italiano
Ugo La Malfa: fu una delle principali figure del Partito repubblicano italiano

Chi era veramente Marinella

La canzone di Marinella del 1964 è senza dubbio una delle canzoni piu’ note e amate della musica leggera italiana. “Una canzone che, come dichiarò lo stesso De André in un’intervista, servì per “reinventare una vita e addolcire la morte”. Ma “la vera storia di Marinella, quella che l’ha portata al tragico assassinio, è diversa. Non c’è dolcezza né poesia nella sua morte.
La vera storia di Marinella, cosi come ce la racconta Roberto Argenta, uno psicologo di Asti, mostra un’Italia che cambia. I primi festini a luci rosse, l’arrivo della droga, bene di “lusso” destinato ai più ricchi e i fiumi di alcol. E le tragedie e gli efferati omicidi.
Marinella era Maria Boccuzzi, un donna di origine calabrese che aveva lasciato il lavoro da operaia per entrare nel mondo dello spettacolo. Ballerina col nome d’arte Mary Pirimpò, finì in un giro di prostituzione e fu uccisa. Il suo corpo venne lasciato nel fiume Olona, a Milano. Le indagini non portarono mai all’arresto del suo assassino.
Maria Boccuzzi, Marinella per De André, morì nel gennaio del 1953. Lui, Fabrizio, aveva solo 13 anni quando lesse la notizia. Nella casnzone che scrisse nel ’64 Marinella volò “in cielo su una stella”, ma in realta’ Maria finì i suoi giorni in un fiume. Questa la sua storia, quella vera.
 Blitz quotidiano

Uso della lingua
festini a luci rosse: la luce rossa segnalava sin dall’inizio del 900 la casa di una prostituta.
un bene: in questo contesto significa un oggetto (good/ asset).
un giro: un circolo, un ambiente

Gabriele Basilico

E’ morto, a Milano, il fotografo di spazi urbani, Gabriele Basilico, e oggi tutti i quotidiani lo commemorano. Riportiamo qualche brano del ricordo del poeta Luca Doninelli, che era amico del fotografo.
Basilico non ritrae l’uomo, ma ne parla attraverso le forme oggettive delle sue azioni: abitare, lavorare, spostarsi. In queste azioni egli lascia una traccia di sé assai più credibile di tutto ciò che può dire o pensare di se stesso. Ama soprattutto le periferie, dove i grandi stili del Novecento si perdono a poco a poco nella koinè della fretta e del contenimento dei costi. Pochi artisti e scrittori hanno saputo distinguere con altrettanta lucidità tra «racconto» e «narrazione». Per poter narrare non basta raccontare, anzi: a volte il racconto è d’intralcio alla narrazione, perché nella vera narrazione (pensiamo a Tolstoj) non è più la piccola voce dello scrittore a prevalere, ma la grande voce delle cose, degli eventi, della Storia, che parla da sola. A Basilico interessava questa voce”. Il Giornale. Nella foto: il Palazzo delle Poste di Napoli di Gabriele Basilico.

Uso della lingua
koinè: termine di origine greca che significa “linguaggio comune”

Elogio di una donna imperfetta

Per ricordare la grande scienziata Rita Levi-Montalcini, morta a 103 anni il 30 dicembre scorso, riportiamo il post della giornalista scientifica Daniela Ovadia che la conobbe.
Non amo i coccodrilli, né le agiografie post mortem. Eppure sento di dover scrivere qualche riga in memoria di Rita Levi-Montalcini, se non altro perché, avendo conosciuto da vicino una parte della sua famiglia torinese, ho avuto la fortuna di poter ridere alle sue spalle. Sì, proprio così: mi sono permessa, da ragazzina, di ridacchiare di quella che era già diventata una star della scienza dopo aver ricevuto il premio Nobel per la scoperta dell’NGF.
Ho infatti frequentato la casa di alcune sue cugine che, con l’understatement tipico di un certo ebraismo piemontese, godevano sottilmente nel raccontare, alla giovane appassionata di scienza che ero allora, tutti i pettegolezzi e piccole meschinerie di cui la grande Rita si sarebbe macchiata nei suoi anni acerbi, spinta, dicevano loro, da un’ambizione smisurata, che le permise di superare il doppio handicap di essere donna e appartenente a una minoranza religiosa (seppure solo nominalmente, poiché si è sempre fieramente dichiarata laica e atea) contro la quale l’Italia aveva promulgato le leggi razziali.
Quando, molti anni più tardi, mi capitò di intervistarla (l’ultima volta per l’inaugurazione dell’EBRI, lo European Brain Research Institute che doveva essere il luogo d’eccellenza della ricerca neuroscientifica in Italia) non osai dirle che conoscevo di lei un lato familiare e forse meno brillante di quello che mostrava all’esterno, ma che me la rendeva tanto più simpatica e umana. …
Alle donne di scienza la Montalcini ha fatto un altro regalo, tutt’altro che scontato: ha detto che è lecito essere geniali e vanesie allo stesso tempo, lei che non si faceva fotografare se non con i capelli candidi e perfettamente a posto, il vestito con la piega giusta, quei colletti così anacronistici e i gioielli che amava molto. Molto prima di qualsiasi maldestro spot della Comunità Europea per convincere le donne che si può fare lo scienziato con il tacco 12, lei vestiva solo Capucci: se questa non è classe… Le Scienze (Espresso/Repubblica)

Uso della lingua
coccodrillo: qui non si allude al feroce rettile. Il coccodrillo è un termine giornalistico che significa necrologio, l’articolo che si scrive in occasione della morte di una persona importante
vanesio: frivolo, leggero
agiografie post mortem: agiografia significa lode esagerata, post mortem, dopo la morte in latino
spot della Comunità Europea: la giornalista qui allude al video dell’Unione europea “Science: It’s a Girl Thing” per promuovere la ricerca al femminile. Questo spot è stato poi tolto dalla rete perché ritenuto sessista e di cattivo gusto
Capucci: è un noto stilista italiano

Il titolo del nostro post e del post di Daniela Ovadia, “Elogio di una donna imperfetta“, allude al titolo di un noto libro di Rita Levi-Montalcini, Elogio dell’imperfezione (Dalai editore).

Italiani al MIT

Sono parecchi, ahimè, gli scienziati o i creativi italiani che si sono trasferiti all’estero per poter sviluppare appieno le proprie potenzialità. Presentiamo oggi Carlo Ratti, architetto piemontese di 41 anni, che ha fondato nel 2004 il SenseAble City Lab al Massachusetts Institute of Technology. SenseAble City Lab è “un centro di eccellenza internazionale che studia e progetta le città del futuro, analizzando i dati che provengono da un numero crescente di sensori e dispositivi elettronici. L’idea è che si possa costruire una città intelligente studiando con un approccio multidisciplinare il comportamento delle persone: cosa fanno, dove si spostano, come si muovono. La città di domani non cambierà radicalmente, almeno dal punto di vista estetico, niente scenari alla Blade Runner, ma sarà più efficiente, più sostenibile e più funzionale alle esigenze dei cittadini”.
Ratti, intervistato dal Corriere, non si sente un cervello in fuga. “Oggi non ha senso parlare di immigrazione culturale perché la conoscenza è ormai condivisa in rete, quindi virtualmente potrei trovarmi a Singapore o Milano invece di Boston. Sempre più spesso le persone che lavorano a un progetto si trovano in luoghi diversi del pianeta perché il campo di azione in molti casi è diventato il mondo intero.”    Corriere della Sera.

“Rimpicciolitevi e moltiplicatevi”

Questo è il consiglio di Haim Baharier, uno degli intellettuali più “adorati dall’intellighenzia milanese”, come dice Egle Santolini che lo intervista sulla Stampa.
Il Sole e la Luna, come racconta nel suo libro La Genesi spiegata da mia figlia.
«La Luna dice al creatore: due sovrani per una corona sola sono di troppo. Il Creatore le risponde che ha ragione. Però poi le dice: vai e rimpicciolisciti. La Luna ripete di essere stata vittima di un’ingiustizia terribile, e che non le interessano le zeppe di consolazione, per esempio di sentirsi dire che è simbolo di crescita. Chi la dura la vince: il Creatore non cambia il corso delle cose, ma riconosce l’ingiustizia. Sta alla Luna giocarsi bene questo riconoscimento».
Ne vogliamo trarre delle implicazioni generali, politiche?
«Il rimpicciolirsi, il cedere spazio all’altro, allo straniero, può svolgersi senza drammi, senza diminuzione di dignità e di possesso. Siamo molto lontani dal buonismo cattolico. La ferita non è esibita, ma è elaborata: perde la sua natura dolorosa e consente all’altro di esistere. Come dice la Bibbia, “prenderete l’obolo per me da colui con un cuore che tende a darlo”. Io non do quello che credo di avere, ma cedo indietro quello di cui sono responsabile. In questo modo, l’altro è legittimato a prendere».  La Stampa.

Uso della lingua

zeppa: rimedio improvvisato e provvisorio
chi la dura la vince: è un noto proverbio, significa che chi insiste finisce per ottenere quel che vuole
giocarsi: sfruttare
buonismo: il comportamento di chi, specialmente in politica, si dimostra tollerante nei confronti degli avversari, secondo il dizionario Devoto-Oli.

Primo Levi, l’uomo che guardava i giocatori di carte

Questo articolo vuole ricordare Primo Levi a 25 anni dalla sua scomparsa.  Ma non il Levi scrittore che tutti conoscono, e nemmeno il chimico, ma l’uomo curioso, l’enigmista, il linguista, l’etologo, l’ideatore di giochi fantastici e perfino di oggetti artistici.
Levi si è sempre definito un osservatore. Una volta ha affermato: sono un kibitzer; in yiddish significa: uno che si diverte a guardare i giocatori durante le partite di carte. Qualcuno che sta alle loro spalle. Giocatore e insieme osservatore.
Tutti i suoi libri a partire dal suo primo Se questo è un uomo, sono fondati sulla osservazione acutissima dei comportamenti umani. Come un kibitzer, Levi  segue gesti, parole, comportamenti, li definisce e classifica. L’atteggiamento dell’etologo gli viene dalla  convinzione che l’intera umanità appartiene a una specie animale: l’animale-uomo. Tutti i personaggi di Levi somigliano a un animale: gatto, topo, scimmia, cane, ragno ecc. Gli animali sono dappertutto nelle sue pagine; e non solo.
Ad un certo punto comincia perfino a costruire animali con i fili di rame ricoperti di vernice, provenienti dalla Siva,  farfalle, gufi, coccodrilli.
Levi era un kibitzer, e un giocatore allo stesso tempo. Amava i giochi di parole e il gioco degli scacchi e nel 1984 con il suo primo computer, un Apple Macintosh; non solo scrive  ma anche, e soprattutto, gioca, a scacchi, compone poesie, e disegna persino il triplice gufo per la copertina del libro L’altrui mestiere (1985).  La Stampa

Uso della lingua
enigmista: una persona che risolve indovinelli, puzzle, giochi di parole.
etologo: una persona che studia le abitudini di piante e animali e il loro adattamento all’ambiente.

Trentamila italiani salutano Lucio Dalla nella sua Piazza Grande

Lucio Dalla, uno dei cantanti piu’ amati dagli italiani torna in Piazza Grande a Bologna circondato da trentamila “amici” accorsi a dargli il loro ultimo saluto. Non solo Bologna, ma il paese intero e’ in lutto per la scomparsa improvvisa di questo grande cantante.
A ricordarlo sul feretro tre oggetti, una rosa, una sigaretta e un cornetto portafortuna. Il cornetto è un regalo inviato da un suo amico professore di Napoli. La sigaretta, e la rosa erano invece, erano oggetti che Dalla aveva spesso fra le mani.
Su piazza Maggiore riecheggiano le note delle dieci canzoni scelte dall’entourage più stretto di Dalla, che andranno in loop tutto il giorno e anche domani mattina fino a quando inizieranno i funerali. Le canzoni sono nell’ordine “Tu parlavi una lingua meravigliosa”, “E non andar più via”, “Tango”, “Notte”, “Felicità”, “Cara”, “Ayrton”, “Apriti cuore”, “Le rondini” e infine “Caruso”. Sarà 4 marzo 43′ la canzone che verrà fatta ascoltare domani mattina all’apertura della camera ardente.
Un’ immagine dell’Ultima cena, in una rivisitazione moderna con Gesù e gli Apostoli raffigurati da giovani uomini, campeggia su un pannello nero alle spalle del feretro.
I funerali si svolgeranno domani, 4 marzo, giorno in cui avrebbe compiuto 69 anni, nella Basilica di San Petronio alle 14.30. Come richiesto dalla Cei all’interno della chiesa non risuonerà alcuna canzone di Lucio Dalla. Unico strappo alla regola sarà la lettura del testo di “Le rondini”, la canzone-poesia sul senso della vita scritta da Dalla nel 1990 da parte del suo partner Marco Alemanno.
Il Messaggero.it

Note culturali

Piazza Grande: è la canzone dedicata alla magnifica Piazza Maggiore di Bologna, che Lucio Dalla compose immedesimandosi nei panni di un senzatetto, abitante della grande piazza. Dalla memorabile canzone è nata l’associazione per i senza fissa dimora ‘Piazza Grande’, a cui Dalla era molto legato.
il cornetto: è considerato a Napoli un talismano della fortuna capace di allontanare gli influssi maligni e attirare quelli positivi

L’ultima dei Borsalino

Giovanna Usuelli è morta ieri a 96 anni, senza figli: per tutti era «l’ultima dei Borsalino».
I cappelli erano al centro della sua vita. I cappelli di feltro roba da maschi? Non per Giovanna che quasi ogni giorno estraeva dalla sua sterminata collezione quello «giusto» per l’occasione e l’umore. Quando ad esempio le comunicarono che volevano consegnarle il Gagliaudo d’Oro (un premio locale, è toccato anche a Eco) la prima reazione fu: «Bellissimo, ho già in mente il cappello che indosserò». Un feltro azzurro a tesa larghissima, era fra le poche a poterlo esibire con disinvoltura.
Sul tema curò anche un paio libri e fu grazie al suo impegno incessante (e insistente) se alla fine la città salvò la preziosa «sala prove» del cappellificio facendone un Museo unico, meta anche di comitive straniere.
Quando nel 1987 fu abbattuta la  storica ciminiera emblema della Borsalino e anche un po’ della città, Alessandria (Piemonte), il cui  nome  era noto in tutto il mondo grazie al suo cappellificio Giovanna scrisse anche una sua poesia in rime baciate. Cominciava così: «Salve, sono la Ciminiera/ Sì, lo so, si è fatta sera/ e le ruspe lì di sotto/ stan per fare il quarantotto/ Sono inutile, son vecchia/ ma Alessandria in me si specchia». Potrebbe essere l’epitaffio di Giovanna Usuelli, l’«ultima dei Borsalino».
LaStampa

Uso della lingua

tesa: la parte piatta del cappello che sporge in fuori (brim).
feltro: panno di lana mista a peli di animali e lavorata con speciali presse, usato per confezionare cappelli.
fare il quarantotto: modo di dire con cui si intende confusione, caos, disordine. L’uso del “quarantotto” si riferisce alle cinque giornate di Milano nel 1848.