Come nasce il panettone

Il Sole 24 Ore ha dedicato questo interessante articolo al protagonista delle feste natalizie e di fine d’anno in Italia, il “panettone”.
Veniamo a sapere che oltre 40 milioni di panettoni finiscono sulle tavole degli italiani. Un mercato, ci informa l’articolo, che vale quasi 200 milioni di euro e che dal punto di vista industriale richiede un’organizzazione “militare”. Negli ultimi mesi dell’anno gli stabilimenti produttivi dedicati a questi dolci lavorano incessantemente, 24 ore al giorno senza sosta.
Ma come si crea un panettone? E soprattutto come si gestisce una produzione da milioni di pezzi? Per scoprirlo siamo andati nel distretto alimentare di Verona, in Bauli, leader di mercato nel settore delle ricorrenze. Se siete interessati a visitare una fabbrica di panettoni, Il Sole 24 Ore offre ai suoi lettori un tour guidato. Cliccate sul video per partecipare alla visita.

Sole24Ore

Note di cultura
I distretti industriali rappresentano un modello di sviluppo industriale caratteristico dell’economia italiana. I distretti costituiscono un tessuto di piccole imprese di origine artigiana, distribuite a macchia di leopardo su tutto il territorio italiano e fortemente radicate nella produzione tradizionale di prodotti locali. Oggi, la legislazione italiana riconosce e tutela circa 200 distretti industriali, distribuiti in aree geografiche ristrette Alcuni di questi distretti hanno raggiunto gradualmente rilevanti quote di mercato in produzioni di nicchia.
Il Sole 24 Ore dedicherà nel 2014 65 puntate, per descrivere altrettanti diversi distretti industriali distribuiti dal nord al sud d Italia.
Se siete curiosi di vedere quali sono e cosa fanno cliccate su Il Sole 24 Ore .

Al via in tutta Italia il Carnevale 2012

In molte città italiane ha preso il via questa settimana il Carnevale.
Le date non coincidono in tutte le città, in alcune inizia il 26 Dicembre, in altre a Capodanno o all’Epifania, in altre ancora alla Candelora, il 2 Febbraio, ma per tutte le città le celebrazioni si concludono sempre il martedì che precede il giorno delle Ceneri, che dà inizio alla Quaresima.
L’articolo descrive alcuni dei Carnevali celebri in Italia come quello di  Ivrea, in Piemonte, con la “ battaglia delle arance” durante la quale si assiste ad una vera e propria “guerra” tra le persone che si trovano sui carri e quelle che assistono alla sfilata. Regina della festa è la “ mugnaia”, eroina e simbolo di libertà, che deriva da un personaggio veramente esistito durante il Medioevo che si ribellò al tiranno che governava la città e lo uccise.
Caratteristica del Carnevale di Viareggio, in Toscana, sono i carri allegorici, splendidi carri più o meno grandi su cui troneggiano enormi caricature in cartapesta di uomini famosi nel campo della politica, della cultura o dello spettacolo, i cui difetti vengono sottolineati con satira ed ironia.
Un altro Carnevale famoso è quello di Putignano, piccolo centro pugliese. Le sue origini risalgono a tempi lontani e presenta riti popolari antichissimi che si accompagnano alle tradizionali sfilate di carri.
In Sardegna, ad Oristano, l’ultimo giorno di Carnevale, è dedicato alla Sartiglia, giostra equestre durante la quale i cavalieri vestiti con costumi tradizionali antichi e con il volto coperto da una maschera di legno, devono riuscire ad infilzare con la lancia le stelle sospese in alto.
Venezia ospita certamente il Carnevale più famoso del nostro paese, e durante tutto il periodo le piazze, le calli e i campielli della città lagunare, si riempiono di maschere e turisti di ogni parte del mondo, che assistono alle sfilate e agli spettacoli organizzati ogni anno.
Repubblica.it

Uso della lingua

prendere il via: partire, iniziare
mugnaia: la persona che lavora nel mulino (miller)

Note culturali
la Candelora: e’ il 2 febbraio giorno che coincide in America con il Giorno della Marmotta (Groundhog Day). Un antico proverbio popolare recita: “Per la santa Candelora se nevica o se plora dell’inverno siamo fora; ma se l’è sole o solicello siamo sempre a mezzo inverno” (“Col giorno della Candelora dall’inverno siamo fuori; ma se piove o c’è vento, siamo ancora dentro l’inverno.”) In Italia l’animale che funziona da oracolo metereologico e’ l’orso e infatti in molte citta’ il 2 febbraio c’e’ la Festa dell’Orso.

I piatti della tradizione natalizia da Nord a Sud della penisola

I piatti della nostra penisola legati alla tradizione natalizia sono tanti e fortemente simbolici.
Le consuetudini sono diverse eppure, nonostante le differenze, c’è sempre qualcosa che accomuna un po’ tutti.
La tombola, per esempio, con i fagioli o le bucce di mandarino sembrano essere comune a molti. Se il pesce è il principe della cena o cenone del 24, il brodo, soprattutto di gallina, regna sovrano in molti pranzi di Natale. Quasi ovunque è presente la frutta secca, come le verdure di stagione, preparate nei modi più variegati. I piatti più popolari,  sono quasi per tutti quelli provenienti da una “cucina povera” che magicamente, in onore delle Sante Festività, diventa un concentrato di calorie per essere più nutriente.
In Piemonte non è Natale senza agnolotti (specialità di pasta ripiena di carne tipica del Monferrato, ma presente in tutta la regione), mentre a Modena, strano a pensarsi, (in quanto Modena e’ la patria del prosciutto e del salame) si mangia solo pesce, anzi pesce in scastola con cui si cucinano gli spaghetti con tonno, sgombro, acciughe e pomodoro, le frittelle di baccalà e il baccalà in umido con polenta.
A Roma, dove la Vigilia è sacra (almeno per alcuni) come la messa di mezzanotte e la tombola con i fagioli non può mancare la minestra di pesce e tra le tante, la più nota è sicuramente la pasta e broccoli in brodo di arzilla. Spesso presenti gli spaghetti “co’ l’alice”, il capitone, l’anguilla fritta o in carpione e l’insalata di puntarelle (ben ghiacciate, condite all’ultimo momento – altrimenti “s’ammosciano” – con olio, aglio e filetti di acciuga dissalata), il torrone, la nociata, la pignoccata, il pangiallo e il pampepato e ovviamente la frutta secca.
Per sapere di piu’ sulle tradizioni del resto della penisola vi invitiamo a leggere l’articolo da cima a fondo. E se lo leggete da altri paesi del mondo, fateci sapere che cosa si mangia da voi la sera della Vigilia.

Il Fatto Quotidiano

Note culturali

tombola: gioco simile al bingo americano, molto semplice che si gioca in famiglia perche’ adatto ad adulti e bambini. I fagioli secchi o le bucce di mandarino, (residui della cena) si usano per segnare i
numeri estratti sulle cartelle dei giocatori.
cenone: le due grandi cene collegate alle festivita’ sono quella della vigilia di Natale e quella del 31 dicembre.  In tutti e due i casi la cena si prolunga in attesa della mezzanotte che si celebra aprendo i reagali nel primo caso e con un brindisi all’anno nuovo nel secondo.

Pecore a Milano

Piazza Duomo, e tutto il centro di Milano, occupati da un gregge di 700 pecore, con tanto di pastore e cani pastore. La pacifica invasione è dovuta alle riprese di un film dedicato a Renato Zucchelli, 47 anni, l’ultimo pastore nomade rimasto a Milano. Renato non è figlio di pastori e contro il volere della famiglia, che desiderava per lui un lavoro più stabile, è riuscito a realizzare il suo sogno di bambino: fare il pastore vagante. Da anni con il suo gregge percorre la strada della transumanza giungendo fino a Milano, ma ogni anno è respinto sempre più all’esterno della città. L’industrializzazione e il progresso della metropoli non possono assorbire al loro interno il suo lento incedere. Ma Renato, nonostante le difficoltà, si sente appagato e non vuole abbandonare questo mestiere millenario che è per lui da sempre una ragione di vita. Il suo sogno di entrare nel cuore della città si è realizato proprio grazie al film a lui dedicato: “L’ultimo pastore” di Marco Bonfanti. Guarda il video. Repubblica.

Uso della lingua

transumanza: una parola non più di uso comune, significa la migrazione stagionale del bestiame – pecore, capre e mucche – dai pascoli di pianura – dove risiedono d’inverno – a quelli, estivi, di montagna. Per saperne di più di transumanza e pascoli e per vedere delle belle fotografie sull’argomento, andare sul blog: Storie di pascolo vagante.

Il tesoro di San Gennaro per la prima volta in mostra

Per la prima volta il leggendario tesoro di San Gennaro: il più importante, antico e inviolato tesoro esistente al mondo, verrà esposto al pubblico.   Dall’8 aprile al 12 giugno 150 pezzi del tesoro – compresi i «pezzi forti», verranno messi in mostra a Napoli, la città di cui il santo è patrono.   Questo bendiddio si potrà visitare lungo il «miglio d’oro» che va dalla Cappella al Museo di San Gennaro, dal Museo Diocesano all’Archivio Storico del Banco di Napoli, passando per i Girolamini. 

Per conoscere l’origine di “cotanto patrimonio” l’articolo ci offre un breve riassunto della storia del miracolo di San Gennaro. “La leggenda vuole che nel 305 d.C., durante la persecuzione dell’imperatore Diocleziano, il cristiano Gennaro venisse condannato a morte per decapitazione.  Quando si decise di traslarne  il corpo da Pozzuoli alle catacombe di Capodimonte accadde un fatto prodigioso: il sangue del martire, contenuto in due ampolle, divenne improvvisamente liquido. San Gennaro dimostrò così di essere presente perpetuando «‘o miracolo» nei secoli”.
La Cappella del tesoro di San Gennaro creata nel 1601 è stata fatta oggetto per quatro secoli di doni di inestimabile valore da parte di sovrani di tutto il mondo e perfino di papi. Come leggiamo nell’articolo, San Gennaro può battere la regina d’Inghilterra perfino nel valore del copricapo: “una mitria vescovile in oro e argento con 3.890 gemme, tra cui spiccano 3.328 diamanti (sic!), 198 smeraldi e 168 rubini, giusto per gradire. I gemmologi non hanno dubbi: questo è uno degli oggetti più preziosi al mondo”.
Il Sole24Ore

Se volete assistere alla celebrazione annuale del miracolo della liquefazione del sangue di S. Gennaro cliccate qui

Uso della lingua
bendiddio: significa abbondanza, ricchezza. In questo caso c’è anche un gioco di parole perché dei beni del “dio” dei napoletani.
cotanto: significa “così tanto”. È un vocabolo aulico utlizzato in chiave ironica.
o miracolo’: in dialetto napoletano c’e’ l’elisione della”l” dell’articolo. L’articolo ‘o’ è un maschile generico che vale come lo e anche il.

Carnevale, donne e..chiacchiere

Per rimanere in tema di cucina, e dal momento che in tutta Italia in questi giorni si celebra il carnevale, oggi proponiamo ai nostri lettori una carrellata di “chiacchiere”.
Le chiacchiere sono un tipico dolce del carnevale italiano. Ripiene o piatte, fritte o al forno, con zucchero a velo o semolato… Le chiacchiere sono conosciute  con i nomi più disparati nelle varie province italiane.
A Roma e nelle Marche (soprattutto ad Ancona) si chiamano frappe
A Genova, Imperia e Torino si chiamano bugie. Questa è la ricetta delle bugie ripiene al cacao e pinoli. 
Si chiamano crostoli a Ferrara, Rovigo, Vicenza, Treviso e Trento. Eccola la ricetta. I cenci sono tipici della Toscana. Quella scelta da Donna Modenra è la ricetta dei cenci al Vin Santo. Altro nome dei cenci è crogetti.
La carrellata sulle chiacchiere continua e lasciamo alla vostra curiosità l’esplorazione delle altre ricette regionali. 
Segnaliamo anche sul tema del lessico regionale, la divertente lettera di una lettrice intitolata “Chiacchiere sulle frappe” pubblicato da Donna Moderna. Donna Moderna

Superstizioni: venerdì 17

Anche il gatto nero, si dice, porta sfortuna

Oggi è venerdì 17, una data nefasta per i superstiziosi, perché?

Non per tutti i superstiziosi, soprattutto per gli italiani. Nel mondo, infatti, il numero “sfortunato” è il 13. La ragione per cui nel nostro paese il 17 è giudicato “negativo” sta in una sorta di rebus. Il 17 in cifre romane si scrive XVII. Anagrammato diventa VIXI che in lettere latine significa “vissi”. La scritta era incisa sulle tombe dei defunti dell’antica Roma, come dire: “ho vissuto e adesso non ci sono più, sono morto”. Ma a tener viva la credenza c’è anche l’antico Testamento che fissa l’inizio del diluvio universale il 17 febbraio.
E perché a essere impregnato di “negatività” è proprio il venerdì?
La tradizione ha più origini: c’è quella cristiana secondo cui Gesù è morto crocifisso di venerdì e quella musulmana che giudica il giorno infausto perché Adamo ed Eva mangiarono il frutto proibito quel giorno. La Stampa.

Il presepe in fondo al pozzo

Dal 23 dicembre al 9 gennaio 2011 ritorna a Orvieto l’appuntamento natalizio, il Presepe nel Pozzo, giunto al suo ventiduesimo anno di vita. Sette differenti scene della Natività saranno ospitate lungo le grotte del noto Pozzo orvietino. L’enorme foro nel tufo conta 36 metri di profondità e fu originariamente scavato dagli Etruschi per attingere acqua sorgiva, e poi ampliato per ordine di Papa Clemente VII tra il 1527 e il 1530 al fine di rifornire la città durante un eventuale assedio. Attraverso le sue grotte, ricche di reperti archeologici etruschi, medievali e rinascimentali recentemente rinvenuti, si alterneranno rappresentazioni di Sacra Famiglia diverse tra loro, sino all’ultima grotta, quella alta 14 metri, che racchiuderà la Natività. La Stampa.

Uso della lingua

Si notino le parole relative al Natale e a una delle più diffuse tradizioni italiane, il Presepio, o Presepe.

I vecchi sardi, i più longevi del mondo

Anziani da 110 e lode in Sardegna, grazie al Dna ma anche all’aria pulita e alla vita rurale. I sardi sono tra le popolazioni più longeve del mondo: lo dimostrano le ricerche sui supervecchi, molti dei quali vivono proprio in Sardegna.

Si interessano di politica. Guardano la tv e leggono i giornali. Sono protagonisti della vita sociale dei piccoli paesi dove vivono. Mangiano di tutto e bevono sempre un po’ di vino. Così sono diventati centenari.  È passato tutto il paese in quella casa, il 25 gennaio scorso, a festeggiare i 110 anni di Giuseppina Deidda. Così anche Thia Peppina, che si avvia a spegnere 111 candeline,  ha un carattere tosto ed ha avuto una vita da protagonista nella propria comunità.   Molti degli over 100 sardi come Thia Peppina, o come tziu Antonio Contu, morto per un infarto mentre continuava ad accudire le sue pecore all’onorevole età di 105 anni, hanno vissuto una vita da romanzo. Perché certo i geni sono importanti, ma il modo di affrontare la vita, probabilmente, lo è di più. Un’idea, questa, condivisa da molti di coloro che cercano di capire se esistano tratti comuni nei superlongevi e, finalmente, oggetto di uno studio con numeri e statistiche assai esplicite. Il risultato sembra essere che oltre alla naturale predisposizione, e alle buone abitudini come l’attività fisica e il sonno, giocano un ruolo centrale la famiglia e il ruolo nella società. Gli autori dell’indagine non hanno dubbi sul fatto che dei legami familiari saldi e un ruolo centrale nella comunità sono tra le ragioni principali della longevità. È  questo è proprio ciò che accade ai nonni sardi e ai loro coetanei cinesi. L’Espresso

Uso della lingua  
110 e lode: è il voto più alto che si può ottenere alla laurea (diploma di studi universitari).
spegnere le candeline: soffiare o  spegnere   le candeline e il rituale simbolico del compleanno.
tosto: molto sicuro di sé, energico.
Thia  e tziu sono appellativi con cui si chiamano le persone anziane in dialetto sardo. Sono usati con il significato di nonnetto e nonnetta. Esempio: “Oh su tziu! Mì che ti ti prènciu! Bogadì!!!” Traduzione: gentile vecchietto fai attenzione che ti investo.
Dialetto sardo: segnaliamo questo interessante e divertente sito, Il Coddabolario (http://www.codda.org/cultura/coddabolario/coddabolario-total.htm)

Lo Slow Food lancia video-museo della memoria gastronomica

La migliore scuola di cucina? La nonna.
Per imparare le tradizioni basta saper ascoltare. È in buona sostanza questo il messaggio che vuole lanciare “Slow Food” in occasione del Salone del Gusto, che si svolgerà dal 21 al 25 ottobre a Torino. L’evento avrà luogo in concomitanza con Terra Madre, la rete che si batte per una produzione alimentare locale, sostenibile e in equilibrio con il pianeta. Carlo Petrini, patron di “Slow Food”, vuole realizzare un progetto ambizioso: consegnare l’anno prossimo 1000 telecamere per filmare le “nonne” in cucina e in questo modo salvare per le future generazioni il patrimonio culturale della cucina locale. Con il materiale raccolto  Petrini vuole creare il “Granaio della Memoria” un video- museo della memoria gastronomica, un modello per ora italiano di un progetto molto più ambizioso che nascerà all’interno della facoltà di Scienze Gastronomiche dell’Università di Pollenzo, in provincia di Cuneo «Nel corso dell’anno accademico, che sta per cominciare, gli studenti organizzati in piccoli gruppi di 3-4 unità andranno in giro per il mondo a registrare con la telecamera le voci e le parole, a riprendere i rituali dei più diversi popoli della terra» . Il Messaggero.it

Uso della lingua

in buona sostanza: significa “in definitiva”, “insomma” o “in poche parole”.
riprendere: filmare

Per avere un’idea di che cosa si intende per tradizone orale, ascoltate cosa ci insegna oggi Nonna Stella alla sua diciottesima lezione di cucina nel video prodotto da suo nipote.