I migliori gelati d’Italia

Fiordiluna a Trastevere, Roma, via della Lungaretta 96. Ci sono solo coppette in questa famosa gelateria di Trastevere, niente coni. Il perché lo spiega il signor Aldo, titolare del posto con il fratello Fabio: «I coni non avrebbero la stessa qualità del nostro prodotto». Niente gusti strani qui da Fiordiluna: «Facciamo i classici e li facciamo bene e poi siamo specializzati in sorbetti. La frutta viene da produttori che conosciamo personalmente e sa di… frutta». I gelati qui sono perfetti anche per chi soffre di intolleranze: «Chi viene da noi sa esattamente cosa trova in ciò che gusta» conclude.

Io Donna, la rivista femminile del Corriere della Sera propone un itinerario tra le migliori gelaterie d’Italia.  Io Donna.

E con l’augurio di girare per l’Italia e gustare i suoi meravigliosi gelati vi salutiamo.
Ricominceremo gli aggiornamenti all’inizio di settembre.

Buone vacanze!

I 10 italiani piu’ ricchi

PAPERON DE PAPERONI (Scrooge McDuck)

I DIECI PAPERONI DA 50 MILIARDI –  “I 10 italiani più ricchi posseggono quanto i 3 milioni di italiani più poveri. Lo sostiene uno studio pubblicato negli Occasional papers di Banca d’Italia”.
Lo studio non rivela i nomi dei “super-ricchi” ma l’ANSA (l’analogo italiano dell’Associated Press)  se li e’ andati a pescare  sulla prestigiosa rivista americana Forbes. Tra i nomi spiccano personaggi di fama internazionale come Michele Ferrero il propritario dell’omonimo gruppo dolciario che con un patrimonio di 14,2 miliardi di euro si conferma l’italiano più ricco, al 23mo posto nella classifica mondiale. Al secondo posto c’è Leonardo del Vecchio, fondatore del colosso degli occhiali Luxottica  C’è poi Giorgio Armani con un patrimonio di 5,4 miliardi. Miuccia Prada (considerata da Forbes anche la 79ma donna più potente del mondo) si piazza al quarto posto con un patrimonio di 5,1 miliardi. Secondo Forbes, Silvio Berlusconi, fondatore e proprietario di maggioranza dell’impero Fininvest-Mediaset ha un patrimonio di 4,4 miliardi.  I Benetton, titolari dell’omonimo marchio di abbigliamento, sono considerati tutti assieme: Carlo, Gilberto, Giuliana e Luciano vantano un patrimonio di 1,5 miliardi ognuno.
L’articolo conferma un ‘immagine ormai sempre piu’ chiara e preoccupante della situazione economica  del nostro paese, ovvero che: “La ricchezza degli italiani è composta sempre più dal patrimonio accumulato in passato e sempre meno dal reddito. Negli ultimi anni inoltre, si è invertita la distribuzione della ricchezza tra le classi di età: oggi al contrario che in passato gli anziani sono più ricchi dei giovani che non riescono ad accumulare”. Il corriere.it

 Uso della lingua

pescare: trovare
piazzarsi: classificarsi
vantare: dichiarare di avere

In Italia gli stipendi più bassi d’Europa

I lavoratori italiani sono tra i meno pagati d’Europa. Meno degli spagnoli, ciprioti e irlandesi, che pure non se la passano meglio di noi. E la metà di tedeschi e olandesi. Una situazione che pesa sempre di più sulle famiglie..
Ulteriore conferma è arrivata ieri da Eurostat, l’agenzia di statistica dell’Unione Europea. Secondo i dati del 2009 dell’Eurostat lo stipendio medio dei lavoratori italiani è al dodicesimo posto nella calssifica dell’area euro, nonostante il nostro paese sia ancora (ma per quanto?) la terza “potenza” industriale del Vecchio Continente.
Per dare un esempio, in Italia, il valore dello stipendio annuo è pari a 23.406 euro, ovvero la metà di quanto si guadagna in Lussemburgo (48.914), Olanda (44.412) o Germania (41.100). Ma meglio di noi fanno anche, paesi in cui la crisi ha colpito molto duramente come Irlanda, Spagna, Cipro e persino la bistrattata Grecia.
E se il  gap tra retribuzione femminile e maschile risulta in Italia  poco superiore al 5% , rispetto al 17% della media degli altri paesi, non va vista come una buona notizia, ma solo come la conseguenza preoccupante del  basso tasso di occupazione femminile rispetto agli altri paesi europei.
Come conseguenza di questo fenomeno il nostro paese attira sempre meno manodopera qualificata e sempre piu’ stranieri con un basso livello di istruzione, e diventa invece piu’ frequente il caso di giovani che decidono di andare a lavorare in altri paesi della comunita’ europea.

Uso della lingua

passarsela: significa vivere (meglio/bene/male).
bistrattata: trattata male

Scarpe Superga: un simbolo del made in Italy

Apre a Torino una mostra che celebra i 100 anni delle scarpe Superga. Gomma e tela. Ricordi di generazioni sui campi da tennis o nei cortili e storia del «made in Italy». Un percorso raccontato da oggi nello spazio delle Officine Grandi Riparazioni con la mostra «Happy birthday, baby», pronta a celebrare il primo centenario del marchio torinese, voluto nel 1911 da Walter Martiny: lo scopo era lavorare e produrre articoli in gomma. … su cui hanno camminato milioni di piedi. Che hanno praticato sport, ballato nelle discoteche, attraversato città, e che non se ne sarebbero separati mai, d’estate o d’inverno: perché la moda l’ha consacrata tendenza. E questa è naturalmente una delle chiavi di lettura della mostra, aperta sino al 20 ottobre, fianco a fianco al progetto museale «Fare gli italiani» realizzato per il 150 anni dell’Unità d’Italia. «Non un caso, in uno spazio ex-industriale» dice Massimo Temporelli, il curatore. «Entrando nella storia della produzione di questa scarpa si scoprono le potenzialità creative, tecnologiche, di impatto sociale e di stile che hanno cambiato il nostro Paese». La Stampa.

Uso della lingua

Si notino alcune frasi piuttosto elaborate, come “la moda l’ha consacrata tendenza“, che significa che le scarpe Superga sono diventate di moda; oppure “di impatto sociale e di stile“, perché le scarpe Superga sono un segno di appartenenza sociale, oltre che una tendenza della moda.

A proposito di vino

L’Italia supera la Francia e diventa la prima produttrice al mondo di vini. “Lo afferma la Coldiretti sulla base dei dati della Commissione Ue che rilevano una produzione di 49,6 milioni di ettolitri per l’Italia, superiore – anche se di misura – ai 46,2 milioni di ettolitri sulla Francia. …
Il 60 per cento della produzione nazionale è rappresentata da vini di qualità.
Un risultato incoraggiante arriva anche dalle esportazioni, aumentate del 15 per cento nel primo bimestre del 2011. Si tratta – è stato precisato – del risultato di una crescita record del 31% negli Stati Uniti, … ma anche dell’aumento del 6% dell’export nell’Unione Europea e di un significativo e benaugurante incremento del 146 per cento in Cina”. Corriere della Sera.

Uso della lingua

Coldiretti: è la maggiore associazione di rappresentanza e assistenza dell’agricoltura italiana
di misura: significa di poco, superare appena
Commissione Ue: commissione europea (Ue sta per Unione europea), è una delle principali istituzioni dell’Unione europea. È composta da un delegato per stato membro, e ha diverse funzioni.

La Whirlpool assume 1200 pecore

Un gregge di 1.200 pecore ha varcato per la prima volta i cancelli di una grande fabbrica senza timbrare il cartellino, ma con il compito di tagliare il prato in cambio di una buona razione di erba primaverile. L’iniziativa è frutto di una collaborazione fra Coldiretti e Whirlpool, che nel proprio stabilimento di Cassinetta di Biandronno (Varese) ha ‘assunto’ il maxigregge per rasare i cinque ettari di prato che circondano la fabbrica. “Con la bella stagione e la ricrescita dei prati – spiegano da Coldiretti – diventa necessario provvedere periodicamente al taglio, che  quest’anno non è stato affidato a macchine falciatrici ma alle pecore”. “In questo modo – assicurano dalla confederazione degli imprenditori agricoli – trae vantaggio l’ambiente, essendo le pecore falciatori a impatto zero, ma anche l’allevatore, grazie a un pascolo a fronte di una progressiva riduzione degli spazi verdi e del forte aumento dei costi delle materie prime necessarie all’alimentazione degli animali” La Repubblica

Uso della lingua

timbrare il cartellino: e’ quello che deve fare un operaio quando entra in fabbrica. (to punch the clock/to clock in)
rasare: e’ una metafora per dire che brucando le pecore rasano l’erba come dei rasoi.

Aziende di famiglia

Immagine tratta dal film “Io sono l’amore” 

In un interessante articolo sul Sole 24 Ore Dario Acquaro parla della tendenza degli imprenditori italiani di riacquistare la propria azienda dopo che, per ragioni diverse, l’avevano ceduta. Gli esempi sono numerosi, da B&B Italia, un marchio dell’arredamento di proprietà della famiglia Busnelli, che ha fatto la storia del design in Italia, a Maurizio Borletti che ha rispreso la gestione della Rinascente, fondata dal senatore Borletti (suo nonno) circa un secolo fa; o quello probabilmente più noto di Pietro Barilla, che nel 1970 dovette cedere l’azienda alla multinazionale Grace, per poi riprenderla nel 1979.
“Ma sono diverse ogni anno le piccole e medie aziende storiche del made in Italy che ritornano sotto il controllo dei fondatori. Quelli che si ricomprano l’azienda lo fanno per spirito d’impresa, attaccamento al territorio, senso della tradizione. Ricomprano con i figli, per i figli, ma pensando al papà o al nonno.
C’è chi l’ha venduta e la riacciuffa, chi invece non se n’è mai andato davvero ma vuole riprendere la gestione. A ragione. Perché i leader familiari, come sottolinea il rapporto 2010 dell’Osservatorio Aidaf-Bocconi, fanno bene alle aziende, in particolare quelle di medie dimensioni”. Il Sole 24Ore.

Nota culturale

La Rinascente è la catena di grandi magazzini più elegante d’Italia e ha una storia importante legata all’espansione di Milano della fine dell’Ottocento-inizi Novecento. Nel 1867 i fratelli Bocconi (fondatori anche della nota università privata commerciale Bocconi) aprirono a Milano il primo negozio italiano in cui erano venduti abiti pre-confezionati. Nel 1917 l’attività fu rilevata dal senatore Borletti, che puntò sull’eleganza. A battezzarla con il nome La Rinascente fu il poeta Gabriele D’Annunzio, sempre nel 1917.

Dalla lira all’euro

Con questo titolo così asciutto, “La moneta dell’Italia Unita: dalla lira all’euro“, che non contiene nemmeno un’evocazione o una metafora che tanto vanno di moda nelle denominazioni contemporanee, si potrebbe pensare che la mostra che si apre domani al Palazzo delle Esposizioni di Roma sia una didascalica lezione di storia economica.

Ma non è affatto così. La mostra, organizzata dalla Banca d’Italia nell’ambito delle celebrazioni per i 150 dell’Unità nazionale e aperta fino al 3 luglio, è un colto, documentato e persino divertente viaggio nella storia monetaria della nostra Unità, dalle banconote pre-unitarie all’euro. Una mostra che sarà certamente capace di interessare gli specialisti del settore, che troveranno chicche e rarità, ma anche i curiosi e gli studenti, come ha auspicato il direttore generale della Banca d’Italia, Fabrizio Saccomanni, presentando in anteprima la mostra alla stampa. Sole 24 ore.

Uso della lingua
chicca: è una caramella o un dolcetto e per estensione significa una cosa bella, elegante, preziosa.

Davos, processo all’Italia “Marginale e in declino”

È esplicito il timore che l’Italia  “Paralizzata da Berlusconi”possa diventare la palla al piede dell’Eurozona.
Ecco come è stato diagnosticato a Davos il “caso Italia”.
Michael Elliott, direttore del magazine Time, apre il fuoco: “Contate molto meno di quel che dovreste nell’economia internazionale, i problemi del vostro governo vi precludono di svolgere il ruolo che vi spetta“. L’economista Nouriel Roubini: “Di solito parlo solo di economia ma nel vostro caso il problema del governo è diventato grave, è una vera distrazione che v’impedisce di fare quello che dovreste. Siete di fronte ad accuse di una vera e propria prostituzione di Stato (Rubygate), orge con minorenni, ostruzione alla giustizia. Avete un serio problema di leadership che blocca le riforme necessarie”. Daniel Gros che dirige a Bruxelles il Centre for European Policy Studies, invita a non illudersi sul fatto che l’Italia possa a lungo sottrarsi al destino di Grecia, Portogallo, Irlanda: “La vostra situazione è preoccupante. Siete il paese più direttamente in competizione con la Cina, per la tipologia dei prodotti. Da dieci anni si sa quali riforme andrebbero fatte. Di questo passo l’Italia potrebbe diventare il prossimo grosso problema dell’eurozona”.
Josef Joffe, editore e direttore del giornale tedesco Die Zeit: “Da dieci anni crescete meno della media europea, questo è il problema numero uno”. Segue Matthew Bishop, capo della redazione americana del settimanale The Economist, dice “il paese è rimasto troppo immobile. Le tendenze dell’economia globale rischiano di trasformarvi nell’anello debole dell’Unione europea. Se l’Italia non usa i prossimi cinque anni per un reale cambiamento, vi ritroverete dalla parte perdente dell’eurozona”.
Per finire Bishop lancia la palla nel campo degli italiani: “I gravi reati di cui Silvio Berlusconi è accusato sono ben noti. Ma a voi sta bene lo stesso? E’ questo il governo che volete?” 

Uso della lingua

una palla al piede: la palla di piombo che una volta si legava al piede dei carcerati. L’espressione significa ‘diventare un peso’.
lanciare la palla nel campo di: una metafora che significa passare la mossa all’altro giocatore.

 

Boom della mozzarella

È più forte della crisi della munnezza in Campania: è la mozzarella di bufala. Non corre, vola sui mercati. Nel primo semestre del 2010 ha fatto registrare un aumento dell’11,5% in produzione (dai 16milioni di kg del 2009 agli oltre 18milioni dell’anno in corso) e del 15,38% in valore, pari a 150 milioni di euro (dai 130 milioni di euro dei primi sei mesi del 2009). Il latticino più amato dagli italiani ha dimostrato di saper tenere duro nonostante i pesanti danni all’immagine, a dispetto del calo di fiducia per tutto ciò che è made in Campania. Ogni anno vengono prodotti in media 30 milioni di kg di mozzarelle di Bufala Campana, numeri in costante crescita, triplicati in venti anni. Un quinto della produzione viene esportata, in particolare in Francia (21,3%), Usa (19,7%), Germania (16,9%) e Regno Unito (16,4%). Sono ovviamente ancora forti i canali di vendita tradizionali come il dettaglio (26%) e la vendita diretta (13%), mentre appaiono in crescita il settore alberghiero (8%) e stabile la grande distribuzione con il 47%. Il Messaggero.

Uso della lingua
munnezza: è una parola del dialetto campano; significa rifiuti, garbage;
danni all’immagine: qui ci si riferisce al problema dei rifiuti in Campania e all’inquinamento che ne deriva;
grande distribuzione: sono i supermercati.